PASS GIVC – Rispondere agli Extended Event in tempo reale

Il prossimo webinar del PASS Italian Virtual Chapter è programmato per mercoledì 7 dicembre 2016 alle ore 18:00.

Gianluca Sartori (@spaghettidba) ci spiegherà come sia possibile “Rispondere agli Extended Event in tempo reale”.

Questo è l’abstract del webinar:

Gli Extended Event consentono di accedere a informazioni molto dettagliate riguardo il comportamento interno di SQL Server. Tuttavia, confrontate con altre tecnologie come SQL Trace e Event Notifications, sembra mancare un modo per reagire ad un evento non appena si verifica. In questa sessione vedremo come gli Extended Events possono essere processati in tempo reale utilizzando la streaming API. Dimostreremo inoltre come questa tecnologia apre nuovi scenari e nuove possibilità per risolvere problemi comuni, come ad esempio catturare e notificare deadlock e sessioni bloccate.

Per effettuare la registrazione, puntate il vostro browser qui.

Utilizzare Apache Zeppelin con SQL Server

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Apache Zeppelin é un “web-based notebook” che permette di eseguire query verso le piú disparate sorgenti dati, anzi Big Data, manipolando il risultato ottenuto per visualizzare tabelle o grafici, mixando il tutto anche con la possibilità di scrivere del markdown e poter organizzare lo spazio del notebook ridimensionando i paragrafi e trascinandoli dove si vuole. Ottimo, insomma, per creare dashboard al volo Ma non solo: personalmente lo trovo fantastico per lavorare sui dati in modo interattivo. Utilissimo chiaramente per chi si occupa di Data Science, è un ottimo strumento anche per tutti coloro che hanno “solamente” a che fare con i dati tutti giorni. Lo scopo di Apache Zeppelin, infatti, é quello di rendere possibile le attivita di

  • Data Ingestion
  • Data Discovery
  • Data Analytics
  • Data Visualization & Collaboration

tramite un’interfaccia interattiva a notebook, lanciata in origine da Jupyter (quando ancora si chiamava IPython) e che ha preso piede un po’ ovunque (tanto per citare l’ultima novitá in casa Azure: https://notebooks.azure.com)

Tutto molto bello ma manca il supporto nativo per SQL Server, Azure SQL ed Azure DW.

Dall’inzio del 2015 ho inziato a lavorare su un Interprete specifico per SQL Server, per poter sfruttare al 100% le possibilitá del nostro beneamato engine. Nei giorni scorsi ho rilasciato l’interprete per l’ultima versione stabile di Apache Zeppelin, la 0.6.2, e, dato che tutto é fatto in Java, per semplificare il processo di download ed installazione ho creato e pubblicato un’immagine Docker cosi che sia possibile eseguire Apache Zeppelin senza doversi preoccupare della tecnologia utilizzata per farlo funzionare.

Qui potete trovare i primi di una serie di post che ho in programma di pubblicare per mostrare come poter usare Apache Zeppelin:

Dimensione massima file *.PST e *.OST

A partire da Outlook 2013 il nuovo formato Unicode per i file pst/ost ha aumentato la dimensione massima del file che è di 20GB (Outlook 2003 e 2007) e di 50GB per (Outlook 2010, 2013 e 2016).

Se fino a qualche anno fa queste dimensioni di un file di posta erano esagerate oggi non lo sono più molto e spesso mi ritrovo con clienti che hanno più di 50GB di posta, in questo caso Outlook inizia a non poter più gestire la posta e ci ritroviamo con problemi di sincronizzazione e indicizzazione.

Fortunatamente questo limite può essere aumentato semplicemente modificando due chiavi di registro, direttamente sul singolo PC oppure tramite Group Policy, le chiavi in questione sono:

HKEY_CURRENT_USER\Software\Microsoft\Office\xx.0\Outlook\PST\MaxLargeFileSize
HKEY_CURRENT_USER\Software\Microsoft\Office\xx.0\Outlook\PST\WarnLargeFileSize

Dove al posto di xx dovete sostituire la versione di Outlook installata secondo la tabellina:

  • 16 – Outlook 2016
  • 15 – Outlook 2013
  • 14 – Outlook 2010
  • 12 – Outlook 2007
  • 11 – Outlook 2003

il significato delle due chiavi è:

  • MaxLargeFileSize: Dimensione massima del file pst o ost espressa in MB, quindi se vogliamo impostare il valore a 100GB dobbiamo inserire 1024000.
  • WarnLargeFileSize: Soglia di warning riferito alla dimensione massima impostata con il parametro precedente espressa in MB. Si consiglia di impostarla ad un valore pari al 95% della dimensione massima.

 

OpBot virtual assistant per VMware vSphere

OpBot virtual assistant per VMware vSphere

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OpBot è un nuovo tool gratuito rilasciato da Opvizor che permette l’accesso ai vari ambienti vSphere da qualsiasi parte nel mondo senza richiedere la VPN per la connessione.

Non utilizzando connessioni VPN, sessioni RDP o hotspot mobili, si risparmia molto tempo durante la connessione ai sistemi perchè non è necessario attendere per le risposte del vSphere Web Client.

Con OpBot è possibile ottenere velocemente informazioni relative all’ambiente vSphere:

  • configurazione delle VM e Host
  • le più recenti VM, prestazioni dell’Host
  • le più recenti VM, memoria dell’Host, utilizzo del disco

Questo tool può essere utilizzato per leggere le informazioni del proprio ambiente vSphere e può anche essere connesso con il tool Performance Analyzer per ottenere nuove possibilità remote di troubleshooting ed analisi.

 

Come funziona

OpBot consiste in una piccola appliance basata su Debian che include i componenti per una ChatBot e una connessione VMware vSphere API intermedia che deve essere installata negli ambienti vSphere a cui ci si vuole connettere.

Per interrogare l’ambiente, OpBot utilizza un account read-only di VMware vSphere.

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La ChatBot (OpBot) si connette alle API Slack e viene vista come un normale utente di chat con cui è possibile comunicare in attesa dei comandi tramite i canali o messaggi privati. E’ consigliata la creazione di un account dedicato Slack per l’utilizzo di OpBot.

L’output dei comandi predefiniti è pubblicata direttamente nella chat.

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Creare un nuovo bot in Slack

Effettuare il login o creare un nuovo account in Slack ed accedere alla pagina custom bot. Scegliere uno Username per il boot da creare e cliccare su Add bot integration.

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Compilare i campi richiesti e cliccare sul bottone Save Configuration. Annotare il parametro API Token che sarà richiesto successivamente per la configurazione dell’appliance.

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Il boot creato viene visualizzato sotto la voce DIRECT MESSAGE nel proprio account Slack.

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Installare l’appliance OpBot

Dal vSphere Web Client, effettuare un click con il tasto destro del mouse sul cluster o resource pool e selezionare la voce Deploy OVF Template.

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Cliccare sul bottone Browse e selezionare il file OVF di OpBot e cliccare Next.

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Cliccare Next.

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Specificare un Name e selezionare una cartella, successivamente cliccare su Next.

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Selezionare la locazione in cui salvare l’appliance e cliccare Next.

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Nella sezione Setup networks, il campo IP Allocation deve essere impostato con il valore Static – Manual. Cliccare Next.

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Nell’area Network digitare tutti i parametri di rete richiesti.

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Effettuare la stessa operazione nell’area opBot configuration inserendo il corretto Slack token precedentemente annotato. Come credenziali per accedere a VMware vCenter è consigliato utilizzare un utente dedicato con permessi read-only per motivi di sicurezza. Cliccare su Next per continuare.

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Cliccare Finish per avviare l’installazione.

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Utilizzare OpBot

Avviare l’appliance nell’ambiente a cui ci si vuole connettere ed effettuare il login a Slack con il proprio account.

Digitare il comando hosts nella chat Slack e premere Enter. Si riceve la lista completa degli host ESXi connessi a quel particolare vCenter.

# hosts

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Per ottenere una lista completa dei comandi disponibili in OpBot, digitare nella chat il comando help.

# help

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Per ambienti grandi, è possibile filtrare le entità digitando vm name*vm in host name* oppure vm in cluster name*. Ad esempio, per visualizzare tutte le VM con OS Windows 2012 (identificate nel mio lab con il nome w12r2-xxxxxx) digitare il comando:

# vm w12r2*

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E’ possibile inoltre gestire sistemi VMware vCenter multipli installando l’appliance in ogni vCenter aggiungendo l’integrazione del bot in Slack.

Il download di OpBot è disponibile presso il sito web Opvizor.

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Aggiornamento della mappa dei percorsi di certificazione Cisco

Cisco ha diversi percorsi di certificazione in differenti tecnologie ( Architect, Cloud, Collaboration, Cybersecurity Operations, Data Center, Design, Industrial/IoT, Routing and Switching, Security, Service Provider, Wireless, Specialist e Other ) e con livelli diversi ( Entry Associate, Professional e Expert). La progressione dei livelli di certificazione è importante per consolidare le conoscenze ed aumentare il […]

L'articolo Aggiornamento della mappa dei percorsi di certificazione Cisco sembra essere il primo su KISS Keep IT Simple Stupid.

PASS Business Analytics Marathon (Dicembre 2016)

La prossima edizione dell’evento PASS Business Analytics Marathon si terrà Mercoledì 14 Dicembre 2016.

PASS BA Business Analytics Webinars (December 2016)

Business Analytics Marathon consiste di 6 webinar sui seguenti argomenti:

  • Linguaggio R
  • Power BI
  • Predictive Analytics

L’elenco completo dei webinar è disponibile a questo link.

L’evento è gratuito, per effettuare la registrazione puntate il vostro browser qui.

Intervista a Danilo Chiavari

Durante il SID // Windows Server 2016 abbiamo avuto il piacere di intervistare Danilo Chiavari, Team Lead System Engineer di Veeam Italia, che ci ha parlato della sua feature preferita all’interno della nuova Veeam Availability Suite 9.5 ma anche del ruolo Mount Server, presente già dalla v9. Questi video sono stati girati poco prima della sua sessione tecnica in cui ha spiegato tutte novità introdotte in Veeam Availability Suite 9.5, sia per Windows Server 2016 che per VMware.

Le mille ragioni per amare Windows Server 2016

Windows Server 2016 è sempre più una realtà, e credo sia d’obbligo un approfondimento sulle potenzialità, novità e caratteristiche che lo distinguono in questa ultima versione super innovativa.

Prima di approfondire l’argomento, un ringraziamento all’autore di questo articolo:

Nicola Ferrini 2015 500x619  

Nicola Ferrini è un Trainer con oltre 15 anni di esperienza e le sue qualifiche sono focalizzate sull’attività sistemistica, dalle reti ai sistemi integrati, dalla virtualizzazione dei server e dei desktop a quella delle applicazioni. E’ un esperto di Private e Public Cloud e collabora con le più importanti community italiane. E’ Microsoft MVP per la categoria Windows and Devices for IT e per la categoria Microsoft Azure, nonché Regional Director per tutti gli MVP italiani.

Da pochi giorni, dopo anni di sviluppo (che seguo dal lontano Aprile 2014), è stato rilasciato ufficialmente Windows Server 2016. Il nuovo sistema operativo Server, che graficamente assomiglia molto al suo predecessore, in realtà apporta delle novità tecniche davvero interessanti. Molti lo hanno definito a buon diritto il Cloud-ready OS, un sistema operativo pensato per il Cloud che ci permette di avere in azienda la possibilità di realizzare un Software Defined Datacenter.
Le novità introdotte a livello di virtualizzazione, storage e networking sono state pensate per ottimizzare le risorse hardware e per permetterci di aumentare scalabilità e performance dei sistemi.
Tra le novità introdotte in Windows Server 2012 e 2012 R2 che sono state migliorate in Windows Server 2016 possiamo citare quelle che ritengo le più interessanti:
  • Work Folders: Permettono di accedere ai file aziendali sia alle macchine in dominio che alle macchine in workgroup e permettono di sincronizzarli.
  • IPAM (IP Address Management): Permette di gestire e monitorare gli indirizzi IP rilasciati dai server DHCP e di amministrare i DNS. IPAM permette anche di poter tenere traccia degli IP rilasciati per diversi anni, a fini legali.
  • Dynamic Access Control: Permette di poter accedere alle risorse condivise in rete sfruttando la claim-based authorization, cioè usando gli attributi degli utenti, dei gruppi e dei computer, oltre al loro SID, per poter settare le permission di security.
  • Data Deduplication: Permette di conservare dati in minor spazio andando a deduplicare i chunk, cioè le singole porzioni di memorizzazione del dato sul disco. Adesso Data Deduplication supporta i file di Backup di System Center Data Protection Manager, supporta Nano Server e supporta volumi fino a 64TB e singoli file fino a 1TB.
  • Storage Spaces: Permette di aggregare più dischi fisici in storage pools e di usarli per gestire in maniera più efficiente lo storage, aumentando efficacia, alta disponibilità e scalabilità.
  • Storage Tiers: Permettono di utilizzare diversi tipi di dischi (HDD e SSD) negli Storage Spaces in modo tale da migliorare le performance. Un ottimo compromesso tra Capacity (HDD) e Performance (SSD).
  • Multiterabyte volumes: I volumi NTFS che usano MBR (master boot record) possono arrivare fino a 2TB, mentre i volumi che usano GPT (GUID partition table) possono essere grandi fino a 18 EB.
    • ReFS: Il nuovo Resilient File System introdotto in Windows Server 2012 offre la possibilità di avere integrità, disponibilità e scalabilità migliorata, oltre al controllo di errore per i file.

Tra le nuove funzionalità introdotte in Windows Server 2016 vi segnalo invece:

  • Nano Server: Una nuova modalità di installazione di Windows Server senza interfaccia grafica e senza prompt dei comandi, pensata per far girare il workload di Hyper-V e degli Scale-Out File Server.
  • Windows Server Containers e Hyper-V Containers: I Containers permettono di far girare le applicazioni in maniera isolata tra loro e rispetto al sistema operativo. Questo permette di avere maggiore flessibilità nella distribuzione delle applicazioni e maggiore sicurezza. Gli Hyper-V Containers hanno un livello di isolamento maggiore perché girano all’interno di macchine virtuali.
  • Docker: È una tecnologia studiata per la gestione dei containers che nasce nel mondo Open Source e che Microsoft ha introdotto anche in Windows Server 2016 e Windows 10.
  • Hyper-V Nested Virtualization: La nested virtualization permette di far girare macchine virtuali all’interno di macchine virtuali. La funzionalità è stata pensata per gli Hyper-V Containers.
  • Production CheckPoint: La funzionalità permette ad Hyper-V di catturare checkpoint consistenti delle macchine virtuali, non catturando più soltanto lo stato della memoria della VM ma avvisando il sistema operativo guest, tramite i provider VSS per Windows e file system freeze per Linux, in modo tale da avere storage snapshot consistenti.
  • PowerShell Direct: Questa funzionalità permette di eseguire dei comandi PowerShell direttamente dal sistema Host all’interno delle macchine virtuali, senza configurare la rete o il firewall.
  • Shielded VM: L’accesso alle macchine virtuali viene consentito solo a chi è autorizzato, crittografando di fatto la macchina virtuale e la connessione alla stessa console della VM ed impedisce agli amministratori non abilitati di potervi accedere.
  • Storage Spaces Direct: Questa funzionalità permette di usare i dischi locali delle macchine fisiche per creare un unico spazio condiviso, altamente scalabile e affidabile, in cui poterci mettere file oppure dischi delle macchine virtuali. Ciò permette di fatto di semplificare la distribuzione e la gestione dei sistemi di software-defined storage e permette l’utilizzo dei nuovi dischi SSD e NVMe. Non è più necessario infatti avere storage condiviso e i singoli server gestiscono e muovono i dati utilizzando il protocollo SMB 3.0
  • Storage Replica: Permette di replicare volumi tra server e/o cluster diversi, a livello di blocchi, sia in maniera sincrona che in maniera asincrona, per assicurare il disaster recovery. I dati possono essere così copiati tra server che si trovano in siti fisicamente distanti e i volumi possono essere crash-consistent in modo tale da non avere perdita di dati.
  • Storage Quality of Service (QoS): Con questa funzionalità è possibile creare delle policy di QoS in uno Scale-Out File Server e assegnarle ai dischi virtuali delle macchine virtuali eseguite in Hyper-V. Il QoS assicura che le performance dello storage si adattino per rispettare le policy ogni volta che il carico di lavoro sullo storage si modifica.
  • Cluster Operating System Rolling Upgrade: È ora possibile aggiornare il sistema operativo dei nodi del cluster da Windows Server 2012 R2 a Windows Server 2016 senza interrompere le funzionalità di Hyper-V o dello Scale-Out File Server.
  • Cloud Witness: Il quorum witness della funzionalità di Failover Cluster può essere ospitato in uno storage account su Microsoft Azure, permettendo di creare un cluster geografico tra due sedi diverse dell’azienda, senza necessità di avere una terza sede per l’arbitration point.
  • Microsoft Passport: Questo servizio vuole essere un valido sostituto delle password per autenticare gli utenti. Adesso è possibile autenticarsi usando Windows Hello (funzionalità biometrica) oppure usando un PIN. Interessante anche la possibilità di usare la Multi-factor Authentication.
  • Windows Defender: Per la prima volta Microsoft introduce un antimalware su un sistema operativo Server.

Windows Server 2016, come Windows Server 2012/2012R2, è stato rilasciato in due versioni: Standard e Datacenter.
Mentre in Windows Server 2012/2012R2 non c’era differenza tra le funzionalità offerte dalle due versioni del sistema operativo, in Windows Server 2016 sono state introdotte delle differenze:

versions

Come si può notare dalla tabella le differenze tra le diverse versioni riguardano alcune funzionalità Azure-inspired dello Storage e del Networking.
Altra cosa da tenere in considerazione è la modifica al Pricing and Licensing delle due versioni. Windows Server 2016 non è più licenziato per socket ma per core fisico (senza hyper-threading).
In Windows Server 2016 dovrete:
  • Licenziare tutti i core fisici del server
  • Licenziare un minimo di 8 core per ogni processore fisico
  • Licenziare un minimo di 16 core per ogni server
  • Acquistare le licenze in pacchetti da 2

È bene sottolineare che dovranno essere licenziati solo i core fisici e non quelli “virtuali” (abilitati tramite l’hyper-threading) e solo quelli realmente disponibili sulla macchina fisica.
Per quanto riguarda Nano Server, essendo una modalità di installazione e non una versione diversa del sistema operativo, dovrà essere licenziata esattamente con i parametri precedentemente indicati.
Maggiori informazioni sono disponibili nel Windows 2016 licensing datasheet pubblicato da Microsoft.
Windows Server 2016 trasforma realmente il Datacenter, aumentano la flessibilità e portando in azienda delle funzionalità da Cloud pubblico, stravolgendo i modi con cui distribuiamo e gestiamo i nostri workloads e aumentando sicurezza, performance, scalabilità e integrazione.
Per provare il nuovo sistema operativo Server potete scaricare la Windows Server 2016 Evaluation.

Configurare il VNET Peering in Microsoft Azure

Il VNET PEERING è la possibilità di collegare due reti virtuali nella stessa regione di Microsoft Azure attraverso la rete dorsale proprietaria di Microsoft e non attraverso Internet. Il traffico tra le macchine virtuali nelle reti virtuali viene instradato attraverso l’infrastruttura di Azure esattamente come se le macchine si trovassero nella stessa rete.

Una volta collegate tra di loro con il VNET PEERING, le due reti virtuali appaiono come un’unica rete e le macchine virtuali possono comunicare tra loro direttamente, utilizzando gli indirizzi IP privati.

Tra i vantaggi del VNET PEERING ci sono:

  1. Connessione ad alta larghezza di banda e bassa latenza tra le macchine nelle diverse reti virtuali, anche se le macchine e le reti sono create in sottoscrizioni diverse.
  2. La latenza tra le due reti è la stessa interna alle singole reti e non ci sono restrizioni alla larghezza di banda (se non quelle eventualmente imposte dalle dimensioni scelte per le macchine virtuali).
  3. Utilizzo dei gateway VPN come punti di accesso alla rete esterna.
  4. Possibilità di connettere reti virtuali realizzate in ARM (Azure Resource Manager) con reti virtuali realizzate con ASM (Azure Service Model), solo se sono nella stessa sottoscrizione. Non è possibile effettuare il VNET PEERING con due reti realizzate con ASM (Classic Model).

Figura 1: VNET PEERING – Schema di funzionamento

Se le VNET sono configurate per utilizzare un VPN Gateway, ognuna di loro potrà continuare a uscire verso l’esterno in maniera autonoma, anche se c’è il Peering. È anche possibile usare un solo Gateway per collegarsi ad entrambe le reti (SHARED GATEWAY).

Figura 2: configurazione Shared Gateway

Creazione del Peering

Per creare un VNET PEERING è necessario ripetere le stesse operazioni per entrambe le reti.

Collegatevi al portale di Azure e selezionate la rete virtuale che volete configurare per prima. Cliccate su Peerings e successivamente su Add.

Nel blade che vi si aprirà selezionate con quale altra rete virtuale volete fare il Peering. Nel mio caso ho la rete VNET01 che vuole fare peering con la rete VNET02. In più la rete VNET01 è collegata ad un VPN Gateway per potersi collegare alla rete aziendale. Ho deciso di sfruttare la modalità Shared Gateway e quindi ho selezionato la casella Allow gateway transit, che permetterà alla rete VNET02 di usare il gateway della rete VNET01.

Figura 3: Configurazione del Peering tra la VNET01 e la VNET02

Figura 4: Creazione del Peering tra la VNET01 e la VNET02

Ripetete la stessa operazione per la seconda rete. Nel mio caso ho selezionato la rete VNET02, ho cliccato su Peerings e poi su Add. A questo punto ho configurato la connessione alla VNET01 e selezionato la casella Use Remote Gateway in modo tale da potermi collegare alla rete aziendale tramite un unico gateway (collegato alla VNET01).

Figura 5: Configurazione della VNET02

Nel giro di pochissimi istanti le due reti sono finalmente collegate. Per verificare la connessione mi sono collegato su una macchina VM02 collegata alla VNET02 con indirizzo IP 10.1.0.5 e ho testato il collegamento con una macchina VM01 collegata alla VNET01 con indirizzo IP 10.0.0.5, come mostrato in figura:

Figura 6: Connessione avvenuta tra due macchine presenti in VNET diverse

Da qualsiasi computer dell’azienda, collegata con una connessione Site-to-Site alla VNET01 di Azure, riesco a raggiungere entrambe le macchine virtuali, come si può vedere in figura:

Figura 7: Connessione alle due VM effettuata dalla rete aziendale connessa Site-to-Site alla VNET01

Ovviamente le due VM presenti nelle due reti possono collegarsi alla rete aziendale.

Figura 8: Connessione verso un IP della rete aziendale

Direi che realizzare il VNET Peering in maniera più semplice di così non si poteva fare. 🙂

SQL Saturday Parma 2016 (#sqlsat566) – Download area

Il materiale (slide e script demo) utilizzato durante le sessioni presentate al SQL Saturday Parma 2016 è disponibile per il download accedendo allo schedule dell’evento.

SQL Saturday #566 Parma 2016

Quest’anno, grazie a Davide Zampatti e allo staff di After Spell Studios, abbiamo sperimentato un nuovo modo di registrazione delle sessioni. Il post produzione dei video verrà eseguito nei prossimi giorni, i video saranno pubblicati sul canale UGISS di Vimeo, rimanete sintonizzati, seguiranno ulteriori dettagli!

L’occasione si presta per ringraziare tutto lo staff: l’Università degli Studi di Parma in particolare il prof. Cagnoni Stefano, gli Organizzatori, gli Sponsor e gli Speaker. Grazie anche a tutti i partecipanti. È stata una giornata di formazione e divertimento, le foto postate sull’hashtag twitter #sqlsat566 lo dimostrano!

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