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Offrire un ecosistema adatto alla trasformazione digitale

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A cura di Tom Herrman, VP Global Strategic Alliances, VMware

 

Le aziende sono consapevoli del fatto che la digital transformation non sia un progetto unico e isolato con un inizio e una fine, ma un processo continuo, che richiede l’unione di diversi aspetti di tecnologia, processi e cultura.

Da un punto di vista tecnologico, ci sono molte aree che le aziende stanno valutando per raggiungere i propri obiettivi di trasformazione, ad esempio il cloud computing, il software-defined data center (SDDC), le offerte pay-as-you-go, e il computing convergente e iper-convergente. La molteplicità di opzioni mostra che non esiste un unico percorso “giusto” da intraprendere, ma che scelte diverse sono essenziali per essere capaci di trasformarsi verso il digitale.

Questo significa essere in grado di sfruttare i dati e ridurre sia il peso della gestione IT sia il costo e la complessità associati all’offerta dei più disparati servizi e applicazioni.

VMware vuole rendere questi benefici una possibilità per i propri clienti, per far sì che essi possano realizzare appieno il potenziale della digital transformation, e continua a lavorare con i propri partner per ottenere questo risultato. Hitachi Vantara è un partner chiave per noi e possiede una integrazione nativa con l’intero stack software VMware. Insieme, le nostre soluzioni possono rendere più facile e più veloce per le aziende accelerare il time to business value.

La prima integrazione è la Unified Compute Platform (UCP) di Hitachi Vantara ottimizzata specificatamente per VMware, perché possa supportare l’intero carico di lavoro delle aziende, che siano tradizionali o cloud native. Per i componenti standardizzati e le soluzioni “pronte all’uso” le aziende possono ottenere un rapido time-to-value, e i nostri esperti possono aiutare le organizzazioni che hanno esigenze più complesse.

Inoltre, i benefici della VMware vSphere virtualization sono stati combinati con l’infrastruttura convergente UCP CI, dando vita al miglior fondamento per le app, il cloud e il business. Ulteriori integrazioni possono essere trovate nella piattaforma iper-convergente, UCP HC, che combina il potere dei software VMware vSphere, vCenter e vSAN  per offrire una soluzione iperconvergente all-in-one.

VMware Cloud Foundation, composta da vSphere, NSX, vSAN e vRealize Suite, è stata utilizzata insieme all’UCP rack-scale RS di Hitachi Vantara per fornire un SDDC integrato che le organizzazioni possano usare per adottare il cloud privato o ibrido per un time to market più rapido, ottimizzando nel contempo la sicurezza.

VMware vRealize con Hitachi Enterprise Cloud è stato progettato per automatizzare e organizzare qualunque applicazione in una piattaforma pronta all’uso. L’esperienza di Hitachi Vantara e di VMware nella gestione dei dati consente agli utenti di spostare agevolmente i dati tra le applicazioni on-premise e quelle su cloud.

In ultimo, l’integrazione si è estesa anche a VMware vCenter e Hitachi UCP Advisor, semplificando il management tramite un software di gestione e organizzazione automatizzato, e offrendo visibilità su compute, rete e storage.

Questo significa che le imprese non hanno bisogno di imparare nuovi sistemi, comprare software aggiuntivi, o intraprendere il compito rischioso e dispendioso in termini di tempo di integrare manualmente i sistemi.

VMware e Hitachi Vantara stanno offrendo il potere di un ecosistema che combina le ultime tecnologie e le migliori soluzioni con un bagaglio di esperienza e assistenza di alta qualità. Lavorando insieme, accorceremo il percorso verso la digital transformation delle imprese.

Scopri di più nel nostro point of view con Hitachi ‘Move Today Shape Tomorrow – Next Steps on the Digital Transformation Journey’

Oltre le soluzioni iperconvergenti

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Solo in un ambiente completamente automatizzato è possibile sfruttare tutte le potenzialità delle soluzioni iperconvergenti. VMware, con le sue soluzioni HCI, si sta impegnando in questa direzione, consentendo agli sviluppatori di dare libero sfogo alla creatività, senza essere ostacolati dai limiti dell’infrastruttura IT.

Iperconvergenza: un passo avanti rispetto alla concorrenza. La diffusione dei sistemi iperconvergenti è in continuo aumento, con una crescita del mercato del 70% nel 2017. Questi dati non sorprendono, considerando che si tratta di una tecnologia mai vista prima, che soddisfa le esigenze dei clienti.
Lo scorso febbraio, Gartner ha pubblicato un “Magic Quadrant” dedicato ai sistemi iperconvergenti, dimostrando il crescente interesse verso queste soluzioni. Gartner si occupa dell’analisi delle soluzioni dei fornitori tramite la segmentazione del mercato per tipo di soluzione. Tuttavia, questo dato è rilevante solo se le soluzioni vengono considerate nell’ambito di una strategia generale. Il miglioramento dell’efficienza delle apparecchiature è solo uno dei vantaggi offerti dall’infrastruttura iperconvergente e non mette a fuoco il suo vero potenziale. Da un punto di vista più ampio, queste soluzioni possono avere ripercussioni positive sulla produttività applicativa. Naturalmente, l’inserimento tra i “Leader” del Magic Quadrant di Gartner è un importante riconoscimento del settore, ma non basta per definire una strategia.

Promozione della creatività e dell’innovazione. Nel tentativo di proporre soluzioni all’avanguardia nell’economia digitale odierna, le aziende stanno concentrando la loro attenzione sulle applicazioni, cercando di eliminare le limitazioni e i problemi correlati alle infrastrutture IT. Oggi le app guidano l’economia digitale. Per rimanere competitive, le aziende devono produrre più app possibili, riducendo allo stesso tempo il time-to-market. Ciò significa implementare un processo di sviluppo a ciclo continuo per consentire in qualsiasi momento la modifica delle applicazioni e l’aggiunta di nuove funzioni, senza interrompere i servizi degli utenti. La vera natura delle app software è cambiata con l’avvento del cloud, che ha messo in evidenza la differenza sempre maggiore in termini di agilità tra le applicazioni software e l’infrastruttura IT sottostante. Non c’è da stupirsi, quindi, che sempre più aziende scelgano gli approcci DevOps per allineare due universi fondamentalmente differenti ma inevitabilmente legati: il software e l’hardware.

VMware: colmare il divario tra infrastruttura IT e applicazioni. Sin dalla sua fondazione, VMware ha cercato di semplificare e ottimizzare le interazioni tra app e infrastruttura. Abbiamo gradualmente ampliato il nostro ambito di competenze per includere il Cloud Management. Siamo riusciti a estendere la stessa agilità e flessibilità del codice software a ogni singolo componente hardware. Quindi, l’infrastruttura può essere dinamicamente integrata nel ciclo di vita delle applicazioni in un processo completamente automatizzato. Le nostre soluzioni HCI fanno parte di questa evoluzione in atto:

• Virtualizzazione. La virtualizzazione ha dato il via al processo di semplificazione delle risorse IT. Estendendo la virtualizzazione allo storage (vSAN) e alle reti (NSX), abbiamo eliminato i silos tecnologici e gettato le basi per i sistemi convergenti. Oggi, più di 500.000 clienti usano vSphere.

• Software-Defined. Le risorse hardware ora possono essere trattate come il software. La tecnologia “Software-Defined” resa possibile dalla virtualizzazione oggi sta dimostrando tutto il suo potenziale e sta trasformando l’infrastruttura agile in realtà. Le soluzioni iperconvergenti sono il risultato tangibile della strategia SDDC (Software-Defined Data Center) a lungo termine di VMware, leader nella promozione dell’automazione.

• Automazione. In pratica, agilità significa essere in grado di fornire all’occorrenza le risorse richieste dalle app per funzionare. La “scalabilità” può essere completamente implementata solo se collegata all’automazione: per questo abbiamo sviluppato la nostra piattaforma di Cloud Management (vRealize Suite). Essa completa le nostre soluzioni HCI e consente di automatizzare completamente l’allineamento dell’infrastruttura IT con i requisiti delle app in modo che i nostri clienti possano implementare iniziative DevOps e app native per il cloud.

Libertà di scelta delle piattaforme hardware. Le soluzioni iperconvergenti di VMware fanno parte del nostro pacchetto SDDC completo e possono essere totalmente automatizzate. Visto il crescente interesse nelle soluzioni iperconvergenti, è necessario che siano messe a completa disposizione. Sarebbe contraddittorio promuovere una maggiore agilità imponendo allo stesso tempo nuove limitazioni hardware. Vogliamo che i nostri clienti possano scegliere liberamente le piattaforme hardware desiderate.
• Per i data center, le soluzioni HCI VMware sono disponibili su tutte le principali piattaforme hardware (Cisco, Dell, Fujitsu, HPE, Lenovo, ecc.)
• Per le piattaforme basate su cloud pubblico, le soluzioni HCI VMware sono disponibili tramite numerosi cloud provider, tra cui AWS, IBM e OVH.

Le infrastrutture IT svolgono un ruolo fondamentale nell’economia digitale: l’obiettivo di VMware è quello di renderle il più discrete e trasparenti possibili per i provider di applicazioni. Le nostre soluzioni vanno oltre il data center e ora ci stiamo impegnando per fornire lo stesso livello di agilità per le reti WAN. Grazie all’acquisizione di VeloCloud, avvenuta alla fine del 2017, abbiamo potuto ampliare la nostra offerta per l’SDDC con la soluzione Software-Defined WAN (SDWAN).

VMware Cooking Tech Talk

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Nata 20 anni fa nella Silicon Valley con la virtualizzazione server, VMware ha saputo crescere nel tempo adattando la propria strategia, vision e roadmap alle esigenze del mercato integrando persone con seniority, skill e provenienze diverse. Oggi oltre 500.000 clienti in tutto il mondo hanno scelto le soluzioni VMware, ma quali sono gli ingredienti del suo successo?

Come per un piatto di carbonara, la ricetta di VMware si basa su pochi ingredienti semplici: innovazione continua, personalità spiccante, spirito di squadra, atteggiamento da start-up e originalità della comunicazione. È la combinazione di questi elementi, l’armonia tra persone e tecnologia, come tra uova e guanciale, a renderla un’azienda amata e conosciuta in tutto il mondo.

Dalla volontà costante di VMware di rompere gli schemi e di promuovere le eccellenze e le passioni italiane nasce il nuovo format “VMware Cooking Tech Talk”. Direttamente dalla cucina di Sonia Peronaci, VMware si racconta attraverso una serie di video mescolando tecnologia e cucina, ambiti apparentemente lontani, ma legati da un’abilità: unire le persone innovando.

Se ti è piaciuto, continua a seguirci per scoprire le prossime puntate del VMware Cooking Tech Talk.

 

Prospettive per la sicurezza: come i nostri partner considerano l’approccio alla sicurezza in un mondo che cambia radicalmente

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Il modo in cui facciamo business sta cambiando, ma questo che impatto ha sulla sicurezza IT? Alcuni Partner VMware come IBM, Computacenter, Softcat e OVH raccontano il proprio punto di vista su un settore che ha bisogno di un ripensamento

 

Con più cloud, più dispositivi e più applicazioni che cambiano continuamente il nostro modo di lavorare, possiamo affermare con sicurezza che il business sta cambiando radicalmente. I rischi per la sicurezza derivanti da questo cambiamento sono elevati per le aziende di ogni settore, quindi la protezione delle applicazioni e dei dati sta diventando sempre più importante. Ciò solleva la questione se i tradizionali approcci di sicurezza che implicano il tentativo di proteggere il perimetro della rete e il monitoraggio di malware noti siano ancora adatti.

La crescente frequenza e il costo degli incidenti di sicurezza – nonostante l’aumento di budget IT generalmente spesi per la sicurezza – indicano un difetto fondamentale nei modelli di sicurezza esistenti che si concentrano esclusivamente sulla gestione delle minacce note.

I team IT necessitano di nuove tecnologie e soluzioni che consentano loro di proteggere le interazioni tra utenti, applicazioni e dati in un ambiente molto più dinamico, complesso ed esteso. Per realizzare questo cambiamento, i partner di Canale – di tutte le forme e dimensioni – devono dare il proprio contributo. Ma quali sono le loro prospettive sui modelli di sicurezza passati e presenti? Volevamo sentirlo direttamente dalle persone che hanno a che fare con i clienti giorno dopo giorno. Per questo, VMware ha posto alcune domande ad Adam Louca, Chief Technologist – Security, Softcat; Helen Kelisky, VP, Cloud, IBM UK & Ireland, Francois Loiseau, Private Cloud Technical Director, OVH e Colin Williams, Chief Technologist – Networking, Security & Unified Communications, Computacenter per avere un’idea del loro approccio alla sicurezza IT e cosa secondo loro deve cambiare per garantire una protezione veramente efficace da violazioni e attacchi in atto.

1. Dalla micro-segmentazione per limitare la capacità di un hacker di muoversi all’interno della rete, alla crittografia a livello di dati e alla sicurezza focalizzata strettamente sulle applicazioni stesse, per far rispettare il “bene conosciuto” piuttosto che tentare inutilmente di rilevare il “male sconosciuto” la sicurezza viene radicalmente ridefinita. Qual è la tua risposta a questa fotografia dello stato attuale della sicurezza IT?

Softcat: Abbiamo bisogno di più fornitori che ritengano la costruzione di un’infrastruttura sicura come una necessità e non una possibilità . I principi di sicurezza di privilegi minimi, segmentazione della rete e whitelist esistono da tempo come best practice accademiche, ma sono sempre stati troppo difficili da implementare per la maggior parte delle organizzazioni. Il problema per i clienti è operativo e il “carico” di sicurezza può essere ridotto integrando la sicurezza nelle piattaforme che già utilizzano. Ciò significa che i clienti non devono scegliere tra le migliori pratiche di sicurezza o l’efficienza operativa; possono avere entrambi.

IBM: Abbiamo bisogno di evolvere il modo in cui affrontiamo la sicurezza tradizionalmente per un futuro basato sul cloud, cercando di ottenere gli stessi risultati per diversi ambienti. Poiché i dati riguardano ogni aspetto del business, è necessario un approccio omogeneo per garantire la sicurezza in tutte le aree. La sicurezza del cloud non è solo realizzabile, ma è ora un’opportunità per guidare il business, migliorare le difese e ridurre i rischi. Trasformando le pratiche di sicurezza che sono manuali, statiche e reattive in un approccio più standardizzato, automatizzato ed elastico, si può stare al passo con le minacce in un ambiente cloud.

Computacenter: Attualmente esiste uno stato di confusione nello spazio di sicurezza IT aziendale e il tradizionale approccio “perimetro fisico” è certamente in discussione. Ma qualsiasi soluzione completa deve risolvere tutti gli aspetti legati alla salvaguardia di un ambiente – prevenzione, rilevamento, riparazione e risposta post-violazione – con le diverse tecnologie per gestire queste cose tutte strettamente integrate.

OVH: La sicurezza è il nostro primo pensiero in ogni nuova soluzione sviluppata. La nostra progettazione delle infrastrutture inizia con la sicurezza e poi continuiamo a guardare come possiamo rendere l’intero patrimonio sempre più sicuro ogni giorno. In effetti, le normative di settore come ISO, SOC e PCIDSS erano fondamentali per garantire che tutte le aziende rispettassero gli standard di sicurezza globali. Ma, mentre costruivamo le soluzioni per soddisfarle, abbiamo imparato molto sulla creazione di soluzioni innovative il più possibile sicure mentre i clienti costruiscono i loro cloud on-premise. Alcuni anni fa, i vantaggi del cloud, (OpEx, time to market, scalabilità) sono stati fondamentali per le aziende che si sono allontanate dal proprio set-up legacy. Oggi vendiamo effettivamente soluzioni cloud ai clienti in base al livello di sicurezza che porteranno alla loro organizzazione.

2. Le conversazioni che si stanno avendo con i clienti sulla loro sicurezza IT stanno cambiando? Se si, come?

Softcat: Negli ultimi dodici mesi abbiamo visto clienti dividersi in due categorie differenti; il primo gruppo si sta davvero rendendo conto che è necessario fare un serio investimento nei loro programmi di sicurezza informatica per raggiungere un livello base di resilienza – e abbiamo riscontrato un maggiore interesse da parte dei team dirigenziali all’interno di queste organizzazioni; Questa è una fantastica notizia. Il secondo gruppo è leggermente diverso. Hanno effettuato investimenti significativi in una vasta gamma di strumenti, ma stanno ancora vivendo incidenti di sicurezza. Il risultato è un livello di malessere all’interno di queste organizzazioni, che percepiscono la sicurezza informatica come un investimento infruttuoso. Questi sono i team su cui siamo particolarmente concentrati, assicurandoci che semplifichino il proprio approccio, gettando le basi corrette e costruendo la complessità solo quando richiesto.

IBM: I nostri clienti vogliono approfittare dei vantaggi aziendali derivanti dalla transizione al cloud, ma sono ben consapevoli di dover fare i conti con l’impatto sulla loro sicurezza. Gli approcci si stanno spostando dal mero obiettivo perimetrale, per esaminare i prodotti che possono sostituire gli aspetti della sicurezza forniti da router, firewall e altri dispositivi di confine a favore di servizi basati sul cloud come Cloud Access Security Brokers e Cloud Identity Services.

Computacenter: Le conversazioni sulla sicurezza stanno cambiando. Stiamo assistendo a un passaggio da una discussione storica sull’implementazione dei “prodotti point” per risolvere problemi discreti e ci stiamo spostando verso business allineati, impegni di consulenza architettonica. Le organizzazioni si stanno rendendo conto che hanno bisogno di una maggiore visibilità delle potenziali minacce o delle violazioni effettive, ma che ciò comporterà una semplificazione e un’integrazione più stretta delle soluzioni, se vogliono raggiungere questo obiettivo.

OVH: Considerando che un paio di anni fa avremmo venduto una soluzione di backup come opzione, il disaster recovery è oggi considerato intrinseco in qualsiasi soluzione. Anche l’ecosistema della sicurezza sta cambiando. In questo nuovo mondo, in cui tutto è proposto come servizio o qualsiasi cosa può essere installata con un click, i clienti non vogliono passare settimane o mesi per domare un firewall complesso o configurare un Load Balancer. Vogliono creare trigger o intelligenza nei sistemi che mantengano lo stesso livello di sicurezza su un’infrastruttura dinamica.

3. Sei d’accordo sul fatto che la sicurezza IT debba subire un ripensamento radicale?

Softcat: Credo che si tratti di un ritorno alle radici della sicurezza IT. Quello che penso stia cambiando è che stiamo vedendo gli strumenti rimettersi al passo con i modelli di sicurezza che sono esistiti sin dai primi anni ’90.

IBM: La sicurezza deve essere considerata insieme allo sviluppo e alle operations ed essere parte dei processi di Agile DevOps che stanno diventando sempre più popolari. Trattare la sicurezza allo stesso modo e definire la sicurezza come codice, riunisce i team, porta la sicurezza in primo piano per garantire che sia fondamentale quanto il Development e le Operation.

Computacenter: Il ripensamento radicale è già in corso, ma non è ancora abbastanza. L’incessante rilascio di nuovi prodotti da parte di vendor emergenti continua a indicare nuovi approcci alla sicurezza. Tuttavia, comprendere le basi correttamente e influenzare i giusti controlli di sicurezza prima di intraprendere un’altra ondata di acquisti deve essere una priorità per le organizzazioni.

OVH: L’esternalizzazione del carico di lavoro, la progettazione ibrida e il Cloud in generale hanno cambiato le regole del gioco. Parliamo spesso dell’implementazione “Cloud Native” e la sicurezza deve passare dall’essere, diciamo così, un mattone aggiuntivo all’ambiente per diventare “Cloud Native”. Ma, per essere Cloud Native, la sicurezza deve essere adattiva, conforme, evolutiva, semplice e (molto presto) senza soluzione di continuità quando implementata sotto un approccio multi-cloud.

4. In che modo portare la sicurezza IT nella rete o a livello di applicazione aiuta i tuoi clienti a raggiungere i propri obiettivi digitali?

Softcat: La digital transformation può avvenire solo in un ambiente sicuro. La trasformazione richiede investimenti dall’organizzazione e questo avverrà solo se saremo in grado di gestire il rischio. Una grande parte di questo è il rischio di breach. Integrare la sicurezza nella piattaforma di un’organizzazione aiuta a personalizzare i requisiti di sicurezza di ciascuna applicazione e servizio, in base al rischio e all’impatto della violazione. Ciò consente un deployment più rapido e più sicuro in quanto la sicurezza è integrata nel processo, piuttosto che inserita in un secondo momento.

IBM: È importante considerare il contesto e il valore dei controlli di sicurezza che sono in atto. Le organizzazioni trarranno vantaggio da un maggiore controllo, una granularità dell’accesso alla rete e una sicurezza integrata come la crittografia.

Computacenter: La rete nell’era digitale “vede tutto” e, legandosi strettamente con il layer applicativo, può essere raggiunto un grado di comprensione contestuale. La sicurezza IT a livello di rete da sola non risolve tutto, deve esistere in modo guidato dalle policy / integrato per tutto lo stack architettonico.

OVH: Il time-to-market è intrinsecamente legato all’IT aziendale. Ciò significa che spetta ai reparti IT creare una struttura che acceleri il time to market dell’organizzazione, anziché agire da collo di bottiglia. A tal fine, abbiamo visto molti clienti scegliere di divenire software-defined, con NSX a livello di rete, creando un approccio sicuro e automatizzato che consente ai dipartimenti IT di risparmiare tempo nei loro diversi lanci di piattaforme.

5. Puoi fare un esempio di un cliente che ha trasformato la propria sicurezza IT? Cosa ha fatto diversamente?

Softcat: Abbiamo lavorato con una grande organizzazione per aiutarla a trasformare il suo ambiente di sicurezza IT da un modello legacy di sicurezza aggiuntiva a un approccio zero-trust. L’azienda è passata da un’organizzazione che in passato avrebbe inseguito le minacce a una che comprendesse il rischio, l’esposizione e le mitigazioni della propria organizzazione. Li abbiamo aiutati a creare una strategia di architettura che fornisse protezioni stratificate a prescindere dal tipo di minaccia. Il tutto senza investire nella complessità degli strumenti. È incredibile quello che puoi fare quando ti fermi e torni alle origini.

IBM:  La maggior parte dei clienti che trasformano con successo la propria sicurezza IT lo fa trasformando la cultura della propria attività. È necessario che entri nella mentalità che la sicurezza è lì per abilitare il business. Se l’azienda prende sul serio la sicurezza nel suo complesso, questa diventa molto più facile da preparare, implementare e gestire.

 

Riflessioni finali

Queste osservazioni puntano tutte verso una convinzione: la necessità di stabilire una fonte comune di verità tra le soluzioni di sicurezza odierne e l’ambiente aziendale in evoluzione che deve essere protetto. I modelli di business continueranno a trasformarsi e le persone e i dispositivi continueranno a diventare più connessi, poiché le organizzazioni si trovano a cavallo tra il mondo fisico e quello digitale. Ora stiamo vedendo le aziende superare davvero i limiti verso le nuove tecnologie, dall’IoT all’apprendimento automatico fino all’intelligenza artificiale vera e propria, per rimanere competitivi.

Questo presenta interessanti opportunità, ma anche un ambiente più complesso ed esteso che mai, con più potenziali vulnerabilità, che necessitano di protezione. Tuttavia, stabilendo una “verità” maggiore – attraverso nuovi livelli di visibilità e una maggiore comprensione del contesto – le aziende saranno maggiormente in grado di dare un senso al loro sempre più frammentato e complesso footprint IT per offrire protezione alla velocità richiesta – per garantire, abilitare, innovare e, in ultima analisi, guidare le prestazioni aziendali.

The Innovation Game

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Perché la tua capacità di innovazione farà sopravvivere il tuo business

Richard Bennett, Head of Accelerate & Advisory Services, VMware

 

Veloce, più veloce, ancora più veloce. Il ritmo del cambiamento sta aumentando a livelli senza precedenti; che si tratti di un iPhone, di un veicolo elettrico, di un’e-mail, di un’illuminazione al semplice tocco di un interruttore: abbiamo visto quanto velocemente innovazioni che reputavamo straordinarie diventino banali e ordinarie. Come organizzazioni e come individui siamo sempre più esigenti, e ci aspettiamo lo stesso livello di esperienza in ogni aspetto delle nostre vite. Posso effettuare una prenotazione con un click, posso interagire in tempo reale con colleghi in ogni parte del mondo, ma se sul posto di lavoro il mio team deve utilizzare tre diverse applicazioni per identificare un set di dati accurato come parte di una campagna marketing, o lo sviluppo di un prodotto, o rivedere la performance della scorsa settimana, che tipo di esperienza ricorderò?

Un’azienda che continua a fornire questo tipo di esperienze, ora o in futuro, non avrà molti sostenitori, che si tratti di clienti o di dipendenti. Utilizzare solo quelle tre applicazioni rappresentava senza dubbio un enorme miglioramento rispetto al passato – ma ora è frustrante e inefficiente. Quello che reputavamo straordinario e innovativo, diventa ben presto banale e ordinario; e da qui a divenire obsoleti il passo è breve.

Esperienze straordinarie equivalgono a performance straordinarie

Che l’utente sia un dipendente o un cliente poco importa – esperienze soddisfacenti comportano impiegati più coinvolti e clienti più soddisfatti. Come sostiene Harald Fanderl di McKinsey: “Quando un cliente è soddisfatto di un’azienda, richiede… minori… costi di servizio, ma ha anche un potenziale maggiore di fidelizzazione” – offrire quindi un’esperienza che rifletta quella soddisfazione o quell’engagement è fondamentale.

Questo è il motivo per cui la richiesta di migliori user experience sta conducendo verso la prossima fase della digital transformation. Esperienze rapide e intuitive esigono piattaforme altrettanto rapide e intuitive. Esse richiedono il cambio culturale che la digitalizzazione sta portando in tutte le aree del business. Non è un caso che aziende che offrono esperienze di consumo esemplari siano digital-first – pensiamo a come Amazon ha rivoluzionato il retail, e a come questo abbia modificato le aspettative sull’essere in grado di acquistare con un singolo click. Pensiamo a come Apple ha cambiato il modo in cui accediamo a nuovi servizi tramite l’App Store.

Rinnovati prima che qualcun altro ti distrugga

Swisscom è un altro esempio di azienda che ha compreso appieno il valore della digital transformation e la sta implementando per offrire esperienze straordinarie ai propri clienti. Fornitore di servizi IT e di telecomunicazioni, ha inizialmente costruito una piattaforma di cloud management per rispondere all’assenza di prodotti di CMP (Cloud Management Platform) abbastanza maturi sul mercato. Quando il resto del settore ha recuperato terreno, l’azienda ha realizzato che non aveva più senso focalizzarsi sulla costruzione del cloud in sé, quindi è passata a occuparsi dello sviluppo dei servizi in cloud. Il risultato è una piattaforma standardizzata, processi semplificati e migliore automazione.

Trasformando l’offerta per i propri clienti, Swisscom sta alimentando l’innovazione in un duplice modo: i suoi clienti stanno raccogliendo i benefici dei nuovi servizi che ora la telco offre più velocemente; e la piattaforma sta aiutando i clienti a rinnovarsi a loro volta.

Si tratta di un perfetto esempio di innovazione che cresce di continuo per soddisfare le nuove esigenze della customer experience. Gartner prevede che entro il 2020, 5 dei 7 giganti digitali si saranno rivoluzionati per creare la loro prossima opportunità di leadership. Troppo spesso vediamo i giganti del settore ristagnare, per rifiuto o incapacità di evolvere. Per mantenere la leadership, e crescere, è necessario saper offrire esperienze straordinarie costantemente – quando Swisscom ha realizzato che non offriva ai suoi clienti la miglior esperienza possibile, ha rinnovato la sua offerta.

Esci dalla tua comfort zone

È innegabile che il cambiamento non sia semplice – le aziende operano nel clima del misurabile, del dimostrabile, del tangibile. È comprensibile che supportare un’evoluzione costante, una cultura dell’innovazione continua, possa incontrare resistenze. Tuttavia, se le piattaforme, i servizi, i processi e l’infrastruttura sono funzionanti, il rischio di innovare è ridotto, e i risultati potenziali sono enormemente più ampi. Nessuno può fermare l’evoluzione della user experience – potresti anche essere in grado di surclassare i tuoi concorrenti, ma qualcuno in un settore completamente diverso sta già lavorando su qualcosa che spingerà la customer experience più avanti di quanto possiamo immaginare, e facendolo alzerà nuovamente gli standard per tutti gli altri. Le aziende che comprendono e accettano queste dinamiche e ambiscono ad offrire user experience sempre migliori, saranno già un passo avanti verso la trasformazione.

 

Collaborazione tra partner: dove si vince la battaglia della digital transformation

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Jean-Philippe Barleaza condivide approfondimenti su come le strette relazioni con i partner di VMware consentano alle aziende di affrontare al meglio le sfide legate alla digital transformation

 

Interi mercati sono oggi rimodellati dalla tecnologia, per questo motivo la capacità di attrarre e fidelizzare i clienti non è mai stata così importante. Creare un’ esperienza cliente straordinaria in ogni passaggio è fondamentale: è il nuovo campo di battaglia della trasformazione digitale.

Jean-Philippe Barleaza, EMEA VP Channel, Alliance and General Business di VMware, considera la digital transformation una “opportunità e, al contempo, una sfida straordinaria” mentre le organizzazioni cercano di adattarsi, competere e avere successo in un contesto di costante cambiamento.

I partner di VMware ricoprono un ruolo fondamentale nel mettere le aziende nella condizione di poter superare queste sfide e cogliere le opportunità che il digitale offre, aiutando le organizzazioni a massimizzare il valore derivante dai loro investimenti in tecnologia.

Di seguito troverai una serie di approfondimenti di Jean-Philippe su come VMware collabori a stretto contatto con i suoi partner per mantenere le promesse del digitale e creare incredibili esperienze clienti.

 

How are VMware’s partners acting as crucial, strategic advisors for businesses today?

In what way is digital transformation both an opportunity and a challenge?

How are VMware and its partners delivering ‘best in class services’ to businesses?

How is VMware collaborating with its partners in the VMware Cloud Provider Program?

How are VMware’s partners bringing additional value to customers?

How are VMware and its partners improving the customer experience?

 

Come mettere in sicurezza un ambiente IT in costante cambiamento?

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Joe Baguley, CTO EMEA, VMware

La sicurezza non funziona se tutto ciò che stiamo facendo è cercare di stare al passo con un panorama in continua evoluzione in termini di minacce e attacchi informatici: saremo sempre un passo indietro. La sicurezza informatica è un argomento caldo per tutti, non solo le grandi organizzazioni e gli organismi governativi. Dopotutto, le cattive abitudini in termini di cybersecurity riguardano tutti noi.

La mia convinzione è che la semplice reazione alle nuove minacce non sia sufficiente, ma sfortunatamente questo è il modo in cui molte organizzazioni attualmente operano. Per contrastare questo aspetto, il nostro approccio è progettare la sicurezza nei nostri sistemi informatici fin dall’inizio. Più facile a dirsi che a farsi, ma con tecnologie avanzate e nuove funzionalità, fornite dal cloud e dal mobile computing, questo ora non solo è fattibile ma anche essenziale.

Nel 2016 ci sono stati oltre 4.000 attacchi ransomware ogni singolo giorno, senza menzionare gli effetti devastanti di violazioni come WannaCry, dove persino agli ospedali è stato impedito di accedere a dati essenziali come i dati dei pazienti[1]. Naturalmente, come reazione, la spesa per la sicurezza informatica è aumentata (nel 2017 abbiamo speso oltre  86,4 miliardi di dollari[2]) e le organizzazioni stanno aggiungendo livelli di sicurezza ai propri sistemi.

Quello che, in tutta evidenza, ci rende vulnerabili all’attacco è la mentalità. I sistemi obsoleti restano obsoleti. Con le violazioni che si verificano a un ritmo allarmante e su scale così ampie, le organizzazioni devono verificare che stiano praticando la “cyber hygiene” di base e che proteggano le applicazioni e i dati aziendali di importanza critica.

Cos’è la cyber hygiene?

In breve, una serie di principi semplici che ogni organizzazione con un sistema IT deve tenere in considerazione e implementare quotidianamente.

VMware li suddivide in cinque principi fondamentali. Non sono idee nuove, ma a volte vengono dimenticate e i protocolli non vengono sempre aggiornati per mantenere solida la propria “armatura informatica”.

  1. Privilegio minimo

Solo perché ti fidi di tutti all’interno della tua organizzazione non significa che il tuo addetto alla reception necessiti  degli stessi livelli di accesso del tuo amministratore delegato. Fornisci agli utenti il minimo accesso necessario e fai si che i tuoi dati più sensibili siano vulnerabili a un numero molto inferiore di punti di violazione. Non daresti mai a un ospite dell’hotel una chiave per ogni singola camera dell’hotel.

  1. Micro Segmentazione

Non usiamo più ponti levatoi e mura del castello per una ragione: danno un falso senso di sicurezza e incoraggiano approcci lassisti alla sicurezza all’interno delle mura. Una volta che l’attacco sorpassa le tue difese perimetrali, la minaccia è all’interno e non c’è nessun modo per fermarlo. Dividere la rete in segmenti e aree circoscritte mantiene l’intero sistema protetto e garantisce che i punti di accesso non siano vulnerabili agli attacchi. Non trascurare il tuo perimetro, ma non fare affidamento solamente su questo.

  1. Crittografia

Se tutto il resto fallisce e i tuoi firewall e i protocolli di accesso vengono violati, la crittografia è l’ultima arma del tuo arsenale, poiché tutti i dati sensibili che hai memorizzato risultano inutili per gli hacker. Come un cubo di Rubik, se non sai come decodificarlo e rimetterlo insieme, i dati crittografati sono un rompicapo difficile da decifrare. Mettere in atto una cyber hygiene di base significa crittografare file e dati prima della condivisione. Lo stesso vale per la crittografia del traffico di rete laddove possibile.

  1. Autenticazione multi-fattore

Dall’impronta digitale al riconoscimento facciale, la sicurezza sta diventando personale. Implementando questi due fattori di base di autenticazione si blocca la prima ondata di violazioni. E, più rendiamo personale l’autenticazione, più sicure saranno le nostre reti. Dopotutto, la tua impronta digitale è molto più difficile da rubare rispetto al tuo codice pin!

  1. Patching

I sistemi richiedono aggiornamenti costanti. Ogni volta che il malware diventa più sofisticato, i service provider rispondono con aggiornamenti di sistema e di software. Non rimanere indietro. Fai l’upgrade e aggiorna costantemente i tuoi sistemi per essere sempre pronto a contrastare gli attacchi informatici.

Comprendere questi principi è una cosa, ma metterli in pratica è fondamentale. Tutti i membri di un’organizzazione dovrebbero capire perché l’igiene informatica è fondamentale, ma, cosa più importante, i responsabili IT e i decisori aziendali devono capire come implementare questi principi.

 

[1] Cybersecurity – Europa EU http://europa.eu/rapid/attachment/IP-17-3193/en/Cybersecurity.en.pdf

[2] Gartner, agosto 2017. https://www.gartner.com/newsroom/id/3784965

 

Il percorso verso il Digital Workspace

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In VMware parliamo del percorso verso il digital workspace da anni. Ma se mettiamo 10 persone in una stanza e chiediamo loro che cos’è uno spazio di lavoro digitale o come arrivarci, otterremo  almeno 25 risposte interessanti ma molto diverse fra loro.

Il digital workspace si manifesta in molte forme diverse: dall’accesso self-service, al catalogo di app o allo “spazio di lavoro virtuale”, dove il virtual desktop è lo “spazio di lavoro digitale”.

Di recente, un team trasversale in VMware, che ha riunito product manager, marketer, ingegneri, designer e architetti dei professional services, si è seduto con alcuni disegnatori e narratori di talento per creare una mappa del percorso verso il digital workspace. L’obiettivo della mappa è offrire un modo visivamente efficace per spiegare il percorso verso il digital workspace.

Nessun prodotto. Nessuna tecnologia. Solo il percorso stesso.

Se ti è piaciuto, scarica la nostra recente ricerca sul Digital Workspace che mostra che i dipendenti “empowered”, coloro ai quali viene concesso un maggiore accesso alle applicazioni che preferiscono e con le quali devono svolgere il proprio lavoro, hanno più probabilità di registrare un vantaggio nella propria produttività e di spendere meno tempo nei processi manuali.