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Reinventare l’approccio alla sicurezza

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Assistiamo a uno sviluppo significativo delle smart city, con trasporti pubblici senza conducente, pagamenti contactless, assistenti personali virtuali, raccolta intelligente dei rifiuti e parcheggi smart che vengono sperimentati o utilizzati in tutto il mondo. Presto avremo auto senza conducente, case abilitate all’uso di IoT in grado di rilevare quando c’è bisogno di riparazioni e controllo del traffico tramite l’intelligenza artificiale.

Ma queste innovazioni, che sono accolte favorevolmente dalle imprese e dalle città intelligenti, richiedono anche la fiducia dei consumatori e la totale garanzia di sicurezza. E più imprese intraprendono queste nuove proposte, più sono apparentemente a rischio. Tutto in un momento in cui la protezione di dati e sistemi è più importante che mai.

Queste innovazioni rimangono necessarie per il successo delle imprese e delle città. Quindi, per evolvere, le aziende devono considerare l’innovazione e la sicurezza in tandem. L’IT ha bisogno di soluzioni in grado di proteggere le interazioni tra utenti, applicazioni e dati in luoghi più dinamici, complessi ed estesi che mai.

Ciò significa reinventare l’approccio alla sicurezza: passare da una ricerca dispendiosa in termini di tempo, quasi senza speranza per ogni singola possibile minaccia, capire esattamente cosa si suppone debba fare un carico di lavoro e agire immediatamente quando c’è una deviazione da ciò. Affinché l’innovazione continui, le imprese devono considerare questo approccio come parte intrinseca della gestione dell’infrastruttura.

Clicca qui per guardare il Tech Talk Carpool e seguici per conoscere il prossimo viaggio. Nel frattempo, prova i prodotti VMware con gli Hands-on Lab e assicurati che il tuo data center sia protetto scaricando la guida VMware for Dummies.

 

Un anno in 500 parole – gli highlight del 2017

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È tempo di bilanci anche per noi, dagli annunci a eventi da record, da novità tecnologiche entusiasmanti a nuovi modi di condividere idee, abbiamo selezionato alcuni dei punti salienti del 2017.

Tecnologia rivoluzionaria al VMworld Europe

L’evento clou dell’anno per noi è sempre VMworld e il 2017 non è stato diverso. 11.000 partecipanti hanno reso il VMworld Europe il più grande di sempre, con clienti, partner, influencer, media, dirigenti, responsabili IT, analisti e tutti gli interlocutori arrivati a Barcellona per conoscere gli ultimi annunci e i commenti dei nostri Executive su come costruire il successo, sull’evoluzione della tecnologia e sull’interazione.

L’anno dell’hyper-convergenza

Ma non sono solo i tre giorni a Barcellona, il 2017 è stato incredibile per VMware in molte aree, una delle quali è stata l’hyper convergence. Secondo IDC, nel primo trimestre del 2017, le vendite di sistemi iper-convergenti sono aumentate del 64,7% su base annua, qualcosa che abbiamo visto con la nuova versione di vSAN 6.6. Abbiamo superato i 10.000 clienti vSAN a inizio settembre, e a questi offriamo una maggiore sicurezza, un total cost of ownership inferiore e una business continuity garantita.

La forza del Digital Workspace

Avvicinandosi all’utente finale, un aspetto della trasformazione digitale che ha avuto un ruolo preminente è stato il digital workspace, un nuovo approccio all’IT incentrato sul consentire ai dipendenti di lavorare in modo opportuno per fornire i risultati attesi, attraverso la disponibilità delle app di cui avevano bisogno su dispositivi scelti da loro ovunque si trovino. Con la produttività e l’impegno della forza lavoro come obiettivo principale per le aziende, il ruolo della tecnologia nell’ispirare i dipendenti è sempre più prioritario.

Uniti si vince

La proliferazione e la natura continua degli ambienti cloud fa si che molte organizzazioni utilizzino molti diversi tipi di cloud. Mentre vanno avanti nel proprio percorso di trasformazione digitale, è fondamentale portare tutti questi ambienti in un approccio unificato per garantire alle aziende di ottenere il massimo dai loro investimenti nel cloud. A tal fine, abbiamo sviluppato una pratica infografica per aiutare le organizzazioni ad accelerare la trasformazione cloud.

Cross-cloud – la chiave per l’innovazione di business e l’agilità?

Quest’anno, il giusto mix di ambienti cloud è stato all’ordine del giorno per molti clienti. A tal fine, abbiamo analizzato in modo più approfondito l’approccio cross-cloud, fornito alcune motivazioni sul perché dovrebbe essere adottato e in che modo contribuisce all’innovazione e all’agilità del business.

Tech on the road

Infine, una nuova serie che offre alle persone una panoramica delle opinioni di alcuni dei nostri migliori esperti. Il 2017 ha visto il debutto di Carpool Tech Talks, dove personaggi come Garry Owen, Joe Baguley e Rory Choudhuri hanno parlato dell’evoluzione di VMware, della trasformazione della sicurezza e del potenziale delle auto elettriche. Ci saranno ancora altri Tech Talk nel 2018, quindi continua a seguirci, e se c’è un argomento che ti piacerebbe vedere discusso, facci sapere nei commenti qui sotto.

Questi sono i nostri migliori momenti del 2017! Quali sono i tuoi? Lascia un commento qui sotto o entra in contatto con noi via Twitter.

Stai cercando un motivo in più per modernizzare il tuo data center? Possiamo aiutarti

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Per un numero sempre maggiore di aziende, l’aggiornamento dei server offre l’occasione non solo di migliorare le risorse di elaborazione, ma anche di modernizzare lo storage implementando un’infrastruttura iperconvergente sicura e collaudata.

Insieme, VMware e Intel consentono alle aziende di realizzare davvero la digital transformation, per fornire l’infrastruttura IT e i servizi applicativi con la velocità e l’agilità necessarie all’innovazione aziendale, ottimizzando al contempo il TCO e l’utilizzo delle risorse.

Sono oltre 10.000 le aziende che hanno scelto un’infrastruttura iperconvergente basata su VMware vSAN per i propri data center.

Guarda questo video per scoprire come Discovery, Herbalife e molte altre aziende stanno gettando le basi per realizzare un Software-Defined Data Center basato su vSAN.

Visita il nostro canale YouTube dedicato allo storage per ascoltare le testimonianze di aziende come WhirpoolT-Mobile Czech RepublicCenturyLink e InfoCamere. Puoi anche leggere tutti i case studies vSAN qui.

Sei pronto a modernizzare la tua infrastruttura legacy? Scopri di più visitando il nostro sito web dedicato alla modernizzazione.

IoT: basta “fai da te”, si passa all’industrializzazione.

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di Alberto Bullani, Country Manager VMware Italia

Innumerevoli report di analisti evidenziano l’aumento del numero di oggetti connessi (IoT) e l’incredibile potenziale economico che tale fenomeno porta con sé. Per certi versi, l’IoT completa la tecnologia digitale fornendo alle aziende le “cellule nervose” addette alla trasmissione delle informazioni. Un grande vantaggio per le aziende che saranno pronte al cambiamento. L’entusiasmo è legittimo, tuttavia occorre prestare attenzione alle possibili delusioni. Come tutti i più rivoluzionari trend tecnologici, anche questo, dopo una fase iniziale di euforia, prevede naturalmente il ritorno alla realtà: un preludio all’industrializzazione.

 L’IoT sposta il valore e lo amplifica. Questo profondo cambiamento ha conseguenze importanti per i modelli di business. Le aziende dovranno valorizzare e monetizzare la gigantesca massa di dati generati da miliardi di oggetti connessi. Alcune aziende hanno compreso perfettamente questa necessità. Una di queste è GE, che si è fatta strada tra i pionieri dell’Industrial Internet of Things (IIoT). Oltre ai processi esistenti, che subiranno un miglioramento, emergerà una moltitudine di nuovi servizi basati sull’analisi dei dati. I responsabili devono comprendere il significato delle tecnologie e prevedere l’impatto che queste avranno sulle aziende e sull’infrastruttura tecnica. L’IoT sta ridisegnando tutto il panorama concorrenziale e creando nuovi ecosistemi. La sfida per le aziende è rappresentata dalla necessità non solo di mantenere la propria posizione all’interno della catena del valore, ma anche di migliorarla. Molte aziende sono ancora in fase di progetto pilota o addirittura di R&D. Per andare avanti, è necessario risolvere la questione della complessità insita nell’IoT.

Non solo complessità. L’IoT, sicuramente più che i Big Data e il cloud, è caratterizzato da un’architettura complessa. Nell’attuale panorama industriale, esistono sensori di molti tipi diversi che sono in grado di misurare praticamente qualsiasi cosa, oltre che di controllare e pilotare apparecchiature o processi industriali. Finora questi sistemi sono tuttavia rimasti isolati, senza alcun collegamento con i sistemi informatici centrali, impedendo così l’utilizzo incrociato di tutti i dati generati. Grazie alla connessione degli oggetti a Internet si ha la convergenza tra i sistemi industriali e quelli informatici, per cui i team devono imparare a collaborare per superare divergenze e abitudini differenti.

L’uso dei sensori è ormai esteso a tutte le aree di attività. La natura eterogena di questi strumenti consente di impiegarli per apportare intelligenza a veicoli, negozi, città, sistemi sanitari e processi di logistica, supervisione o manutenzione. La proliferazione di oggetti connessi sta mettendo a dura prova i principi stessi della sicurezza. Ogni oggetto connesso è come una falla nelle pareti dei data center. È necessario prendere atto di questo problema e ripensare la sicurezza di conseguenza. Attacchi recenti hanno mostrato, ad esempio, come le videocamere connesse possono essere sabotate per causare malfunzionamenti di tipo Denial of Service (DoS) e bloccare tutte le attività aziendali.

Con l’IoT, le aziende creano un vero e proprio “sistema nervoso”. Le informazioni vengono trasmesse dalla “cellula nervosa” (il sensore) al “cervello” (il data center e il cloud). Alcune azioni conseguenti saranno “involontarie” (eseguite automaticamente dalle apparecchiature connesse), mentre altre saranno “volontarie” (risultanti dal processo di elaborazione avvenuto nel data center o nel cloud). La sfida consiste nel connettere in modo semplice e sicuro questa enorme quantità di oggetti alla rete aziendale, portando i dati giusti nei data center. Entrano così in gioco molti fattori. Operation accurate e sicure richiedono una perfetta coordinazione. Questo sarà proprio il compito delle piattaforme IoT. Alcune trasporteranno i flussi di dati (le informazioni dei sensori) e le relative analisi, mentre altre si occuperanno delle infrastrutture (i “sistemi nervosi”) e della sicurezza. L’offerta VMware è logicamente incentrata sulla piattaforma dell’infrastruttura, come annunciato il 9 maggio 2017: VMware Pulse IoT Center. Questa soluzione di gestione dell’infrastruttura IoT mira a ridurre le complessità, migliorare l’affidabilità, accelerare il ritorno dell’investimento e, naturalmente, garantire la protezione necessaria. In questo breve video Ray O’Farell, CTO di VMware e più recentemente capo della divisione IQT di Dell, spiega i principi alla base della soluzione VMware Pulse IoT Center.

Diversamente da molte soluzioni basate soprattutto sul software, l’IoT (e ancor più l’IIoT) include elementi hardware i cui investimenti si posizionano su cicli a lungo termine. Fin dalla fase di progettazione delle soluzioni, è necessario anticipare l’evoluzione di tutti questi componenti e fornire strumenti per automatizzare l’aggiornamento dei relativi microcodici. Tutt’altro che una moda passeggera, l’IoT è ormai una certezza. È quindi giunto il momento di passare alla fase di implementazione industriale per poter distribuire le soluzioni in modo funzionale e sicuro, e quindi cogliere i vantaggi previsti.

Aruba Global Cloud Data Center: la tecnologia VMware nel data center più grande d’Italia

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Il 6 ottobre scorso, Aruba ha inaugurato il più grande data center d’Italia, un’area di 40.000 mq che è solo il primo passo verso la realizzazione di un progetto ancora più grande, 200.000 mq di superficie totale del campus.

Quello del Global Cloud Data Center di Ponte San Pietro è un progetto ambizioso e un’eccellenza per l’infrastruttura tecnologica del Paese, frutto di investimenti e di know how italiani. Il nuovo data center rappresenta infatti l’abilitatore per permettere ai clienti di realizzare la vision relativa al cloud e rispondere al meglio, con maggior efficienza, alle proprie esigenze realizzando architetture senza limiti di prestazioni, spazio e servizi.

Ma il nuovo data center di Aruba è strategico in senso più ampio, perché rappresenta un impulso per l’intero sistema Paese in cui l’IT deve diventare, e sta diventando, motore dell’innovazione. Le infrastrutture tecnologiche sono infatti fondamentali per stimolare la crescita economica e culturale, e realtà come Aruba sono cruciali per far crescere l’Italia e recuperare competitività.

VMware è molto orgogliosa di essere Partner di questo progetto e di contribuire, con le proprie soluzioni, all’infrastruttura tecnologia del nuovo data center. La nostra azienda, infatti, è un Partner storico di Aruba. Collaboriamo da circa 12 anni, da quando insieme abbiamo esplorato le tecnologie relative alla virtualizzazione dei server, in un momento in cui ancora poche aziende ne comprendevano la reale portata innovativa. Oggi Aruba ha intrapreso il percorso tecnologico verso il Software Defined Data Center, non più quindi solo tecnologie legate ai server, ma anche  virtualizzazione della rete e soluzioni avanzate di automazione , per una gestione dei servizi di data center semplice, efficace ed economica.

La lunga collaborazione fra VMware e Aruba ci permette di portare ai clienti comuni Servizi Cloud e Infrastrutture all’avanguardia per migliorare il proprio business. Vantaggi in termini di affidabilità, sicurezza e prestazioni che si traducono in una riduzione sia dei costi operativi che di capitale.

La strategia di VMware non è, infatti, competere con i Service Provider, ma lavorare insieme per offrire il miglior prodotto al cliente finale. Il fatto che un provider come Aruba utilizzi la tecnologia VMware rappresenta un’opportunità verso un vero cloud ibrido, agile e dinamico. Oggi sono

4389 i Service Provider nel mondo a livello globale che lavorano con VMware molti dei quali stanno cercando di accelerare l’innovazione e il lancio di nuovi servizi in modo più veloce, più facile e con meno costi. Con VMware, possono combinare rete, cloud, mobilità e architetture IT in una piattaforma convergente per i servizi e le applicazioni di rete con un’agilità senza precedenti.

Le aspettative relative al Global Cloud Data Center sono molto alte: siamo certi che il nuovo Data Center darà un grande impulso allo sviluppo del cloud e rappresenterà un hub d’innovazione, un centro nevralgico per la gestione dell’infrastruttura Web e cloud del Paese. Come VMware continueremo a collaborare con Aruba e a fornire le nostre migliori tecnologie, in un momento in cui il nostro Paese è sempre più proiettato verso servizi cloud, con una crescita nel 2017 che l’Osservatorio Cloud & ICT as a Service della School of Management del Politecnico di Milano stima essere del 24% per tutti i servizi cloud.

Un nuovo modello per la sicurezza con AppDefense

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Rodolfo Rotondo, ‎Senior Business Solution Strategist EMEA di ‎VMware

Il modello di sicurezza sta evolvendo significativamente. Da essere una delle tante preoccupazioni per molte aziende, la sicurezza è ora parte essenziale di ogni singolo elemento all’interno dell’ambiente IT, dai dati e dalle applicazioni alla rete e alle infrastrutture.

La frequenza crescente dei problemi legati alla sicurezza punta su un limite fondamentale dei modelli di sicurezza, che si focalizzano solo sulla ricerca delle minacce. Per offrire una protezione efficace, oggi le organizzazioni hanno bisogno di riuscire a ridurre la superficie di attacco che le applicazioni moderne espongono e trovare il modo per allineare i controlli di sicurezza alle applicazioni.

Facendo leva sull’infrastruttura virtuale per monitorare le applicazioni in esecuzione, VMware offre una visione chiara dell’applicazione e del suo comportamento, tramite un modello che consente di sapere se un’applicazione o uno dei suoi componenti si comporta in modo significativamente diverso dal suo comportamento previsto. Questo è reso possibile grazie all’aumento dell’utilizzo dell’automazione nell’applicazione e nella fornitura di infrastrutture, nei framework applicativi, nel machine learning, nella virtualizzazione e nel cloud.

Il risultato è AppDefense, che sfrutta le proprietà univoche della virtualizzazione per proteggere le applicazioni in esecuzione in ambienti virtualizzati e cloud. AppDefense offre un modello di sicurezza intent-based che si concentra su quello che l’applicazione dovrebbe fare piuttosto che su cosa fa chi attacca.

Un modello di sicurezza intent-based è reso possibile attraverso:

  • Un uso sempre maggiore dell’automazione nel provisioning delle applicazioni e dell’infrastruttura
  • L’uso di framework applicativi che forniscono viste più ricche e più autorevoli dello stato previsto
  • L’applicazione del machine learning che consente di ragionare sullo stato e il comportamento su un campione ampio
  • Un utilizzo crescente di virtualizzazione e cloud che fornisce maggiore application context e isolation.

Far leva su VMware vSphere fornisce ad AppDefense molte capacità esclusive. Primo, è in una posizione unica per avere una visione completa del ricco contesto applicativo. Inoltre, può sfruttare l’hypervisor per creare una zona protetta da cui salvare lo stato previsto e monitorare il comportamento in esecuzione. Infine, può sfruttare vSphere e NSX per automatizzare e orchestrare la risposta. Il risultato è che AppDefense può ridurre significativamente la superficie di attacco, rendendo l’identificazione delle minacce e la risposta più efficaci, e creando un modello per la sicurezza DevOps-friendly più agile.

Con AppDefense, le aziende possono ora avere un approccio più proattivo alla sicurezza e credo che probabilmente AppDefense avrà lo stesso impatto sullo stack di calcolo che VMware NSX e la micro-segmentazione hanno avuto per la rete.

Nel video seguente Tom Corn, Senior Vice President, Security Products VMware, illustra il funzionamento di VMware AppDefense:

Come la tecnologia cambierà la banca del futuro

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A cura di Rodolfo Rotondo

Nel corso dell’evento Money 20/20 di Las Vegas, VMware ha presentato i risultati di una recente indagine sui professionisti del settore bancario su come la tecnologia possa modellare il futuro dell’industria bancaria. Una cosa che sta diventando chiara ai dirigenti bancari è che la tecnologia, forse più di qualsiasi altra forza, può realmente guidare la prossima ondata di trasformazione dell’industria.

Quando è stato chiesto ai professionisti del settore bancario di descrivere il focus aziendale per il prossimo anno, la maggioranza degli intervistati ha dichiarato “aumentare il profilo della banca e le relazioni nelle comunità con cui è in relazione”. Ma in un orizzonte di tre e cinque anni, la risposta è diventata “Integrazione di canali digitali e fisici” e “diventare un leader digitale”.

La questione per le istituzioni finanziarie non è più se investire nella tecnologia, ma quanto velocemente investire. E le banche stanno già mettendo le basi per la loro trasformazione digitale. Gli aggiornamenti di sicurezza, la modernizzazione dei data center e le implementazioni di tecnologie cloud guidano le implementazioni tecnologiche attuali, con le banche che si stanno muovendo per sviluppare i sistemi e l’architettura necessari per una rapida trasformazione. L’81 per cento degli intervistati da banche con 100 miliardi di dollari di asset o più e il 68 per cento degli intervistati da banche con asset fra i 15 e i 100 miliardi di dollari di asset attualmente sta implementando tecnologie di cloud computing.

Inoltre, più del 50 per cento degli intervistati si aspetta che il proprio Istituto implementi applicazioni mobili, API/open banking, intelligenza artificiale (AI), realtà aumentata, autenticazioni biometriche e blockchain nei prossimi cinque anni. Il 67% degli intervistati attualmente sta già implementando la tecnologia blockchain. Il futuro non è così lontano come si crede.

Quando si tratta di tecnologie emergenti, i professionisti del settore bancario prevedono che la loro  implementazione avrà un impatto significativo sul loro business, in particolare quando si tratta di personalizzare l’engagement dei clienti, migliorare la sicurezza e l’efficienza. Trasformare l’engagement dei clienti è uno dei principali driver dell’adozione della tecnologia ed è l’ambito in cui molti professionisti del settore bancario vedono l’AI svolgere un ruolo in un futuro non così distante. Infatti, il 78% degli intervistati afferma che il banking voice-based ha il potenziale per trasformare la banca retail.

I requisiti legislativi e di sicurezza continueranno ad evolvere e richiederanno nuove tecnologie – come l’autenticazione biometrica e la blockchain. Le iniziative IT come la modernizzazione dei data center e i programmi di cloud computing consentiranno alle banche di diventare più agili e rispondenti alle mutevoli esigenze aziendali e di automatizzare i processi interni per una maggiore efficienza.

L’integrazione di nuove tecnologie nelle piattaforme esistenti e l’aggiornamento dei sistemi legacy sono le principali sfide di implementazione delle banche. Infatti, il 46% degli intervistati sostiene che le infrastrutture legacy hanno un certo impatto sulla capacità delle loro istituzioni di lanciare nuovi prodotti.

Le banche dovranno collaborare con fornitori di tecnologie che possono aiutarle a diventare più efficienti, agili e sicure. E VMware può farlo.

Per approfondire i risultati della ricerca, è disponibile il whitepaper.

 

 

Il lavoro flessibile in Europa è realmente tale?

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Di Duncan Greenwood, Vice President, End User Computing, VMware EMEA

Perché, nonostante le previsioni dicano che il lavoro da casa sia il futuro, attualmente non è ancora ritenuto un’abitudine da parte delle aziende? In un’epoca in cui siamo circondati dalla tecnologia, accedendo alle informazioni più facilmente rispetto a un tempo, perché le automobili sono ancora bloccate nel traffico giornaliero delle principali città europee?

Tuttavia, notiamo che molte aziende si stanno muovendo per consentire ai propri dipendenti di lavorare in modo più flessibile. Se da un lato molte organizzazioni trarranno benefici dal lavoro flessibile, possiamo dire che questo cambiamento stia causando attrito tra aziende e dipendenti?

Il lavoro flessibile è nato come un modo per svolgere il proprio lavoro da un luogo diverso dall’ufficio o in tempi differenti per migliorare il comfort del dipendente e non per aumentare le ore lavorate. Ma esiste il rischio che i dipendenti siano sempre reperibili e abbiano sempre meno tempo per riposare?

In Europa vengono adottate differenti politiche e approcci per un ambiente di lavoro flessibile. All’inizio di quest’anno in Francia, per arginare il problema del controllo compulsivo delle email in ogni momento, si è deciso che le organizzazioni con più di 50 lavoratori debbano negoziare con i loro dipendenti “il diritto a disconnettersi”, quando cioè non è richiesto che guardino le email.

Interessante è anche quanto si sta verificando in Italia: dopo l’emanazione nel maggio di quest’anno da parte del Senato del decreto legge sul lavoro autonomo e agile, lo smart working ha visto un incremento del 14% rispetto al 2016, con 305mila lavoratori mobili – l’8% del totale dei lavoratori. Il decreto inquadra le modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato che devono essere stabilite mediante un accordo tra le parti, organizzando fasi, cicli e obiettivi, omettendo i vincoli di orario o di luogo di lavoro grazie anche al possibile utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell’attività lavorativa allo scopo di incrementare la competitività e agevolare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.

In Germania il 38% dei dipendenti spesso lavora in modo flessibile con un ulteriore 32% di lavoro flessibile saltuario[1]. Volkswagen in Germania è spesso presa come esempio di implementazione flessibile di successo delle politiche di lavoro, che provvedono a limitare i messaggi di posta elettronica post-lavoro per i dipendenti tramite l’uso di telefoni aziendali.

Nel Regno Unito, invece, esiste la Smarter Working Initiative (SMI) che mira a offrire a più di 200.000 persone per 200 aziende l’opzione di lavoro flessibile. Nel mese di luglio 2017, la SMI ha incoraggiato gli imprenditori a sostenere questa iniziativa – motivando le persone a lavorare in una situazione che li soddisfi meglio, piuttosto che lavorare in ufficio.

Se il lavoro flessibile non è fra le tue priorità, vale la pena riflettere sulle conseguenze per il tuo team nel caso in cui non possa beneficiare di policy per lo smart working. Secondo una relazione di Deloitte, 1 laureato su 10 vede la flessibilità di orario come il fattore più importante per scegliere un posto di lavoro. Questo può quindi essere un grande strumento per aiutare le aziende ad attrarre e trattenere i talenti, andando così incontro ai dipendenti, in particolare ai più giovani, che vogliono avere la possibilità di lavorare in modo soddisfacente.

In realtà, per consentire un funzionamento flessibile, le organizzazioni devono garantire le basi per sostenere gli sforzi di tutta l’azienda. A livello pratico è necessaria una piattaforma tecnologica che abbia una protezione integrata e una capacità di scalare nel momento in cui l’organizzazione cresce.

La tecnologia ha abilitato il lavoro flessibile, ma spetta alle imprese fare il massimo per trarne vantaggio.

[1] http://www.polycom.com/content/dam/polycom/common/documents/whitepapers/changing-needs-of-the-workplace-whitepaper-enus.pdf