Tutti gli articoli di Matteo Cappadonna

MongoDB rivede la sua licenza opensource

Sorgente: Mia mamma usa Linux! | Autore: Matteo Cappadonna

MongoDB risulta essere uno dei database più apprezzati degli ultimi anni. Nato come database non relazionale basato su documenti simil-json (chiamato BSON), utilizza schemi dinamici (a differenza delle tabelle dei database relazionali tradizionali, che risultano essere più statiche). La sua “elasticità” lo ha portato ad essere al 5° posto dei database più popolari al mondo, ed al 1° posto dei database NoSQL (fonte db-engines.com). Ma un punto a suo favore è sicuramente quello di essere un progetto open source. Il problema che sta affrontando la MongoDB Inc. negli ultimi tempi è che molti cloud provider, soprattutto in Asia, stanno offrendo il servizio MongoDB ai propri clienti senza sottostare alle regole dell’open source. Già, perchè MongoDB è sempre stato rilasciato con la licenza AGPLv3 che, grazie a termini più generici rispetto alla GPLv3 -su cui è basata-, ha reso possibile a queste aziende spingersi ai limiti della licenza stessa: MongoDB was previously licensed under the GNU AGPLv3, which meant companies who wanted to run MongoDB as a publicly available service had to open source their software or obtain a commercial license from MongoDB MongoDB era precedentemente licenziato sotto la GNU AGPLv3, che richiede che le aziende che vogliono eseguire MongoDB come [...]

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RedHat Satellite andrà a braccetto con Ansible

Sorgente: Mia mamma usa Linux! | Autore: Matteo Cappadonna

Quando si tratta di gestire pool di sistemi, il tempo ci ha fornito soluzioni sempre più articolate e comode da usare. Partendo dagli albori in cui ogni sysadmin aveva il suo bagaglio di script shell per automatizzare le attività più ripetitive, si è poi passati prima a sistemi di gestione centralizzati (come Spacewalk), permettendo di avere monitorato lo stato di tutte le proprie macchine e di poter comodamente lanciare comandi (o i buoni vecchi script) su di esse; successivamente, con l’introduzione dei concetti di DevOps hanno fatto capolino sistemi come Ansible, Chef e Puppet (se siete curiosi potete leggere i nostri articoli tecnici su Puppet ed Ansible) che, permettendo di descrivere lo stato dei sistemi usando del codice (o dello pseudo codice), si occupavano del mantenimento dei sistemi in quello stato, permettendo di fatto di automatizzare la gestione anche di centinaia di server in maniera centralizzata, descrittiva e, soprattutto, storicizzata. Proprio l’azienda dal cappello rosso ha tra il suo pacchetto di offerte due prodotti appartenenti a due di queste fasi: da una parte Red Hat Satellite faceva da provisioner e software manager per pool di sistemi, dall’altra Red Hat Ansible Automation, grazie anche all’acquisizione da parte di Red Hat stessa [...]

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Facebook rilascia in opensource il framework PyTorch per l’intelligenza artificiale

Sorgente: Mia mamma usa Linux! | Autore: Matteo Cappadonna

Facebook, abbiamo già avuto modo di dirlo, è da sempre impegnata nell’open source e -più in generale- nel movimento open. Che sia per il rilascio di software (Katran ad esempio) o per il lancio dell’Open Compute Project nel 2011, la sua partecipazione ed i suoi contributi sono sempre stati orientati verso questa ideologia. Seguendo quest’onda in questi giorni ha rilasciato in open source il framework PyTorch 1.0, una serie di librerie Python per l’implementazione di meccanismi di intelligenza artificiale e machine learning che, con questa versione, escono ufficialmente dallo stato di beta. Il sistema promette di permettere agli sviluppatori di spostarsi dalla fase di ricerca (in cui si “allenano” gli algoritmi per il compito che poi dovranno svolgere) alla fase di produzione (in cui questi algoritmi si vanno ad utilizzare) senza dover reimplementare nulla, utilizzando Caffe2 (un framework di deep learning molto in voga ultimamente) ed il formato ONNX (Open Neural Network Exchange), anch’esso open e già abbracciato da parecchi big (Amazon e Microsoft, giusto per citare i nomi più grandi). E, se siete dubbiosi su quanto questo framework possa avere sbocchi nell’utilizzo reale, basti sapere che Facebook stessa già lo utilizza per processare circa sei miliardi di traduzioni al [...]

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Chrome cancella tutti i cookie… eccetto quelli di Google

Sorgente: Mia mamma usa Linux! | Autore: Matteo Cappadonna

Altro giorno, altra bufera intorno a Google ed ai suoi prodotti. Dopo il controverso caso della rimozione di parti di dominio visibili nelle URL e la modifica di impostazioni da remoto sui device Android, l’ultima scossa punta ancora al famoso browser dell’azienda di Mountain View. Già perchè Chrome, come molti browser ad oggi, fornisce un metodo comodo per cancellare i cookies accumulati nel tempo. Per semplificare, i cookie permettono ai siti di caricare informazioni nei browser che possono poi essere mantenute anche quando si naviga in altri lidi. Comunemente una delle feature rese possibili da questo sistema è quello di mantenere lo stato (sessioni) di login nel tempo, così da essere “già loggati” nel momento in cui si ritorna sul sito che inizialmente ha caricato il “biscotto” in questione. Un altro uso molto importante dei cookie è nella visualizzazione di pubblicità mirate agli utenti; vi siete mai chiesti per quale motivo, dopo aver fatto una ricerca su -ad esempio- Amazon, vi appaiono pubblicità rilevanti anche quando navigate sui social network o su siti di notizie? Semplicemente il cookie che il sito in questione può leggere gli permette di reperire dai sistemi di chi ha creato quel cookie informazioni sulle vostre [...]

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Canonical e Microsoft insieme per migliorare Ubuntu su Windows

Sorgente: Mia mamma usa Linux! | Autore: Matteo Cappadonna

Ok, il titolo sicuramente avrà fatto rabbrividire i più, ma alla fine sono mesi (se non anni) che spesso potete leggere articoli dal gusto “Microsoft Loves Linux” (e non solo su queste pagine) che non dovreste più stupirvi più di nulla, neanche del contrario. Qual’è la novità di questi giorni? Beh, pare che Canonical abbia dedicato parte del suo effort nello sviluppo dell’oramai stra-conosciuto Ubuntu in favore dell’integrazione con il sistema operativo Windows. Microsoft già mette a disposizione diverse immagini preconfezionate nella sua Hyper-V gallery, ovvero un vero e proprio catalogo di sistemi operativi che possiamo facilmente eseguire sull’Hyper-V Manager, il sistema integrato di Windows per l’esecuzione di macchine virtuali. Seppur Linux fosse già largamente presente, come ben sappiamo quando andiamo ad installare i vari “guest-tool” forniti dai più comuni sistemi di virtualizzazione desktop (Virtualbox in primis), l’integrazione tra l’OS virtualizzato e quello principale è fondamentale: dalla possibilità di accedere in maniera semplice alle risorse di uno o dell’altro, siano essi gli appunti o i file (giusto per citarne un paio), fino alla gestione del metodo di esecuzione (in finestra o a schermo intero), quando i due sistemi lavorano insieme i vantaggi sono decisamente parecchi. Leggendo il “Report di Utilizzo” [...]

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Back to the kernel: in arrivo un namespace per il tempo

Sorgente: Mia mamma usa Linux! | Autore: Matteo Cappadonna

E’ chiaro che il riferimento al film culto degli anni 80 “Ritorno al futuro” è più che voluto. Ma cosa centra tutto questo con il nostro amato kernel? E’ stata fatta in questi giorni la richiesta di commenti sulla mailing list del kernel riguardo una possibile nuova introduzione nel kernel Linux: un namespace per il tempo. Ma cos’è un namespace, e cosa realmente significa questa aggiunta? Beh, se vi è capitato anche solo una volta di utilizzare un container su Linux, sappiate che li avete utilizzati eccome. Cercando di non andare troppo nel tecnico, i namespace sono una funzione del kernel che permette di “partizionare” le risorse dello stesso al fine di garantire che un processo non solo abbia delle risorse ad esso dedicato, ma non possa in alcun modo accedere alle altre risorse presenti sullo stesso sistema. Al momento il kernel Linux dispone di 7 differenti namespace: mount: gestisce i punti di mount, permettendo di averne di specifici per il relativo namespace pid: separa la lista di ID dei processi net: isola la rete ipc: permette di isolare i processi dal comunicare tra di loro in modalità SysV (ad esempio, utilizzando le funzioni shm -shared memory- per creare memoria [...]

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Device sicuri? Google modifica da remoto le impostazioni dei telefoni Android

Sorgente: Mia mamma usa Linux! | Autore: Matteo Cappadonna

Google sicuramente ha aiutato a definire internet così come lo conosciamo, arrivando in alcuni casi a diventare sinonimo di internet stesso (quante volte qualche nostro parente ci ha chiamato perchè “non andava più Google”?). Seppur con i suoi prodotti si pone come a paladino della libertà degli utenti e dell’open source, e nonostante l’incredibile lavoro che abbia innegabilmente fatto per quest’ultimo, spesso inciampa e mostra quello che è uno dei suoi lati, uno di cui “tutti” siamo a conoscenza ma che viene mostrato di meno: quello del controllo. E’ il caso di parecchi utenti di Android Pie, l’ultima versione di quello che è tra i più diffusi sistemi operativi mobile, che la settimana scorsa si sono visti attivare sul telefono la funzione di Battery Saver. Seppur la funzione di per se non è male (permette di risparmiare batteria disattivando alcune funzionalità come le notifiche o i servizi di localizzazione quando il telefono non è in uso), la cosa ha lasciato perplessi molti utenti: bug del nuovo sistema? O cosa? La risposta è arrivata su Reddit da parte di Google stessa: This was an internal experiment to test battery saving features that was mistakenly rolled out to more users than intended. [...]

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Kodi: il mediaplayer opensource colpito dai cryptominer

Sorgente: Mia mamma usa Linux! | Autore: Matteo Cappadonna

Farsi un media center casalingo con software open source è, ad oggi, estremamente più semplice rispetto a qualche anno fa, in cui si doveva “litigare” con ricompilazioni di mplayer per aggiungere il supporto a questo o quel formato video, lavorare di ffmpeg per convertire i filmati e renderli leggibili e tenere tastiera e mouse collegati al computer in questione per lanciare sulla televisione la puntata successiva della propria serie preferita. Negli anni abbiamo visto crescere Kodi (originariamente con il nome di XBMC), un software open source completo creato per essere la soluzione ultima a questo tipo di utilizzo: lo installi, lo lanci, ed hai il media center pronto, con supporto a diversi formati, sistemi automatizzati per scaricare copertine ed informazioni a riguardo, supporto per telecomandi infrarosso, e tutto quello che si può desiderare per attaccare un sistema alla televisione e fargli fare da media center con il minimo sforzo possibile. Il tutto grazie ad un sistema di addon facilmente installabili per aumentare le funzionalità dello stesso: ti sei comprato l’ultima scheda di decodifica del digitale terrestre? Installi il plugin e ne hai il pieno supporto. Peccato che (già, c’è il risvolto) questi plugin siano forniti da repository esterni a quello [...]

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Cos’è realmente Mozilla?

Sorgente: Mia mamma usa Linux! | Autore: Matteo Cappadonna

Mozilla negli anni si è fatta decisamente un nome. E’ interessante ripercorrere un pochino la storia di questa organizzazione e la sua evoluzione. Tutto ebbe inizio da Netscape, uno dei primi -e più famosi- browser per desktop. Era davvero molto promettente, al punto che nel 1995 si quotò in borsa, dopo solo 18 mesi di vita dell’azienda, con una straordinaria valutazione di circa 3 miliardi di dollari. Qualcuno di noi ancora si ricorda che, pochi anni dopo, l’azienda era decisamente in crisi sovrastata da Microsoft che, grazie alla mossa di inserire Internet Explorer direttamente nel proprio sistema operativo Windows 95, si era guadagnata la maggioranza del mercato browser. Nel ’98 la risposta di Netscape fu improvvisa ed inaspettata: avrebbero reso il codice sorgente della successiva versione disponibile a tutti in una licenza simile alla GPL (ricordiamo che il termine “open source” fu coniato un mese dopo questo annuncio di Netscape). Ovviamente l’operazione non era così semplice, e molto del browser doveva essere riscritto per poter rilasciarlo liberaemente, ma nel 2002 si arrivò finalmente al rilascio di Mozilla 1.0. Purtroppo, in questi ulteriori 4 anni, Internet Explorer si era “mangiato” il resto del mercato, rendendo questo sforzo tecnico -e commerciale- non [...]

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