Tutti gli articoli di Raoul Scarazzini

Debian 10 (Buster) è in freeze, ma prima della release 150 bug critici vanno risolti

Le date di uscita delle release di Debian, non sono mai state certe. Infatti la distribuzione che è alla base di numerose altre (Ubuntu su tutte) punta tutto sulla qualità: il software che esce magari non è l’ultima release disponibile, ma è certamente la più stabile al momento della pubblicazione. La prossima release di Debian sarà la 10, battezzata Buster, come il cane della serie Toy Story (le release di Debian sono tutte nominate sui personaggi del film Pixar): Il fatto è che, per le ragioni di cui sopra, prima che Debain 10 veda i natali, almeno in termini di release candidate (o RC), sarà necessario risolvere ben 150 bug ritenuti critici. Il tutto è spiegato molto chiaramente all’interno di questa mail di Jonathan Wiltshire, del team release di Debian. In realtà non c’è da impressionarsi relativamente ai numeri. Certo, 150 bug critici sono molti, ma è tutto in linea con le release precedenti. In ogni caso la prossima release sarà certamente un buon banco di prova per dissipare le nubi emerse sul progetto recentemente, a partire dalla nomina del nuovo Debian Project Leader per arrivare alle defezioni eccellenti nel parco sviluppatori di cui abbiamo parlato nell’ultimo mese. Staremo a [...]

LinuxJournal e la necessità di evoluzione ed adattamento per la sopravvivenza

Abbiamo parlato a lungo di Linux Journal, la testata storica che letteralmente dagli albori (venne fondata nel 1994) ha raccontato in maniera tecnica le evoluzioni del sistema operativo creato da Linus Torvalds nel 1991. Abbiamo raccontato della sua morte e della sua risurrezione mentre oggi, tempo dopo questi eventi, parliamo di quali siano le lezioni che la redazione e gli autori della testata hanno imparato. In questo lungo articolo scritto da Kyle Rankin (autore storico del magazine), viene esaminata tutta la storia recente della rivista, e del mondo Linux. Come cioè sono cambiati i tempi, l’editoria, la tecnologia ed il vivere l’informatica open-source negli ultimi 10 anni. Linux oggi gira dappertutto ed in particolare su device di cui non è ben chiaro quanto sia open e quanto non lo sia, semplicemente lo si usa. Chi avrebbe scommesso che buona parte del software open-source venisse scritto oggi su sistemi Microsoft o Apple? Eppure la realtà è questa: In the past, technology was largely the domain of the nerds. These days, you’re just as likely to see popular kids, jocks and MBAs using technology and writing software. In passato la tecnologia era considerata roba da nerd. Oggi, bambini, atleti e studenti MBA [Master [...]

Ora che l’OpenStackSummit è morto, siete pronti per l’OpenInfrastructureSummit?

Sin dagli albori della sua fondazione, il progetto OpenStack ha visto nel summit semestrale il momento ideale per raggruppare tutti i membri della vastissima community all’interno di un unico evento nel quale è sempre stato possibile suggerire, proporre ed annunciare i percorsi intrapresi e da intraprendere. Per un certo periodo di tempo al Summit principale è stato addirittura aggiunto un evento parallelo, chiamato PTG , Project Teams Gatherings, dedicato unicamente agli sviluppatori, per consentire degli sprint effettivi all’interno dello sviluppo e non disperdere l’effort che un’occasione così importante (cioè avere sviluppatori di tutto il mondo di persona nello stesso posto) offriva. Ebbene, come abbiamo raccontato nel recente passato, le cose stanno per cambiare nuovamente. Infatti il prossimo Summit della community non sarà più denominato OpenStack Summit, bensì Open Infrastructure Summit e si svolgerà a Denver, dal ventinove aprile al primo maggio. Ma… Cosa cambia? Il blog di Ubuntu ed in particolare un non recentissimo articolo intitolato “Goodbye OpenStack, hello Open Infrastructure Summit” cercano di spiegarlo, ma nella sostanza c’è un discorso filosofico alla base, e soprattutto di audience. OpenStack è stata la buzzword dell’ultimo quinquennio, e negare che abbia perso un po’ di appeal, con l’incalzare delle nuove buzzword (qualcuno [...]

Saturday’s Talks: se systemd ci fosse stato dall’inizio, nessuno avrebbe avuto niente da dire

Lo avevo anticipato mentre cercavo di spiegare la causa di tutti i disservizi avuti questa settimana sul portale (alla fine il downtime è stato basso, ma il giramento di scatole alto quindi ha compensato): il prossimo episodio di “Saturday’s Talks” sarebbe stato dedicato a systemd. Ed eccoci qua. Nel corso dei disservizi abbiamo dovuto imparare che oggi, quando qualcuno installa Ubuntu 18.04 LTS (Long Term Support, la più stabile) la metodologia di default con cui si troverà a configurare la rete è rappresentata dalla combinazione di netplan (chi?) e networkd (ah adesso systemd gestisce pure la rete?). È necessario capire come funzionano quelle due componenti se si vogliono effettuare configurazioni specifiche. Ad esempio un bridge, da documentazione ufficiale, si configura così: network: version: 2 renderer: networkd ethernets: enp3s0: dhcp4: no bridges: br0: dhcp4: yes interfaces: - enp3s0 Non è un file ifcfg-eth come per distro Red Hat based, non è un file interfaces come per distribuzioni Debian like, e allora cos’è? Una cosa nuova, ecco cosa, peraltro limitata al momento solo ad Ubuntu. Il punto però non è netplan, ma networkd che conferma quanto abbiamo imparato: systemd vuole fare tutto. L’init, i log, le login… La rete! E sapete cosa [...]

Quali sono i linguaggi di programmazione più richiesti?

Abbiamo parlato la scorsa settimana (suscitando anche qualche inaspettata polemica) su quali linguaggi sono generalmente più soggetti ai bug, in particolare qual’è stato l’andamento degli stessi nel tempo. Bene, ma al di là dei problemi, quali sono i linguaggi più richiesti? Ci pensa technotification.com in questo articolo a dare una panoramica, basata sul numero di offerte di lavoro presenti attualmente sul mercato, il quale non viene esplicitamente indicato, ma pare essere solamente quello americano. Poco male, poiché per prima cosa il mondo (in generale) IT (nello specifico) è molto piccolo e quindi lo spunto permette comunque una riflessione sullo stato delle cose. Ecco la top 3: Java: con bel 65.986 offerte di lavoro presenti sul mercato, il linguaggio WORA (write once, run everywhere) è il primo in classifica;Python: poco distanziato sul podio c’è il linguaggio creato da Guido van Rossum, con 61.818 offerte;JavaScript: al terzo gradino il linguaggio di scripting per eccellenza che, a dispetto del costante trend di bug in aumento descritto nel precedente articolo rimane richiestissimo, con ben 38.018 offerte disponibili; Chiudono questa classifica C++ con 36.798, C# con 27.521 ed infine “il buon vecchio” PHP che con 16.890 offerte di lavoro si piazza al sesto posto di [...]

Saturday’s Talks: si può vivere senza GUI nel 2019?

È decisamente curioso questo post di Lucas F. Costa nel quale afferma, fornendo peraltro una guida completa, come a suo dire sia possibile oggi, anno 2019, non usare alcun ambiente grafico per lavorare. Non solo, professandosi sviluppatore, Costa è convinto che l’utilizzo della sola console sia più che sufficiente per essere produttivi. E lo professa dalla prima affermazione in merito alla GUI (Graphical User Interface): GUIs are bloatware.Le GUI sono software inutile Per argomentare questa sparata affermazione pone tutta una serie di dimostrazioni ed una lista di software utili a vivere di solo testo: neovimtmuxoterm2zsh e oh-my-zsh Osservatela bene questa lista: è tutto quel che serve per essere produttivi dalla linea di comando. (silenzio riflessivo) Dobbiamo essere sinceri, qui in MMUL c’è stato più di uno che a suo tempo ha pensato di mandare tutto al diavolo e rifugiarsi nella console, un’azione alla “Scappo dalla città“, per la quale affermare con orgoglio che un domani senza ambiente grafico, fatto di Ctrl+b+c per aprire una nuova finestra era possibile. Lo stesso domani in cui sfondi di posti esotici erano da considerarsi snob, che poi sai quanta batteria succhiano? Lo stesso domani in cui essere Neo di Matrix era possibile, con le [...]

Avete un RaspberryPi? Vi piace Minecraft? Esiste un progetto che fa per voi: MinecraftPi

Se siete tra i (milioni? Miliardi?) di appassionati Minecraft vi farà piacere conoscere l’esistenza di un progetto che unisce questo prodotto con il più diffuso computer low-cost del globo terraqueo: il Raspberry Pi. E questo progetto è Minecraft PI Edition. Infatti in forma totalmente nativa, all’interno del sistema operativo Raspian (che verosimilmente avete installato nel vostro Raspberry), basterà digitare: sudo apt-get update sudo apt-get install minecraft-pi ed in pochi secondi vi ritroverete con la Pi Edition di Minecraft installata nel vostro sistema. Cosa è possibile fare? Praticamente tutto. La duttilità del motore e la possibilità di interagirvi mediante Python permettono di fare letteralmente qualsiasi cosa all’interno del mondo virtuale reso disponibile all’interno del vostro Raspberry Pi. Qualche esempio? Stabilire la vostra locazione, teletrasportarvi, modificare la grandezza dei blocchi che create, così come creare dei nuovi blocchi. Il tutto mediante Python, in una maniera che più semplice non si può: from mcpi.minecraft import Minecraft mc = Minecraft.create() mc.postToChat("Hello world") Quindi una volta importata la libreria, la funzione create vi consentirà di connettervi all’istanza del programma e… Voilà il mondo sarà vostro. Interessante? E cosa ne dite del fatto che più Raspberry collegati alla stessa rete sono in grado di condividere lo [...]