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AWS re:Invent 2017: gli annunci più importanti

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AWS DeepLens

Il device AWS DeepLens può appoggiarsi alle tecnologie machine learning.

Il re:Invent 2017 sta per concludersi (oggi è l’ultimo giorno) ed è giunto il momento di passare in rassegna i principali annunci della convention AWS da oltre 40.000 visitatori. Di VMware Cloud abbiamo già parlato in un precedente articolo.

Sicuramente in cantiere già da alcuni mesi, le funzionalità aggiuntive ed in generale il “potenziamento del servizio” (maggior numero di VM controllabili, aggiunta di una seconda region) sono serviti anache a rispondere alla “provocazione” di Microsoft.

Gli addetti ai lavori ipotizzavano l’arrivo di novità su Kubernetes e le tecnologie serverless e machine learning. AWS ha rispettato il copione, di seguito un elenco dei principali annunci del re:Invent:

 

  • Amazon Elastic Container Service for Kubernetes. Lo strumento ideato da Google (ora open source) è la soluzione preferita in ambito enterprise per l’orchestrazione dei container. Il 63% degli utenti Kubernetes è su AWS, afferma il cloud provider. Il servizio non fa altro che offrire supporto ufficiale e piena compatibilità a tutti coloro che utilizzano Kubernetes nel cloud.
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  • Amazon Rekognition Video. Soluzione che espande le capacità di Rekognition (analisi immagini). Il servizio è in grado di appoggiarsi ad algoritmi deep learning per analizzare i filmati ed identificare oggetti/animali/persone ed azioni effettuate dai soggetti ripresi (es: stabilire che una ragazza al parco sta praticando jogging e quindi un’attività sportiva). Per facilitare l’invio e l’archiviazione nel cloud del materiale acquisito da dispositivi vari come telecamere di sorveglianza, AWS ha presentato Amazon Kinesis Video Streams.
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  • SageMarker è un servizio che aiuta gli sviluppatori a creare, addestrare ed effettuare il deploy di modelli machine learning su larga scala.
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  • DeepLens è una piccola telecamera che può avvalersi del machine learning.  Il device è ad esempio in grado di interpretare un sorriso di una persona che scorre un elenco di album musicali come un segno di approvazione/soddisfazione ed adeguare di conseguenza i suggerimenti da mostrargli a breve. O inviare un messaggio al padrone di casa se l’animale domestico ha superato la staccionata o se qualcuno si è introdotto nell’area sorvegliata in sua assenza.
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  • AWS Transcribe, che al momento supporta solo la lingua inglese e spagnola, è in grado di trasformare in testi grammaticalmente corretti le conversazioni ascoltate in qualsiasi video.
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  • Amazon Translate esegue traduzioni in tempo reale, il servizio può ad esempio essere impiegato per tradure in un’altra lingua centinaia di commenti pubblicati su un social network (contenuti generati in tempo reale)  o per tradurre una risposta del servizio di assistenza clienti (dall’inglese ad un altra lingua via email, ticket system, chat etc.).
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  • Amazon Comprehend analizza i testi individuando varie tipologie di entità (persone, prodotti, punti di interesse, brand etc.), sentimenti (positivi, negativi, neutrali etc.) ed estrapolando frasi chiave. Al momento sono supportate solo due lingue, inglese e spagnolo.
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  • Amazon Aurora Serverless e Multi-Master. Il database Aurora è ora in grado di avviare e terminare automaticamente delle istanze adeguandole ai carichi di lavoro. Multi-Master migliora la resilienza e le performance del database scalando su più data center e distribuendo i processi di scrittura su più availability zone.
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  • AWS Neptune è un graph database full managed. Può rivelarsi utile nella creazione di mappe concettuali, ad esempio per sviluppatori che vogliono elaborare una schema delle relazioni tra differenti entità di un network.
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  • Glabal Tables ed una nuova funzionalità di backup e ripristino sono state invece implementate su DynamoDB. La prima consente di replicare le tabelle in diverse region, andando oltre le consuete availability zone, abbassando le latenze ed incrementando le prestazioni delle app. La seconda consente di effettuare backup continui o su richiesta dell’utente.

Quali saranno le risposte dei competitor all’indomani del re:Invent 2017?

Fonti: 1, 2, 3

Hurricane Electric: network IPv6 a quota 4000

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L'infrastruttura di rete della compagnia è collegata a 4000 network IPv6.

La compagnia raggiunge le principali aree del globo. I network IPv6 collegati ad HE sono ora 4000. Fonte: sito ufficiale

Hurricane Electric (HE) è un importante operatore di rete, service e data center provider statunitense (sede a Fremont, California) che nella giornata di lunedì (14 Agosto) ha annunciato di aver raggiunto un importante traguardo, ovvero di essere il primo ad aver collegato alla propria infrastruttura di rete (che come mostra l’immagine in cima alla pagina tocca tutte le aree “strategiche” del globo) 4000 network IPv6 – nel 2010 erano circa 1000 e si trattò ancora una volta di un primato per il settore.

Negli ultimi anni HE è riuscita a distinguersi anche per numero di network IPv4 collegati tagliando, sempre prima della concorrenza, il traguardo delle 5000 reti (Marzo 2016, ora sono invece 6400). Mike Leber (presidente HE) ha commentato positivamente i dati affermando che ciò non farà altro che aumentare il numero di destinazioni raggiunte, abbassare le latenze ed incrementare il throughput delle reti e delle compagnie internet che si affidano ad HE.

IPv6, strada in salita

I dati diffusi dalla HE, sicuramente interessanti per gli addetti ai lavori e meno per i comuni lettori, sono utili a valutare la situazione di IPv6 a livello globale che, senza troppi giri di parole, appare ancora complicata.

Nel suo periodico report (Aprile 2017), Akamai aveva parlato di “soli” 4 miliardi di indirizzi IPv6 unici, un modesto numero se si considerano gli ormai 5 anni trascorsi dal lancio “ufficiale” (si iniziò a pensare al successore di IPv4 già negli anni ’90, l’impiego su scala ridotta partì invece prima del 2012 ) e l’esaurimento degli indirizzi IPv4 in alcune aree geografiche (Nord America).

Per provider e clienti, il passaggio totale (o quasi) al nuovo standard porterebbe indubbiamente diversi vantaggi. L’assenza di retrocampatibilità tra i due protocolli ha tuttavia frenato in modo netto l’adozione di IPv6 e diverse aziende, piuttosto che cimentarsi in problematici processi di migrazione (si era parlato anche degli inadeguati strumenti di sicurezza disponibili per chi si appoggia ad IPv6), sono rimaste al vecchio standard o hanno cercato di acquistare indirizzi IPv4 sul mercato “dell’usato”.

Per quanto tempo durerà questo trend? Probabilmente altri 5 o 6 anni, supponendo che la crescita di accessi IPv6 ai portali Google rimanga costante, +10% circa ogni 18/19 mesi – erano il 10% del totale a Gennaio 2016, sono ora al 20% a fine Luglio 2017. Teoricamente la parità (50/50) tra i due protocolli sarà raggiunta solo dopo il 2020.

Fonte: 1

 

 

 

 

 

Web Server: prosegue la scalata di NGINX

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nginx

Netcraft ha aggiornato al mese di Luglio 2017 i dati del report che analizza la diffusione e popolarità dei web server. Ed ancora una volta è Nginx ad attirare l’attenzione degli analisti: con una sostenuta e costante crescita che dura ormai da mesi, si appresta probabilmente a superare Microsoft IIS entro la fine dell’anno – per quanto riguarda il numero di computer visibili online (web facing computer).

In generale, afferma il rapporto, sono stati rilevati 1,767,964,429 siti e 6,593,508 web facing computer. Rispetto ad Agosto 2016 si registra rispettivamente un aumento di +614,305,016 siti e +612,884 web facing computer.

Nginx ha guadagnato in 30 giorni 52,000 computer (+3,84%) e si posiziona ora al terzo posto della classifica generale. Microsoft è a portata di mano, osservano gli analisti, ed in base alle previsioni il sorpasso avverrà entro la fine del 2017.

Web server, Nginx in ascesa

Apache è in calo ma mantiene saldamente il primato. Nginx è destinato a superare Micorosft entro la fine dell’anno. Fonte: Netcraft

Da un punto di vista prettamente numerico, Apache ha gudagnato 7,500 computer ma ha visto in ogni caso calare le proprie quote di mercato – con il 42.78% resta comunque in vetta alla classifica. Microsoft ha ceduto invece 6,400 computer nell’ultimo mese.

Web server, Nginx in ascesa

Sono solo 122,000 i computer che separano Nginx da Microsoft. Fonte: Netcraft

Il crescente successo di Nginx è meglio osservabile analizzando il seguente grafico:

Web server, Nginx in ascesa

Dal 2008 in poi Nginx non ha avuto segni di cedimento. Fonte: Netcraft

Hostname: ruoli invertiti per Microsoft ed Apache

Se Nginx guadagna terreno nella conta dei web facing computer, passando agli hostname (tutti i siti rilevati) è Microsoft ad ottenere il risultato più importante. I 70 milioni di hostname guadagnati nell’ultimo mese e gli oltre 50 milioni persi da Apache consegnano infatti a Redmond (per la prima volta) la quota di maggioranza del mercato:

Web server, Microsoft guida la classifica per hostname

4 anni fa Apache era al 52% mentre Microsoft al 19%. I ruoli si sono invertiti. Fonte: Netcraft.

Considerando invece i siti classificati da Netcraft come “attivi”, le percentuali tornano nettamente a favore di Apache:

Web server, classifica per siti attivi

Fonte: Netcraft

Fonte: 1