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Reinventare l’approccio alla sicurezza

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Assistiamo a uno sviluppo significativo delle smart city, con trasporti pubblici senza conducente, pagamenti contactless, assistenti personali virtuali, raccolta intelligente dei rifiuti e parcheggi smart che vengono sperimentati o utilizzati in tutto il mondo. Presto avremo auto senza conducente, case abilitate all’uso di IoT in grado di rilevare quando c’è bisogno di riparazioni e controllo del traffico tramite l’intelligenza artificiale.

Ma queste innovazioni, che sono accolte favorevolmente dalle imprese e dalle città intelligenti, richiedono anche la fiducia dei consumatori e la totale garanzia di sicurezza. E più imprese intraprendono queste nuove proposte, più sono apparentemente a rischio. Tutto in un momento in cui la protezione di dati e sistemi è più importante che mai.

Queste innovazioni rimangono necessarie per il successo delle imprese e delle città. Quindi, per evolvere, le aziende devono considerare l’innovazione e la sicurezza in tandem. L’IT ha bisogno di soluzioni in grado di proteggere le interazioni tra utenti, applicazioni e dati in luoghi più dinamici, complessi ed estesi che mai.

Ciò significa reinventare l’approccio alla sicurezza: passare da una ricerca dispendiosa in termini di tempo, quasi senza speranza per ogni singola possibile minaccia, capire esattamente cosa si suppone debba fare un carico di lavoro e agire immediatamente quando c’è una deviazione da ciò. Affinché l’innovazione continui, le imprese devono considerare questo approccio come parte intrinseca della gestione dell’infrastruttura.

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Un anno in 500 parole – gli highlight del 2017

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È tempo di bilanci anche per noi, dagli annunci a eventi da record, da novità tecnologiche entusiasmanti a nuovi modi di condividere idee, abbiamo selezionato alcuni dei punti salienti del 2017.

Tecnologia rivoluzionaria al VMworld Europe

L’evento clou dell’anno per noi è sempre VMworld e il 2017 non è stato diverso. 11.000 partecipanti hanno reso il VMworld Europe il più grande di sempre, con clienti, partner, influencer, media, dirigenti, responsabili IT, analisti e tutti gli interlocutori arrivati a Barcellona per conoscere gli ultimi annunci e i commenti dei nostri Executive su come costruire il successo, sull’evoluzione della tecnologia e sull’interazione.

L’anno dell’hyper-convergenza

Ma non sono solo i tre giorni a Barcellona, il 2017 è stato incredibile per VMware in molte aree, una delle quali è stata l’hyper convergence. Secondo IDC, nel primo trimestre del 2017, le vendite di sistemi iper-convergenti sono aumentate del 64,7% su base annua, qualcosa che abbiamo visto con la nuova versione di vSAN 6.6. Abbiamo superato i 10.000 clienti vSAN a inizio settembre, e a questi offriamo una maggiore sicurezza, un total cost of ownership inferiore e una business continuity garantita.

La forza del Digital Workspace

Avvicinandosi all’utente finale, un aspetto della trasformazione digitale che ha avuto un ruolo preminente è stato il digital workspace, un nuovo approccio all’IT incentrato sul consentire ai dipendenti di lavorare in modo opportuno per fornire i risultati attesi, attraverso la disponibilità delle app di cui avevano bisogno su dispositivi scelti da loro ovunque si trovino. Con la produttività e l’impegno della forza lavoro come obiettivo principale per le aziende, il ruolo della tecnologia nell’ispirare i dipendenti è sempre più prioritario.

Uniti si vince

La proliferazione e la natura continua degli ambienti cloud fa si che molte organizzazioni utilizzino molti diversi tipi di cloud. Mentre vanno avanti nel proprio percorso di trasformazione digitale, è fondamentale portare tutti questi ambienti in un approccio unificato per garantire alle aziende di ottenere il massimo dai loro investimenti nel cloud. A tal fine, abbiamo sviluppato una pratica infografica per aiutare le organizzazioni ad accelerare la trasformazione cloud.

Cross-cloud – la chiave per l’innovazione di business e l’agilità?

Quest’anno, il giusto mix di ambienti cloud è stato all’ordine del giorno per molti clienti. A tal fine, abbiamo analizzato in modo più approfondito l’approccio cross-cloud, fornito alcune motivazioni sul perché dovrebbe essere adottato e in che modo contribuisce all’innovazione e all’agilità del business.

Tech on the road

Infine, una nuova serie che offre alle persone una panoramica delle opinioni di alcuni dei nostri migliori esperti. Il 2017 ha visto il debutto di Carpool Tech Talks, dove personaggi come Garry Owen, Joe Baguley e Rory Choudhuri hanno parlato dell’evoluzione di VMware, della trasformazione della sicurezza e del potenziale delle auto elettriche. Ci saranno ancora altri Tech Talk nel 2018, quindi continua a seguirci, e se c’è un argomento che ti piacerebbe vedere discusso, facci sapere nei commenti qui sotto.

Questi sono i nostri migliori momenti del 2017! Quali sono i tuoi? Lascia un commento qui sotto o entra in contatto con noi via Twitter.

UE all’ICANN: Whois non rispetta la normativa vigente

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ICANN e Whois

Nuovo imprevisto per l’ICANN e le difficili manovre di avvicinamento al GDPR (General Data Protection Regulation), la nuova normativa sulla protezione dei dati personali ad entrare in vigore da Maggio 2018.

In alcuni post precedenti abbiamo visto come lo stesso ente stia “navigando a vista” e non abbia in mente una strategia precisa. Al contempo i Registri Verisign ed Afilias stanno ad esempio sperimentando l’ipotetico successore di Whois, RDAP (Registration Data Access Protocol), ma rappresentano la minoranza di una categoria che sta ancora valutando il da farsi; il CENTR (Council of European National Top Level Domain Registries) ha avviato alcune indagini interne per vagliare le intenzioni dei membri ma oltre a generali indicazioni si attende l’apertura di vari “tavoli di discussione” che, probabilmente, non riusciranno a produrre nulla di concreto entro il 28 Maggio.

A complicare ulteriormente il quadro la comunicazione inviata dal gruppo di lavoro dell’UE WP29 (Article 29 Working Party), che prende il nome dall’articolo 29 della normativa vigente sulla tutela dei dati personali (risale al 1995) ed è formato dalle agenzie di protezione dati di ciascuno Stato membro.

Whois non rispetta le regole

Le parole del WP29 sono state piuttosto chiare: essendo la pubblicazione online dei dati personali del cliente un requisito necessario all’acquisto del dominio ed essendo i record Whois liberamente consultabili, l’ICANN sta infrangendo le normative previste dalla “vecchia normativa” varata nel 1995 (95/46/EC) – della quale il GDPR ricalca alcuni aspetti.

WP29 wishes to stress that the unlimited publication of personal data of individual domain name holders raises serious concerns regarding the lawfulness of such practice under the current European Data Protection directive (95/46/EC), especially regarding the necessity to have a legitimate purpose and a legal ground for such processing.

L’approccio ottimale suggerito dal WP29 rispecchia quanto previsto dall’attuale normativa (e quella futura), ovvero la possibilità di segmentare la consultazione dei record permettendo accesso completo alle sole forze dell’ordine ed altri enti che ne richiedono la visione per accertamenti di varia natura. La questione non sembra essere tuttavia nuova perchè tale richiesta fu già avanzata all’ICANN nel 2003:

WP29 has stressed the importance of layered access to the personal data contained in the WHOIS directories since 2003. Since the GDPR is based on the same principles as the data protection Directive, and there is no fundamental change in the available legal grounds, WP29 urges ICANN to analyse whether modifications to its WHOIS-policy are needed.

Ora non resta che attendere le mosse dell’ICANN, intenzionato a fornire delle linee guida più dettagliate entro il 22 di Dicembre – afferma al stampa specializzata.

Fonte: 1

IoT: basta “fai da te”, si passa all’industrializzazione.

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di Alberto Bullani, Country Manager VMware Italia

Innumerevoli report di analisti evidenziano l’aumento del numero di oggetti connessi (IoT) e l’incredibile potenziale economico che tale fenomeno porta con sé. Per certi versi, l’IoT completa la tecnologia digitale fornendo alle aziende le “cellule nervose” addette alla trasmissione delle informazioni. Un grande vantaggio per le aziende che saranno pronte al cambiamento. L’entusiasmo è legittimo, tuttavia occorre prestare attenzione alle possibili delusioni. Come tutti i più rivoluzionari trend tecnologici, anche questo, dopo una fase iniziale di euforia, prevede naturalmente il ritorno alla realtà: un preludio all’industrializzazione.

 L’IoT sposta il valore e lo amplifica. Questo profondo cambiamento ha conseguenze importanti per i modelli di business. Le aziende dovranno valorizzare e monetizzare la gigantesca massa di dati generati da miliardi di oggetti connessi. Alcune aziende hanno compreso perfettamente questa necessità. Una di queste è GE, che si è fatta strada tra i pionieri dell’Industrial Internet of Things (IIoT). Oltre ai processi esistenti, che subiranno un miglioramento, emergerà una moltitudine di nuovi servizi basati sull’analisi dei dati. I responsabili devono comprendere il significato delle tecnologie e prevedere l’impatto che queste avranno sulle aziende e sull’infrastruttura tecnica. L’IoT sta ridisegnando tutto il panorama concorrenziale e creando nuovi ecosistemi. La sfida per le aziende è rappresentata dalla necessità non solo di mantenere la propria posizione all’interno della catena del valore, ma anche di migliorarla. Molte aziende sono ancora in fase di progetto pilota o addirittura di R&D. Per andare avanti, è necessario risolvere la questione della complessità insita nell’IoT.

Non solo complessità. L’IoT, sicuramente più che i Big Data e il cloud, è caratterizzato da un’architettura complessa. Nell’attuale panorama industriale, esistono sensori di molti tipi diversi che sono in grado di misurare praticamente qualsiasi cosa, oltre che di controllare e pilotare apparecchiature o processi industriali. Finora questi sistemi sono tuttavia rimasti isolati, senza alcun collegamento con i sistemi informatici centrali, impedendo così l’utilizzo incrociato di tutti i dati generati. Grazie alla connessione degli oggetti a Internet si ha la convergenza tra i sistemi industriali e quelli informatici, per cui i team devono imparare a collaborare per superare divergenze e abitudini differenti.

L’uso dei sensori è ormai esteso a tutte le aree di attività. La natura eterogena di questi strumenti consente di impiegarli per apportare intelligenza a veicoli, negozi, città, sistemi sanitari e processi di logistica, supervisione o manutenzione. La proliferazione di oggetti connessi sta mettendo a dura prova i principi stessi della sicurezza. Ogni oggetto connesso è come una falla nelle pareti dei data center. È necessario prendere atto di questo problema e ripensare la sicurezza di conseguenza. Attacchi recenti hanno mostrato, ad esempio, come le videocamere connesse possono essere sabotate per causare malfunzionamenti di tipo Denial of Service (DoS) e bloccare tutte le attività aziendali.

Con l’IoT, le aziende creano un vero e proprio “sistema nervoso”. Le informazioni vengono trasmesse dalla “cellula nervosa” (il sensore) al “cervello” (il data center e il cloud). Alcune azioni conseguenti saranno “involontarie” (eseguite automaticamente dalle apparecchiature connesse), mentre altre saranno “volontarie” (risultanti dal processo di elaborazione avvenuto nel data center o nel cloud). La sfida consiste nel connettere in modo semplice e sicuro questa enorme quantità di oggetti alla rete aziendale, portando i dati giusti nei data center. Entrano così in gioco molti fattori. Operation accurate e sicure richiedono una perfetta coordinazione. Questo sarà proprio il compito delle piattaforme IoT. Alcune trasporteranno i flussi di dati (le informazioni dei sensori) e le relative analisi, mentre altre si occuperanno delle infrastrutture (i “sistemi nervosi”) e della sicurezza. L’offerta VMware è logicamente incentrata sulla piattaforma dell’infrastruttura, come annunciato il 9 maggio 2017: VMware Pulse IoT Center. Questa soluzione di gestione dell’infrastruttura IoT mira a ridurre le complessità, migliorare l’affidabilità, accelerare il ritorno dell’investimento e, naturalmente, garantire la protezione necessaria. In questo breve video Ray O’Farell, CTO di VMware e più recentemente capo della divisione IQT di Dell, spiega i principi alla base della soluzione VMware Pulse IoT Center.

Diversamente da molte soluzioni basate soprattutto sul software, l’IoT (e ancor più l’IIoT) include elementi hardware i cui investimenti si posizionano su cicli a lungo termine. Fin dalla fase di progettazione delle soluzioni, è necessario anticipare l’evoluzione di tutti questi componenti e fornire strumenti per automatizzare l’aggiornamento dei relativi microcodici. Tutt’altro che una moda passeggera, l’IoT è ormai una certezza. È quindi giunto il momento di passare alla fase di implementazione industriale per poter distribuire le soluzioni in modo funzionale e sicuro, e quindi cogliere i vantaggi previsti.

Addio licenze software: il futuro è SaaS

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Oracle è anche un noto provider di soluzioni SaaS

L’infografica che Oracle ha dedicato alla propria suite SaaS. Fonte: sito ufficiale.

L’acquisto delle licenze software sembra una pratica destinata a divenire obsoleta nell’arco di alcuni anni, affermano gli analisti Gartner. Entro il 2019 i principali software enterprise, almeno 1/3, passeranno  dal modello cloud first a quello cloud only. La seconda notizia che non farà certamente piacere alle aziende sarà il costante incremento dei prezzi delle soluzioni SaaS, unitamente all’indesiderata problematica del vendor lock-in, l’impossibilità di cambiare facilmente il fornitore del servizio.

Se si confronta l’andamento del mercato IaaS con quello SaaS ci si accorge che i due si stanno orientando verso modelli completamente differenti: il primo è caratterizzato da un’ampia libertà concessa ai clienti (è relativamente facile spostare un workload da un provider all’altro) e da un costante calo dei prezzi – sui quali si gioca in parte la battaglia tra i big del settore. Il secondo poggia invece su una palese strategia di lock-in ed una corsa al rialzo dei listini (+8% su base annua negli ultimi tre anni).

E’ per questo che “occorre prestare attenzione al SaaS”, ha osservato Milind Govenkar (research VP presso Gartner).

L’esempio SaaS di Schneider Electric

Dalle tendenze di mercato si ricavano le principali problematiche del modello SaaS: affidandosi ad una soluzione di terze parti e sulla quale non si ha alcun controllo, il cliente non ha alcuna voce in capitolo in merito al listino prezzi – la cui gestione resta a discrezione del vendor. Essendo infine tali software profondamente integrati con le operazioni interne dell’azienda, è estremamente difficile cambiare provider.

Una tipologia di software che corrisponde perfettamente all’identikit tracciato è quella DCMI (data center infrastructure management). Il livello di penetrazione di una soluzione DCMI nell’infrastruttura on premise è elevato andando a permearne quasi ogni ambito, dai sistemi elettrici/meccanici fino a quelli di gestione dei servizi IT. Considerando gli elevati costi e la difficoltà di deploy di una soluzione DCMI, è chiaro che il contratto firmato con il provider sia considerabile quasi come “a vita”.

Interpellato dal portale Data Center Knowledge, Steven Carlini (senior marketing director data center product presso Schneider Electric, noto provider di soluzioni DCMI) ha confermato le previsioni degli analisti, sebbene l’espressione “sul lungo termine” indichi un periodo di transizione superiore ai due anni suggeriti da Gartner: “That’s the roadmap [in the long term]. […] Because it makes sense; instead of trying to have (on-premises) instances of DCIM and every application, to have it managed in the cloud and have the data, so that’s the roadmap.”  

Fonte: 1

AWS re:Invent 2017: gli annunci più importanti

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AWS DeepLens

Il device AWS DeepLens può appoggiarsi alle tecnologie machine learning.

Il re:Invent 2017 sta per concludersi (oggi è l’ultimo giorno) ed è giunto il momento di passare in rassegna i principali annunci della convention AWS da oltre 40.000 visitatori. Di VMware Cloud abbiamo già parlato in un precedente articolo.

Sicuramente in cantiere già da alcuni mesi, le funzionalità aggiuntive ed in generale il “potenziamento del servizio” (maggior numero di VM controllabili, aggiunta di una seconda region) sono serviti anache a rispondere alla “provocazione” di Microsoft.

Gli addetti ai lavori ipotizzavano l’arrivo di novità su Kubernetes e le tecnologie serverless e machine learning. AWS ha rispettato il copione, di seguito un elenco dei principali annunci del re:Invent:

 

  • Amazon Elastic Container Service for Kubernetes. Lo strumento ideato da Google (ora open source) è la soluzione preferita in ambito enterprise per l’orchestrazione dei container. Il 63% degli utenti Kubernetes è su AWS, afferma il cloud provider. Il servizio non fa altro che offrire supporto ufficiale e piena compatibilità a tutti coloro che utilizzano Kubernetes nel cloud.
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  • Amazon Rekognition Video. Soluzione che espande le capacità di Rekognition (analisi immagini). Il servizio è in grado di appoggiarsi ad algoritmi deep learning per analizzare i filmati ed identificare oggetti/animali/persone ed azioni effettuate dai soggetti ripresi (es: stabilire che una ragazza al parco sta praticando jogging e quindi un’attività sportiva). Per facilitare l’invio e l’archiviazione nel cloud del materiale acquisito da dispositivi vari come telecamere di sorveglianza, AWS ha presentato Amazon Kinesis Video Streams.
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  • SageMarker è un servizio che aiuta gli sviluppatori a creare, addestrare ed effettuare il deploy di modelli machine learning su larga scala.
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  • DeepLens è una piccola telecamera che può avvalersi del machine learning.  Il device è ad esempio in grado di interpretare un sorriso di una persona che scorre un elenco di album musicali come un segno di approvazione/soddisfazione ed adeguare di conseguenza i suggerimenti da mostrargli a breve. O inviare un messaggio al padrone di casa se l’animale domestico ha superato la staccionata o se qualcuno si è introdotto nell’area sorvegliata in sua assenza.
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  • AWS Transcribe, che al momento supporta solo la lingua inglese e spagnola, è in grado di trasformare in testi grammaticalmente corretti le conversazioni ascoltate in qualsiasi video.
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  • Amazon Translate esegue traduzioni in tempo reale, il servizio può ad esempio essere impiegato per tradure in un’altra lingua centinaia di commenti pubblicati su un social network (contenuti generati in tempo reale)  o per tradurre una risposta del servizio di assistenza clienti (dall’inglese ad un altra lingua via email, ticket system, chat etc.).
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  • Amazon Comprehend analizza i testi individuando varie tipologie di entità (persone, prodotti, punti di interesse, brand etc.), sentimenti (positivi, negativi, neutrali etc.) ed estrapolando frasi chiave. Al momento sono supportate solo due lingue, inglese e spagnolo.
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  • Amazon Aurora Serverless e Multi-Master. Il database Aurora è ora in grado di avviare e terminare automaticamente delle istanze adeguandole ai carichi di lavoro. Multi-Master migliora la resilienza e le performance del database scalando su più data center e distribuendo i processi di scrittura su più availability zone.
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  • AWS Neptune è un graph database full managed. Può rivelarsi utile nella creazione di mappe concettuali, ad esempio per sviluppatori che vogliono elaborare una schema delle relazioni tra differenti entità di un network.
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  • Glabal Tables ed una nuova funzionalità di backup e ripristino sono state invece implementate su DynamoDB. La prima consente di replicare le tabelle in diverse region, andando oltre le consuete availability zone, abbassando le latenze ed incrementando le prestazioni delle app. La seconda consente di effettuare backup continui o su richiesta dell’utente.

Quali saranno le risposte dei competitor all’indomani del re:Invent 2017?

Fonti: 1, 2, 3

VMware Cloud su AWS: le novità del re:Invent 2017

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VMware Cloud: gli annunci del re:Invent 2017

Lo scontro a distanza tra VMware/AWS e Microsoft continua e sceglie il palco del re:Invent 2017 di Las Vegas per scrivere l’ultimo capitolo della vicenda iniziata lo scorso 21 Novembre. In breve Corey Sanders (Director of Compute Azure) annunciava l’arrivo di nuovi servizi per facilitare la migrazione di clienti VMware su Azure, affermando inoltre che la proposta VMware Cloud (su AWS, naturalmente il competitor non è stato menzionato) era inadeguata a soddisfare le “esigenze cloud ibrido” di determinati clienti.

La risposta di VMware non si era fatta attendere: nessun tipo di assistenza ai clienti che sceglieranno Azure, piattaforma non testata/certificata dagli ingegneri VMware ed inadeguata a soddisfare le esigenze cloud ibrido e multi cloud dei clienti – scriveva qualche giorno dopo Ajay Patel (senior vp for product development and cloud services presso VMware).

Quale migliore vetrina del re:Invent 2017 per ribadire meglio il concetto a Microsoft? Nella seconda giornata della convention sono infatti arrivati con una certa puntualità una serie di annunci che vanno ad espandere le funzionalità di VMware Cloud: si va da una soluzione “disaster recovery” as a service basata su Site Recovery VMware fino ad una migliorata portabilità/migrazione delle app ed un ampliamento dell’ecosistema partner ma non solo.

Destinazione cloud ibrido

Infografica dedicata al disaster recovery

Panoramica delle funzionalità disaster recovery

 

Nel caso in cui le VM on premise non siano più in grado di operare correttamente, le app ed i workload in esse ospitati saranno spostati automaticamente nel cloud AWS. Il modello tariffario applicato sarà il classico pay per use, i clienti pagheranno in base all’effettivo utilizzo del servizio e solo per le VM che si è deciso di proteggere con la “variante cloud” di Site Recovery.

Il focus sul cloud ibrido continua con Hybrid Cloud Extension, disponibile in preview mode e pensato per per chi gestisce applicazioni ibride. Tra le caratteristiche principali: migrazioni automatizzate e su larga scala per i workload; connessioni sicure e ad alte prestazioni per applicazioni ibride; mobilità delle app tra ambienti vSphere on premise e VMware Cloud AWS; interconnessioni multi sito, ottimizzato per WAN e load balanced. Si unisce poi alla suite anche vMotion che, grazie anche al supporto ad AWS Direct Connect, permette la migrazione di workload in esecuzione da ambienti on premise al cloud.

Il rilancio si completa con un ampliamento dei partner che supportano VMware Cloud su AWS, la possibilità di gestire decine di migliaia di VM e la disponibilità del servizio in una nuova region (US East si affianca alla US West supportata dal lancio).

Fonte: 1

CENTR: il mercato dei domini nel Q3 2017

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Il rapporto del CENTR sul mercato dei domini (Q3 2017)

.TOP ed .XYZ hanno contribuito in modo decisivo al calo delle percentuali di crescita. Se le due estensioni non fossero state considerate si sarebbe registrato un +1% nel Q3 2017 ed un +2.5% su base annua (YOY). Fonte: rapporto CENTR.

Il CENTR (Council of European National Top-Level Domain Registries) ha rilasciato in questi giorni il DomainWire Global TLD Report aggiornato al terzo trimestre dell’anno (Q3 2017).

Solitamente ci dedichiamo alla sola analisi del report Verisign ma il CENTR è in grado di offrirci informazioni più precise sull’andamento del mercato dei domini nel Vecchio continente. 

Prima di tutto bisogna ricordare che il CENTR adotta una terminologia leggermente differente da quella Verisign. Nello specifico per gTLD legacy si intendono tutti i domini rilasciati dall’ICANN prima del 2012, anno in cui è stato avviato il programma di “rilancio” del mercato che prevedeva il lancio di 700 nuove estensioni (nuovi gTLD). In questo gruppo figurano .AERO, .ASIA, .CAT, .COM, .INFO, .JOBS, .MOBI, .NAME, .NET, .ORG, .PRO, .TEL, .TRAVEL, .XXX.

A livello globale il CENTR ha censito 311 milioni di domini e constatato un calo delle percentuali di crescita che l’industria si trascina ormai da alcuni anni. Ad aver contribuito al consolidamento del trend negativo “l’evaporazione” degli investimenti cinesi e la contrazione significativa delle estensioni .XYZ e .TOP, il cui precedente boom era stato sicuramente provocato da manovre speculative.

Le quote di mercato si suddividono in modo quasi equo tra ccTLD (40.7%) e legacy gTLD (52.7%). I gTLD restano invece al 6.6% (-0.9%), complice anche il calo di .XYZ e .TOP.

I

Andamento dei ccTLD e dei gTLD

Nell’area europea sono presenti 56 ccTLD e 70.8 milioni di domini suddivisi a loro volta in tre zone in base al numero di registrazioni: ristretta (inferiori a 250.000), media (tra 250.000 ed 1 milione) ed estesa (oltre 1 milione).

La zona intermedia è stata prima trainata verso l’alto e poi verso il basso dagli investitori cinesi fino a stabilizzarsi sull’attuale linea “piatta”. La zona estesa ha invece registrato nell’ultimo anno una lieve crescita dovuta probabilmente ad un più elevato tasso di rinnovi.  In questa categoria si sono distinti per tassi di crescita .CA, .CH, .FR e .IT. In negativo .PL (-4% circa) e .EU (-2% circa).

Il rapporto del CENTR sul mercato dei domini (Q3 2017). Focus sull'Europa.

Fonte: rapporto CENTR.

Se si considerano tutte e 37 gli stati presenti nell’area europea, i ccTLD rappresentano il 58% del mercato seguiti dai legacy gTLD (39%) e dai nuovi gTLD (2.4%). La market share dei ccTLD oscilla dal 16% al 79%.

Il rapporto del CENTR sul mercato dei domini (Q3 2017). Focus sui gTLD

Fonte: rapporto CENTR.

Per quanto riguarda i gTLD sono presenti sul mercato 671 estensioni, i nuovi gTLD (2012 in poi) rappresentano l’11% del totale. I domini che hanno registrato i tassi di crescita più elevati del trimestre (da non confondere con i valori su base annua nella figura qui sopra) sono .MEN, .KIWI, .PYC, .LOAN, .STREAM. In termini assoluti, sottolinea il report, .COM è l’estensione che ha totalizzato il maggior numero di registrazioni ovvero 1.9 milioni nell’ultimo anno.

Fonte: 1