Archivi categoria: Cloud Computing

Addio licenze software: il futuro è SaaS

Facebooktwittergoogle_plusredditlinkedin
Oracle è anche un noto provider di soluzioni SaaS

L’infografica che Oracle ha dedicato alla propria suite SaaS. Fonte: sito ufficiale.

L’acquisto delle licenze software sembra una pratica destinata a divenire obsoleta nell’arco di alcuni anni, affermano gli analisti Gartner. Entro il 2019 i principali software enterprise, almeno 1/3, passeranno  dal modello cloud first a quello cloud only. La seconda notizia che non farà certamente piacere alle aziende sarà il costante incremento dei prezzi delle soluzioni SaaS, unitamente all’indesiderata problematica del vendor lock-in, l’impossibilità di cambiare facilmente il fornitore del servizio.

Se si confronta l’andamento del mercato IaaS con quello SaaS ci si accorge che i due si stanno orientando verso modelli completamente differenti: il primo è caratterizzato da un’ampia libertà concessa ai clienti (è relativamente facile spostare un workload da un provider all’altro) e da un costante calo dei prezzi – sui quali si gioca in parte la battaglia tra i big del settore. Il secondo poggia invece su una palese strategia di lock-in ed una corsa al rialzo dei listini (+8% su base annua negli ultimi tre anni).

E’ per questo che “occorre prestare attenzione al SaaS”, ha osservato Milind Govenkar (research VP presso Gartner).

L’esempio SaaS di Schneider Electric

Dalle tendenze di mercato si ricavano le principali problematiche del modello SaaS: affidandosi ad una soluzione di terze parti e sulla quale non si ha alcun controllo, il cliente non ha alcuna voce in capitolo in merito al listino prezzi – la cui gestione resta a discrezione del vendor. Essendo infine tali software profondamente integrati con le operazioni interne dell’azienda, è estremamente difficile cambiare provider.

Una tipologia di software che corrisponde perfettamente all’identikit tracciato è quella DCMI (data center infrastructure management). Il livello di penetrazione di una soluzione DCMI nell’infrastruttura on premise è elevato andando a permearne quasi ogni ambito, dai sistemi elettrici/meccanici fino a quelli di gestione dei servizi IT. Considerando gli elevati costi e la difficoltà di deploy di una soluzione DCMI, è chiaro che il contratto firmato con il provider sia considerabile quasi come “a vita”.

Interpellato dal portale Data Center Knowledge, Steven Carlini (senior marketing director data center product presso Schneider Electric, noto provider di soluzioni DCMI) ha confermato le previsioni degli analisti, sebbene l’espressione “sul lungo termine” indichi un periodo di transizione superiore ai due anni suggeriti da Gartner: “That’s the roadmap [in the long term]. […] Because it makes sense; instead of trying to have (on-premises) instances of DCIM and every application, to have it managed in the cloud and have the data, so that’s the roadmap.”  

Fonte: 1

AWS re:Invent 2017: gli annunci più importanti

Facebooktwittergoogle_plusredditlinkedin
AWS DeepLens

Il device AWS DeepLens può appoggiarsi alle tecnologie machine learning.

Il re:Invent 2017 sta per concludersi (oggi è l’ultimo giorno) ed è giunto il momento di passare in rassegna i principali annunci della convention AWS da oltre 40.000 visitatori. Di VMware Cloud abbiamo già parlato in un precedente articolo.

Sicuramente in cantiere già da alcuni mesi, le funzionalità aggiuntive ed in generale il “potenziamento del servizio” (maggior numero di VM controllabili, aggiunta di una seconda region) sono serviti anache a rispondere alla “provocazione” di Microsoft.

Gli addetti ai lavori ipotizzavano l’arrivo di novità su Kubernetes e le tecnologie serverless e machine learning. AWS ha rispettato il copione, di seguito un elenco dei principali annunci del re:Invent:

 

  • Amazon Elastic Container Service for Kubernetes. Lo strumento ideato da Google (ora open source) è la soluzione preferita in ambito enterprise per l’orchestrazione dei container. Il 63% degli utenti Kubernetes è su AWS, afferma il cloud provider. Il servizio non fa altro che offrire supporto ufficiale e piena compatibilità a tutti coloro che utilizzano Kubernetes nel cloud.
    I
  • Amazon Rekognition Video. Soluzione che espande le capacità di Rekognition (analisi immagini). Il servizio è in grado di appoggiarsi ad algoritmi deep learning per analizzare i filmati ed identificare oggetti/animali/persone ed azioni effettuate dai soggetti ripresi (es: stabilire che una ragazza al parco sta praticando jogging e quindi un’attività sportiva). Per facilitare l’invio e l’archiviazione nel cloud del materiale acquisito da dispositivi vari come telecamere di sorveglianza, AWS ha presentato Amazon Kinesis Video Streams.
    I
  • SageMarker è un servizio che aiuta gli sviluppatori a creare, addestrare ed effettuare il deploy di modelli machine learning su larga scala.
    I
  • DeepLens è una piccola telecamera che può avvalersi del machine learning.  Il device è ad esempio in grado di interpretare un sorriso di una persona che scorre un elenco di album musicali come un segno di approvazione/soddisfazione ed adeguare di conseguenza i suggerimenti da mostrargli a breve. O inviare un messaggio al padrone di casa se l’animale domestico ha superato la staccionata o se qualcuno si è introdotto nell’area sorvegliata in sua assenza.
    I
  • AWS Transcribe, che al momento supporta solo la lingua inglese e spagnola, è in grado di trasformare in testi grammaticalmente corretti le conversazioni ascoltate in qualsiasi video.
    I
  • Amazon Translate esegue traduzioni in tempo reale, il servizio può ad esempio essere impiegato per tradure in un’altra lingua centinaia di commenti pubblicati su un social network (contenuti generati in tempo reale)  o per tradurre una risposta del servizio di assistenza clienti (dall’inglese ad un altra lingua via email, ticket system, chat etc.).
    I
  • Amazon Comprehend analizza i testi individuando varie tipologie di entità (persone, prodotti, punti di interesse, brand etc.), sentimenti (positivi, negativi, neutrali etc.) ed estrapolando frasi chiave. Al momento sono supportate solo due lingue, inglese e spagnolo.
    I
  • Amazon Aurora Serverless e Multi-Master. Il database Aurora è ora in grado di avviare e terminare automaticamente delle istanze adeguandole ai carichi di lavoro. Multi-Master migliora la resilienza e le performance del database scalando su più data center e distribuendo i processi di scrittura su più availability zone.
    I
  • AWS Neptune è un graph database full managed. Può rivelarsi utile nella creazione di mappe concettuali, ad esempio per sviluppatori che vogliono elaborare una schema delle relazioni tra differenti entità di un network.
    I
  • Glabal Tables ed una nuova funzionalità di backup e ripristino sono state invece implementate su DynamoDB. La prima consente di replicare le tabelle in diverse region, andando oltre le consuete availability zone, abbassando le latenze ed incrementando le prestazioni delle app. La seconda consente di effettuare backup continui o su richiesta dell’utente.

Quali saranno le risposte dei competitor all’indomani del re:Invent 2017?

Fonti: 1, 2, 3

VMware Cloud su AWS: le novità del re:Invent 2017

Facebooktwittergoogle_plusredditlinkedin

VMware Cloud: gli annunci del re:Invent 2017

Lo scontro a distanza tra VMware/AWS e Microsoft continua e sceglie il palco del re:Invent 2017 di Las Vegas per scrivere l’ultimo capitolo della vicenda iniziata lo scorso 21 Novembre. In breve Corey Sanders (Director of Compute Azure) annunciava l’arrivo di nuovi servizi per facilitare la migrazione di clienti VMware su Azure, affermando inoltre che la proposta VMware Cloud (su AWS, naturalmente il competitor non è stato menzionato) era inadeguata a soddisfare le “esigenze cloud ibrido” di determinati clienti.

La risposta di VMware non si era fatta attendere: nessun tipo di assistenza ai clienti che sceglieranno Azure, piattaforma non testata/certificata dagli ingegneri VMware ed inadeguata a soddisfare le esigenze cloud ibrido e multi cloud dei clienti – scriveva qualche giorno dopo Ajay Patel (senior vp for product development and cloud services presso VMware).

Quale migliore vetrina del re:Invent 2017 per ribadire meglio il concetto a Microsoft? Nella seconda giornata della convention sono infatti arrivati con una certa puntualità una serie di annunci che vanno ad espandere le funzionalità di VMware Cloud: si va da una soluzione “disaster recovery” as a service basata su Site Recovery VMware fino ad una migliorata portabilità/migrazione delle app ed un ampliamento dell’ecosistema partner ma non solo.

Destinazione cloud ibrido

Infografica dedicata al disaster recovery

Panoramica delle funzionalità disaster recovery

 

Nel caso in cui le VM on premise non siano più in grado di operare correttamente, le app ed i workload in esse ospitati saranno spostati automaticamente nel cloud AWS. Il modello tariffario applicato sarà il classico pay per use, i clienti pagheranno in base all’effettivo utilizzo del servizio e solo per le VM che si è deciso di proteggere con la “variante cloud” di Site Recovery.

Il focus sul cloud ibrido continua con Hybrid Cloud Extension, disponibile in preview mode e pensato per per chi gestisce applicazioni ibride. Tra le caratteristiche principali: migrazioni automatizzate e su larga scala per i workload; connessioni sicure e ad alte prestazioni per applicazioni ibride; mobilità delle app tra ambienti vSphere on premise e VMware Cloud AWS; interconnessioni multi sito, ottimizzato per WAN e load balanced. Si unisce poi alla suite anche vMotion che, grazie anche al supporto ad AWS Direct Connect, permette la migrazione di workload in esecuzione da ambienti on premise al cloud.

Il rilancio si completa con un ampliamento dei partner che supportano VMware Cloud su AWS, la possibilità di gestire decine di migliaia di VM e la disponibilità del servizio in una nuova region (US East si affianca alla US West supportata dal lancio).

Fonte: 1

VMware: nessuna assistenza su Azure

Facebooktwittergoogle_plusredditlinkedin

VMware non offrirà assistenza ai clienti che migrano su Azure

Ad inizio settimana Microsoft ha annunciato l’arrivo di una nuova gamma di servizi (Azure Migrate ed un altro di cui non si conosce ancora il nome ed il partner autorizzato) pensati per pianificare e facilitare la migrazione da ambienti on premise VMware ad Azure (cloud pubblico ed ibrido).

In chiusura Corey Sanders (Director of Compute Azure) affermava indirettamente che l’esecuzione dello stack VMware nel solo cloud pubblico rappresentava un limite perchè non in grado di soddisfare determinate esigenze (basse latenze, normative da rispettare etc.) tipiche di chi si affida a soluzioni cloud ibrido:

The reality is, running your VMware virtualization stack in the cloud does not address your hybrid requirements.  For this, you need a broad set of hybrid services and solutions that provide not just connectivity and virtualization, but true consistency across your cloud and on-premises environments.

Il messaggio di Corey era chiaramente una frecciata alla partnership VMware/AWS.
I

VMware si dissocia dall’iniziativa Microsoft: assistenza non prevista.

A distanza di pochi giorni VMware ha deciso di rispondere con un post che “gela” Redmond. Ajay Patel (senior vp for product development and cloud services presso VMware) ha affermato senza troppi giri di parole che l’iniziativa Microsoft non è certificata/supportata dalla compagnia:

This offering has been developed independent of VMware, and is neither certified nor supported by VMware.

L’unica piattaforma testata/certificata ed in grado di garantire un’esecuzione ottimale dello stack VMware è quella AWS, prosegue Patel:

Our experience has shown public cloud environments require significant joint engineering to run enterprise workloads, a jointly architected, and fully tested and validated cloud service. […] This is what led us to partner with AWS to deliver VMware Cloud on AWS, a co-developed offering that is fully supported and managed by VMware engineers, to deliver a world class experience.

La soluzione Microsoft non può di conseguenza beneficiare dell’assistenza VMware. I clienti che sceglieranno Azure sono avvisati:

Hence, we cannot endorse an unsupported and non-engineered solution that isn’t optimized for the VMware stack. VMware does not recommend and will not support customers running on the Azure announced partner offering

Non poteva infine mancare una stoccata a Sanders sulla questione cloud ibrido:

Microsoft recognizing the leadership position of VMware’s offering and exploring support for VMware on Azure as a superior and necessary solution for customers over Hyper-V or native Azure Stack environments is understandable but, we do not believe this approach will offer customers a good solution to their hybrid or multi-cloud future.

Fonte: 1

 

Xen: quale futuro attende l’hypervisor

Facebooktwittergoogle_plusredditlinkedin

La mascotte del progetto Xen

L’addio di AWS ha causato più di un grattacapo in casa Xen. Perdere uno storico supporter rappresenta, in qualsiasi modo la si voglia interpretare, uno spinoso problema per l’hypervisor.

Prima di procedere è il caso di soffermarsi sullo strano comportamento di AWS. A seguito di un articolo di The Register, incentrato su uno specifico paragrafo delle FAQ EC2, la compagnia  si affrettò a modificare le parti in cui si menzionava KVM. Ecco la versione originale (consultabile grazie a Google, si tratta della copia cache):

The new hypervisor for Amazon EC2, introduced with the launch of C5 instances, is a component that primarily provides CPU and memory isolation for C5 instances. VPC networking and EBS storage resources are implemented by dedicated hardware components that are part of all current generation EC2 instance families. It is built on core Linux Kernel-based Virtual Machine (KVM) technology, but does not include general purpose operating system components.

Non potendo più negare l’evidenza, AWS ha successivamente reintegrato le parti omesse (i riferimenti a KVM). Dalla November Advisory Board call del progetto Xen si sarebbero potute estrapolare più informazioni circa le reali intenzioni di AWS nei confronti di Xen ma Chris Schlaeger (Director Software Development AWS) ha chiesto di non trascrivere quanto riferito nel corso della riunione.

Dichiarazioni ufficiali

Come si intende affrontare la questione?  “Non è successo niente”, sembrano suggerire le dichiarazioni ufficiali che tendono a minimizzare il tutto. Nel caso della Fondazione Linux (che risponde per conto del progetto Xen):

AWS is an active member of the Xen Project and are an active member of the Xen Project board. We expect them to remain involved and likely becoming more engaged and visible with contributions.

Interpellato dai giornalisti, David Cottingham (XenServer director product management presso Citrix) ha invece risposto che la mossa di AWS non ha suscitato alcuna reazione/preoccupazione tra i clienti. Il provider ha optato per un altro hypervisor perchè necessita evidentemente di una soluzione adeguata a particolari workload che si affidano ad hardware custom (chip Intel e storage NVMe), continua. E ad oggi non vi è alcun benchmark che dimostri la superiorità di KVM sulla piattaforma cloud AWS, conclude.

Nuovi obiettivi per Xen

Per averte un’idea della strategia elaborata dall’Advisory Board Xen occorre dare uno sguardo ad una mailing list in cui è presente il seguente messaggio:

The Xen Project has been a staple for #cloud and #server vendors, now it is making inroads in the embedded, security and automotive space. Follow the @xen_org’s new series on how people are contributing and using #Xen. http://bit.ly/2mPf0Wf

Xen non è solo cloud e virtualizzazione (ambiti in cui rischia di divenire marginale) ma si presta anche ad altri casi di utilizzo sui quali si sta cercando naturalmente di attirare l’attenzione della community e del mercato. Ma sarà sufficiente? Secondo un analista Gartner:

Oracle is already going to KVM. While Xen had Oracle and Amazon in their court, it was viable. I think this puts the final nail in the coffin of Xen

La moltiplicazione dei device “intelligenti” e l’edge computing, osserva The Register, potrebbero essere tuttavia un’ancora di salvataggio per il progetto che eviterebbe così di scomparire prematuramente.

Fonte: 1

Azure vuole conquistare i clienti VMware

Facebooktwittergoogle_plusredditlinkedin
Azure Migrate, panoramica delle app VMware

Una panoramica delle app VMware elaborata da Azure Migrate. Fonte: blog ufficiale.

[…] One request I hear frequently is the desire to move existing on-premises VMware workloads to Azure. This includes migrating VMware-based applications to Azure, integrating with Azure, and deploying VMware virtualization on Azure hardware.

Inzia in questo modo il post pubblicato nella giornata di ieri da Corey Sanders (Director of Compute Azure) che ufficializza l’arrivo di un primo servizio pensato per facilitare la migrazione da ambienti on premise VMware ad Azure e di un secondo servizio pensato per il cloud ibrido. Il momento scelto da Sanders è tutt’altro che casuale: a sei giorni dall’inizio del re:Invent 2017 è chiara l’intenzione di anticipare eventuali annunci di AWS e sviare temporaneamente l’attenzione dell’industria. 

Ed è proprio il 27 Novembre che Microsoft lancerà Azure Migrate, servizio che si occuperà di organizzare il processo di migrazione analizzando le app VMware, creando una mappa “concettuale” (in cima alla pagina) e suggerendo le risorse cloud più adeguate alla loro esecuzione nella nuvola:

Azure Migrate offers the unique capability to visualize group level dependencies in multi-VM applications, allowing you to logically group and prioritize the entire application for migration.Through utilization discovery of the CPU, memory, disks, and network, Azure Migrate also has built-in rightsizing to offer size and cost guidance so when you migrate, you can save money.

Lo spostamento delle app è affidato ad Azure Site Recovery. Azure Database Migration Service (SQL Server/database Oracle > Azure SLQ Database) ed Azure Data Box (per lo spostamento di terabyte/petabyte di dati mediante appositi box “fisici”) possono essere utilizzati successivamente in base alle esigenze degli utenti. Per i workload più complessi da trasferire, Sanders annuncia per il 2018 l’arrivo di un servizio (attualmente in preview) ad hoc, “una soluzione bare metal che esegue lo stack completo VMware su hardware Azure [ed è affiancata da altri servizi della piattaforma]”.

Alternativa ad AWS/VMware?

La mossa dei vertici Azure può essere interpretata in due modi: ostacolare l’offerta AWS/VMware (che sta avendo realmente un ottimo riscontro come dichiarato da quest’ultima) o cercare di entrare in un segmento di mercato potenzialmente redditizio (teoria del “c’è posto per tutti”). Come evidenzia The Register, la parte più interessante del post è in chiusura dove Sanders parla di cloud ibrido:

At the same time, we understand that it may not be possible to run your entire business in the cloud. You may have low-latency, regulatory, or compliance requirements that require you to run some of your applications on-premises, in a hybrid way. The reality is, running your VMware virtualization stack in the cloud does not address your hybrid requirements.  For this, you need a broad set of hybrid services and solutions that provide not just connectivity and virtualization, but true consistency across your cloud and on-premises environments.

In parole povere una VM, seppur eseguita su un altro computer, resta sempre una VM. Per clienti che necessitano di eseguire alcune applicazioni on premise la soluzione ideale è il cloud ibrido ed Azure, dichiara prevedibilmente Sanders, dispone di tutti gli strumenti adatti a tali esigenze di business. L’offerta VMware su AWS mostra degli evidenti limiti in tal senso, suggerisce indirettamente Microsoft senza mai nominare il competitor per eccellenza.

I clienti VMware saranno interessati alla proposta Microsoft? In passato erano già state intraprese delle campagne mirate ma senza troppo successo, osserva The Register.

Fonti: 1, 2

Google Cloud Spanner: arriva il supporto cross-region

Facebooktwittergoogle_plusredditlinkedin

Google Cloud Spanner

Cloud Spanner è la versione “consumer” del database utilizzato da Google per gestire servizi come AdWords, Google Play Store e Gmail.

L’implementazione del supporto cross-region, annunciato lo scorso inverno, consentirà ai potenziali clienti (es: ecommerce, gaming online) di replicare un’istanza in molteplici region di diversi continenti e di beneficiare quindi di un’elevata resilienza – parola cara agli addetti ai lavori. A tal proposito la compagnia assicura un livello di disponibilità del 99.999% ovvero 5 minuti di downtime non programmato nell’arco di 12 mesi.

La soluzione di Google può essere considerata come la sintesi tra database SQL e NoSQL in quanto è in grado di garantire le proprietà logiche delle transazioni (ACID o Atomicity, Consistency, Isolation, Durability) ma operare al contempo su larga scala.

Come spiegato da ZDNet, Google è riuscita ha risolvere l’enigma dei database grazie a  TrueTime, tecnologia che preserva a livello globale la coerenza dei dati nel repository aggiornandoli in tempo reale mano a mano che vi sono aggiunte o cancellazioni:

That is the riddle that in a database, you can have two of the following three:
consistency, where reads are guaranteed to return the most recent write; availability, where the active node responds without a timeout; or partition tolerance, where the system performs writes and reads even when the data is partitioned. In other words, because a globally distributed database must be partitioned, you will have to sacrifice either consistency or availability.

A chi interessa Spanner?

Il cross-region è stato volutamente posticipato da Google per valutare quale fosse la reale appetibilità di Spanner sul mercato, un servizio dalle indubbie qualità ma pensato per il mondo degli hyperscaler – le cui grandezze di scala sono difficilmente raggiunte dalla maggior parte delle imprese.

In base a quanto riferito da Data Center Knowledge, Mountain View è soddisfatta dei risultati ottenuti dal servizio: tra gli attuali clienti figurano Marketo (compagnia che si occupa di marketing automation), Redknee (soluzioni software per operatori mobile) ed Evernote (nota app, i tecnici dell’azienda si apprestano a sostituire 750 istanze MySQL con una sola istanza Cloud Spanner).

Fonti: 1, 2

 

 

Werner Vogels (CTO AWS) sul presente e futuro delle IA

Facebooktwittergoogle_plusredditlinkedin
Werver Vogels ha parlato di IA in una recente intervista.

Foto: Wikipedia

In occasione della convention Web Summit di Lisbona (6-9 Novembre 2017) il portale 20 minutes ha avuto l’occasione di intervistare Werner Vogels (CTO AWS).

L’argomento principale della chiaccherata sono state le IA (Intelligenze Artificiali) ma si è parlato anche di deep learning, machine learning (sottocategorie delle IA) e cloud. Di seguito riportiamo in traduzione i passaggi più interessanti, il link dell’articolo originale sarà indicato nella sezione fonti a fondo pagina.

Quali sono le vostre ambizioni in materia di IA?

Werner Vogels (WV) – Prima di tutto vorrei mettere in chiaro che le IA non sono quelle [entità] terrificanti che vediamo nei film. Come accade per ogni tecnologia, devi accertarti di utilizzarla nel modo giusto. [A tal proposito cito sempre questo esempio]: le fabbriche [che lavorano l’acciaio] producono beni che salvano la vita di un bambino ma allo stesso tempo armi da fuoco. I rischi [legati] alle IA dipendono da come l’uomo deciderà di impiegarle. Su Amazon.com è da 20 anni che utilizziamo le IA o quel che noi chiamiamo machine learning. Quando consulti Amazon.com o Amazon.fr ti esponi [alle IA]: consigli [d’acquisto], offerte simili. [In pratica] ogni volta che interagiamo con il consumatore.

Più concretamente come?

(WV) – Approssimativamente con il machine learning puoi acquisire i dati “del passato” ed [elaborare] delle previsioni. Se effettui questa ricerca, noi proviamo ad aiutarti: “Stai cercando probabilmente questo”. […] Magari dovresti dare uno sguardo anche a quest’altro [articolo] che altre persone hanno già acquistato effettuando la tua stessa ricerca. Non è niente di spaventoso e sono ormai diversi anni che lo utilizziamo. Prendi come esempio Netflix, il 75% dei film visti sulla piattaforma viene scelto grazie ai consigli. Come ci riuscite? Diamo uno sguardo a tutto quello che [tu ed altre persone simili avete visto in passato] e creiamo dei consigli.

In questo momento si parla principalmente di deep learning.

(WV) – Il deep learning è un’altra storia. E’ emerso circa 3 o 4 anni fa grazie al cloud computing. Abbiamo visto l’arrivo di macchine specializzate su larga scala associate a piattaforme software. Possiamo effettuare più rapidamente l’analisi di dati ancora più complessi. Ad esempio Alexa, linguaggio, processamento delle informazioni, riconoscimento vocale, processamento dei video e delle immagini, tutte queste cose sono possibili perchè abbiamo le piattaforme di deep learning. [Dal punto di vista della macchina i dati sono tutti uguali]. Il software non può riconoscere una zebra se non gli è stato detto che aspetta abbia.

In modo simile ad un bambino?

(WV) – No, dopo un pò un bambino sarebbe in grado di prendere autonomamente una decisione. Finirebbe col dire: “Questa cosa che ha quattro zampe ed emette rumori deve essere un animale”. Con il supervised learning […] spieghi alla macchina cosa sta osservando e [la aiuti] possibilmente a stabilire una connessione [logica].

[Al momento, durante una conversazione, le IA hanno ancora problemi a reagire come un essere umano].

(WV) – Si sta progredendo notevolmente [in questo campo – che è molto recente]. Due anni fa Alexa [era molto lontana dal livello che abbiamo raggiunto oggi]. Diciamo che Alexa è costituita da quattro componenti. Tu registri la voce; la voce è inviata nel cloud AWS; il cloud traduce il suono in parole; il processamento del linguaggio naturale cerca di capire che cosa abbia appena detto la persona.

Le IA come cambieranno la nostra società ed i nostri comportamenti?

(WV) – Le IA, in particolar modo il machine learning, impatteranno su diversi ambiti, soprattutto quello sanitario. Ad esempio Philips Healthcare ha creato un sistema che incrocia i dati di differenti pazienti negli ospedali. Con questo tipo di sistema l’aspettativa è quella di [riuscire a sconfiggere delle malattie fino ad oggi incurabili]. […] [Le IA non si sostituiranno alle persone ma le affiancheranno sul lavoro come mai prima d’ora].

Con tutti questi dati non ci sono problemi di sicurezza?

(WV) – Il problema della sicurezza è la nostra sfida principale. Molti dei nostri clienti scelgono il cloud AWS per motivi di sicurezza. Se [pensi a quanto è accaduto] negli ultimi mesi, tutti gli hacker sono entrati in sistemi che non dovevano essere online. […] Il livello di sicurezza che assicuriamo è molto elevato. Stiamo investendo molto [sulla sicurezza].

Fonte: 1