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5 aggiornamenti chiave per VMware Cloud on AWS in Europa

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Ti sei perso l’evento online  dello scorso 7 marzo sulle novità per il cloud? Puoi rivederlo qui.

Il 7 marzo abbiamo annunciato che VMware Cloud on AWS sarà ora disponibile nella regione AWS di Londra.

Siamo entusiasti di riunire il meglio di entrambi i mondi: le capacità enterprise di VMware con le straordinarie funzionalità del cloud pubblico di AWS. Mark Lohmeyer, VP e General Manager della Business Unit Cloud Platform di VMware spiega come da quando ha lanciato VMware Cloud on AWS c’è stato un enorme interesse da parte dei clienti e che l’annuncio “segna un punto di partenza essenziale per la nostra espansione globale di servizi cloud ibridi in tutti i principali mercati del mondo”.

Vuoi sapere di più? Ecco alcune delle novità chiave di VMware Cloud on AWS che spiegano esattamente ciò che è disponibile per i nostri clienti europei e multinazionali:

1. Protezione delle applicazioni mission-critical: nuove funzionalità proteggono le applicazioni da diversi tipi di failure, dalle interruzioni del data center e della zona di disponibilità, agli errori a livello di host e VM. VMware Cloud on AWS fornirà alta disponibilità Zero recovery point objective (RPO) per qualsiasi applicazione in zone di disponibilità AWS (AZ) con Cluster allungati per VMware Cloud on AWS. Questo servizio esclusivo migliorerà in modo significativo la disponibilità delle applicazioni aziendali senza doverlo integrare nell’applicazione, sfruttando le potenti funzionalità dell’infrastruttura VMware, consentendo agli sviluppatori di concentrarsi sull’aggiunta di valore di business

2. Miglioramenti delle applicazioni data-intensive: con l’accelerazione dei volumi di big-data nel cloud, i carichi di lavoro intensivi possono ora trarre vantaggio dalla compressione e deduplicazione VMware vSAN nativa per ridurre il Total Cost of Ownership (TCO) beneficiando al tempo stesso delle prestazioni dello storage all-flash. Si stima che i clienti possano dimezzare i costi di storage per carichi di lavoro tipici con deduplica e compressione nativa vSAN riducendo al contempo le risorse inattive con un calcolo elastico su richiesta utilizzato solo quando necessario.

3. VMware vMotion per migrazione dei Workload: è ora disponibile VMware vMotion tra on-premises e VMware Cloud on AWS e tra host su cluster all’interno di VMware Cloud on AWS SDDC. VMware aggiungerà anche vMotion tra gli host in un cluster esteso su due zone di disponibilità AWS.

4. Supporto per i workload desktop: VMware Cloud su AWS supporterà VMware Horizon 7, consentendo ai clienti di estendere servizi desktop on-premise senza acquistare hardware aggiuntivo, co-localizzare desktop virtuali o applicazioni pubblicate in prossimità di applicazioni sensibili alla latenza nel cloud e sfruttare la capacità elastica per proteggere i deployment di Horizon 7 locali o soddisfare esigenze temporanee.

5. Migrazione e operations cloud semplificate: VMware semplifica e velocizza l’installazione, la configurazione e la gestione degli ambienti SDDC su VMware Cloud on AWS. L’integrazione con AWS CloudFormation e Hashicorp Terraform consente ai clienti di automatizzare il provisioning dei livelli del software-defined data center (SDDC) VMware utilizzando strumenti DevOps familiari. VMware introduce anche il developer center, che è integrato nella console di servizio VMware Cloud su AWS e offre agli esperti di automazione, ai tecnici DevOps e agli sviluppatori un portale centrale per accedere a informazioni dettagliate sull’API, kit di sviluppo software, esempi di codice e interfacce della riga di comando. Inoltre, i clienti saranno in grado di accelerare la configurazione iniziale della rete e migliorare le operazioni in corso con le funzionalità di rete e sicurezza fornite da VMware NSX, tra cui Tunnel Status Monitor, Connectivity Checker e Firewall Rule Accelerator.

 

Per maggiori informazioni, guarda il briefing VMware Cloud qui.

 

Cambio di stagione – ed il dato dove lo metto?

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Sta arrivando (forse) il caldo. Per chi, come me, è diversamente magro non è il migliore periodo dell’anno ma, tant’è, è ora di operare il cambio dell’armadio.
Per me vuol dire spostare le scatole dei vestiti invernali dalla camera alla cantina, quindi tre piani più sotto.
Bisogna scegliere con attenzione cosa spostare, per evitare di dover continuare a correre su e giù dalla cantina per potersi vestire.

È opportuno tenersi vicino i vestiti che probabilmente si useranno più frequentemente mentre si possono spostare quelli il cui utilizzo è più remoto, sapendo però che, in caso di necessità, possono essere facilmente recuperati.
Quindi ho deciso di tenere a portata un paio di felpe e qualche camicia a maniche lunghe, mentre tutte le altre sono state spostate in cantina.
Lo stesso principio vale quando si tratta di eseguire copie di backup dei propri dati aziendali.
Pensare di avere tutti i propri dati in cantina, quindi fuor di metafora in un data center remoto – o in cloud – potrebbe risultare inefficiente se c’è il bisogno ripristinarli rapidamente.
Ecco che allora potrebbe essere comodo eseguire il backup su un dispositivo che stia nella stessa LAN aziendale in modo da poter effettuare un ripristino (o anche restore) immediato in caso di necessità, lo stesso dispositivo si occuperà poi di spostare i dati “in cantina”, cioè remotamente presso un provider esterno.
Il dispositivo da tenere presso la propria sede deve essere un NAS (cioè uno storage di rete) oppure un piccolo server che, oltre alla capacità di storage, fornisca processore e memoria.
La presenza sul mercato a costi interessanti di hard disk (detti anche HDD) della capacità di 4TB, 6TB o, recentemente, anche 8TB unita alle possibilità di “manipolazione” che il dato su HDD consente in termini di compressione e deduplica, rendono il nastro sempre meno interessante.
Nella nostra famiglia il cambio di stagione degli armadi è operato da me e Roberta, mia moglie ed, in alcuni casi fortunati, anche dalle figlie più volenterose. Per adesso i due maschietti vanno sicuramente “a ruota”.
Non sarebbe male avere un maggiordomo che si prenda cura di pensare per noi il cambio di stagione, che organizzi il contenuto degli armadi in base alle condizioni meteo ed alla taglia che si porta in quel momento e che – una volta fatto tutto, si preoccupi di comunicarci cosa ha messo e dove…
Se il maggiordomo è per noi, almeno al momento, fuori portata, è molto più facile avere un maggiordomo che si occupi del salvataggio dei nostri dati. Questo maggiordomo si chiama managed services provider (o MSP) che, utilizzando una combinazione di software di backup e di tool di reportistica, può prendersi cura dei vostri dati aziendali erogandovi un servizio.
Lo scenario descritto oggi: dispositivo in casa Cliente per consentire restore rapidissimi abbinato a copia remota dei dati di backup può essere descritto come scenario di cloud ibrido (o hybrid cloud) ma di questo parleremo in un prossimo articolo.

L’articolo Cambio di stagione – ed il dato dove lo metto? sembra essere il primo su ICT per Aziende.

Modulo integrazione vCloud Air in vSphere 6

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Nella homepage del vSphere Web Client nella versione 5.5 appariva in bella mostra l’icona del plug-in di vCloud Air (prima ancora vCloud Hybrid Services), software non disponibile invece in vSphere 6.

vCloudAir-Plugin in vSphere 5.5

vCloudAir-Plugin in vSphere 5.5

L’integrazione con vCloud Air è ora disponibile attraverso l’installazione di “vCloud Air Hybrid Cloud Manager”, nuova applicazione che consente a vSphere di comunicare direttamente con l’ambiente vCloud Air e progettato per:

  • avere un unico punto di controllo ed amministrazione delle VM sia nel proprio ambiente (on-premises) che di quelle presenti nel cloud attraverso vSphere Web Client;
  • migrare, in modo bidirezionale da una location all’altra e solo con un minimo downtime, i propri workload/servizi composti siano essi compoosti da singole VM oppure da un gruppo, senza la necessità di alterare o riconfigurare le applicazioni;
  • avere la possibilità di portare la rete aziendale all’interno dell’ambiente vCloud Air attraverso VPN Layer 2, consentendo alle VM di mantenere gli stessi IP e MAC address

Diversi possono essere i casi d’uso di questo nuovo Plug-in:

  • estendere la batteria delle applicazioni aziendali nel cloud senza dover cambiare le procedure di deployment o le proprie VM;
  • sfruttare le risorse esterne per i workload di test e di sviluppo che potrebbero consumare le risorse del proprio datacenter interno;
  • collocare nel cloud le applicazione mobili/web, destinate a soggetti esterni all’azienda mantenendone il controllo con gli strumenti già conosciuti in azienda.

E possibile avere maggiori informazioni nella vCloud Air Hybrid Cloud Manager.

Le quattro regole d’oro del cloud ibrido

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Richard Munro, Chief Technologist vCloud Air, VMware

Cos’è che rende un vero cloud ibrido? Dopo il mio post precedente sulla vera promessa di ibrido, questo post esamina le quattro regole d’oro che le aziende, che desiderano approcciare il cloud ibrido nel 2015, devono seguire:

1. Agilità aziendale – Il business non può più aspettare che l’IT lo raggiunga. Oggi, la concorrenza più agile sta portando via parte dei profitti alle imprese più grandi che non riescono a reagire ai cambiamenti del mercato o sfruttare rapidamente le nuove opportunità. Questo significa che devono essere in grado di installare e sostituire, testare e distribuire applicazioni senza costruire nessuna nuova infrastruttura.
2. Compatibilità – Un business in crescita potrebbe richiedere il supporto necessario per migliaia di applicazioni e sistemi operativi, quindi è fondamentale poter contare su una soluzione alternativa compatibile con il data center on-premise, che disponga delle funzionalità infrastrutturali e di disaster recovery.
3. Semplicità d’uso – Il passaggio al cloud non dovrebbe essere una strada a senso unico in un territorio sconosciuto. Si può decidere se indirizzare i flussi di lavoro su cloud pubblico o su quello privato, secondo le policy dell’IT in vigore, affidandosi allo stesso sistema di supporto come il data center onsite. Pianificare con trasparenza la strategia e il budget, pagare secondo scadenze fissate in base alla capacità e solo quello che è stato utilizzato.
4. Compliance –  Le questioni riguardanti la conformità stanno diventando sempre più importanti per le aziende, diventa fondamentale che i dati delle aziende risiedano in aree scelte da loro stesse, rispettando le leggi in vigore. Sapendo dove si trovano i dati in ogni momento, l’IT può dedicare più tempo a supportare il business; il cloud ibrido permette un’infrastruttura scalabile e flessibile che risponde alle esigenze del business.

Segui http://vcloud.vmware.com/ per non perderti le ultime notizie e gli aggiornamenti su VMware vCloud Air.

vCloud Air arriva in Germania … e oltre

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Come annunciato al VMworld Europe di ottobre, una parte estremamente importante della strategia VMware è estendere il cloud ibrido alle aziende in Europa. Il vero cloud ibrido ha il potere di trasformare il panorama IT, consente alla aziende di scalare facilmente i consumi e la progettazione dell’IT durante la loro crescita. Per questo motivo siamo orgogliosi di annunciare che VMware vCloud Air è ora disponibile per i clienti in Germania ed Europa dal nostro data center di Francoforte. La continua espansione di vCloud Air in Europa è un passo importante nella realizzazione del servizio globale di cloud ibrido, porta grandi benefici ai nostri clienti attraverso un accesso veloce e semplice al cloud pubblico riducendo i costi operativi.

Molte aziende in Europa non sono in grado di sfruttare a pieno i vantaggi del cloud pubblico a causa dei livelli di sicurezza europei e alla regolamentazione vigente per certi tipi di dati all’interno di confini specifici. Tuttavia, con una maggiore presenza geografica grazie al nuovo data center in Germania che amplia il network di vCloud Air il servizio cloud ibrido di VMware è ora accessibile a più aziende in tutta Europa e nel mondo – a tutti coloro che possono accedere al cloud pubblico in modo rapido, semplice e sicuro.

Consentire alle aziende di accedere a un vero cloud ibrido è molto importante come sostiene un recente studio IDC commissionato da VMware, secondo cui il 65% dei decisori IT in Germania considera l’ambiente cloud ibrido fondamentale per aiutare l’organizzazione a raggiungere i suoi obiettivi e competere in modo efficiente entro il 2020. Questo perché il cloud ibrido crea un ambiente dove i carichi di lavoro possono essere spostati con semplicità, utilizzando gli stessi strumenti che l’IT impiega ogni giorno. Questo consente all’IT di essere più reattivo alle esigenze del business attraverso la capacità di disporre istantaneamente di nuove infrastrutture per far fronte a nuovi progetti, impostare server virtuali per gestire un nuovo sistema tra reparti, come le risorse umane e il marketing e altro ancora.

Visita il sito VMware per maggiori informazioni su questo annuncio, e ascolta l’intervento di Bill Fathers sul lancio in Germania e sul perché i tempi per il cloud ibrido sono maturi.