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Offrire un ecosistema adatto alla trasformazione digitale

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A cura di Tom Herrman, VP Global Strategic Alliances, VMware

 

Le aziende sono consapevoli del fatto che la digital transformation non sia un progetto unico e isolato con un inizio e una fine, ma un processo continuo, che richiede l’unione di diversi aspetti di tecnologia, processi e cultura.

Da un punto di vista tecnologico, ci sono molte aree che le aziende stanno valutando per raggiungere i propri obiettivi di trasformazione, ad esempio il cloud computing, il software-defined data center (SDDC), le offerte pay-as-you-go, e il computing convergente e iper-convergente. La molteplicità di opzioni mostra che non esiste un unico percorso “giusto” da intraprendere, ma che scelte diverse sono essenziali per essere capaci di trasformarsi verso il digitale.

Questo significa essere in grado di sfruttare i dati e ridurre sia il peso della gestione IT sia il costo e la complessità associati all’offerta dei più disparati servizi e applicazioni.

VMware vuole rendere questi benefici una possibilità per i propri clienti, per far sì che essi possano realizzare appieno il potenziale della digital transformation, e continua a lavorare con i propri partner per ottenere questo risultato. Hitachi Vantara è un partner chiave per noi e possiede una integrazione nativa con l’intero stack software VMware. Insieme, le nostre soluzioni possono rendere più facile e più veloce per le aziende accelerare il time to business value.

La prima integrazione è la Unified Compute Platform (UCP) di Hitachi Vantara ottimizzata specificatamente per VMware, perché possa supportare l’intero carico di lavoro delle aziende, che siano tradizionali o cloud native. Per i componenti standardizzati e le soluzioni “pronte all’uso” le aziende possono ottenere un rapido time-to-value, e i nostri esperti possono aiutare le organizzazioni che hanno esigenze più complesse.

Inoltre, i benefici della VMware vSphere virtualization sono stati combinati con l’infrastruttura convergente UCP CI, dando vita al miglior fondamento per le app, il cloud e il business. Ulteriori integrazioni possono essere trovate nella piattaforma iper-convergente, UCP HC, che combina il potere dei software VMware vSphere, vCenter e vSAN  per offrire una soluzione iperconvergente all-in-one.

VMware Cloud Foundation, composta da vSphere, NSX, vSAN e vRealize Suite, è stata utilizzata insieme all’UCP rack-scale RS di Hitachi Vantara per fornire un SDDC integrato che le organizzazioni possano usare per adottare il cloud privato o ibrido per un time to market più rapido, ottimizzando nel contempo la sicurezza.

VMware vRealize con Hitachi Enterprise Cloud è stato progettato per automatizzare e organizzare qualunque applicazione in una piattaforma pronta all’uso. L’esperienza di Hitachi Vantara e di VMware nella gestione dei dati consente agli utenti di spostare agevolmente i dati tra le applicazioni on-premise e quelle su cloud.

In ultimo, l’integrazione si è estesa anche a VMware vCenter e Hitachi UCP Advisor, semplificando il management tramite un software di gestione e organizzazione automatizzato, e offrendo visibilità su compute, rete e storage.

Questo significa che le imprese non hanno bisogno di imparare nuovi sistemi, comprare software aggiuntivi, o intraprendere il compito rischioso e dispendioso in termini di tempo di integrare manualmente i sistemi.

VMware e Hitachi Vantara stanno offrendo il potere di un ecosistema che combina le ultime tecnologie e le migliori soluzioni con un bagaglio di esperienza e assistenza di alta qualità. Lavorando insieme, accorceremo il percorso verso la digital transformation delle imprese.

Scopri di più nel nostro point of view con Hitachi ‘Move Today Shape Tomorrow – Next Steps on the Digital Transformation Journey’

In aprile due eventi targati con il vmug.it

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Il VMware Users Group Italia riparte finalmente con i meeting dell’anno 2018. Infatti sono in programma per il mese di Aprile due appuntamenti rispettivamente al Sud e al Nord:

  • Il 5 presso l’Università del Salento (Lecce)
  • Il 12 presso la sede de “il Resto del Carlino” a Bologna

Una nuova sfida all’UniSalento

L’Università del Salento di Lecce sarà la sede del prossimo meeting nel Sud Italia. Dopo gli eventi di Roma e Napoli dell’anno scorso, il vmug.it entra ambito universitario con il patrocinio dell’Ordine degli Ingegnieri.

Un evento formativo a 360 gradi che spazierà tra i temi dello sviluppo delle applicazioni di ultima generazione, al cloud ibrido in tutte le sue sfaccettature, alle novità e opportunità di business degli ultimi tempi (blockchain).

Per l’occasione interverranno Fabio Rapposelli (VMware), Enrico Signoretti (OpenIO e Juku.it), Max Mortillaro (TECHunplugged), Giampiero Petrosi (Rubrik), Raff Poltronieri (Cloud Italia), Rodolfo Rotondo(VMware) e Anotnio Gentile (Fortinet).

Dettagli e registrazione qui:

Editoria e Virtualizzazione: “il Resto del Carlino”

Nella sede de “il Resto del Carlino” a Bologna si parlerà di virtual infrastrutture vSphere in ambito editoriale, a cura di Nicola Nuzzi.

Non potranno comunque mancare gli interventi degli sponsor e della community con Francesco Bonetti (Veeam), Raff Poltronieri (Cloud Italia), Riccardo Baldanzi (7Layers), Ehsan Esteki e Massimiliano Moschini. Al termine degli speech si terrà la visita alle rotative di stampa.

Un appuntamento imperdibile con la protezione, le sicurezza e l’availability dei dati in ambienti virtuali oltre che spunti e idee sullo sviluppo applicativo in ambito cloud.

Dettagli e registrazione qui:

The Innovation Game

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Perché la tua capacità di innovazione farà sopravvivere il tuo business

Richard Bennett, Head of Accelerate & Advisory Services, VMware

 

Veloce, più veloce, ancora più veloce. Il ritmo del cambiamento sta aumentando a livelli senza precedenti; che si tratti di un iPhone, di un veicolo elettrico, di un’e-mail, di un’illuminazione al semplice tocco di un interruttore: abbiamo visto quanto velocemente innovazioni che reputavamo straordinarie diventino banali e ordinarie. Come organizzazioni e come individui siamo sempre più esigenti, e ci aspettiamo lo stesso livello di esperienza in ogni aspetto delle nostre vite. Posso effettuare una prenotazione con un click, posso interagire in tempo reale con colleghi in ogni parte del mondo, ma se sul posto di lavoro il mio team deve utilizzare tre diverse applicazioni per identificare un set di dati accurato come parte di una campagna marketing, o lo sviluppo di un prodotto, o rivedere la performance della scorsa settimana, che tipo di esperienza ricorderò?

Un’azienda che continua a fornire questo tipo di esperienze, ora o in futuro, non avrà molti sostenitori, che si tratti di clienti o di dipendenti. Utilizzare solo quelle tre applicazioni rappresentava senza dubbio un enorme miglioramento rispetto al passato – ma ora è frustrante e inefficiente. Quello che reputavamo straordinario e innovativo, diventa ben presto banale e ordinario; e da qui a divenire obsoleti il passo è breve.

Esperienze straordinarie equivalgono a performance straordinarie

Che l’utente sia un dipendente o un cliente poco importa – esperienze soddisfacenti comportano impiegati più coinvolti e clienti più soddisfatti. Come sostiene Harald Fanderl di McKinsey: “Quando un cliente è soddisfatto di un’azienda, richiede… minori… costi di servizio, ma ha anche un potenziale maggiore di fidelizzazione” – offrire quindi un’esperienza che rifletta quella soddisfazione o quell’engagement è fondamentale.

Questo è il motivo per cui la richiesta di migliori user experience sta conducendo verso la prossima fase della digital transformation. Esperienze rapide e intuitive esigono piattaforme altrettanto rapide e intuitive. Esse richiedono il cambio culturale che la digitalizzazione sta portando in tutte le aree del business. Non è un caso che aziende che offrono esperienze di consumo esemplari siano digital-first – pensiamo a come Amazon ha rivoluzionato il retail, e a come questo abbia modificato le aspettative sull’essere in grado di acquistare con un singolo click. Pensiamo a come Apple ha cambiato il modo in cui accediamo a nuovi servizi tramite l’App Store.

Rinnovati prima che qualcun altro ti distrugga

Swisscom è un altro esempio di azienda che ha compreso appieno il valore della digital transformation e la sta implementando per offrire esperienze straordinarie ai propri clienti. Fornitore di servizi IT e di telecomunicazioni, ha inizialmente costruito una piattaforma di cloud management per rispondere all’assenza di prodotti di CMP (Cloud Management Platform) abbastanza maturi sul mercato. Quando il resto del settore ha recuperato terreno, l’azienda ha realizzato che non aveva più senso focalizzarsi sulla costruzione del cloud in sé, quindi è passata a occuparsi dello sviluppo dei servizi in cloud. Il risultato è una piattaforma standardizzata, processi semplificati e migliore automazione.

Trasformando l’offerta per i propri clienti, Swisscom sta alimentando l’innovazione in un duplice modo: i suoi clienti stanno raccogliendo i benefici dei nuovi servizi che ora la telco offre più velocemente; e la piattaforma sta aiutando i clienti a rinnovarsi a loro volta.

Si tratta di un perfetto esempio di innovazione che cresce di continuo per soddisfare le nuove esigenze della customer experience. Gartner prevede che entro il 2020, 5 dei 7 giganti digitali si saranno rivoluzionati per creare la loro prossima opportunità di leadership. Troppo spesso vediamo i giganti del settore ristagnare, per rifiuto o incapacità di evolvere. Per mantenere la leadership, e crescere, è necessario saper offrire esperienze straordinarie costantemente – quando Swisscom ha realizzato che non offriva ai suoi clienti la miglior esperienza possibile, ha rinnovato la sua offerta.

Esci dalla tua comfort zone

È innegabile che il cambiamento non sia semplice – le aziende operano nel clima del misurabile, del dimostrabile, del tangibile. È comprensibile che supportare un’evoluzione costante, una cultura dell’innovazione continua, possa incontrare resistenze. Tuttavia, se le piattaforme, i servizi, i processi e l’infrastruttura sono funzionanti, il rischio di innovare è ridotto, e i risultati potenziali sono enormemente più ampi. Nessuno può fermare l’evoluzione della user experience – potresti anche essere in grado di surclassare i tuoi concorrenti, ma qualcuno in un settore completamente diverso sta già lavorando su qualcosa che spingerà la customer experience più avanti di quanto possiamo immaginare, e facendolo alzerà nuovamente gli standard per tutti gli altri. Le aziende che comprendono e accettano queste dinamiche e ambiscono ad offrire user experience sempre migliori, saranno già un passo avanti verso la trasformazione.

 

Come mettere in sicurezza un ambiente IT in costante cambiamento?

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Joe Baguley, CTO EMEA, VMware

La sicurezza non funziona se tutto ciò che stiamo facendo è cercare di stare al passo con un panorama in continua evoluzione in termini di minacce e attacchi informatici: saremo sempre un passo indietro. La sicurezza informatica è un argomento caldo per tutti, non solo le grandi organizzazioni e gli organismi governativi. Dopotutto, le cattive abitudini in termini di cybersecurity riguardano tutti noi.

La mia convinzione è che la semplice reazione alle nuove minacce non sia sufficiente, ma sfortunatamente questo è il modo in cui molte organizzazioni attualmente operano. Per contrastare questo aspetto, il nostro approccio è progettare la sicurezza nei nostri sistemi informatici fin dall’inizio. Più facile a dirsi che a farsi, ma con tecnologie avanzate e nuove funzionalità, fornite dal cloud e dal mobile computing, questo ora non solo è fattibile ma anche essenziale.

Nel 2016 ci sono stati oltre 4.000 attacchi ransomware ogni singolo giorno, senza menzionare gli effetti devastanti di violazioni come WannaCry, dove persino agli ospedali è stato impedito di accedere a dati essenziali come i dati dei pazienti[1]. Naturalmente, come reazione, la spesa per la sicurezza informatica è aumentata (nel 2017 abbiamo speso oltre  86,4 miliardi di dollari[2]) e le organizzazioni stanno aggiungendo livelli di sicurezza ai propri sistemi.

Quello che, in tutta evidenza, ci rende vulnerabili all’attacco è la mentalità. I sistemi obsoleti restano obsoleti. Con le violazioni che si verificano a un ritmo allarmante e su scale così ampie, le organizzazioni devono verificare che stiano praticando la “cyber hygiene” di base e che proteggano le applicazioni e i dati aziendali di importanza critica.

Cos’è la cyber hygiene?

In breve, una serie di principi semplici che ogni organizzazione con un sistema IT deve tenere in considerazione e implementare quotidianamente.

VMware li suddivide in cinque principi fondamentali. Non sono idee nuove, ma a volte vengono dimenticate e i protocolli non vengono sempre aggiornati per mantenere solida la propria “armatura informatica”.

  1. Privilegio minimo

Solo perché ti fidi di tutti all’interno della tua organizzazione non significa che il tuo addetto alla reception necessiti  degli stessi livelli di accesso del tuo amministratore delegato. Fornisci agli utenti il minimo accesso necessario e fai si che i tuoi dati più sensibili siano vulnerabili a un numero molto inferiore di punti di violazione. Non daresti mai a un ospite dell’hotel una chiave per ogni singola camera dell’hotel.

  1. Micro Segmentazione

Non usiamo più ponti levatoi e mura del castello per una ragione: danno un falso senso di sicurezza e incoraggiano approcci lassisti alla sicurezza all’interno delle mura. Una volta che l’attacco sorpassa le tue difese perimetrali, la minaccia è all’interno e non c’è nessun modo per fermarlo. Dividere la rete in segmenti e aree circoscritte mantiene l’intero sistema protetto e garantisce che i punti di accesso non siano vulnerabili agli attacchi. Non trascurare il tuo perimetro, ma non fare affidamento solamente su questo.

  1. Crittografia

Se tutto il resto fallisce e i tuoi firewall e i protocolli di accesso vengono violati, la crittografia è l’ultima arma del tuo arsenale, poiché tutti i dati sensibili che hai memorizzato risultano inutili per gli hacker. Come un cubo di Rubik, se non sai come decodificarlo e rimetterlo insieme, i dati crittografati sono un rompicapo difficile da decifrare. Mettere in atto una cyber hygiene di base significa crittografare file e dati prima della condivisione. Lo stesso vale per la crittografia del traffico di rete laddove possibile.

  1. Autenticazione multi-fattore

Dall’impronta digitale al riconoscimento facciale, la sicurezza sta diventando personale. Implementando questi due fattori di base di autenticazione si blocca la prima ondata di violazioni. E, più rendiamo personale l’autenticazione, più sicure saranno le nostre reti. Dopotutto, la tua impronta digitale è molto più difficile da rubare rispetto al tuo codice pin!

  1. Patching

I sistemi richiedono aggiornamenti costanti. Ogni volta che il malware diventa più sofisticato, i service provider rispondono con aggiornamenti di sistema e di software. Non rimanere indietro. Fai l’upgrade e aggiorna costantemente i tuoi sistemi per essere sempre pronto a contrastare gli attacchi informatici.

Comprendere questi principi è una cosa, ma metterli in pratica è fondamentale. Tutti i membri di un’organizzazione dovrebbero capire perché l’igiene informatica è fondamentale, ma, cosa più importante, i responsabili IT e i decisori aziendali devono capire come implementare questi principi.

 

[1] Cybersecurity – Europa EU http://europa.eu/rapid/attachment/IP-17-3193/en/Cybersecurity.en.pdf

[2] Gartner, agosto 2017. https://www.gartner.com/newsroom/id/3784965

 

5 aggiornamenti chiave per VMware Cloud on AWS in Europa

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Ti sei perso l’evento online  dello scorso 7 marzo sulle novità per il cloud? Puoi rivederlo qui.

Il 7 marzo abbiamo annunciato che VMware Cloud on AWS sarà ora disponibile nella regione AWS di Londra.

Siamo entusiasti di riunire il meglio di entrambi i mondi: le capacità enterprise di VMware con le straordinarie funzionalità del cloud pubblico di AWS. Mark Lohmeyer, VP e General Manager della Business Unit Cloud Platform di VMware spiega come da quando ha lanciato VMware Cloud on AWS c’è stato un enorme interesse da parte dei clienti e che l’annuncio “segna un punto di partenza essenziale per la nostra espansione globale di servizi cloud ibridi in tutti i principali mercati del mondo”.

Vuoi sapere di più? Ecco alcune delle novità chiave di VMware Cloud on AWS che spiegano esattamente ciò che è disponibile per i nostri clienti europei e multinazionali:

1. Protezione delle applicazioni mission-critical: nuove funzionalità proteggono le applicazioni da diversi tipi di failure, dalle interruzioni del data center e della zona di disponibilità, agli errori a livello di host e VM. VMware Cloud on AWS fornirà alta disponibilità Zero recovery point objective (RPO) per qualsiasi applicazione in zone di disponibilità AWS (AZ) con Cluster allungati per VMware Cloud on AWS. Questo servizio esclusivo migliorerà in modo significativo la disponibilità delle applicazioni aziendali senza doverlo integrare nell’applicazione, sfruttando le potenti funzionalità dell’infrastruttura VMware, consentendo agli sviluppatori di concentrarsi sull’aggiunta di valore di business

2. Miglioramenti delle applicazioni data-intensive: con l’accelerazione dei volumi di big-data nel cloud, i carichi di lavoro intensivi possono ora trarre vantaggio dalla compressione e deduplicazione VMware vSAN nativa per ridurre il Total Cost of Ownership (TCO) beneficiando al tempo stesso delle prestazioni dello storage all-flash. Si stima che i clienti possano dimezzare i costi di storage per carichi di lavoro tipici con deduplica e compressione nativa vSAN riducendo al contempo le risorse inattive con un calcolo elastico su richiesta utilizzato solo quando necessario.

3. VMware vMotion per migrazione dei Workload: è ora disponibile VMware vMotion tra on-premises e VMware Cloud on AWS e tra host su cluster all’interno di VMware Cloud on AWS SDDC. VMware aggiungerà anche vMotion tra gli host in un cluster esteso su due zone di disponibilità AWS.

4. Supporto per i workload desktop: VMware Cloud su AWS supporterà VMware Horizon 7, consentendo ai clienti di estendere servizi desktop on-premise senza acquistare hardware aggiuntivo, co-localizzare desktop virtuali o applicazioni pubblicate in prossimità di applicazioni sensibili alla latenza nel cloud e sfruttare la capacità elastica per proteggere i deployment di Horizon 7 locali o soddisfare esigenze temporanee.

5. Migrazione e operations cloud semplificate: VMware semplifica e velocizza l’installazione, la configurazione e la gestione degli ambienti SDDC su VMware Cloud on AWS. L’integrazione con AWS CloudFormation e Hashicorp Terraform consente ai clienti di automatizzare il provisioning dei livelli del software-defined data center (SDDC) VMware utilizzando strumenti DevOps familiari. VMware introduce anche il developer center, che è integrato nella console di servizio VMware Cloud su AWS e offre agli esperti di automazione, ai tecnici DevOps e agli sviluppatori un portale centrale per accedere a informazioni dettagliate sull’API, kit di sviluppo software, esempi di codice e interfacce della riga di comando. Inoltre, i clienti saranno in grado di accelerare la configurazione iniziale della rete e migliorare le operazioni in corso con le funzionalità di rete e sicurezza fornite da VMware NSX, tra cui Tunnel Status Monitor, Connectivity Checker e Firewall Rule Accelerator.

 

Per maggiori informazioni, guarda il briefing VMware Cloud qui.

 

Configurare e gestire Azure DNS

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Nella varietà di scelta tra i servizi disponibili all’interno di Azure troviamo il servizio DNS, in realtà non è un vero e proprio servizio offerto come registrar, in quanto non permette la registrazione di un dominio, ma permette di operare come server delegato.

Per poter registrare un qualunque dominio, dovremo, come fatto finora, riferirci ad un operatore di mercato, presso il Nic è disponibile un elenco di Aziende che operano come Registrar a livello italiano.

Le varie Aziende che operano in questo settore mettono a disposizione i vari servizi di registrazione.

Normalmente viene anche messo a disposizione un pannello tramite il quale è possibile gestire i vari record riferiti al dominio.

Abbiamo già detto che Azure in questo contesto opera come “delegato” ossia vengono reindirizzate le varie query sui DNS server a fronte di una esplicita delega sul Name Server principale per mezzo della definizione di un NS record secondo la RFC 1035.

Apparentemente questa configurazione può apparire inutile ed effettivamente non sempre è necessario o utile attivare i Name server di Azure in delega. Tuttavia alcune necessità, come ad esempio l’automazione richiesta da Let’s Encrypt per la validazione sulla base DNS, possono richiedere che l’aggiunta, la cancellazione o la modifica di record possano avvenire in modo automatico.

Quindi se il registrar presso il quale abbiamo registrato il nostro dominio non avesse queste funzionalità, possiamo utilizzare Azure-DNS in quanto servizio completamente automatizzabile.

Nell’esempio utilizzato per questo articolo deleghiamo i Name Server di Azure per la risoluzione del dominio robimassa.cloud ospitato presso Aruba

Creazione della zona delegata su Azure

Dalla creazione risorse è necessario scegliere DNS zone

Figura 1 creazione zona delegata su Azure DNS

Nel campo nome è necessario specificare il nome completo del dominio, specificare la sottoscrizione di riferimento ed eventualmente il nome del resource group da creare per la risorsa DNS. Nel caso di una zona su cui sarà necessario definire script di automazione è possibile creare un resource group dedicato in modo da “confinare” la risorsa.

Figura 2 creazione zona delegata su Azure DNS

Terminata la configurazione della zona DNS è possibile procedere alla creazione dei vari record già presenti nel servizio “principale” in modo da non creare interruzioni nella risoluzione dei nomi quando verrà attivata la delega.

Figura 3 creazione dei record relativi al dominio

Sono anche disponibili le informazioni relative ai name server da impostare per la delega sul DNS principale che dovranno poi essere usate successivamente.

A questo punto la nuova zona delegata è pronta ed è sufficiente procedere con la configurazione dei record NS su name server del Registrar.

Configurazione del Record NS sul portale del Registrar

Il dominio robimassa.cloud è stato registrato tramite Aruba che ne è quindi il registrar e tramite il quale è possibile gestire i vari record. La prima impostazione è relativa a quale è il name server principale per la zona e quindi per attivare la delega è necessario impostare l’uso di name server esterni.

Figura 4 pannello di gestione del DNS per robimassa.cloud

E successivamente dovranno essere creati i vari record NS secondo le informazioni ricavabili dal servizio Azure-DNS per la zona robimassa.cloud

Figura 5 impostazione record NS

A questo punto, atteso il tempo di replica tra i vari DNS globali le nuove informazioni ed impostazioni diventano operative

Figura 6 verifica delega con Nslookup

Nel caso in cui sia necessario delegare la gestione del dominio DNS sarà sufficiente creare un utente e successivamente attribuire i permessi minimi sul servizio

Figura 7 definizione accesso al servizio

Controllo delle attività sulla zona DNS

Accedendo ad “Activity Log” è possibile consultare tutte le attività eseguite sulla zona

Figura 8 consultazione Log

Riferimenti

Azure Dns Prezzi

Informazioni generali su Azure DNS

Il sistema operativo scelto nel Public Cloud? RedHat Enterprise Linux!

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Un recente sondaggio, pubblicato e (giustamente) pubblicizzato da Red Hat, ha stabilito come per i carichi di produzione all’interno dei cloud pubblici la scelta del sistema operativo da parte degli operatori sia per la maggioranza la stessa: Red Hat Enterprise Linux.

Oltre comunque ai dati in favore di Red Hat, tutti consultabili in questo pdf, il sondaggio aiuta a ricostruire quella che è in generale la situazione nei cloud pubblici oggi in nord america e in europa. Le percentuali sulla tipologia di sistema operativo sui server raccontano che Linux ha il predominio, con il 54% delle installazioni, seguito a ruota da Windows che stabilisce un 43%. La top 3 delle applicazioni vede al primo posto Applicazioni Web (12%), al secondo database MySQL (7%) ed al terzo database Oracle (sempre al 7%).

I dati iniziano a farsi interessanti nell’ambito dei tipi di workload, proponendo questo scenario: in ambiti di produzione “Business critical” il 78% dei clienti preferisce “paid Linux” ossia distribuzioni che come Red Hat necessitano di una subscription. Questa percentuale cala al 54% nel caso di produzioni a basso impatto e finisce al 40% per test e sviluppo. In generale comunque la percentuale di installato che necessita di subscription nel cloud pubblico oggi occupa il 65%.

Infine le classifica delle distribuzioni:
  1. Red Hat Enterprise Linux (RHEL) – 48%
  2. Ubuntu Server – 38%
  3. Oracle Linux – 19%
  4. SUSE Linux Enterprise Server (SLES) – 19%
  5. CentOS – 17%
Un ottimo riscontro quindi per Red Hat nello specifico, ma anche per Linux in generale a dimostrazione di come il dominio nel cloud del Pinguino non sia minimamente in discussione. Che poi si tratti di centri elaborazione dati locali o cloud pubblici per il cliente finale pare non esserci differenza, una distribuzione che si paga è sinonimo di maggiore affidabilità. Cosa ne pensate?