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L’execution, e non l’innovazione, sta rallentando le aziende

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Un report recente commissionato da VMware e scritto dalla Cass Business School identifica nell’incapacità di trasformare le idee in nuovi prodotti, servizi e strategie, al passo richiesto, la sfida che molte aziende stanno affrontando e che le sta mettendo in seria difficoltà.

Il rapporto, intitolato “Innovating in the Exponential Economy”, esplora il divario tra il punto in cui le idee hanno origine e il modo in cui vengono eseguite all’interno delle aziende in tutta l’area EMEA. Il report rivela la necessità di una cultura che preveda una maggiore assunzione del rischio e una crescente sperimentazione, piuttosto che scelte d’impulso, ed evidenzia come gli incentivi attuali abbiano portato a un atteggiamento che premia le iniziative ‘quick win’ rispetto a quelle più strategiche, nonostante i maggiori potenziali benefici di queste ultime.

Il report evidenzia inoltre che molte decisioni aziendali sono reversibili e aspettare che le idee siano pienamente sviluppate prima di iniziare a eseguirle può essere dannoso. L’imprevedibilità e il ritmo dei cambiamenti impongono che le organizzazioni non aspettino certezze prima di portare avanti nuove idee, che invece devono essere abbastanza flessibili da poter cambiare di fronte a diverse priorità e minacce. Occorre sperimentare piuttosto che sviluppare completamente un’idea per poi implementarla su vasta scala.

Una delle organizzazioni che cercano di affrontare questo problema è Amadeus, uno dei maggiori IT provider per l’industria del turismo e dei viaggi a livello mondiale. L’Head of Research, Innovation and Ventures di Amadeus, Marion Mesnage, commenta così la metodologia del report e come il suo team trasformi le idee in azione: “Il nostro approccio all’innovazione non riguarda solo la ‘grande idea’. Si tratta di come possiamo realizzare idee che aiutino i nostri clienti a creare più valore per il proprio business facendo le cose in modo più efficace, più creativo e più semplice.”

Mesnage aggiunge che “Un importante sviluppo per l’IT è l’avvento del Cloud. Questa tecnologia cambia in modo fondamentale le modalità con cui i fornitori e i venditori di viaggi si relazionano con i propri clienti.”

Altri aspetti chiave del rapporto includono:

  • L’esecuzione di grandi idee richiede tempismo critico: perseguire opportunità troppo presto o troppo tardi può essere altrettanto dannoso e occorre mantenere un’attenzione strategica per evitare distrazioni dettate dall’entusiasmo per la novità.
  • Il cambiamento dei comportamenti richiede che le organizzazioni trasformino le loro strategie e i loro obiettivi in modo allineato con i valori dei dipendenti, che esistono in gran parte a livello inconscio.
  • Affinché l’innovazione abbia successo, l’assunzione del rischio – e talvolta il fallimento – è inevitabile. Tuttavia, molti sistemi di gestione del rischio tradizionali non sono più adatti allo scopo. Misurare semplicemente ciò che è più tangibile – come quello che si è investito in innovazione, soldi e tempo – o i risultati di questa innovazione – come ad esempio il numero di nuovi prodotti – può essere limitativo. La misurazione dovrebbe essere in grado di cambiare con la strategia, per garantire che le idee non vengano ignorate prima di poter essere sviluppate.

Il professor Feng Li, Head of Technology and Innovation Management alla Cass Business School, autore del report, ha dichiarato: “Il passaggio al digitale ha costretto le organizzazioni a pensare in modo diverso a come sono organizzate, a come portano idee al tavolo e a come le sviluppano e le misurano. Il futuro è difficile da prevedere e molte nuove idee rischiano di diventare obsolete prima ancora di essere implementate. La mia ricerca rivela che sarà la combinazione di leadership, cultura e tecnologia a trasformare le grandi idee in realtà al ritmo richiesto”.

 

OMS e System Center: novità di Luglio 2018

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Microsoft annuncia in modo costante novità riguardanti Operations Management Suite (OMS) e System Center. Come di consueto la nostra community rilascia questo riepilogo mensile che consente di avere una panoramica complessiva delle principali novità del mese, in modo da rimanere sempre aggiornati su questi argomenti ed avere i riferimenti necessari per condurre ulteriori approfondimenti.

Operations Management Suite (OMS)

Azure Log Analytics

La possibile integrazione di Azure Data Factory (ADF) con Azure Monitor consente di inviare le metriche di utilizzo verso Operations Management Suite (OMS). La nuova solution Azure Data Factory Analytics, disponibile nell’Azure marketplace, può fornire una panoramica sullo stato di salute del proprio Data Factory, consentendo di andare nel dettaglio delle informazioni raccolte. Questo può risultare molto utile in particolare per operazioni di troubleshooting. Risulta inoltre possibile collezionare le metriche provenienti da diverse data factories verso lo stesso workspace di OMS Log Analytics. Per i dettagli sulla configurazione necessaria per utilizzare questa solution, è possibile consultare la documentazione ufficiale.

Figura 1 – Overview della nuova solution Azure Data Factory Analytics

Nell’esecuzione delle query di Log Analytics è stata introdotta la possibilità di selezionare facilmente il workspace sul quale eseguire le interrogazioni:

Figura 2 – Selezione del workspace su cui effettuare le query di Log Analytics

La stessa possibilità è stata introdotta anche in Azure Application Insights Analytics. Tale funzionalità risulta utile in quanto in ogni query tab è possibile selezionare il workspace specifico, evitando di dover aprire Log Analytics in tab differenti del browser.

Nel caso vengano collezionati custom logs in Azure Log Analytics, è stata creata una categoria separata denominata “Custom Logs”, dove vengono raggruppati.

Figura 3 – Raggruppamento dei custom logs nella categoria specifica

 

Per i workspace di Log Analytics presenti nelle region di West Europe, East US, e West Central è stata annunciata la disponibilità in public preview dei Metric Alerts per i logs. I Metric alerts per i logs consentono di utilizzare i dati provenienti da Log Analytics come metriche di Azure Monitor. La tipologia dei log supportati è stata estesa e la lista completa è disponibile a questo indirizzo. Per ulteriori informazioni in merito è possibile consultare la documentazione ufficiale.

Azure Backup

In Azure Pricing Calculator, lo strumento ufficiale Microsoft per stimare i costi dei servizi Azure, è stata introdotta la possibilità di ottenere una stima più accurata dei costi di Azure Backup, consentendo di specificare il range di retention dei vari Recovery Point.

Figura 4 – Nuovi parametri per effettuare una stima più accurata dei costi di Azure Backup

Azure Site Recovery

Per Azure Site Recovery è stato rilasciato l’Update Rollup 26 che introduce nuove versioni per i seguenti componenti:

  • Microsoft Azure Site Recovery Unified Setup/Mobility agent (versione 9.17.4897.1): utilizzato per scenari di replica da VMware verso Azure.
  • Microsoft Azure Site Recovery Provider (versione 5.1.3400.0): utilizzato per scenari di replica da Hyper-V verso Azure oppure verso un secondary site.
  • Microsoft Azure Recovery Services agent (versione 2.0.9122.0): utilizzato per scenari di replica da Hyper-V verso Azure.

L’installazione di questo update rollup è consigliata in deployments dove sono presenti i componenti e le rispettive versioni in seguito riportate:

  • Unified Setup/Mobility agent versione 9.13.000.1 o successiva.
  • Site Recovery Provider versione 5.1.3000 o successiva.
  • Hyper-V Recovery Manager 3.4.486 o successiva.
  • Site Recovery Hyper-V Provider 4.6.660 o successiva.

Per ottenere maggiori informazioni sulle problematiche risolte, sugli improvements dati da questo Update Rollup e per ottenere la procedura da seguire per la relativa installazione è possibile consultare la KB specifica 4344054.

Azure Automation

Per quanto riguarda Azure Automation è stata introdotta la possibilità di configurare gli Hybrid Runbook Workers in modo che possano eseguire solamente runbook digitalmente firmati (l’esecuzione di runbook unsigned non andrà a buon fine). La procedura da seguire è riportata in questa sezione dell’articolo Microsoft.

System Center

In seguito al primo annuncio della Semi-Annual Channel release di System Center, avvenuto nel mese di febbraio con la versione 1801, questo mese è stata rilasciata la nuova update release, System Center 1807.

L’update release 1807 introduce nuove funzionalità per Virtual Machine Manager e Operations Manager, mentre per Data Protection Manager, Orchestrator e Service Manager contiene fix per problemi noti (includendo i bug fixes presenti nell’UR5 di System Center 2016, rilasciata in aprile).

Novità introdotte in Virtual Machine Manager 1807
  • Supports selection of CSV for placing a new VHD
  • Display of LLDP information for networking devices
  • Convert SET switch to logical switch
  • VMware host management: VMM 1807 supports VMware ESXi v6.5 servers in VMM fabric
  • Support for S2D cluster update
  • Support for SQL 2017
Novità introdotte in Operations Manager 1807
  • Configure APM component during agent install or repair
  • Linux log rotation
  • HTML5 Web console enhancements
  • Support for SQL Server 2017
  • Operations Manager and Service Manager console coexistence

Per maggiori informazioni a riguardo è possibile consultare la documentazione ufficiale Microsoft:

System Center 1807 è possibile scaricarlo dal System Center Evaluation Center.

Per tutti i prodotti System Center (DPM, SCORCH, SM, VMM e SCOM) è ora possibile aggiornare i deployment esistenti passando da SQL server 2016 a SQL server 2017.

Si ricorda infine che le release appartenenti al Semi-Annual Channel hanno un periodo di supporto di 18 mesi.

System Center Configuration Manager

Rilasciata la versione 1807 per il branch Technical Preview di System Center Configuration Manager. La novità principale presente in questo rilascio è l’introduzione del nuovo community hub, attraverso il quale è possibile condividere scripts, reports, configuration items ed altro, relativamente a Configuration Manager. Attraverso il community hub, accessibile dalla console di SCCM, è possibile introdurre nel proprio ambiente soluzioni messe a disposizione dalla community.

Tra le novità introdotte in questo rilascio troviamo inoltre:

  • Improvements to third-party software updates
  • Co-managed device activity sync from Intune
  • Approve application requests via email
  • Repair applications
  • Admin defined offline operating system image servicing drive
  • Improvements to run scripts

Si ricorda che i rilasci nel Technical Preview Branch consentono di valutare in anteprima le nuove funzionalità di SCCM ed è consigliato applicare questi aggiornamenti solo in ambienti di test.

System Center Operations Manager

Per poter configurare la connessione tra Operations Management Suite (OMS) e System center Operations Manager è necessario importare i seguenti nuovi management packs, specifici per versione:

Questa modifica ai MPs è stata resa necessaria per consentire la corretta comunicazione con le nuove APIs di OMS Log Analytics, introdotte in seguito allo spostamento verso il portale Azure di Log Analytics.

Figura 5 – Wizard di SCOM per l’onboarding di OMS

Si riporta la nuova wave dei management packs di System Center Operations Manager rilasciati per SQL Server, ora allineati alla versione 7.0.7.0:

Nel mese di Luglio sono inoltre stati rilasciati i seguenti Management Packs per software Open Source, versione 7.7.1129.0, che comprendono le seguenti novità:

Apache HTTP Server

  • Supports Apache HTTP Server version 2.2 and 2.4
  • Provides monitoring of busy and idle workers
  • Provides monitoring of resource usage – memory and CPU
  • Provides statistics for virtual hosts such as “Requests per Minute” and “Errors per Minute”
  • Provides alerting for SSL Certificate expiration

MySQL Server

  • Supports MySQL Server version 5.0, 5.1, 5.5, 5.6, and 5.7
  • Supports MariaDB Server version 5.5, and 10.0
  • Provides monitoring of databases
  • Provides monitoring of disk space usage for server and databases
  • Provides statistics for Key Cache, Query Cache, and Table Cache
  • Provides alerting for slow queries, failed connections, and full table scans

Sono stati inoltre rilasciati da parte di Microsoft i seguenti nuovi MPs:

  • MP per Active Directory Federation Services versione 0.2.0
  • MP per Active Directory Federation Services 2012 R2 versione 1.10172.1
  • MP per Microsoft Azure versione 5.20.18

Si segnala inoltre la nuova versione community (1807) del Management Pack di Azure, rilasciata da Daniele Grandini.

Valutazione di OMS e System Center

Si ricorda che per testare e valutare in modo gratuito Operations Management Suite (OMS) è possibile accedere a questa pagina e selezionare la modalità che si ritiene più idonea per le proprie esigenze.

Per provare i vari componenti di System Center è possibile accedere all’Evaluation Center e dopo essersi registrati è possibile avviare il periodo di trial.

VMworld Europe 2018 Begins With You

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Registrati oggi al VMworld Europe 2018– le tariffe Early Bird scadono il 27 luglio!

La rivoluzione digitale è diffusa in ogni mercato e settore. Sta creando più efficienza, abilitando la flessibilità e aprendo le porte a una miriade di risultati aziendali positivi. Tutto questo grazie a persone come te. Tu e i tuoi colleghi innovatori state facendo sì che questo mondo abilitato dalla tecnologia diventi realtà. Ma quali sono i prossimi passi del tuo percorso digitale?

È qui che entra in gioco VMworld Europe 2018: l’evento leader del settore per i professionisti dell’infrastruttura cloud e del digital workspace, con alcune delle migliori menti del settore e l’anteprima di alcune delle tecnologie più interessanti di domani.

È l’occasione giusta per incontrare i colleghi. Conoscere i partner del tuo ecosistema. Collaborare e condividere esperienze. Ottenere nuove prospettive di settore durante le keynote e le sessioni interattive. Partecipare a corsi di formazione e ottenere la certificazione per trasformare ulteriormente la tua organizzazione.

Unisciti a noi per quattro giorni di innovazione e scopri le principali tendenze che influenzano il nostro settore:

Data Center e Cloud

Partecipa alle sessioni che possono aiutarti a modernizzare le basi della tua infrastruttura. Scopri come utilizzare agevolmente il cloud e sfruttare tecnologie future come IoT ed edge. Sei interessato? Personalizza la tua esperienza al VMworld per concentrarti sulle tematiche di Data Center e Cloud qui.

Digital Workspace

I digital workspace ben progettati possono attrarre i talenti e ispirare la creatività. Al VMworld, avrai l’opportunità di scoprire come VMware sia all’avanguardia nel supportare la forza lavoro sempre più mobile di oggi. Scopri come concentrarti sul mobile al VMworld 2018 Europe qui.

Networking e Security

Scopri i concetti e la tecnologia incorporati nell’offerta ampliata di VMware NSX, tra cui la virtualizzazione della rete, la micro-segmentazione, la SD-WAN e la gestione della rete. Consulta qui le sessioni di Networking e Security disponibili.

Con oltre un migliaio di sessioni, centinaia di espositori presenti, oltre a innumerevoli eventi di networking e incontri sponsorizzati, VMworld Europe 2018 è l’evento chiave per scoprire tutto ciò che è necessario sapere sul successo del business.

Registrati ora e inizia a personalizzare la tua agenda con un insieme di attività, sessioni e aree tematiche:

  • Partecipa alle keynote tenute dagli executive di VMware e del settore sulle principali tendenze del business digitale
  • Iscriviti alle sessioni spotlight per approfondimenti strategici e roadmap sugli argomenti tecnologici più importanti di oggi
  • Scopri per primo i nuovi prodotti VMware, in modo gratuito e veloce (tramite i nostri Hands-On-Labs)
  • Ottieni le certificazioni a tariffe scontate sulle soluzioni VMware in tempo reale
  • Passa dal Solution Exchange e incontra le aziende dell’ecosistema dei partner di VMware
  • Chatta con esperti del settore durante il pranzo, le pause e gli eventi di networking
  • Segui centinaia di sessioni di approfondimento per i partecipanti, esperti e nuovi
  • Non perdere lo straordinario party – VMworld Fest – con ospiti d’eccezione come Faithless e Kaiser Chiefs

Unisciti a noi al VMworld Europe 2018 dal 5 all’8 novembre e inizia a sfruttare al massimo la tecnologia di domani, oggi.

Ricorda: VMworld begins with you.

 

Veeam Backup for Microsoft Office 365 v2

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Nella giornata di oggi è arrivato un importante annuncio per tutti gli utenti che utilizzano Veeam ed Office 365, in quanto è stata rilasciata la versione 2 di Veeam Backup for Microsoft Office 365. Uno dei limiti più grandi del prodotto era l’impossibilità di proteggere ambienti SharePoint e OneDrive for Business, cosa che è adesso è possibile. Il prodotto sbarca sul mercato dopo essere stato annunciato al VeeamON del 2017 e che ha subito un ritardo di circa 5 mesi sulla roadmap.

Veeam Explorer for Microsoft OneDrive for Business permette di effettuare restore granulari direttamente nella propria cartella OneDrive, ma anche all’interno di una cartella di un altro utente, fino ad esportare il file per salvarlo localmente o mandarlo via mail.

Tra le altre novità introdotte, troviamo:

  • Flessibilità nella creazione dei job di backup, per eseguire ricerche e gestire in modo avanzato un grande mole di dati
  • Supporto per Microsoft Teams
  • Utilizzo di Veeam Explorer for Microsoft Exchange per effettuare confronti tra gli oggetti nel caso ci siano state delle modifiche

Community Edition

Era già stata annunciato, ma ora è ufficiale il rilascio della versione Community Edition che offre i seguenti benefici:

  • Maximum number of Exchange Online users: 10
  • Maximum number of OneDrive for Business users: 10 users associated with the same 10 Exchange Online users
  • Maximum amount of SharePoint data protected: 1TB

 

Scarica Veeam Backup for Microsoft Office 365

Agents of Change: Maurizio Davini, un CTO che reinventa un’organizzazione secolare

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Processi, culture e tecnologie di qualche decennio fa possono rallentare le organizzazioni mature nel percorso verso la trasformazione digitale. Con secoli di storia alle spalle, l’Università di Pisa dimostra che l’età è solo un numero. Sotto la guida dell’IT, l’Università adotta strategie digitali e tecnologie nuove ed emergenti a un ritmo sostenuto.

Dall’esterno, l’Università – fondata nel XIV secolo – sembra cristallizzata nel tempo, all’interno dei numerosi edifici storici dell’antica città italiana, dove alunni e docenti famosi, come Galileo Galilei, hanno studiato e insegnato. All’interno però, l’Università vanta un’infrastruttura IT e risorse tecnologiche che rispondono alle nuove sfide dell’istruzione internazionale e della ricerca.

“L’Università di Pisa può vantare una storia che risale al XIV secolo e, da allora, non ha mai smesso di reinventarsi.”
Maurizio Davini, CTO Università di Pisa

Come CTO di una delle Università più antiche al mondo, Maurizio Davini ha la responsabilità di modellare il futuro digitale preservando al contempo il patrimonio culturale. Scopri in questo video come questo ‘Agent of Change’ reinventa un’organizzazione secolare.

Soluzioni moderne per una crescita sostenibile

Davini comprende in prima persona che il modo in cui viene impartita l’istruzione superiore sta cambiando e continuerà a cambiare in modo significativo nei prossimi anni. Le università devono competere a livello globale per gli studenti, i professori e i fondi, e devono far leva sulle capacità digitali per rimanere in gioco.

“I leader IT delle università devono essere agenti del cambiamento,” spiega Davini. “Devono guidare la trasformazione dal vecchio mondo IT al nuovo mondo IT – un nuovo mondo in cui le università siano orientate all’impresa e mettano il cliente al centro.”

“Circa l’80 per cento dei team IT nelle università vedrà crescere l’attenzione per la customer experience nei prossimi dodici mesi.”
View from the Frontline: University Edition, Service Desk Institute (SDI) and Freshworks

L’Università evolve per adattarsi a questi cambiamenti: i dipartimenti si moltiplicano, insieme alle necessità tecnologiche. Così, il team di Davini ha deciso di modernizzare i data center con la tecnologia di virtualizzazione. Questo consente all’IT di offrire la massima flessibilità alla popolazione di studenti e docenti in aumento, garantendo allo stesso tempo alti livelli di affidabilità e sicurezza.

La promessa di tecnologie nuove ed emergenti

Davini guarda anche all’emergere di nuove tecnologie, che offrono l’opportunità di ridefinire l’esperienza universitaria:

  • Cloud Computing: “Il cloud trasforma l’agilità delle università in modo che le nuove idee possano essere sperimentate con costi iniziali minimi,” afferma Davini.
  • Realtà aumentata: “Vediamo una grande promessa nella realtà aumentata (AR). Presenta molte opportunità educative,” dichiara. “L’Università possiede alcuni musei e questa tecnologia offre molte possibilità per dare vita a mostre e opere in modo nuovo. Se gli spazi dei musei tradizionali possono mancare di interattività, l’AR stimola una risposta molto più dinamica da parte delle persone e le coinvolge davvero.”
  • Big data: “I big data possono aiutare con la fidelizzazione e il successo degli studenti” continua.
  • Intelligenza artificiale: “E l’intelligenza artificiale porterà maggiori livelli di apprendimento individualizzato, in cui i sistemi rispondono alle esigenze dello studente,” aggiunge.

L’Università di Pisa integra anche il machine learning nella ricerca e nell’analisi IT. “Stiamo cercando di mescolare tutte le nuove tecnologie che stanno emergendo, per progettare una soluzione a prova di futuro per il computing e il machine learning ad alta prestazione,” ha dichiarato Davini a Dell EMC. “Quindi ci stiamo impegnando per prendere il meglio dal mercato per assemblare una soluzione che sostenga la nostra reputazione scientifica.”

Risolvere i grandi problemi mondiali

Non sorprende che, come appassionato di tecnologia, Davini non possa evitare di considerare l’impatto futuro della tecnologia oltre le mura universitarie.

“La tecnologia ha il potenziale di risolvere alcuni dei grandi problemi del mondo” riflette. “E ciò che ritengo più affascinante è che le aziende beneficeranno di alcune delle tecnologie nuove ed emergenti di oggi e delle possibilità che esse creano già nel prossimo futuro. Diventeranno realtà molto velocemente”.

Questo articolo è l’ultimo della serie Agents of Change, una panoramica su come i leader tecnologici in Europa, Medio Oriente e Africa (EMEA) sfidano lo status quo per scoprire nuove possibilità per le loro organizzazioni.

Impara da altri Agents of Change.    

 

Implementare una VPN site-to-site in Azure con Veeam PN

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Quando un’organizzazione decide di adottare servizi offerti da cloud pubblici si trova spesso a dover affrontare la sfida di interconnettere in modo sicuro e gestito utenti e servizi della propria rete con le risorse ospitate nel cloud.

Tipicamente, questo scenario implica mettere in conto i costi del servizio VPN offerto dal vendor del cloud pubblico e il dover configurare un appliance locale seguendo indicazioni e prescrizioni in termini di compatibilità legate a tale servizio.

Ad esempio, nel caso di Microsoft Azure, realizzare una VPN site-to-site prevede la disponibilità nella propria rete locale di un dispositivo VPN “convalidato” (vedi https://docs.microsoft.com/it-it/azure/vpn-gateway/vpn-gateway-about-vpn-devices).

Talvolta potrebbe essere necessario dover collegare una o più sedi della nostra organizzazione a virtual machine o applicazioni che abbiamo collocato su Azure non disponendo però del numero o del tipo di apparati necessari, oppure non essendo possibile alterare la configurazione di quelli esistenti…

In questo articolo vedremo come creare una VPN fra la rete locale aziendale e una subnet in Azure utilizzando il componente gratuito Veeam PN realizzato da Veeam Software (https://www.veeam.com).

Veeam Powered Network (PN)

Veeam PN è un tool di Software Defined Networking (basato su una distro Linux Ubuntu 16.04.1 LTS) che consente di creare in maniera molto semplice e lineare tunnel VPN fra reti aziendali (“site-to site”) o fra un client e la rete aziendale (“point-to-site”).

Si basa sulla tecnologia OpenVPN (https://openvpn.net/index.php/open-source/333-what-is-openvpn.html) la cui implementazione è semplificata da un’interfaccia web che permette di applicare intuitivamente configurazioni e politiche amministrative.

Si può scaricare, previa registrazione gratuita, da qui: https://www.veeam.com/cloud-disaster-recovery-azure-download.html

Il download consiste in un file .ova di circa 1 Gb.

Nota: I file .ova sono “pacchetti” che contengono descrizioni e informazioni di certificazione relative ad una macchina virtuale (nel nostro caso l’appliance Veeam PN) che possono agilmente essere importate in ambiente VMware.

Come anticipato, Veeam PN può aiutarci (e possiamo dire che il tool sia nato proprio per questo scopo) nel creare connessioni protette verso nostre risorse collocate in Azure risolvendo il problema di dover modificare la configurazione di apparati VPN esistenti in conformità con le specifiche indicate da Microsoft:

  • VPN site-to-site, fra una o più sedi della nostra organizzazione ed una nostra subnet in Azure;
  • VPN point-to-site, fra uno o più client ed una nostra subnet in Azure.

Figura 1 – Scenari di implementazione di Veeam PN

Il ruolo svolto da Veeam PN, e quindi la relativa configurazione, dipende dalla collocazione nell’architettura:

  • Network Hub: gestisce il traffico fra la rete che offre i servizi e le reti o i client che devono accedervi in modo protetto; nel nostro schema il ruolo Network Hub di Veeam PN è collocato in Azure.
  • Site Gateway: stabilisce il tunnel VPN fra la rete che offre i servizi ed una rete remota; nel nostro schema, il ruolo Site Gateway è collocato on-premise.

Per consentire ad un singolo computer di accedere ad una rete gestita dal ruolo Network Hub, occorre installare sul PC Windows o Linux il client OpenVPN (https://openvpn.net/index.php/open-source/downloads.html). Per OS X e MacOS seguire le indicazioni riportate qui: https://openvpn.net/index.php/access-server/docs/admin-guides/183-how-to-connect-to-access-server-from-a-mac.html.

Requisiti di Veeam PN

Per installare l’appliance on-premise si raccomanda di utilizzare VMware vSphere versione 5.x o successive. La virtual machine dovrà disporre di almeno 1 CPU, 1GB di RAM e di un disco thin-provisioned di 4 GB. Per fare qualche sperimentazione è anche possibile utilizzare VMware Workstation o Virtual Box, ma non se ne raccomanda l’impiego in produzione.

Per installare l’appliance in Azure, dovremo prevedere una virtual machine almeno di dimensioni A1 (1 core, 1,75GB di RAM, 70 GB di spazio disco.

L’amministrazione di Veeam PN si effettua via browser: le versioni più recenti di Internet Explorer, Edge, Firefox, Chrome sono tutte supportate.

Informazioni sui requisiti e le indicazioni relative all’installazione del client OpenVPN sono disponibili qui: https://openvpn.net/index.php/open-source/documentation/install.html.

Porte utilizzate da Veeam PN:

Da Verso Protocollo Porta
Site Gateway Network Hub TCP/UDP 1194
Computer client Network Hub TCP/UDP 6179
Browser Network Hub o Site Gateway HTTPS 443

Installazione del ruolo Network Hub

Il primo ruolo di Veeam PN da installare è quello di Network Hub su Azure.

Una volta fatto accesso alla sottoscrizione Azure sulla quale abbiamo privilegi amministrativi, selezionare l’opzione Create a Resource e, nella casella di testo, digitare veeam pn, poi premere Invio.

Figura 2 – Create a Resource

Nei risultati della ricerca, fare clic su Veeam PN for Microsoft Azure.

Figura 3 – Veeam PN for Microsoft Azure, trovato!

Nella pagina successiva, fare clic su Create.

Figura 4 – Avvio creazione risorsa

Viene presentata la prima delle schede di configurazione della virtual machine che ospiterà il network appliance.

Fornire un nome per la virtual machine, un nome ed una password per l’account amministrativo, selezionare la sottoscrizione Azure in cui collocare la risorsa, decidere se utilizzare un Resource Group esistente (ma privo di risorse) o se crearne uno ad hoc e la regione Azure in cui desideriamo operare.

Infine, clic su OK.

Figura 5 – Informazioni di base

Nella scheda Veeam PN Settings:

  • Selezionare la dimensione della virtual machine: una Standard A1 può essere sufficiente per sperimentazioni o piccoli carichi di lavoro; in produzione si raccomanda di selezionare almeno una Dv2;
  • Specificare o creare uno Storage Account in cui verrà creato il disco della virtual machine;
  • Dare un nome univoco alla virtual machine;
  • Selezionare la Virtual Network a cui l’appliance sarà connesso (tipicamente la stessa Virtual Network in cui si trovano le risorse che dovranno essere raggiunte tramite VPN) e la relativa Subnet;
  • Fare clic su OK.

Figura 6 – Veeam PN Settings

Nella scheda successiva, Security Settings, selezionare la lunghezza della chiave di cifratura adottata per la generazione del canale sicuro e fare clic su OK.

Figura 7 – Security Settings

Nella scheda VPN Information è possibile selezionare le funzionalità con cui sarà configurato l’appliance Veeam PN e quindi stabilire se sarà possibile consentire connessioni site-to-site o point-to-site o entrambe. È anche possibile specificare protocolli e porte non di default. I valori predefiniti sono UDP 1194 per le connessioni site-to-site e UDP 6179 per le connessioni point-to-site.

Effettuate le scelte, fare clic su OK.

Figura 8 – VPN Information

Nella scheda Summary, dopo una verifica finale dei parametri impostati, è possibile fare clic su OK.

Figura 9 – Summary

Nella scheda successiva fare clic su Create.

Il processo di creazione delle risorse e della macchina virtuale dura pochi minuti.

Figura 10 – Fasi della creazione appliance Veeam PN

Configurazione del ruolo Network Hub

Al termine della creazione della macchina virtuale Veeam PN, è necessario effettuare alcune configurazioni preliminari.

Dal portale amministrativo di Azure, fare clic su Virtual Machines, poi sul nome della macchina virtuale Veeam PN appena creata per visualizzarne le proprietà.

Figura 11 – Indirizzo pubblico appliance

Annotare il Public IP Address (nel nostro caso 40.127.163.70), avviare un browser e connettersi via https.

Effettuare il login con le credenziali amministrative specificate al momento della creazione della virtual machine.

Figura 12 – Login

Nella scheda Azure Setup, fare clic su Next.

Figura 13 – Avvio wizard

Veeam PN richiede che ci si autentichi su Microsoft Azure Active Directory. Copiare il codice di autenticazione fornito e accedere al link indicato nella scheda.

Figura 14 – Codice di autenticazione (CTRL+C)

Incollare il codice nella casella di testo della pagina Web e, se il codice fornito risulta corretto, fare clic su Continua.

Figura 15 – Codice di autenticazione (CTRL+V)

Qualora richiesto, selezionare l’account corrente o specificarne uno diverso che abbia accesso alla sottoscrizione Azure.

Figura 16 – Conferma account

Tornare alla pagina di configurazione di Veeam PN e fare clic su Next.

Figura 17 – Il wizard prosegue

Al termine della configurazione automatica, fare clic su Finish.

Figura 18 – Azure setup completato

Configurazione dell’accesso dalla rete remota

È ora necessario consentire l’accesso al Veeam PN con il ruolo Network Hub da parte del Veeam PN con il ruolo Site Gateway che sarà installato e configurato successivamente.

Nella pagina principale del portale amministrativo di Veeam PN, fare clic su Clients.

Figura 19 – Portale amministrativo Veeam PN

Fare clic su Add.

Figura 20 – Aggiunta client

Nella scheda Add Client selezionare l’opzione Entire
Site e fare clic su Next.

Figura 21 – Opzione Entire Site

Specificare un nome identificativo e la subnet (nel formato CIDR) a cui appartengono gli host on-premise che dovranno connettersi ad Azure tramite VPN. Poi fare clic su Next.

Figura 22 – Informazioni sulla subnet on-premise

Nella scheda di riepilogo, fare clic su Finish.

Figura 23 – Completamento aggiunta client

Viene proposta la finestra di dialogo per il salvataggio del file (.xml) di configurazione che sarà poi necessario importare durante la configurazione del Veeam PN con il ruolo di Site Gateway.

Salvare il file in una posizione successivamente accessibile.

Nel portale amministrativo di Veeam PN è ora presente la rete che abbiamo appena definito come client.

Figura 24 – Conferma dell’aggiunta client

Installazione del ruolo Site Gateway

Passiamo ora a configurare Veeam PN on-premise per poter connettere con un tunnel VPN la rete aziendale ad Azure.

Collocare il pacchetto .ova scaricato dal sito Veeam (https://www.veeam.com/cloud-disaster-recovery-azure-download.html) in una posizione accessibile dall’ambiente VMware.

Per istruzioni dettagliate su come effettuare il deployment di un template OVA in ambiente vSphere: https://docs.vmware.com/en/VMware-vSphere/6.5/com.vmware.vsphere.vm_admin.doc/GUID-AFEDC48B-C96F-4088-9C1F-4F0A30E965DE.html

Figura 25 – Package OVA caricato in vSphere

Qui https://spaces.uncc.edu/display/CKB/Importing+OVA+File+into+VMware+Workstation+14 una guida su come procedere utilizzando invece VMware Workstation (scenario consigliato unicamente nel caso di laboratori o sperimentazioni).

Completato il deployment del pacchetto .ova, dal client vSphere o dalla console di VMware Workstation, ricavare l’indirizzo IP dell’appliance Veeam PN (nel nostro caso 192.168.1.94) e accedervi via browser con le credenziali di default:

  • Utente: root
  • Password: VeeamPN

Figura 26 – Login al Veeam PN on-premise

Viene immediatamente richiesto di cambiare la password di default.

Figura 27 – Cambio password

Nella scheda successiva, Initial Configuration, è possibile scegliere il ruolo che dovrà svolgere questo appliance o se ripristinare la configurazione da un precedente backup.

Nel nostro caso, selezionare l’opzione Site gateway, poiché il ruolo Network Hub è stato precedentemente collocato su Azure, e fare clic su Next.

Figura 28 – Configurazione ruolo

Occorre ora effettuare l’upload del file .xml di configurazione generato durante la configurazione del ruolo Network Hub.

Fare clic su Browse e selezionare il file. Poi fare clic su Finish.

Figura 29 – Completamento configurazione

Dopo qualche secondo, nel portale amministrativo del Veeam PN on-premise viene segnalata l’effettuata connessione con il Veeam PN collocato su Azure.

Figura 30 – Conferma connessione lato on-premise…

Connettersi con il browser al Veeam PN su Azure e verificare che anche da quel lato gli indicatori siano “verdi”,

Figura 31 – …e conferma connessione lato Azure

Test della connessione VPN

Nello schema qui dis eguito, lo scenario oggetto della verifica: il client aziendale appartenente alla sede di Roma (indirizzo IP 192.168.1.246) deve potersi connettere tramite VPN al server AZRSRV01 collocato su Azure (indirizzo IP privato 10.1.0.4).

Figura 32 – Schema scenario da verificare

Nel portale amministrativo di Azure, fare clic su Virtual Machines, poi sulla macchina virtuale Veeam PN. Infine fare clic su Networking. Prendere nota dell’indirizzo IP privato (nel nostro caso 10.1.0.5).

Figura 33 – Rilevamento IP privato appliance Veeam PN su Azure

Accedere al client aziendale collocato nella rete on-premise, aprire una sessione Command Prompt con privilegi amministrativi elevati.

Eseguire il comando:

route -p add x.x.x.x mask y.y.y.y z.z.z.z

Dove:

  • x.x.x.x è l’indirizzo della subnet Azure a cui si desidera accedere
  • y.y.y.y è la relativa Subnet Mask
  • z.z.z.z è l’indirizzo IP del Veeam PN on-premise

Nel nostro caso:

route -p add 10.1.0.0 mask 255.225.255.0 192.168.1.94

Effettuare un tracert verso l’IP privato del Veeam PN su Azure.

Figura 34 – Tracert OK!

Vogliamo ora verificare di poter accedere anche al server collocato nella subnet Azure.

Il server ha come indirizzo privato 10.1.0.4 e non è raggiungibile (per regole di firewall) tramite il suo indirizzo IP pubblico.

Figura 35 – Rilevamento IP privato VM server su Azure

Proviamo ad accedere in RDP al server AZRSRV01 attraverso il suo IP privato 10.1.0.4.

Figura 36 – RDP OK!

WOW!

Instradamento automatico

Si noti che non è stato necessario modificare la routing table del server su Azure, grazie ad uan configurazione effettuata automaticamente dal Veeam PN con il ruolo Network Hub.

Accedere al portale amministrativo di Azure, fare clic su Resource Groups e poi sul nome del Resource Group in cui è stato collocato l’appliance Veeam PN.

Tra i vari elementi presenti, ne è elencato anche uno di tipo Route table.

Figura 37 – Route table creata da Veeam PN

Facendo clic su questo elemento si evidenza come sia stata automaticamente creata una route che inoltra attraverso l’host 10.1.0.5 (il Veeam PN) il traffico indirizzato verso la rete 192.168.1.0/24 (la subnet on-premise).

Tale route è applicata alla subnet su cui sono attestati sia l’appliance Veeam PN che il server AZRSRV01.

Figura 38 – Caratteristiche route table

Magia!

Conclusioni

In questo articolo abbiamo visto, passo per passo, come sia possibile, grazie ad un appliance gratuito realizzato da Veeam, realizzare una VPN site-to-site fra una sede aziendale e una subnet su Azure senza implicare modifiche agli apparati di networking esistenti o dover configurare un VPN Gateway su Azure.

Google aggiorna l’offerta cloud ed aggiunge Kubernetes

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Durante la settimana scorsa Google ha annunciato un rifacimento ed un’estensione della sua piattaforma Cloud Launcer. Per chi non la conoscesse, questo sistema permette di scaricare sia software che interi stack applicativi da eseguire sul loro sistema cloud.

Con il nuovo rebrand prenderà il nome di Google Cloud Platform Marketplace, ed abbreviato in “GCP Marketplate”; l’offerta di Google continuerà ad ampliarsi ed introducendo soluzioni production-ready commerciali basate su Kubernetes, promettendo semplificazioni di deployment, fatturazione e gestione di licenze di terze parti.

Sistemi di questo tipo già li troviamo in altri ambienti, come AWS di Amazon o Azure di Microsoft, ma a quanto pare Google ha deciso di dare un valore in più testando e verificando tutte le applicazioni, non solo per il loro corretto funzionamento, ma anche per quanto riguarda la sicurezza, eseguendo scansioni di vulnerabilità ed accordi con i fornitori per il mantenimento ed il supporto nel tempo.

Glen Kosaka, vice presidente di NeuVector (azienda che fornisce sistemi Kubernetes ed OpenShift con particolare riguardo alla sicurezza) vede questa mossa molto importante per il futuro del mondo cloud ibrido.

Container management of marketplace apps now becomes more simplified, and customers — those responsible for container management — have the confidence that these Google Marketplace apps are tested and compatible with their cloud infrastructure

La gestione dei container delle applicazioni marketplace adesso diventerà più semplificata, ed i clienti — quelli responsabili per la gestione dei container — avranno la sicurezza che queste applicazioni Google Marketplace saranno testate e compatibili con la loro infrastruttura cloud

Fin da subito saranno disponibili centinaia di software in formato “container” su questo marketplace, alcuni dei quali di progetti particolarmente diffusi o “caldi” in questo periodo:

  • WordPress per la gestione dei blog
  • InfluxDB, Elasticsearch e Cassandra per i big data ed i database
  • Apache Spark per le analisi su grossi campioni di dati
  • RabbitMQ per il networking
  • NGinx per la gestione dei webserver

Ce n’è per tutti i gusti quindi; una lista completa la potete trovare a questo link.

E voi? Adesso che Google ha preso in mano anche il discorso sicurezza proverete il loro sistema?

Implementare Azure AD Domain Services

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Gli Azure AD Domain Services permettono di poter aggiungere (joinare) macchine virtuali ad un dominio gestito senza la necessità di distribuire e manutenere i domain controller. Abilitando gli Azure AD Domain Services, verranno create in Azure due macchine virtuali che diventeranno i domain controller del dominio che vorrete creare. Queste due macchine saranno collegate ad una Azure Virtual Network (VNET) e sarà possibile aggiungere computer sia ospitati in macchine virtuali Azure sia ospitati on-premises, se la vostra rete virtuale è collegata in modalità Site-to-Site alla vostra infrastruttura aziendale. Per poter accedere alle applicazioni potrete utilizzare le vostre credenziali di Azure AD.

Sfruttando le funzionalità offerte, sarà possibile utilizzare LDAP, NTLM (NT LAN Manager) e l’autenticazione Kerberos, ampiamente usate nelle aziende, per eseguire la migrazione in Azure di applicazioni legacy compatibili con le directory.

Per abilitare le funzionalità di Azure AD Domain Services è necessario prima avere una directory di Azure AD (sincronizzata con una directory locale oppure solo cloud).

Una volta abilitata la funzionalità di Azure AD Domain Services sarà possibile eseguire i seguenti compiti amministrativi:

  • Aggiungere computer al dominio gestito.
  • Configurare le Group Policy per le unità organizzative (OU) “AADDC Computers” e “AADDC Users” nel dominio gestito.
  • Amministrare il DNS nel dominio gestito.
  • Creare e amministrare unità organizzative (OU) personalizzate nel dominio gestito.
  • Ottenere l’accesso amministrativo ai computer aggiunti al dominio gestito.

Privilegi amministrativi non disponibili in un dominio gestito

Il dominio viene gestito da Microsoft, incluse le attività quali applicazione di patch, monitoraggio ed esecuzione di backup. Il dominio è bloccato e non si hanno privilegi per eseguire alcune attività amministrative. Ecco alcuni esempi di attività che non è possibile eseguire:

  • Non vengono concessi privilegi di amministratore di dominio (Domain Admin) o amministratore dell’organizzazione (Enterprise Admin) per il dominio gestito.
  • Non è possibile estendere lo Schema del dominio gestito.
  • Non è possibile connettersi ai controller di dominio per il dominio gestito usando Desktop remoto.
  • Non è possibile aggiungere controller di dominio al dominio gestito.

Configurazione della directory di Azure

In questo articolo utilizzerò una directory di Azure che utilizza un dominio personalizzato chiamato “demolab.it”. Per aggiungere un dominio personalizzato alla vostra Azure Active Directory potete seguire le indicazioni contenute nell’articolo Aggiungere un nome di dominio personalizzato ad Azure Active Directory

Figura 1: Dominio personalizzato da utilizzare per gli Azure AD Domain Services

Poiché sto utilizzando un Directory esistente, ho anche alcuni gruppi ed alcuni utenti attivi. Agli utenti ho cambiato il logon name (username) in modo tale che utilizzino il dominio personalizzato “demolab.it”.

Figura 2: Utenti già esistenti in Azure AD

Abilitazione della funzionalità di Azure AD Domain Services

Dal portale di Azure scegliete di creare una nuova risorsa di tipo Azure AD Domain Services e scegliete quale sarà il DNS Domain Name che verrà utilizzato per creare il dominio gestito. Come già anticipato, io utilizzerò il dominio “demolab.it”. Indicate la sottoscrizione, il Resource Group e la Location dove creare le risorse.

Figura 3: Scelta del nome di dominio ce dovrà utilizzare Azure AD Domain Services

Nella schermata successiva scegliete a quale Virtual Network vorrete collegare i vostri Azure AD Domain Services ed il dominio gestito. Potete utilizzare una rete esistente oppure crearne una nuova. Nel mio caso ho deciso di creare una nuova rete virtuale.

Figura 4: Creazione di una nuova VNET da utilizzare con gli Azure AD Domain Services

Alla VNET verrà associato anche un Network Security Group, ottimizzato per proteggere gli Azure AD Domain Services.

Figura 5: Scelta della VNET e creazione di un Network Security Group associato

Nel passaggio successivo dovrete aggiungere gli utenti al gruppo AAD DC Administrators, uno speciale gruppo che avrà i privilegi nel dominio gestito che verrà creato. Questo gruppo verrà aggiunto al gruppo Administrators locale di tutte le macchine che verranno aggiunte al dominio gestito, come succede ai Domain Admins in Active Directory on-premises, e potranno connettersi in Desktop remoto alle macchine che verranno successivamente aggiunte (joinate) al dominio gestito.

NOTA: In un dominio gestito con Azure AD Domain Services non ci sono né Domain Admins né Enterprise Admins.

Figura 6: Aggiunta degli utenti al gruppo degli AAD DC Administrators

Controllate le configurazioni e cliccate su OK per completare la creazione degli Azure AD Domain Services. Ci vorranno circa 30 minuti per completare la creazione dei due domain controller.

Figura 7: Configurazione completata

Dopo circa 30 minuti sarà possibile verificare l’avvenuta creazione degli Azure AD Domain Services e sarà possibile aggiornare i DNS della vostra Virtual Network in modo tale che puntino agli indirizzi IP dei due domain controller creati per il dominio gestito. Cliccate su Configure e nel giro di pochi secondi la VNET verrà configurata automaticamente con i due IP da utilizzare per la risoluzione DNS.

Figura 8: Creazione completata e configurazione dei DNS

Infatti, se controllate le configurazioni della VNET vedrete che saranno stati modificati i server DNS.

Figura 9: Modifica dei server DNS della VNET compleltata

Nota: Durante il processo di provisioning, Azure AD Domain Services crea le applicazioni “Domain Controller Services” e “AzureActiveDirectoryDomainControllerServices” all’interno della directory dell’organizzazione. Queste applicazioni sono necessarie per far funzionare il dominio gestito ed è fondamentale che non vengono mai eliminate.

Figura 10: Applicazioni create per la gestione di Azure AD Domain Services

Connessione al dominio gestito

Per utilizzare il dominio gestito e per configurarlo è possibile creare una nuova VM e collegarla alla VNET utilizzata.

Figura 11: Creazione di una nuova VM per gestire Azure AD Domain Services

Terminata la creazione della VM potete collegarvi col le credenziali di amministratore locale che avete indicato al momento della creazione. Se controllate le configurazioni di rete della VM noterete che ha ottenuto i DNS corretti e quindi sarà capace di connettersi al dominio gestito “demolab.it”

Figura 12: La macchina virtuale ha ottenuto le configurazioni di rete corrette e può risolvere il nome del dominio gestito “demolab.it”

Per poter aggiungere la macchina al dominio gestito potete utilizzare le credenziali di un utente del gruppo AAD DC Administrators, come mostrato in figura:

Figura 13: aggiunta della VM al dominio gestito utilizzando le credenziali di un utente membro del gruppo AAD DC Administrators

Per autenticare gli utenti nel dominio gestito, Azure Active Directory Domain Services necessita dell’hash delle password in un formato idoneo per l’autenticazione NTLM e Kerberos. Azure AD non genera o archivia l’hash delle password nel formato necessario per l’autenticazione NTLM o Kerberos finché non si abilita Azure Active Directory Domain Services per il tenant. Per ovvi motivi di sicurezza, Azure AD non archivia nemmeno le credenziali di tipo password in un formato non crittografato. Azure AD quindi non può generare automaticamente questi hash delle password NTLM o Kerberos in base alle credenziali esistenti degli utenti.

Se avete configurato Azure AD per avere account utente solo cloud, tutti gli utenti che devono usare Azure Active Directory Domain Services devono cambiare le proprie password.

Se Azure Ad è sincronizzata con una directory on-premises (per mezzo di Azure AD Connect), è necessario abilitare la sincronizzazione degli hash NTLM e Kerberos per usare il dominio gestito. Fate riferimento all’articolo Abilitare la sincronizzazione password nel dominio gestito per gli account utente sincronizzati con l’istanza locale di AD per abilitare la sincronizzazione degli hash delle password.

Poiché l’utente che sto utilizzando per aggiungere la macchina virtuale al dominio gestito “demolab.it” era già presente in Azure AD (nel mio caso è solo Cloud) prima della creazione degli Azure AD Domain Services, non riesco a joinare la macchina al dominio gestito e ricevo un messaggio di errore (in realtà non chiarissimo).

Figura 14:Messaggio di errore dovuto alla mancanza di un hash delle password in formato corretto

Procedo quindi al cambiamento della password per l’utente admin@demolab.it, che avevo aggiunto al gruppo AAD DC Administrators. Il processo di modifica delle password determina la generazione in Azure AD degli hash delle password richiesti da Azure Active Directory Domain Services per l’autenticazione Kerberos e NTLM. È possibile impostare come scadute le password per tutti gli utenti del tenant che devono usare Azure Active Directory Domain Services oppure richiedere a tali utenti di cambiare le proprie password.

In questo caso mi sono collegato alla pagina https://mypass.microsoft.com e ho cambiato la password dell’utente admin@demolab.it, che stavo utilizzando per joinare la VM al dominio gestito.

Figura 15: Modifica della password dell’utente del gruppo AAD DC Administrators che stavo utilizzando per joinare la VM al dominio gestito

Dopo circa 20 minuti dalla modifica, la nuova password è utilizzabile in Azure Active Directory Domain Services. Ho riprovato ad aggiungere la VM al dominio gestito e questa volta non ho ricevuto nessun errore.

Figura 16: Dopo la modifica della password e l’attesa di qualche minuto, il join al dominio gestito avviene senza problemi

Gestione di Azure AD Domain Services

Adesso che avete aggiunto la VM al dominio gestito potete installare le console per la gestione. Io ho aggiunto la Group Policy Console, tutti gli AD DS Tools ed anche la console per la gestione del DNS.

Figura 17: Aggiunta degli strumento di amministrazione

Come si può vedere nelle schermate successive, è ora possibile amministrare il dominio gestito. Potete utilizzare la console Active Directory Users and Computers, L’Active Directory Administrative Center oppure AD PowerShell.

Figura 18: Console Active Directory Users and Computers e visualizzazione dei Domain Controllers del dominio gestito

Nella OU AADDC Users potrete vedere tutti gli utenti che avere creato in Azure AD (sia che siano solo cloud, sia che siano sincronizzati con Active Directory on-premises). Si può notare che i pulsanti di creazione dei nuovi utenti e dei nuovi gruppi non sono abilitati. La gestione degli utenti dovrà continuare ad essere effettuata da Azure AD.

Figura 19: Utenti del dominio gestito, gli stessi presenti in Azure AD

Per creare un nuovo utente o un nuovo gruppo dovete collegarvi al Portale di Azure e effettuare l’operazione dal nodo Azure Active Directory. Come già detto prima, siate pazienti perché ci vorranno circa 20 minuti per sincronizzare Azure AD con Azure AD Domain Services e per vedere il nuovo utente apparire nella console di Active Directory Users and Computers.

Figura 20: Utenti di Azure AD

Per amministrare il DNS potete invece collegarvi ad uno dei domain controller che sono stati creati nel dominio gestito (recuperate i nomi nella OU dei DC)), come mostrato in figura:

Figura 21: Console di gestione del DNS

È possibile utilizzare la console Group Policy Management nella macchina virtuale aggiunta al dominio per amministrare le Group Policy (GPO) nel dominio gestito, a patto che siate membri del gruppo AAD DC Administrators.

Sono presenti diverse GPO nel dominio gestito, tra cui la Default Domain Policy, AADDC Computers GPO e AADDC users GPO. È possibile personalizzare queste GPO o crearne delle altre. Io ho creato una nuova Organizational Unit (OU) e una nuova Group policy (GPO), come mostrato in figura:

Figura 22: Console di gestione delle GPO del dominio gestito

Conclusioni

Molto spesso in azienda si usano applicazioni che usano LDAP per l’accesso in lettura o scrittura alla directory aziendale oppure usano l’autenticazione integrata di Windows (autenticazione NTLM o Kerberos) per autenticare gli utenti finali. Per spostare le applicazioni locali nel cloud, è necessario risolvere le dipendenze da Active Directory. Spesso gli amministratori adottano una delle soluzioni seguenti:

  • Creano una connessione VPN da sito a sito tra Azure e l’infrastruttura on-premises.
  • Creano un domain controller aggiuntivo dell’Active Directory aziendale in una VM di Azure
  • Creano in Azure un dominio separato, utilizzando una o più VM promosse a domain controller

Tutti questi approcci tuttavia prevedono costi elevati e un carico di lavoro amministrativo significativo. Gli amministratori devono distribuire i controller di dominio tramite macchine virtuali in Azure. In più, devono gestire, proteggere, applicare patch, monitorare, eseguire il backup e risolvere i problemi relativi a tali macchine virtuali. L’utilizzo di connessioni VPN alla directory locale rende i carichi di lavoro distribuiti in Azure suscettibili a errori o interruzioni di rete temporanee.

Azure Active Directory Domain Services è pensata per offrire un’alternativa più semplice.