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Le applicazioni Debian arrivano sui Chromebook

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Ad inizio anno avevamo riportato la notizia riguardante Project Crostini, progetto Google volto a dare la possibilità agli utenti di avviare macchine virtuali Linux su ChromeOS.

Nei mesi successivi i produttori di Chromebook, ad esempio Samsung, hanno iniziato ad implementare questa possibilità, seppur su Chromebook di fascia alta.

Qualche settimana fa, XDA Developers ha segnalato che, controllando i commit sul codice di ChromeOS, la prossima feature sarebbe proprio stata il supporto nativo di pacchetti .deb. Ma non si tratta solamente dell’abilitazione di una feature, bensì della possibilità di installare i pacchetti tramite un paio di semplici click che si occuperanno di interagire col terminale, controllare le dipendenze, un vero e proprio installer insomma.

Gabriel Brangers di Chrome Unboxed, sito che si occupa esclusivamente di ChromeOS, ha deciso di testare questa possibilità, test conclusosi con successo.

Oltre a testare, banalmente, l’applicazione Chrome per Linux, ha pensato di provare qualcosa di più corposo, come Visual Studio Code, anche quest’ultimo perfettamente up and running in no time.

Project Crostini per ora è stato testato sul canale di sviluppo di ChromeOS ed è attivabile semplicemente tramite un’opzione nelle impostazioni del device.

Che questo possa aiutare la diffusione dei Chromebook (e delle basi di Linux) anche in Italia?

Annunciati i nuovi nomi per le future release di Debian

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A partire dal 12 gennaio 2019 il team di Debian inizierà il processo di avvicinamento al rilascio della prossima release, nominata Buster. Quindi nel pieno rispetto della tradizione ecco che anche il cane di Andy, della serie Toy Story, ha la sua release. Al transition freeze di gennaio seguirà il soft freeze il 12 febbraio per arrivare al full freeze il 12 marzo. Quando verrà rilasciata quindi la versione? A conti fatti ed analizzando il corso seguito dalle precedenti release è presumibile che verso la metà del 2019 Buster sarà ufficialmente tra noi.

Ma analizzando la pagina delle release di Debian si possono scoprire altre informazione sui prossimi rilasci previsti dal progetto. Ad esempio già si conosce il nome del successore di Buster, il quale verosimilmente verrà rilasciato nel 2021, che è Bullseye (il cavallo dello sceriffo Woody).

Ma le notizie non finiscono qui, scopriamo infatti da Phoronix che è stato deciso anche il nome della versione 12 che uscirà, sempre calcolando le date con un alto grado di approssimazione, nel 2023: Bookworm (il bruco bibliotecario di Toy Story 3). Curiosa la scelta poiché un software dedicato alla lettura degli ebook si chiama allo stesso modo.

Per l’annuncio ufficiale di tutte queste notizie ecco il link al post della Debian Announce List che riporta le decisioni del release team.

Google saluta Ubuntu e da il benvenuto a Debian

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E’ arrivata la conferma ufficiale da parte di Google: per i client presenti nell’azienda, Big G ha deciso di abbandonare Goobuntu, sviluppata internamente e basata sul famoso Ubuntu di Canonical, in favore di gLinux, basa sul ramo testing di Debian.

Anche in questo caso la decisione di Google è stata quella di prendere un prodotto open source, introdurci delle variazioni – ogni pacchetto di Debian Testing viene preso, ricompilato testato e sistemato, introducendo modifiche o patch, prima di aggiungerlo ai repository utilizzati da gLinux – ed utilizzarlo solo internamente, senza rilasciare alcunchè pubblicamente.

Quindi non perdete tempo cercando di scaricare Goobuntu o gLinux, sono di Google e vivranno solo per Google.

La parte interessante è che Google ha rilasciato anche un whitepaper in cui mostra le scelte architetturali per la gestione di un parco client così ampio (stiamo parlando di circa un quarto di milione di macchine): viene utilizzato il sistema Puppet in modalità Masterless!

Sono quindi i client stessi che scaricano da un punto centralizzato le configurazioni puppet e le applicano in locale sulla macchina. Insieme all’uso di PXE e TFTP per l’installazione via rete di queste immagini.

Quindi, grazie a Puppet ed alla combinazione PXE+TFTP, Google è in grado di reinstallare un qualsiasi client all’interno della sua rete in meno di 30 minuti, in maniera autonoma e senza necessità di intervento umano di qualsiasi tipo.

Il tutto per avere un bel desktop con release recenti del software con un’interfaccia grafica GNOME supportata da Wayland.

Non male insomma, anche se a me piacerebbe mettere le mani su uno di questo OS per dare un occhiata sia al lavoro fatto dall’IT di Google, sia a quanta innovazione NON viene riversata nella comunità.

Siete interessati?

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