Archivi categoria: Google

Device sicuri? Google modifica da remoto le impostazioni dei telefoni Android

Sorgente: Mia mamma usa Linux! | Autore: Matteo Cappadonna

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Google sicuramente ha aiutato a definire internet così come lo conosciamo, arrivando in alcuni casi a diventare sinonimo di internet stesso (quante volte qualche nostro parente ci ha chiamato perchè “non andava più Google”?). Seppur con i suoi prodotti si pone come a paladino della libertà degli utenti e dell’open source, e nonostante l’incredibile lavoro che abbia innegabilmente fatto per quest’ultimo, spesso inciampa e mostra quello che è uno dei suoi lati, uno di cui “tutti” siamo a conoscenza ma che viene mostrato di meno: quello del controllo. E’ il caso di parecchi utenti di Android Pie, l’ultima versione di quello che è tra i più diffusi sistemi operativi mobile, che la settimana scorsa si sono visti attivare sul telefono la funzione di Battery Saver. Seppur la funzione di per se non è male (permette di risparmiare batteria disattivando alcune funzionalità come le notifiche o i servizi di localizzazione quando il telefono non è in uso), la cosa ha lasciato perplessi molti utenti: bug del nuovo sistema? O cosa? La risposta è arrivata su Reddit da parte di Google stessa: This was an internal experiment to test battery saving features that was mistakenly rolled out to more users than intended. [...]

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Ma sta bene a tutti il fatto che Google Chrome consideri il www dei domini triviale?

Sorgente: Mia mamma usa Linux! | Autore: Raoul Scarazzini

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Molte volte non ci si fa caso a queste piccole variazioni, sono qualcosa di impercettibile e solo un occhio attento se ne accorge. Prendi il “www” che viene anteposto a tutti i domini: è talmente parte del contesto che ormai c’è o non c’è nessuno se ne accorge. O meglio, quasi nessuno. Aprendo Chrome, il browser di Google, e digitando un sito a caso, per dire, www.google.com, e premendo invio, ci si troverà sulla homepage del motore di ricerca più famoso del mondo. Tutto normale, tutto aspettato. Controllando però nella barra degli indirizzi si noterà come il sito a cui si è giunti è menzionato come google.com. La domanda nasce spontanea: dov’è andata a finire la parte www dell’indirizzo? Se lo è chiesto anche l’autore di questo bug aperto in Chrome e la risposta che è arrivata è la seguente: “www” is now considered a “trivial” subdomain, and hiding trivial subdomains can be disabled in flags (will also disable hiding the URL scheme) “www” è considerato ormai un subdomain banale, ed è possibile disabilitare il mascheramento dei subdomain banali mediante i flag (il che disabiliterà anche il mascheramento degli schemi delle URL) E per carità, è tutto vero, se utilizzando Chrome [...]

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Operatori di ricerca in Gsuite

Sorgente: Blog di Mario Serra | Autore: Mario Serra

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er filtrare i risultati di ricerca di Gmail puoi utilizzare parole e simboli, denominati operatori di ricerca. Puoi anche combinare gli operatori per filtrare i risultati in modo ancora più preciso. Utilizzare un operatore di ricerca Vai a Gmail. Digita l’operatore di ricerca nella casella di ricerca. Ad esempio può essere utile conoscere gli operatori di ricerca nel caso si […]

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Google Chrome 69 e la nuova interfaccia grafica

Sorgente: – Sista's Blog – | Autore: Andrea Sistarelli

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In informatica gli aggiornamenti dei programmi portano con se sempre novità e funzioni interessanti ma purtroppo troppo spesso l’interfaccia grafica va nella direzione inversa, a volte sembra che le nuove versioni siano più vecchie di quelle precedenti!!! Anche Google con la versione 69 di Chrome non fa eccezione, se cercate un pò su internet vi …

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Google aggiorna l’offerta cloud ed aggiunge Kubernetes

Sorgente: Mia mamma usa Linux! | Autore: Matteo Cappadonna

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Durante la settimana scorsa Google ha annunciato un rifacimento ed un’estensione della sua piattaforma Cloud Launcer. Per chi non la conoscesse, questo sistema permette di scaricare sia software che interi stack applicativi da eseguire sul loro sistema cloud. Con il nuovo rebrand prenderà il nome di Google Cloud Platform Marketplace, ed abbreviato in “GCP Marketplate”; l’offerta di Google continuerà ad ampliarsi ed introducendo soluzioni production-ready commerciali basate su Kubernetes, promettendo semplificazioni di deployment, fatturazione e gestione di licenze di terze parti. Sistemi di questo tipo già li troviamo in altri ambienti, come AWS di Amazon o Azure di Microsoft, ma a quanto pare Google ha deciso di dare un valore in più testando e verificando tutte le applicazioni, non solo per il loro corretto funzionamento, ma anche per quanto riguarda la sicurezza, eseguendo scansioni di vulnerabilità ed accordi con i fornitori per il mantenimento ed il supporto nel tempo. Glen Kosaka, vice presidente di NeuVector (azienda che fornisce sistemi Kubernetes ed OpenShift con particolare riguardo alla sicurezza) vede questa mossa molto importante per il futuro del mondo cloud ibrido. Container management of marketplace apps now becomes more simplified, and customers — those responsible for container management — have the confidence [...]

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Arriva Chrome 68 e Aruba regala certificati SSL a tutti

Sorgente: Securityinfo.it | Autore: Marco Schiaffino

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La nuova versione del browser Google segnalerà come “non sicuri” i siti sprovvisti di certificato per garantire un maggior numero di connessioni sicure. Per il mondo di Internet si avvicina la fatidica “ora X”, il momento, cioè, in cui i browser più di...

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Google diventa Platinum Member della Linux Foundation

Sorgente: Mia mamma usa Linux! | Autore: Matteo Cappadonna

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Google, almeno pubblicamente, ha sempre promosso e sostenuto l’ideologia Open Source. Dall’utilizzo di progetti basati su quell’ideale (Linux fra tutti), fino a scrivere e pubblicare loro software che, in alcuni casi, sono stati ampiamente accettati ed integrati in quello che è l’attuale internet; Kubernetes, giusto per fare un esempio tra i più recenti, proviene proprio da Google, cha ha rilasciato il codice di questo tool utilizzato internamente alla comunità, rendendolo di fatto uno dei progetti più “caldi” di questi ultimi anni. Certo, se andiamo a spulciare bene, Google si tiene ben stretta i propri segreti e, soprattutto quando ci sono in ballo i profitti considerevoli della società, l’open source passa velocemente in secondo piano. Ma l’ampiezza stessa della società fa si che, se anche qualcosa rimane segreto negli uffici di Menlo Park, i contributi alla community restano così tanti da farle guadagnare il titolo di Platinum Member della Linux Foundation, il livello più alto di membership fornito dalla fondazione (un’altra società ad avere questo livello è, neanche a dirlo, Microsoft). Con 10000 progetti open source a cui ha contribuito ed il supporto ad alcune delle più ampie community quali Cloud Foundry, Node.js Foundation, Open API Initiative e Cloud Native Computing [...]

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