Archivi categoria: Hardware

OpenSource Hardware Association revoca il primo certificato

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Sono diversi anni che ormai seguiamo l’evoluzione dell’Open Source Hardware Association e poco meno di un mese fa raccontavamo di come l’associazione avesse creato il certification logo, atto a dimostrare che l’hardware in questione rispettasse i dogmi imposti in fatto di apertura delle specifiche.

Ebbene, in questo articolo apparso sul blog della OSHWA viene raccontato come, per la prima volta nella storia del programma di certificazione Open Source Hardware, sia stata revocata una certificazione precedentemente assegnata.

Il caso riguarda la stampante 3d MOTEDIS XYZ, e la motivazione è la seguente:

…we have been unable to obtain a copy of the documentation to post publicly. Without the documentation, the XYZ is no longer in compliance with the program. Therefore OSWHA revoked the certification.

Non siamo stati in grado di recuperare una copia della documentazione pubblicata pubblicamente. Senza la documentazione, la XYZ non è più conforme al programma. Pertanto OSWHA ha revocato la certificazione.

Nessuna documentazione, nessuna certificazione. Semplicissimo.

Ciò che si sta discutendo ora all’interno dell’associazione è però un altro tema, direttamente collegato a questa vicenda: chi deve mantenere le documentazioni? È giusto che se ne faccia carico OSWHA (con i benefici, ma anche i costi che ne deriverebbero) oppure sono i produttori a doversene fare carico?

Per ora OSWHA ritiene corretto l’approccio decentralizzato, ma la discussione continuerà sul forum dell’associazione.

Staremo a vedere!

RISC-V: hardware non completamente open source

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RISC-V è un instructruction set (ISA) basato sull’utilizzo di reduced instruction set compute (RISC per l’appunto), una metodologia che prevede la progettazione di microprocessori utilizzando un’architettura più semplice per permettere l’esecuzione di set di istruzioni in tempi più rapidi.

RISC-V ha riscosso particolare interesse nel mondo dell’open source, sia hardware che software, visto che può essere utilizzato liberamente per qualunque progetto consentendo a chiunque di progettare, produrre e commercializzare processori basati su questa architettura.

Purtroppo, nonostante ISA sia davvero completamente aperto, le implementazioni di RISC-V lo sembrerebbero un po’ meno.

Queste perplessità arrivano direttamente da Ron Minnich, a capo del progetto Coreboot, che da una decina di anni è impegnato per cercare di sostituire i firmware BIOS/UEFI proprietari con uno open.

Il suo commento, in particolare, si riferisce alla board HiFive Unleashed presentata settimana scorsa:

All this said, note that the HiFive is no more open, today, than your
average ARM SOC; and it is much less open than, e.g., Power. […] Open instruction sets do not necessarily result in open implementations. An open implementation of RISC-V will require a commitment on the part of a company to opening it up at all levels, not just the instruction set.

Ad oggi, HiFive, non è più aperto del vostro ARM SOC medio; ed è molto meno aperto, ad esempio, dei Power. Instruction set aperti non significano implemetazioni aperte. Un’implementazione open di RISC-V richiederà impegno da parte della società per aprirsi su diversi livelli, non solo a livello di instruction set.

Conclude infine augurandosi che altri produttori lavoreranno su ulteriori implementazioni di RISC-V, stavolta open sul serio!

Surface Pro 2017, profili colore sRGB/Enhanced spariti dopo formattazione

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Surface è diventato ormai un dispositivo di riferimento per quanto riguarda la categoria dei Tablet PC, ovvero un oggetto versatile con il giusto mix di mobilità e produttività. Poco tempo fa abbiamo recensito il modello Surface Pro 4 e da poche settimane abbiamo acquistato il nuovo Surface Pro (2017) Modello 1796. Presto lo recensiremo per coloro che sono interessati all’uso quotidiano, sia in ambiente domestico che lavorativo.

Una delle novità importanti riguarda lo schermo e nello specifico i profili colore. Il nuovo Surface Pro ha ben 2 profili colore di serie utili soprattutto a chi fa il fotografo, videomaker e grafico: sRGB e Enhanced. Il primo copre il gamut fino al 96% (l’insieme dei colori che il dispositivo o la periferica è in grado di produrre, riprodurre o catturare ed è un sottoinsieme dei colori visibili), e arriva al 71% di AdobeRGB. Il secondo cerca di avvicinarsi al P3-D65 (un spazio colore RGB comune utilizzato per la proiezione di film nell’industria cinematografica Americana); è oggettivamente più contrastato ed ha colori più accesi, rendendo questo profilo più adatto all’uso di tutti i giorni. Se volete approfondire vi rimandiamo all’articolo recensione di HDBlog.it

Ma come è possibile switchare da un profilo colore all’altro? Semplicissimo, direttamente dalle azioni rapide presenti in basso nel centro notifiche. Fermi tutti, da qui parte ufficialmente il nostro articolo guida.

Da buoni IT Pro quali siamo, non appena abbiamo tirato fuori dalla scatola il nuovo e fiammante Surface, ci siamo subito accorti che la versione del sistema operativo era aggiornata alla versione numero 1703. Questo è un buon motivo per eseguire una bella pulizia e reinstallare da zero il sistema operativo con la ISO ufficiale di Windows 10 Fall Creators Update (1709) rilasciata nell’ottobre scorso.

Installiamo Windows 10 1709, installiamo i Driver ufficiali, riavviamo il sistema e…il pulsante per switchare tra i profili colore non c’è più (Figura 1).

Figure 1 – Centro notifiche senza il pulsante per la selezione del profilo colore

“Qualcosa è andato storto durante la formattazione” e, quindi, riformattiamo nuovamente. Nulla da fare. Iniziamo così a cercare su internet e arriviamo ad una discussione su Reddit dalla quale emerge, come unica soluzione, l’installazione dell’immagine di recovery ufficiale. Peccato che questa non sia aggiornata!

Non ci arrendiamo e nella Microsoft Community USA pubblichiamo un post di domanda nel quale chiediamo spiegazioni sulla problematica. Una nostra collega MVP, Barb Bowman, ci risponde e dopo qualche giorno, con un contatto interno a Microsoft, riusciamo ad avere la seguente procedura:

  • Effettuare l’installazione pulita di Windows 10 sul nuovo Surface Pro
  • Al termine installare gli ultimi driver ufficiali utilizzando il pacchetto MSI scaricabile dal sito di Microsoft
  • Riavviare il sistema
  • Verificare da Impostazioni > Sistema > Notifiche e azioni l’assenza dell’azione rapida Profilo colore
  • Installare le più recenti versioni di Visual C++ 2017 supportate, sia x86 che x64, scaricabili sempre dal sito di Microsoft
  • Riavviare il sistema
  • Verificare che l’azione rapida per la selezione del profilo colore sia finalmente comparsa (Figura 2)

Figure 2 – Centro notifiche con il pulsante per la selezione del profilo colore

Una soluzione semplice, ma efficace nel caso vi siate trovati con questa problematica.

Presto pubblicheremo una guida su come formattare in maniera drastica un Surface e installare, ad esempio, Windows 10 Enterprise.

Razer (produttore di hardware per giochi) è molto chiaro: non ci importa di Linux!

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L’apertura di questo recente post dal blog di GNOME lascia poco spazio all’immaginazione:

Don’t buy hardware from Razer and expect firmware updates to fix security problems on Linux.

Non comprate hardware da Razer aspettandovi aggiornamenti che risolvano problemi di sicurezza in Linux.

Prima di tutto: chi sono i tizi di Razer? L’azienda produce hardware dedicato al gaming, attrezzature videoludiche che dovrebbero aiutare i giocatori ad avere un’esperienza definitiva in termini di prestazioni.

Richard, autore del post, racconta come dopo aver proposto la propria collaborazione per aumentare il grado di supporto di Linux all’interno delle soluzioni Razor (in seguito alla chiamata alle armi dell’azienda stessa) si sia sentito candidamente rispondere:

I have discussed your offer with the dedicated team and we are thankful for your enthusiasm and for your good idea.
I am afraid I have also to let you know that at this moment in time our support for software is only focused on Windows and Mac.

Traduzione: grazie, ma al momento ci preoccupiamo unicamente di Windows e Mac. Il che lascia davvero perplessi. Non tanto per la conferma di quella consapevolezza ormai assodata (se giochi, Linux scordatelo), ma soprattutto perché era stata l’azienda stessa a proporre la collaborazione del mondo open per creare soluzioni vicine all’universo del Pinguino.

Stratagemmi commerciali? Smentite in arrivo? Staremo a vedere, nel frattempo se volete giocare a qualcosa con Linux, che ne dite di provarlo su Nintendo Switch?

EPYC: AMD arriva nei data center Baidu

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L'home page del motore di ricerca Baidu. La compagnia cinese ha deciso di investire sui processori AMD EPYC

L’home page del motore di ricerca Baidu.

Baidu, primo motore di ricerca della Cina e terzo a livello globale dopo Google e Bing (dati del 2016), ha annunciato l’arrivo dei processori AMD Epyc nei propri data center. Come abbiamo visto in una precedente intervista, la compagnia è particolarmente interessata ad IA (intelligenze artificiali), Big Data, machine learning e deep learning, il che presuppone l’impiego di elevata capacità di calcolo al fine di accelerare l’analisi dei dati e l’addestramento delle reti neurali.

AMD Epyc (variante da 32 core, fino a 2TB di RAM gestibile) sembra rispondere alle esigenze di Baidu che ha deciso di impiegarlo in modalità single socket per workload IA, Big Data e servizi cloud.

By offering outstanding performance in single-processor systems, the AMD Epyc platform provides flexibility and high-performance in our datacenter, which allows Baidu to deliver more efficient services to our customers. AMD EPYC processors provide Baidu with a new level of energy efficient and powerful computing capability

ha dichiarato Liu Chao (senior director presso Baidu). Baidu non è tuttavia la prima azienda a testare sul campo Epyc. La variante 7551 (frequenza di lavoro compresa tra 2.2GHZ e 3GHZ) è infatti impiegata da alcune settimane nei data center Microsoft per la gestione delle macchine virtuali della serie L (da 8 a 64 vCPU, fino a 15TB di storage e 4TB di RAM). A convincere i vertici di Azure anche la superiore connettività (+33%, si parla di 128 linee PCI per processore) offerta dal setup dual socket AMD rispetto alla concorrenza.

Epyc: il ritorno di AMD?

Si tratta indubbiamente di ottime notizie per AMD che, oltre ad essersi rimessa in gioco con la nuova gamma di processori basati sull’architettura Ryzen (processo produttivo a 14nm), è riuscita a scuotere il mercato a tutto vantaggio di privati ed aziende: basta dare uno sguardo ai listini dei rivenditori online per notare come le CPU AMD offrano prestazioni comparabili a quelle di prodotti inseriti in fasce di prezzo superiori (es: la CPU consumer AMD 1600 offre 200€ lo stesso numero di core dell’Intel i7 6800K a 400€).

Certo, Intel resta ancora lontano, del resto ha avuto modo di consolidare tranquillamente la propria posizione grazie alla scarsa competitività degli inseguitori, ma AMD è sulla buona strada. Il trend “negativo” sembra essersi infatti invertito e l’arrivo della piattaforma Ryzen 2 (Q1 2018) potrebbe dare ulteriore slancio al positivo momento dell’azienda.

Fonti: 1, 2

 

Supercomputer Top500: cresce il divario tra Cina ed USA

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Summit Supercomputer

Summit potrebbe riportare gli USA in testa alla Top500. La sua inaugurazione è prevista per i primi mesi del 2018.

Novembre è il mese in cui viene pubblicato il secondo ed ultimo aggiornamento annuale della Top500, la prestigiosa lista in cui sono inseriti i supercomputer più performanti del mondo.

Lo scorso Giugno la Cina ha superato per la prima volta gli USA per numero totale di sistemi presenti in classifica (167 vs 165). I nuovi dati raccolti nel report finale del 2017 certificano un ulteriore consolidamento della leadership orientale che arriva a 202 sistemi. Gli Stati Uniti, che scendono a 143, restano comunque inavvicinabili dagli altri Paesi (Giappone 35, Germania 20, Francia 18, Regno Unito 15).

Un risultato degno di nota è anche quello ottenuto da Linux che detiene ora il monopolio della Top500. Meno sorprendente invece il predominio di Intel, presente con le proprie soluzioni nel 94.2% dei sistemi. Diamo un rapido sguardo alla Top10:

Supercomputer Top500 - Novembre 2017

La top3 è rimasta invariata: TaihuLight è in vetta alla Top500 da Giugno 2016 grazie ai suoi 93 petaflops (benchmark Linpack), seguito a ruota dal “connazionale” ed ex numero #1 Tianhe-2 (33.8 petaflops) e da Piz Daint (19.59 petaflops).

Gli USA perdono invece una posizione: il “vecchio” Titan è stato infatti sostituito al numero #4 dalla new entry Gyoukou. Trinity (14.1 petaflops) guadagna tre posizioni passando dalla #10 alla #7 con un upgrade che lo porta quasi a raddoppiare le prestazioni registrate a Giugno (8.1 petaflops).

Gli USA si praparano al 2018

Per vedere sostanziali cambiamenti bisognerà attenderà il report di Giugno 2018, quando diversi sistemi attualmente in fase di costruzione potranno cimentarsi con i vari benchmark.

Il supercomputer più promettente è Summit, in lavorazione presso l’Oak Ridge National Laboratory (dove alberga Titan) e dotato sulla carta di una capacità di calcolo notevole, 200 petaflops, e circa 25.000 schede grafiche Nvidia v100 (architettura Volta). Interessante notare che Summit non si appoggerà ad architetture Intel ma IBM (POWER9):

“We’re still targeting early 2018 for the final build-out of the Summit machine, which we expect will be among the world’s fastest supercomputers. The advanced capabilities of the IBM POWER9 CPUs coupled with the NVIDIA Volta GPUs will significantly advance the computational performance of DOE’s mission critical applications”.

Fonti: 1, 2

 

 

Cerberus: il microcontroller crittografico Microsoft

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Il microcontroller Cerberus

Il microcontroller Cerberus. Fonte: blog ufficiale Microsoft.

Cerberus è uno dei tanti progetti che Microsoft sta sviluppando in seno all’OPC (Open Compute Project), l’organizzazione nata nel 2o11 per proporre nei data center enterprise degli standard hardware open source ed aggirare il monopolio dei vendor storici – obiettivo non esplicitato nel manifesto programmatico ma indubbiamente raggiunto. Redmond si è unita alla schiera di supporter OPC nel 2014 affiancandosi ad altri illustri nomi come Google ed Apple.

Cerberus è legato ad Olympus, il server cloud custom che Microsoft utilizza già da qualche tempo su Azure con le macchine virtuali FV2 ed il cui design ha raggiunto in questi giorni la versione 2.0. Il microcontroller crittografico, definito dalla stessa compagnia come la prossima fase del progetto Olympus, si occupa di proteggere il firmware di scheda madre, periferiche I/O ed altri elementi sensibili fin dalla fase di pre-boot mediante controllo degli accessi e verifiche d’integrità:

Project Cerberus consists of a cryptographic microcontroller running secure code which intercepts accesses from the host to flash over the SPI bus (where firmware is stored), so it can continuously measure and attest these accesses to ensure firmware integrity and hence protect against unauthorized access and malicious updates. This enables robust pre-boot, boot-time and runtime integrity for all the firmware components in the system.

Quali minacce è in grado di controstare Cerberus

Cerberus root of trust

Cerberus root of trust. Fonte: blog ufficiale Microsoft.

Microsoft, si legge nel post dedicato al microcontroller, spende ogni anno circa 1 miliardo di dollari per garantire la sicurezza “fisica” e digitale delle proprie infrastrutture e parte dell’esperienza maturata su Azure è stata riversata nel progetto. Le potenziali minacce contrastabili da Cerberus sono le seguenti:

  • malintenzionati con privilegi amministrativi o accesso diretto all’hardware;
  • hacker e malware che intendono sfruttare vulnerabilità di applicazioni, sistemi operativi ed hypervisor;
  • attacchi indirizzati alla catena di distribuzione (produzione, assemblamento, in transito);
  • firmware compromessi.

Sposando in pieno i princìpi dell’OPC, Microsoft ha deciso di rendere compatibile Cerberus con qualsiasi processore (viene menzionata la collaborazione con Intel) e scheda madre – in modo da renderne più facile l’implementazione. Tra i settori ai quali si rivolge la compagnia anche quello l‘Internet delle Cose i cui device necessitano sicuramente di standard di sicurezza più elevati. Per quanto riguarda le specifiche del progetto, Microsoft intende rendere disponibili all’OPC in un secondo momento perchè ancora in fase di stesura.

Fonte: 1