Archivi categoria: Linux

Presto sarà possibile avere un laptop Linux con processore ARM, parola di Torvalds!

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In seguito all’aggiunta del supporto per il processore Qualcomm Snapdragon 845, un processore ARM di tipo SoC (System on a Chip), Linus Torvalds, creatore di Linux, si è detto fiducioso di poter vedere presto girare Linux su laptop che montano questa tecnologia, senza quindi dover passare da sistemi Chrome, sebbene ormai anche su questi sia possibile far girare applicazioni Linux.

Come spiega Phoronix sebbene il supporto per Qualcomm Snapdragon 845 SoC sia presente nel Kernel 4.18 in forma limitata, è facile credere che con l’avanzare delle prossime release questo diventi maturo e, come indica Torvalds, pronto per un utilizzo “quotidiano” in sistemi Linux.

Il principio alla base dei ragionamenti del creatore di Linux risiede nella possibilità di poter disabilitare secure boot nel processore, in modo da poter avviare un sistema operativo non previsto, in questo caso Linux.

Vedremo se l’introduzione di questa funzionalità favorirà l’ascesa dei laptop con processori ARM, al momento limitata, forse dal fatto che Microsoft Windows non li supporta ancora. Quanto alle performance è tutto da capire: lo Snapdragon 845 è decisamente di un’altra categoria rispetto agli ARM classici, ma sarà sufficiente questo per garantire performance adeguate?

Per il momento Linux lo supporta, tutto il resto si vedrà!

Microsoft e GitHub, le reazioni della Linux Foundation e di GitLab

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Apre con una citazione di Churchill il commento di Jim Zemlin, Executive Director della Linux Foundation, all’acquisizione di GitHub da parte di Microsoft:

In War: Resolution, In Defeat: Defiance, In Victory: Magnanimity, In Peace: Good Will.

In guerra: risolutezza, nella sconfitta: provocazione, nella vittoria: magnanimità, in Pace: buoni propositi

Tutto il contrario di Embrace, Extend, Extinghish quindi, e le riflessioni all’interno dell’articolo sembrano essere estremamente orientate ai buoni propositi, infatti l’analisi di Zemlin evidenza tutti gli aspetti positivi dell’acquisizione e specifica come sebbene lui stesso in passato abbia fomentato le rivalità:

But times have changed and it’s time to recognize that we have all grown up – the industry, the open source community, even me.

Siamo tutti cresciuti quindi, l’industria, la community open-source e lui stesso. È tempo di guardare oltre quindi. Sì, siamo di fronte ad un vero e proprio endorsement.

Intanto, nella galassia del mondo Git, rileviamo come, cavalcando l’onda dell’acquisizione, GitLab ha abbassato i prezzi per favorire la migrazione degli utenti.

Ma prima di parlare di diaspora da GitHub dopo l’acquisizione sarebbe meglio fare qualche calcolo sui numeri.

Ad esempio:

da questo interessante grafico realizzato da Felipe Hoffa emerge come nel 2017, al secondo posto nella classifica di chi contribuisce ai progetti GitHub c’è… Microsoft!

Cosa significa questo per l’open-source? Solo il tempo lo dirà, ma noi vogliamo scommettere su un futuro migliore e, più di ogni altra cosa, condiviso!

Le applicazioni Linux sbarcano sul Chromebook Plus di Samsung

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Recentemente vi abbiamo parlato della possibilità valutata da Google di permettere l’uso di applicazioni native Linux sui suoi Chromebook, e sembra che il discorso sia piaciuto al punto che non solo sta diventando una realtà, ma anche altri produttori di Chromebook stanno iniziando ad implementare questa feature.

Per iniziare ricapitoliamo un attimo: i Chromebook sono dei laptop “a basso costo” (in realtà ci sono versioni che raggiungono prezzi quasi in linea con i laptop classici) pensati per l’esecuzione di ChromeOS, un OS sviluppato da Google, basato su Linux, con il browser Chrome come interfaccia principale. Fondamentalmente, tutto online, nulla in locale, servizi Google come cuore centrale di tutto.

Quanto questo sia cosa buona è giusta è opinione del singolo, ma la varietà (e “gratuità”) dei servizi forniti dalla società californiana, unita al costo ridotto dell’hardware ed all’ampia disponibilità di connessioni WiFi pubbliche sul territorio, ha fatto si che queste soluzioni prendessero molto piede, soprattutto nell’ambiente scolastico e sul territorio americano.

Da qui a voler che i dispositivi facessero qualcosa in più il passo è stato breve; da metodi più o meno esoterici per installare Linux puro, alla recente presa di coscienza da parte di Google che, forse, sbloccare alcune funzionalità dell’OS sottostante per permettere un uso più vario del dispositivo poteva portare a nuovi utenti, oramai sembrava che applicazioni Linux (o l’intero OS) su Chromebook stessero diventando sempre più una realtà.

Dopo alcuni leak e qualche mezza presentazione, un mesetto fa le applicazioni Linux su ChromeOS sono state ufficializzate da Google, seppur ancora in versione “beta”, ma al momento disponibili solo sul Pixelbook, il portatile più costoso della gamma Chromebook (stiamo parlando di un prezzo di partenza di $1000).

Questa possibilità, però, pare piaccia molto, ed anche altre aziende si stanno avvicinando a fornire qualcosa di similare; è notizia di questi giorni che il progetto Crostini è diventato disponibile (sempre in modalità beta) anche sul Chromebook Plus di Samsung.

Questo dispositivo ha una fascia di prezzo ben diversa, attestandosi a meno di $500 per la versione Plus e poco più di $500 per quella Pro, e potrebbe sdoganare le applicazioni Linux su un target più ampio di utenza ChromeOS.

La notizia è stata data su Reddit, dove l’utente bdovpro ha segnalato la cosa, spiegando anche come attivare la feature.

Già in passato abbiamo visto tentativi di portare Linux ad un utenza più “generica” (ricordate gli EeePC di Asus?) ed effettivamente l’aver accesso ad applicazioni più articolate di quelle online su dispositivi a basso costo, potrebbe far abituare i giovani studenti utenti di Chromebook a software quali Gimp, Firefox o LibreOffice, stendendo le basi per un futuro utente Linux.

Che la visione sia troppo rosea? Chi lo sa, magari anche in questo caso (come già avvenuto per gli EeePC) sarà tutto una meteora.

Microsoft Windows Notepad supporta i line endings di Linux e MacOS… dopo 33 anni!

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Ed eccoci qui con un nuovo capitolo della saga più odiata da Setve Ballmer, ex CEO di Microsoft: Microsoft <3 Linux.

Notepad esiste da quando esiste Windows; la prima versione infatti fece il suo debutto in Windows 1.0, rilasciato nel 1985. Insieme a Paint, Notepad fa parte dei grandi classici del software che chiunque ha usato almeno una volta.

Oggi, nel 2018, 33 anni dopo la prima release, Microsoft è lieta di annunciare il supporto esteso per i line endings di Unix, Linux e macOS.

We fixed Notepad

Abbiamo sistemato Notepad. Questa la frase con cui Kevin Gallo, capo della piattaforma di sviluppo Windows, ha esordito alla Microsoft’s Build Developer conference tenutasi a Seattle dal 7 al 9 maggio.

La questione era che Notepad ha sempre supportato solamente la Windows End of Line (EOL), nello specifico:

  • Carriage Return (CR, \r, 0x0d);
  • Line Feed (LF, \n, 0x0a).

Per i vecchi macOS, l’EOL era semplicemente il CR (le release più recenti adottano lo standard Unix) mentre per i sistemi *nix era l’LF, dunque qualsiasi file di testo creato su altre piattaforme risultava illeggibile:

.bashrc visualizzato nel vecchio Notepad

A partire dall’ultima build di Windows 10 Insider, Notepad supporterà ogni tipo di EOL: LF, CF e CRLF (quelle di Windows):

.bashrc con il nuovo Notepad

Tutti i file creati con l’editor useranno ovviamente il line ending di Windows ma nel caso si vogliano visualizzare file generati su altre piattaforme, il formato verrà correttamente visualizzato e sarà possibile editarlo senza problemi.

Resta un mistero (o forse no) il perché nelle ultime tre decadi il fix non fosse mai stato preso in considerazione.

Mia Mamma Usa Linux, ha in esclusiva una foto di Ballmer mentre legge l’annuncio ufficiale sul blog di MSDN:

Le applicazioni Linux fanno capolino in ChromeOS

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In passato abbiamo già parlato della possibilità di eseguire, in un modo o nell’altro, software Linux “puro” all’interno di Chrome OS, il “sistema operativo” di Google basato su Linux ed installato di default sui Chromebook.

Da un supporto ai container presente solo nelle opzioni del terminale, fino a Project Crostini per l’esecuzione di intere VM, sembra che la voglia di poter trasformare il limitato ChromeOS in un OS realmente libero sia molto alta.

Qualcosa sta cambiando, almeno nell’area “Dev” di ChromeOS: tutto è iniziato con un applicazione di terminale resa disponibile dall’inizio di questo mese (che fa presagire un maggior controllo del sistema da parte degli utenti), la cui installazione mostrava un pop-up chiedendo l’autorizzazione per abilitare il supporto a “your favorite native apps and command-line tools” (le tue applicazioni e strumenti da riga di comando preferiti).

Inoltre recentemente Google è balzata agli onori della cronaca per il forking di un famoso tema GTK (Adapta, per la precisione) allo scopo di riadattarne il look&feel per garantire meno frizione con l’aspetto di ChromeOS.

In questi giorni, inoltre, è apparso una nuova sezione nelle impostazioni del canale Dev di Chrome OS: dal nome “Linux (Beta)” e con la seguente spiegazione:

Run Linux tools, editors, and IDEs on your Chromebook

Esegui tool, editor di testi e IDE (Integrated Developing Environments [ndt]) Linux sul tuo Chromebook

Insomma, a meno di una settimana dal Google I/O, poco viene lasciato all’immaginazione, e probabilmente vedremo annunci in tal senso proprio all’evento.

Un utente su Reddit ha segnalato di essere riuscito, ad esempio, ad installare nativamente Steam (la piattaforma di gioco) ma che, ovviamente, le performance non sono delle migliori, a causa di un supporto ancora poco presente dell’hardware fisico su queste applicazioni in esecuzione.

Che sia per mero motivo ludico, o per avere più controllo sui sistemi chiusi promossi da un azienda che professa l’apertura massima, sicuramente la notizia non può che essere positiva ma, alla fine, ci verrà davvero data tutta questa libertà?

Fedora 28: tante novità per tutti i gusti

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Non succedeva da qualche release ormai ma stavolta la nuova versione di Fedora, la 28, è stata resa disponibile come inizialmente previsto: il 1 maggio.

Che Fedora non sia esattamente una distro per tutti è cosa nota essendo la base di test per le future release di RHEL, ma questa versione sembra cercare di accontentare qualsiasi tipologia di utente.

Come sempre, Fedora viene rilasciata in 3 versioni: Server, Workstation ed Atomic Host. Per quanto riguarda la versione Workstation le scelte si ampliano ulteriormente potendo scegliere tra le tante spin tra cui KDE, Cinnamon e Mate-Compiz. Aggiornate anche le versioni ad uso speciale (astronomia, robotica, gaming) presenti nel Fedora Labs.

Per gli utenti standard

Fedora 28 include alcuni repository di terze parti, facilmente attivabili. Infatti, al primo login in ambiente GNOME, un prompt vi chiederà se attivarle o meno. I repository in questione sono:

  • google-chrome.repo per l’installazione e gli aggiornamenti di Google Chrome;
  • _copr_phracek-PyCharm.repo per PyCharm, un IDE Python;
  • rpmfusion-nonfree-nvidia-driver.repo per i driver proprietari di NVIDIA;
  • rpmfusion-nonfree-steam.repo dedicata a Steam.

Come già accennato in passato, Fedora 28 include una serie di modifiche per migliorare la resa della batteria, tutti abilitati di default.

Altre novità:

  • Supporto a Thunderlbolt 3, con l’aggiunta di boltd, il demone per connettere in modo sicuro i device Thunderbolt;
  • Noto Color Emoji diventa il font di default per le emoji Unicode 10.0 (che includono anche l’emoji definitiva: il T-Rex 🦖 ndr);
  • Installazione tramite Anaconda semplificata ulteriormente.

Per gli sviluppatori

Una delle feature più interessanti di questa release nella variante Server è sicuramente la Modular repository, che vuole sicuramente accattivarsi il mondo degli sviluppatori.

Tramite l’opzionale Modular (chiamata anche Application Stream o AppStream), gli sviluppatori hanno modo di scegliere una versione software differente da quella presente nei repository di deafult. In questo modo è possibile tenere aggiornato l’OS senza preoccuparsi della versione di alcune applicazioni, che restano indipendenti.

Fedora 28 migliora anche il supporto e l’integrazione con VirtualBox: VirtualBox Guest Addition e Guest Drivers sono infatti installati di default.

Per quanto riguarda il mondo container invece, Fedora Atomic Host include un’immagine di base per creare macchine virtuali, un’immagine Atomic Host per la creazione di container e delle immagini base di container per deployare applicazioni Fedora-based. Kubernetes 1.9 è incluso.

Quanta avanguardia questa Fedora! Qualcuno per un install/upgrade party? 🦖

Il prossimo Kernel Linux sarà il 5.0, o forse no. Parola di Torvalds!

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Non è una grande novità il fatto che a Linus Torvalds, creatore e principale sviluppatore del Kernel Linux, i numeri di versione interessino veramente poco.

Infatti in seguito all’annuncio della release candidate del Kernel 4.17 Linus ha fatto intendere che la prossima release potrebbe essere la 5.0. Anche se, di fondo:

The version numbers are meaningless, which should mean that they don’t even follow silly numerological rules

I numeri di versione sono insignificanti, il che dovrebbe significare che non seguono tediose regole numeriche

Il pensiero si riconduce ad un ragionamento relativo all’attuale versione, la quale secondo il signor Linux non brilla per essere una release particolarmente grossa (letteralmente “not shaping up to be a particularly big release“). Come peraltro abbiamo discusso recentemente la stessa versione 4.17 poteva essere considerata una sorta di milestone per via di tutte le righe di codice rimosse (una cosa inedita per il progetto kernel che non aveva mai visto in nessuna release un numero di aggiunte minore rispetto alle rimozioni), ma ha seguito invece la consueta numerazione.

Tutto questo porta alla conclusione:

v5.0 will happen some day. And it should be meaningless. You have been warned.

La versione 5.0 uscirà prima o poi. E dovrebbe essere insignificante. Siete stati avvisati.

Quindi: esce o non esce? Non è dato di saperlo. Quello che emerge con certezza è che il conteggio delle release in Linux continuerà a non portare con se aggiornamenti critici o funzionalità aggiuntive critiche, sarà invece, piaccia o no, decisione unica e insindacabile del suo creatore.

È o non è il nostro dittatore benevolo preferito?