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Creazione di un laboratorio con Azure Lab Services (preview)

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Abbiamo visto nel precedente articolo Creare DevTest Labs in Microsoft Azure come il servizio DebTest Labs consenta agli sviluppatori o ai tester di creare un ambiente in Azure che permetta di tenere sotto controllo i costi e allo stesso tempo permetta di effettuare tutti i test applicativi utilizzando sia macchine Windows che macchine Linux. L’evoluzione di questo servizio, che attualmente è in Preview, si chiama Azure Lab Services ed è un servizio che permette di creare un ambiente per lo sviluppo oppure un laboratorio da utilizzare per uso scolastico.

Il proprietario di un Lab crea un laboratorio, esegue il provisioning delle macchine virtuali Windows o Linux, installa il software e gli strumenti necessari e li rende disponibili per gli utenti del lab. Gli utenti del lab si connettono alle macchine virtuali del lab e le possono utilizzare per poter effettuare attività giornaliere oppure per svolgere i compiti scolastici. In ogni caso sarà possibile tenere sempre sotto controllo i costi del laboratorio e questo permette di ottimzizare l’utilizzo delle risorse a disposizione.

Diversi sono i vantaggi offerti dagli Azure Lab Services ed in particolare vi evidenzio:

  • Configurazione veloce e flessibile di un lab. Tramite Azure Lab Services, i proprietari di lab possono configurare velocemente un lab per le loro esigenze ed il servizio offre scalabilità e resilienza dell’infrastruttura.
  • Esperienza semplificata per gli utenti dei lab. Gli utenti del lab possono eseguire la registrazione a un lab con un codice di registrazione e accedervi in qualsiasi momento per usare le risorse del lab.
  • Analisi e ottimizzazione dei costi. Il proprietario del lab può impostare pianificazioni del lab per arrestare e avviare automaticamente le macchine virtuali. Può anche specificare le fasce orarie in cui le macchine virtuali del lab saranno accessibili agli utenti, impostare i criteri di utilizzo per ciascun utente o lab per ottimizzare i costi, nonché analizzare le tendenze di utilizzo e attività in un lab.
  • Sicurezza incorporata. Gli utenti del lab possono accedere in modo sicuro alle risorse tramite la rete virtuale configurata con ExpressRoute o con VPN da sito a sito. (attualmente non disponibile nella Preview)

In questo articolo creerò un laboratorio da utilizzare in una classe, per permettere agli studenti di lavorare con le macchine virtuali ed eseguire i compiti scolastici.

Creazione del laboratorio

Per poter creare il laboratiorio vi basta loggarvi al portale di Azure e creare una nuova risorsa di tipo Lab Services, come mostrato in figura:

Figura 1: Creazione di un nuovo Lab Service

Dopo aver atteso la creazione di un nuovo Lab Account, dalla scheda Overview, cliccate sul collegamento per poter aggiungere un nuovo Lab Creator. Il Lab Creator è un ruolo che permetterà al docente di poter creare una classe per i propri studenti oppure permetterà di creare un ambiente di test o di demo.

Figura 2: Aggiunta del Lab Creator

Figura 3: Configurazioni del ruolo di Lab Creator e dei permessi per la creazione del lab

Una volta che avrete deciso a chi concedere i privilegi di Lab Creator potrete far collegare il lab creator al sito web di Azure Lab Services. Dopo essersi autenticato gli verrà chiesto di confermare le autorizzazioni di accesso richiesta dall’ap Azure Lab Services, come mostrato in figura:

Figura 4: Conferma dell’accesso e autorizzazioni per Azure Lab Services

Il Lab Creator a questo punto è pronto per creare un nuovo laboratorio, cliccando sul pulsante New Lab. Oltre a fornire il nome del laboratorio, gli verrà chiesto la dimensione delle VM da utilizzare, la versione del sistema operativo (Windows o Linux) e le credenziali di accesso alla VM, come mostrato in figura. È possibile modificare la dimensione delle VM da utilizzare nel lab seguendo le istruzioni dell’articolo Use PowerShell to set allowed VM sizes in Azure Lab Services ed aggiungere altre immagini delle VM oltre a quelle proposte di default, seguendo le istruzioni dell’articolo Use PowerShell to add a marketplace image to a lab in Azure DevTest Labs

Figura 5: Creazione di un nuovo laboratorio

Figura 6: Immagini delle macchine virtuali disponibili di default

Dopo qualche istante sarà possibile, dalla Dashboard del Lab, accedere alle configurazioni. Attendete che venga completata la creazione della VM e, dopo averla avviata, configurate il template della macchina virtuale con tutte le caratteristiche che volete fornire agli utenti del lab. Collegatevi alla macchina in desktop remoto ed effettuate le personalizzazioni che desiderate (installazione di software, configurazioni).

Figura 7: Creazione del laboratorio completata

Terminate le configurazioni del template potete modificarne i dettagli, per fornire ai vostri studenti/utenti maggiori informazioni sulla VM.

Figura 8: Modifica dei dettagli del template

A questo punto potete pubblicare il template facendo clic sul pulsante Publish. Una volta che il template è stato pubblicato non sarà più possibile modificarlo.

Figura 9: Pubblicazione del template della VM

Configurazione dei criteri di utilizzo del laboratorio

È possibile definire dei criteri di utilizzo del laboratorio, come ad esempio il numero massimo di utenti che potranno utilizzarlo. Per poter definire la policy vi basterà cliccare su Usage Policy e definire il numero massimo di utenti consentito, come mostrato in figura:

Figura 10: Definizione della Usage Policy del Lab

Dopo aver stabilito il numero massimo di macchine virtuali da creare nel vostro Lab (nella Preview potete creare un massimo di 5 VM), potrete registrare i vostri utenti e dargli la possibilità di accedere al laboratorio.

Figura 11: Creazione delle VM nel Lab

Prossimamente sarà possibile anche limitare l’utilizzo del laboratorio a determinati periodi della giornata. Al momento la funzionalità non è ancora disponibile.

Figura 12: Abilitazione della programmazione della disponibilità del Lab

Utilizzo del Lab

Per permettere l’utilizzo del lab ai propri studenti ed ai propri collaboratori sarà necessario prima aggiungere gli utenti utilizzando il pulsante User registration e successivamente inviare il link che verrà generato a chi dovrà utilizzare il lab.

Figura 13: Generazione del link per poter permettere agli studenti di poter accedere al laboratorio

Dal portale amministrativo sarà possibile verificare le assegnazioni e lo stato della macchina virtuale, come mostrato in figura:

Figura 14: verifica delle assegnazioni delle VM disponibili nel Lab

Collegamento al Lab

A questo punto chi riceverà il link dovrà collegarsi al sito web di Azure Lab Services e dopo aver inserito le credenziali dell’organizzazione (quindi di Azure AD) ed aver accettato le autorizzazioni da dare agli Azure Lab Services, potrà cominciare ad utilizzare la macchina virtuale del laboratorio che gli è stata assegnata. Nella schermata principale vedrà le VM a cui gli è stato consentito l’accesso e, dopo averle avviate, potrà collegarsi in desktop remoto utilizzando le credenziali fornite dal Lab Creator.

Figura 15: Dopo l’accesso al portale degli Azure Lab Services l’utente vedrà le VM che gli sono state assegnate

Figura 16: Accesso alla VM del Lab dopo l’accensione

Dal portale di amministrazione il Lab Creator può tenere sotto controllo la situazione, può avviare/stoppare la macchina virtuale, può connettersi in desktop remoto per dare assistenza all’utilizzatore della VM

Figura 17: Gestione delle VM del Lab dal portale amministrativo

Conclusioni

Azure Lab Services può essere usato per implementare molti scenari. Uno dei più importanti prevede la possibilità di ospitare computer di sviluppo per gli sviluppatori oppure è un’interessante soluzione per implementare laboratori scolastici nel Cloud. Un docente può creare un laboratorio, installare macchina virtuali Windows o Linux, installare il software necessario per le esercitazioni e rendere disponibili le VM ai propri studenti. Vedremo nella versione finale cosa sarà disponibile, intanto proviamo la preview 🙂

Buon lavoro!

Nic

Pubblicare applicazioni aziendali con Azure Active Directory Application Proxy

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La necessità di rendere utilizzabili al di fuori del perimetro aziendale le applicazioni interne è un’esigenza ormai quotidiana, ma la disponibilità esterna di queste risorse costringe necessariamente chi amministra l’infrastruttura ad “aprire le porte” verso Internet, con tutte le implicazioni dal punto di vista della sicurezza che questo comporta.

Sono state e sono tutt’ora utilizzate una serie di tecniche di mitigazione, ad esempio l’impiego di proxy a reverse con l’utilizzo di sistemi di re-writing degli URL, che consentono una separazione netta delle connessioni in ingresso e forniscono una certa sicurezza sulle risorse esposte.

Questa architettura permette la collocazione in DMZ di sole macchine con il compito di gestire le richieste in ingresso e ridirigerle poi, con alcune regole di controllo all’interno. In questo modo le infrastrutture sensibili non hanno contatto diretto con l’esterno.

Contestualmente a questi accorgimenti l’adozione di sistemi IDS/IPS “garantiscono” un accettabile livello di sicurezza.

In ogni caso questo approccio ha richiesto e richiede che il firewall perimetrale consenta la connessione ed “apra” almeno una porta verso l’interno, richiede anche che i vari apparati posti a controllo del perimetro siano costantemente aggiornati e verificati

Azure Active Directory Application Proxy

In Microsoft Azure è disponibile un servizio che si lega in modo stretto con Azure Active Directory e che in maniera concettualmente del tutto nuova permette in modo semplice la fruizione delle applicazioni ad utenti esterni all’azienda.

Questo servizio è Azure Active Directory Application Proxy, disponibile con la versione BASIC o PEMIUM di Azure Active Directory.

Per poter utilizzare la funzione di Application Proxy, dal portale di Azure è sufficiente, selezionata la Directory di riferimento, attivare la funzionalità in prova valida per 30 giorni e successivamente terminata la fase di test, effettuarne l’acquisto.

Figura 1: Abilitazione servizi AAD Premium

Figura 2: Attivazione di Azure AD Premium P2 Trial

Attivata la funzionalità di Azure AD Premium è necessario installare il componente Application Proxy Connector. La scelta più corretta è quella di dedicare un sistema server a questa funzione, scelta che permette una migliore scalabilità delle risorse e di gestione.

Figura 3 Download componente Connector

Per configurare correttamente regole di uscita dell’Application Proxy è utile la lettura del documento Attività iniziali del proxy di applicazione e installazione del connettore

Mentre per un controllo diretto ed una verifica puntuale della configurazione è disponibile il tool Azure Active Directory Application Proxy Connector Ports Test Tool

È anche possibile permettere che il Connector interno utilizzi per collegarsi ad Azure un Web Proxy , questo qualora non fosse possibile agire direttamente sul Firewall per definire regole puntuali di uscita.

In questo caso è bene considerare che un possibile malfunzionamento del Web Proxy stesso si ripercuoterebbe necessariamente sulla raggiungibilità delle applicazioni.

L’aspetto interessante, relativo alla sicurezza del sistema, è che NON è richiesto che in ingresso venga definita alcuna regola sul Firewall.

L’applicazione che è utilizzata esternamente sarà disponibile tramite il portale Azure e sarà la componente Application Proxy che si occuperà di renderla accessibile e di “dialogare” con il Connector interno, che è la sola componente ad avere contatti con l’applicazione in rete locale.

Per analogia con il sistema tradizionale a Reverse Proxy il Connector è un Reverse Proxy, con la sola ma importante differenza che questo, come detto sopra, non ha contatti con l’esterno ma riceve e reindirizza le richieste dalla componente cloud.

Figura 4: Principio di funzionamento di Azure Active Directory Application Proxy

A questo punto è evidente che l’infrastruttura di sicurezza Aziendale può essere “alleggerita” in quanto come già detto non è richiesto che siano attivate porte in ascolto, questo compito è demandato ad Azure.

Pubblicazione di una applicazione interna tramite Azure AD Application Proxy

Dal portale di Azure selezionare la directory in cui si è abilitata la funzione e successivamente selezionare Configura un’app

Figura 5: Aggiunta dell’applicazione on-premises da esporre

Nella maschera successiva scegliere “Add your own on-premises application”

Verrà così proposta una ulteriore videata con le specifiche proprie dell’applicazione che si intende pubblicare

  • Nome serve ad identificare l’applicazione all’interno del portale di accesso e di configurazione
  • URL interno è l’effettivo URL che il connettore installato on premise contatterà (di norma l’Url dell’applicazione interna)
  • URL Esterno è il riferimento
    pubblico per la raggiungibilità dell’applicazione interna, nel caso si usi un dominio Custom, questo è selezionabile dalla casella
  • Metodo di Autenticazione Preliminare è effettivamente la modalità con cui gli utenti accederanno all’autenticazione dell’applicazione.

Con la modalità Azure AD l’utente verrà effettivamente autenticato con i servizi di Azure e quindi beneficiando anche di quelle che sono le prerogative di questi utenti: gestione Self-Service della password, possibilità di definire criteri di sblocco personalizzati, accesso da dispositivi con determinate caratteristiche etc.

Con la modalità Passtrough invece, all’utente viene proposto direttamente (se previsto) il login dell’applicazione interna.

Nel caso in cui sia impostata la modalità Azure AD e l’applicazione (tipicamente legacy) non sia in grado di utilizzare di questa modalità, verrà richiesta una seconda autenticazione.

A questo punto è possibile accedere all’applicazione, è da notare che di default tutto il traffico è in HTTPS e viene utilizzato un certificato generato per il nome host definito.

Tuttavia, siccome si possono anche gestire URL esposti in Azure con FQDN del proprio dominio pubblico è possibile effettuare l’upload di un certificato aziendale.

Controllo delle funzionalità del Connector Gateway

Questo oggetto non ha particolari opzioni di configurazione, all’atto dell’installazione, viene richiesto un account amministratore globale della directory e con questo il gateway si registra ed autentica sulla directory stessa.

È possibile all’interno del registro eventi rilevare eventuali errori o anomalie archiviate in AadApplicationProxy (fig.6)

Sono anche disponibili, al fine di valutare le performance di questo servizio alcuni Performance Counters (fig.7)

Figura 6: Contatori disponibili per la verifica delle performance del servizio

Figura 7: Aggiunta dei contatori

Considerazioni relative agli aspetti di sicurezza

Controllo tramite NMAP delle informazioni deducibili tramite un port SCAN

Al di là delle considerazioni espresse in precedenza, un piccolo e sicuramente approssimativo test relativo agli aspetti legati alla sicurezza è stato condotto utilizzando NMAP.

Tramite questo tool si è cercato di identificare il sistema operativo sul quale l’applicazione è installata.

Sono stati effettuati due TEST distinti, il primo verso una applicazione esposta in modo tradizionale FWàRev-ProxyàApplicazione

Figura 8: Scansione verso l’esposizione con Reverse Proxy tradizionale

Nmap seppure con una certa approssimazione ha rilevato un host Linux fig. sopra

Ed il secondo sempre verso la stessa applicazione ma esposta tramite AZURE con la struttura descritta sopra

Figura 9 Scansione verso l’esposizione con Azure Application Proxy

Nmap non è riuscito ad identificare il sistema verso il quale ha fatto la scansione.

Conclusioni

Partendo dall’assunto che non esiste LA soluzione perfetta, sicura e garantita e vista anche la velocità di implementazione e il discreto grado di sicurezza by-default dell’infrastruttura, la soluzione di Azure Application Proxy può essere un valido aiuto alle realtà che necessitano di rendere fruibili le proprie applicazioni all’esterno del perimetro aziendale.

Riferimenti:

Azure Application Proxy Connector

Azure Application Proxy Connector – connessione tramite proxy interno

Risoluzione dei problemi relativi alla pubblicazione di applicazioni tramite Azure

Sicurezza

Configurare il disaster recovery delle Azure VM in una regione secondaria di Azure

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Azure Site Recovery è un servizio che permettere di poter replicare in Microsoft Azure le nostre macchine fisiche on-premises e le nostre macchine virtuali Hyper-V oppure VMware, per poterle avviare nel momento in cui si verifica un disastro. Ho già avuto modo di affrontare in diversi articoli come proteggere macchine virtuali VMware e come proteggere e migrare server fisici con Azure Site Recovery. Per chi volesse sapere cosa offre e come funziona Azure Site Recovery consiglio la lettura del documento Informazioni su Site Recovery.

In questo articolo vi voglio parlare di come effettuare il Disaster Recovery (DR) di una macchina virtuale ospitata in Microsoft Azure.

Il servizio, disponibile solo da pochi giorni, permette di replicare una macchina virtuale da una Region di Azure verso un’altra Region, in modo tale che se il sito primario non sia disponibile (per un disastro, per problemi di connettività, ecc..) la macchina virtuale possa essere accesa nel sito secondario e sia già pronta per poter eseguire le applicazioni.

Creazione del Recovery Service Vault

Prima di procedere all’abilitazione della replica della nostra Azure VM è necessario creare un Backup and Site Recovery Vault. Collegatevi al portale di Azure e dopo esservi autenticati create un nuovo Recovery Services Vault, come mostrato in figura. Quando create il Recovery Services Vault considerate sempre due fattori:

  • Il Recovery Services Vault non si deve trovare nella Region di Azure dove si trovano le Azure VM da proteggere
  • Il Resource Group in cui inserite il Recovery Services Vault non deve essere nella Region delle VM da proteggere

Le due condizioni sono necessarie perché, in caso di disastro nella Region dove sono ospitate le VM, non sarebbero disponibili né Resource Group né Recovery Services Vault!


Figura 1: Creazione del Recovery Services Vault in una Region diversa da quella dove sono ospitate le Azure VM da proteggere

Protezione delle Azure VM

Terminata la creazione del Recovery Services Vault siamo pronti per proteggere le nostre Azure VM. Dal portale di Azure vi basterà selezionare la VM da proteggere e cliccare sul collegamento Disaster Recovery. Nel blade che si aprirà configurate la Region di destinazione della replica della vostra VM ed il Resource Group, la VNET, lo Storage Account e tutti gli altri parametri richiesti, come mostrato in figura:

Figura 2: Configurazione della Replica della VM e Replication settings

Attenzione: Per poter abilitare la replica della VM è necessario che nella macchina virtuale sia installato l’Azure VM agent. Nel caso non lo fosse o nel caso non rispondesse alle richieste del portale riceverete un messaggio come quello mostrato in figura:

Figura 3: Messaggio di errore nel caso l’Azure VM agent non sia installato o non funzioni

L’abilitazione della replica dura diversi minuti. Potete controllare lo stato della replica dalle notifiche, come mostrato in figura:

Figura 4: Notifiche sulla creazione degli oggetti necessari alla replica della VM

Selezionando la VM e cliccando su Disaster Recovery sarà possibile visualizzare il Site Recovery Job iniziale di abilitazione della replica, come mostrato in figura:

Figura 5: Informazioni sullo stato di replica della Azure VM

Figura 6: Job di abilitazione della replica

Dal blade del Disaster Recovery sarà sempre possibile tenere sotto controllo lo stato di replica della VM e sarà possibile modificare i parametri. Cliccate sul tasto Settings e modificate i parametri della VM replicata. Potete ad esempio decidere in quale Resource Group accenderla e a quale VNET collegarla, oltre ovviamente alla dimensione che deve avere.

Figura 7: Configurazioni della VM replicata

Test del Failover

È sempre buona norma testare periodicamente il failover e verificare che tutto funzioni nella VM che avete replicato. Per effettuare il test vi basta cliccare su Test Failover e seguire le istruzioni. Vi verrà chiesto il Recovery Point che volete testare e la Azure VNET a cui collegare la VM.

Figura 8: Failover Test della VM

Dopo qualche minuto, nel Resource Group dove avete deciso di avviare la macchina per testare il Failover, apparirà la VM e vi ci potrete collegare per poter verificare che tutto funzioni perfettamente.

Figura 9: Macchina virtuale di test per il Failover

Dopo le opportune verifiche potete cliccare su Cleanup test failover e cancellare la macchina virtuale di test, come mostrato in figura:

Figura 10: Cleanup test failover

Failover della Azure VM

Per poter eseguire il Failover della Azure VM è sufficiente cliccare sul pulsante Failover e dal blade scegliere quale Recovery Point applicare e se spegnere la macchina prima di iniziare il failover. Lo spegnimento della macchina ha senso ovviamente in un Failover programmato e non in caso di vero disastro 🙂

Figura 11: Failover della Azure VM nella seconda Region di Azure

Terminato il Fialover potete decidere anche di cambiare recovery point utilizzando il pulsante Change recovery point oppure confermare la scelta fatta utilizzando il pulsante Commit. Dopo aver effettuato il Commit però non sarà più possibile modificare il Recovery Point.

Figura 12: Commit della macchina virtuale e completamento del Failover

Terminato il disastro è possibile riproteggere la Azure VM utilizzando il pulsante Re-protect. La macchina verrà replicata nuovamente verso la Region di partenza, ma se volete potete cliccare sul pulsante Customize e modificare i parametri, scegliendo il Resource Group, la VNET, lo Storage Account e l’Availability Set della macchina di destinazione.

Figura 13: Re-protect della Azure VM

Conclusioni

Il Disaster Recovery è decisamente importante vista la nostra dipendenza dai sistemi IT. Nonostante tutti gli sforzi profusi, può capitare sempre che accada qualcosa di imprevisto che interrompa la possibilità di usufruire dei servizi. Nonostante il Cloud sia stato concepito per essere affidabile, è buona norma essere sempre preparati al peggio. La replica delle VM di Azure è sicuramente una funzionalità interessante per essere certi di poter gestire un disastro importante e per assicurare alle aziende che hanno anche degli obblighi contrattuali o delle esigenze molto stringenti in ambito di Disaster Recovery di poter usufruire delle VM ospitate in Azure ed essere compliant con le loro specifiche.

Per approfondimenti potete visitare la pagina Set up disaster recovery for Azure VMs to a secondary Azure region

Office 365 errore ADFS “AADSTS50008: Unable to verify token signature.”

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Office 365 errore ADFS "AADSTS50008: Unable to verify token signature."

office365-error-adfs-aadsts50008-01

Cercando di accedere alla casella di posta Office 365 tramite browser, il sistema riporta l’errore ADFS “AADSTS50008: Unable to verify token signature.”

Dopo avere digitato le credenziali nel portale Office 365, il seguente errore viene visualizzato:

AADSTS50008: Unable to verify token signature. The signing key identifier does not match any valid registered keys.

office365-error-adfs-aadsts50008-02

Una volta confermato e verificato che entrambi i servizi ADFS e WAP sono operativi senza problemi, lo stato dei Certificati nella console AD FS è riportato come mostrato nella figura. Il certificato Token-decrypting è aggiornato ad una data recente.

office365-error-adfs-aadsts50008-03

Per risolvere il problema, ho trovato un ottimo articolo presso il blog Robin CM’s IT Blog con i corretti comandi PowerShell da eseguire. Aprire la console di PowerShell e digitare il seguente comando per effettuare la connessione ad Azure Active Directory:

PS C:\ Connect-MsolService -Credential (Get-Credential)

Inserire le credenziali dell’admin Office 365 e cliccare OK.

office365-error-adfs-aadsts50008-04

Ora digitare il seguente comando per specificare il server nel quale è in esecuzione AD FS:

PS C:\ Set-MsolADFSContext -Computer w12r2-adfs01.nolabnoparty.local

office365-error-adfs-aadsts50008-05

Poichè è cambiato il certificato in AD FS, è necessario eseguire il seguente comando per aggiornare il nuovo certificato del token decryption in Azure Active Directory:

PS C:\ Update-MsolFederatedDomain -DomainName nolabnoparty.com

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Dopo avere eseguito i comandi PowerShell, la casella mailbox di Office 365 è nuovamente accessibile.

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Potrebbero essere necessari alcuni minuti di attesa dopo aver inserito i comandi prima di poter accedere alla mailbox.

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Microsoft e GitHub, le reazioni della Linux Foundation e di GitLab

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Apre con una citazione di Churchill il commento di Jim Zemlin, Executive Director della Linux Foundation, all’acquisizione di GitHub da parte di Microsoft:

In War: Resolution, In Defeat: Defiance, In Victory: Magnanimity, In Peace: Good Will.

In guerra: risolutezza, nella sconfitta: provocazione, nella vittoria: magnanimità, in Pace: buoni propositi

Tutto il contrario di Embrace, Extend, Extinghish quindi, e le riflessioni all’interno dell’articolo sembrano essere estremamente orientate ai buoni propositi, infatti l’analisi di Zemlin evidenza tutti gli aspetti positivi dell’acquisizione e specifica come sebbene lui stesso in passato abbia fomentato le rivalità:

But times have changed and it’s time to recognize that we have all grown up – the industry, the open source community, even me.

Siamo tutti cresciuti quindi, l’industria, la community open-source e lui stesso. È tempo di guardare oltre quindi. Sì, siamo di fronte ad un vero e proprio endorsement.

Intanto, nella galassia del mondo Git, rileviamo come, cavalcando l’onda dell’acquisizione, GitLab ha abbassato i prezzi per favorire la migrazione degli utenti.

Ma prima di parlare di diaspora da GitHub dopo l’acquisizione sarebbe meglio fare qualche calcolo sui numeri.

Ad esempio:

da questo interessante grafico realizzato da Felipe Hoffa emerge come nel 2017, al secondo posto nella classifica di chi contribuisce ai progetti GitHub c’è… Microsoft!

Cosa significa questo per l’open-source? Solo il tempo lo dirà, ma noi vogliamo scommettere su un futuro migliore e, più di ogni altra cosa, condiviso!

Con Microsoft ExpressRoute i clienti DATA4 si connettono direttamente a Microsoft Azure

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Grazie a ‘Microsoft ExpressRoute’, DATA4 offre ai propri clienti una nuova soluzione di connettività diretta a Microsoft Azure, consentendo a ciascuno di creare, dalle infrastrutture ospitate presso i data center di DATA4, connessioni private sicure verso i data center di Microsoft Azure. Concretamente questa offerta fornisce alle imprese la possibilità di sviluppare un’espansione virtuale quasi […]

Microsoft e GitHub, tutti i dettagli svelati nel day after

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Cominciano ad emergere i dettagli relativi alla discussa acquisizione da parte di Microsoft dell’azienda GitHub, casa della maggioranza dei progetti open-source.

Le cifre

Avevamo parlato ieri di cinque miliardi ipotizzati, ma in realtà sono molti di più. Phoronix infatti conferma che sono sette miliardi e mezzo, che verranno pagati in azioni, non cash. Questo dettaglio sembra minimo ed invece è molto rilevante: più che un’acquisizione Microsoft ha inglobato GitHub, vincolando l’acquisto alle proprie stock option. Certo è che domani queste potrebbero subito essere rivendute, ma è un’ipotesi poco credibile. I guadagni di chi ha venduto GitHub sono strettamente correlati a quanto guadagnerà Microsoft (ossia al valore delle azioni) nel futuro.

La gestione

Il nuovo CEO di GitHub è Nat Friedman, vecchia conoscenza in quanto fondatore di Xamarin e Ximian, co creatore della GNOME foundation… Insomma, qualcuno con un curriculum di tutto rispetto.

Le reazioni

Il sondaggio indetto da Phoronix sui Twitter mostra come la maggioranza degli utenti sia poco convinta dell’acquisizione:

ma va detto che i frequentatori del sito sono certamente da considerarsi di nicchia e chiaramente molto affini all’ambito Linux ed open-source rispetto all’utente medio.

Pronti a fuggire da GitHub?

Linux Journal propone una rapida guida che spiega come effettuare il backup dei propri archivi GitHub e GitLab utilizzando il linguaggio Golang, ma una volta recuperati tutti i propri dati dove si potrebbe migrare? nixCraft propone una lista di sei alternative che potrebbero essere utilizzate, tutte da valutare nei pregi e nei difetti. Ma il punto è forse un altro…

… Ne vale davvero la pena?

Ognuno decide per se stesso, ma non c’è ragione di pensare che Microsoft voglia cambiare qualcosa nel come GitHub funzioni, quindi probabilmente la cosa più utile da fare al momento è una sola: restare a guardare e continuare a fare ciò che si faceva prima nella stessa maniera in cui lo si faceva prima.

Il futuro darà le sue risposte!

Creare DevTest Labs in Microsoft Azure

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Azure DevTest Labs è un servizio che permette agli sviluppatori o ai tester di creare un ambiente nel Cloud che gli permetta di tenere sotto controllo i costi e allo stesso tempo gli permetta di effettuare tutti i test applicativi utilizzando sia macchine Windows che macchine Linux. Grazie all’uso di alcune policy è possibile tenere sotto controllo i costi ed il numero di macchine virtuali da utilizzare in ambiente di test. Molto spesso infatti mi è capitato di vedere alcuni laboratori ed alcuni POC che, dopo essere stati creati, vengono lasciati accesi e non vengono più gestiti. Se realizzati nel Cloud, questi lab possono diventare un vero incubo a fine mese, quando arriva la fattura da Microsoft.

Limitando invece il numero di macchine virtuali che un utente può creare, impostando l’avvio e lo spegnimento automatico e decidendo il numero massimo di VM che è possibile creare in ogni lab, si riescono sicuramente a gestire meglio le risorse che vengono messe a disposizione per il test.

Creazione del Dev Test Lab

La creazione del DevTest Lab è molto semplice. Loggatevi al portale Azure e decidete di creare un nuovo DevTest Lab. Inserite il nome del lab, la location ed il Resource Group da utilizzare ed eventualmente abilitate l’Auto-shutdown.

Figura 1: Creazione di un DevTest Lab

La creazione dura pochi secondi e tra le prime operazioni da fare c’è l’aggiunta delle macchine virtuali che volete rendere disponibili nel lab. Vi potete servire delle immagini presenti nel Marketplace oppure potete utilizzare le vostre immagini personalizzate.

Figura 2: Aggiunta delle macchine virtuali al DevTest Lab

Dopo aver cliccato sul pulsante Add potete scegliere le immagini disponibili nel Marketplace. In questo articolo ho deciso di utilizzare l’immagine di Windows Server 2016. Procedete alla configurazione del nome della VM, della username e della password per accedere alle VM. Configurate la dimensione delle VM e gli eventuali Artifacts da installare, cioè software aggiuntivi da mettere nella VM, come mostrato in figura. Gli Artifacts sono la parte più importante del lab, perché contengono gli script per configurare automaticamente le nostre VM e prepararle per il laboratorio. Ad esempio, potremmo creare uno script che installa un webserver o uno script che promuove la macchina a domain controller e riutilizzarlo tutte le volte che vogliamo ricreare le VM del laboratorio.

Figura 3: Installazione degli Artifacts nella VM

Configurate la VNET e la subnet a cui connettere la VM, l’eventuale indirizzo IP pubblico e scegliete il numero delle VM da creare, oltre a decidere se la VM deve essere Claimable. Le macchine virtuali verranno create e messe in un pool condiviso, a disposizione di chi ne abbia bisogno, e rimarranno spente fino a quando qualcuno non deciderà di effetuarne il Claim, cioè di accenderle ed utilizzarle.

Figura 4: Configurazione del numero delle VM a disposizione nel DevTest Lab

Subito dopo vedrete che le vostre macchine cominceranno ad essere create e configurate secondo le configurazioni che avete indicato.

Figura 5: Creazione delle macchine virtuali

Dopo aver atteso la creazione delle VM, è possibile andare nel nodo Claimable virtual machines e selezionare Claim machine, come mostrato in figura. L’operazione consiste nell’accensione (e quindi nel pagamento) della VM e la rende disponibile all’utilizzo.

Figura 6: Claim di una macchina virtuale (la macchina verrà accesa e resa disponibile agli utenti del DevTest Lab)

Figura 7: Solo le VM che sono state richieste vengono accese, le altre rimangono spente

Per poter permettere l’accesso al DevTest Lab e alle VM, potete cliccare sul nodo Configuration and Policies e successivamente selezionare Access Contro (IAM). Cliccando su Add è possibile aggiungere utenti e gruppi e dare loro il giusto ruolo. Nella figura sotto viene concesso ad un utente il permesso di DevTest Labs User

Figura 8: Aggiunta dei permessi di utilizzo del DevTest Lab

La seguente tabella mostra le operazioni che possono essere concesse agli utenti in base al loro ruolo:

Actions users in this role can perform DevTest Labs User Owner Contributor
Lab tasks
Add users to a lab No Yes No
Update cost settings No Yes Yes
VM base tasks
Add and remove custom images No Yes Yes
Add, update, and delete formulas Yes Yes Yes
Whitelist Azure Marketplace images No Yes Yes
VM tasks
Create VMs Yes Yes Yes
Start, stop, and delete VMs Only VMs created by the user Yes Yes
Update VM policies No Yes Yes
Add/remove data disks to/from VMs Only VMs created by the user Yes Yes
Artifact tasks
Add and remove artifact repositories No Yes Yes
Apply artifacts Yes Yes Yes

Tra le tante configurazioni disponibili, è sicuramente interessante la possibilità di accendere e spegnere automaticamente le VM del laboratorio, come mostrato in figura:

Figura 9: Accensione automatica delle VM nel DevTest Lab

Per maggiori informazioni sulle policy vi rimando alla lettura dell’articolo Gestire tutti i criteri per un lab in Azure DevTest Labs

Acceso alle VM del DevTest Lab

Una volta che il DevTest Lab è stato creato e configurato e dopo aver effettuato il Claim delle VM, vi potrete connettere alla VM cliccando sul nome e selezionando il pulsante Connect

Figura 10: Connessione alla VM disponibile nel DevTest Lab

Sicuramente interessante è la parte di gestione dei costi. La funzionalità di gestione dei costi consente di tenere traccia dei costi del lab e di visualizzare i costi stimati del mese in corso fino alla data odierna e la proiezione dell’ammontare dei costi a fine mese. È anche possibile impostare dei Target e dei limiti.

Figura 11: Proiezione dei costi mensili per le risorse utilizzate nel DevTestLab

Figura 12: impostazione del Target mensile per il nostro DevTEst Lab

Per maggiori informazioni sulla funzionalità di gestione dei costi vi rimando alla lettura dell’articolo Visualizzare la tendenza dei costi mensili stimati per il lab in Azure DevTest Labs

Conclusioni

L’utilizzo dei DevTest Lab permette alle aziende di tenere sotto controllo i costi per la gestione degli ambienti di test e di sviluppo e ne automatizza l’accensione e lo spegnimento, con un notevole risparmio economico ed una migliore gestione tramite la specifica di limiti e quote. Utilizzando i template personalizzati e gli Artifacts siamo in grado di velocizzare notevolmente la realizzazione del lab e di permettere dei test rapidi ed efficienti.

Buon lavoro!

Nic