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Linux su desktop in pericolo?

Ogni anno ci dicono che sarà l’anno di Linux su desktop ed ogni anno alziamo il sopracciglio. Anche se per quanto riguarda l’ambito server il Pinguino regna sovrano, i numeri lato desktop sono nettamente inferiori: solo il 2,1% degli utenti ha scelto di affidarsi a Linux. Una teoria per spiegare questo poco successo arriva dallo stesso Linux Torvalds che, in una recente intervista, si è detto un po’ “stanco” dell’eccessiva frammentazione di Linux, e sottolineando che prodotti come i Chromebook ed Android sono quelli che potrebbero conquistare il pubblico. In poche parole, nonostante Linux abbia fatto della customizzazione uno dei suoi maggiori punti di forza, forse per il desktop sarebbe stato meglio standardizzare tutto e condividere tra le varie distribuzioni. Torvalds si è detto interessato anche a software come Flatpak e Snap che consentono di installare e mantenere software su distribuzioni differenti. Resta però infastidito dal “campanilismo” creato rispettivamente da Red Hat e Canonical in merito a queste soluzioni. Non c’è effettivo interesse per lo sviluppo desktop e la maggior parte del lavoro, al momento, è svolta dalla community per progetti come ad esempio Ubuntu, Fedora o openSUSE. Cosa fare per uscire da questa sorta di circolo vizioso? Qualcuno propone [...]

SUSE diventerà la più grande azienda Linux indipendente?

Qualche giorno fa vi parlavamo delle evoluzioni di SUSE e di come, dopo una serie di passaggi tra diverse aziende, risultasse al momento di una azienda di investimenti svedese. In questi giorni, a Nashville, si è tenuta l’annuale SUSECon, l’evento che abbraccia proprio questa distribuzione, oltre che l’ideologia open-source su cui -ovviamente- si basa. Durante i diversi eventi ha preso parola anche Nils Brauckmann, attuale CEO di SUSE che, soprattutto in riferimento all’acquisizione di Red Hat da parte di IBM, ha affermato quanto segue: We believe that makes our status as a truly independent open source company more important than ever. Our genuinely open-source solutions, flexible business practices, lack of enforced vendor lock-in, and exceptional service are more critical to customer and partner organizations, and our independence coincides with our single-minded focus on delivering what is best for them.Crediamo che questo renda il nostro status di vera azienda open source indipendente ancora più importante di sempre. Le nostre soluzioni genuine open-source, le pratiche di business flessibili, l’assenza di un lock-in sui vendor, ed i servizi eccezionali siano ancora più critici per i clienti e le organizzazioni partner, e la nostra concentrazione sull’indipendenza coincide con il nostro scopo comune di distribuire [...]

Ora che l’OpenStackSummit è morto, siete pronti per l’OpenInfrastructureSummit?

Sin dagli albori della sua fondazione, il progetto OpenStack ha visto nel summit semestrale il momento ideale per raggruppare tutti i membri della vastissima community all’interno di un unico evento nel quale è sempre stato possibile suggerire, proporre ed annunciare i percorsi intrapresi e da intraprendere. Per un certo periodo di tempo al Summit principale è stato addirittura aggiunto un evento parallelo, chiamato PTG , Project Teams Gatherings, dedicato unicamente agli sviluppatori, per consentire degli sprint effettivi all’interno dello sviluppo e non disperdere l’effort che un’occasione così importante (cioè avere sviluppatori di tutto il mondo di persona nello stesso posto) offriva. Ebbene, come abbiamo raccontato nel recente passato, le cose stanno per cambiare nuovamente. Infatti il prossimo Summit della community non sarà più denominato OpenStack Summit, bensì Open Infrastructure Summit e si svolgerà a Denver, dal ventinove aprile al primo maggio. Ma… Cosa cambia? Il blog di Ubuntu ed in particolare un non recentissimo articolo intitolato “Goodbye OpenStack, hello Open Infrastructure Summit” cercano di spiegarlo, ma nella sostanza c’è un discorso filosofico alla base, e soprattutto di audience. OpenStack è stata la buzzword dell’ultimo quinquennio, e negare che abbia perso un po’ di appeal, con l’incalzare delle nuove buzzword (qualcuno [...]

Valve: Index VR supporterà Linux

La settimana scorsa Valve si è lasciata sfuggire, tramite una pagina del proprio store pubblicata per errore, alcuni dettagli relativi a Index, il suo prossimo visore VR. GamingOnLinux ha immediatamente notato, nella sezione dei requisiti di sistema, la dicitura “SteamOS + Linux” ed ha chiesto a Valve qualche dettaglio in più che ha risposto semplicemente: Yes on Linux support. Sviluppare non è semplice e se già è complesso assicurarsi che un gioco Windows funzioni bene, Linux non da di certo una mano con tutte le sue varianti, i driver non ufficiali ed i setup custom che gli utenti si preparano. Con tutte queste variabili di mezzo, Linux come piattaforma di gaming fatica un pochino a decollare e sono molti gli sviluppatori che hanno mollato il colpo. È qui che entra in gioco Valve che lo scorso agosto ha annunciato una nuova versione di Steam Play che consente di giocare a videogiochi disponibili solo su Windows, anche sulla piattaforma del Pinguino. Dopo 8 mesi dal lancio, i giochi che funzionano (più o meno bene, accontentiamoci!) su Linux sono oltre 4000. Possiamo quasi sbilanciarci e dire che, seppure con molta “calma”, il mondo del gaming si sta accorgendo di che fetta di [...]

Chef sarà 100% OpenSource

Chef è un software di configuration management utilizzato per la configurazione e la gestione di server, con la possibilità di essere integrarlo con molteplici piattaforme cloud quali Amazon EC2, Google Cloud Platform, OpenStack ed Azure, per citare solo alcuni tra i più famosi. Il nome di questo diffusissimo software è salito agli onori della cronaca poiché Barry Crist, CEO dell’azienda, ha annunciato (a sorpresa di tutti, pare) che d’ora innanzi, tutto il software prodotto sarà rilasciato in forma open source, sotto la licenza Apache 2.0. Una mossa nettamente in controtendenza a quella di altre aziende, come ad esempio MongoDB, che negli scorsi mesi hanno preso un po’ le distanze dalle licenze open-source. Bene, a quanto pare, non tutti sono convinti che questa sia la scelta migliore. Prima di questa “apertura”, il codice core di Chef era effettivamente open, ma molte delle feature aggiuntive o di management erano proprietarie, lo stesso modo in cui è distribuito, per esempio, MySQL di Oracle, rilasciato con licenza GPL e commerciale. Insomma… Sarà possibile creare anche il proprio fork di Chef… ma ovviamente non si potrà fare alcun riferimento all’azienda Chef . Ultima chicca, passata in secondo piano, è il rilascio di una nuova distribuzione [...]

Saturday’s Talks: se systemd ci fosse stato dall’inizio, nessuno avrebbe avuto niente da dire

Lo avevo anticipato mentre cercavo di spiegare la causa di tutti i disservizi avuti questa settimana sul portale (alla fine il downtime è stato basso, ma il giramento di scatole alto quindi ha compensato): il prossimo episodio di “Saturday’s Talks” sarebbe stato dedicato a systemd. Ed eccoci qua. Nel corso dei disservizi abbiamo dovuto imparare che oggi, quando qualcuno installa Ubuntu 18.04 LTS (Long Term Support, la più stabile) la metodologia di default con cui si troverà a configurare la rete è rappresentata dalla combinazione di netplan (chi?) e networkd (ah adesso systemd gestisce pure la rete?). È necessario capire come funzionano quelle due componenti se si vogliono effettuare configurazioni specifiche. Ad esempio un bridge, da documentazione ufficiale, si configura così: network: version: 2 renderer: networkd ethernets: enp3s0: dhcp4: no bridges: br0: dhcp4: yes interfaces: - enp3s0 Non è un file ifcfg-eth come per distro Red Hat based, non è un file interfaces come per distribuzioni Debian like, e allora cos’è? Una cosa nuova, ecco cosa, peraltro limitata al momento solo ad Ubuntu. Il punto però non è netplan, ma networkd che conferma quanto abbiamo imparato: systemd vuole fare tutto. L’init, i log, le login… La rete! E sapete cosa [...]

I prodotti Google perdono forza. Per colpa di Google.

Google ha presentato negli anni una miriade di progetti, idee, novità offerte per i suoi utenti. Alcune, come Wave, hanno dimostrato subito di essere nate sotto gli auspici sbagliati, tanto da poter essere considerati una meteora nel panorama dei social network.Altri progetti, sebbene più usati e amati, stanno subendo lo stesso destino venendo chiusi, al pari di rami secchi tagliati: Picasa, Reader, Talk… Sebbene la pratica in sé sia del tutto giustificata, la frequenza con cui sta capitando sembra in accelerazione. Come notato in un articolo di Ars Techinca, l’elenco di prodotti dismessi (o ridimensionati) dei primi quattro mesi di quest’anno è particolarmente lungo (e importante): 15 gennaio: annotazioni nei video Youtube8 febbraio: Google Fiber11 febbrario: Chromecast Audio13 febbraio: Android Things12 marzo: divisione laptop e tablet13 marzo: Google Allo14 marzo: lo studio di realtà virtuale Spotlight Stories30 marzo: l’accorciatore di URL goo.gl31 marzo: il supporto a IFTTT per Gmail2 aprile: Google+ e Inbox L’articolo (piuttosto lungo) sostiene che la chiusura di così tanti progetti, talvolta nati molto poco tempo fa (per esempio Allo, un programma di messaggistica istantanea, aveva solo due anni) infonde una sensazione di instabilità negli utenti, tanto da rendere inaffidabile Google come fornitore di servizi. E creare [...]