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OpenSource goes to Hollywood: nasce la Academy Software Foundation

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Da oggi anche Hollywood ha la sua organizzazione Open Source!

Grazie agli sforzi congiunti della Academy of Motion Picture Arts and Sciences (sì, proprio quella Academy che organizza gli Oscar!) e della Linux Foundation è nata la Academy Software Foundation (abbreviata in ASWF), dedicata a promuovere l’uso di strumenti Open Source nell’industria del cinema. Ecco le parole di Dawn Hudson:

We are thrilled to partner with The Linux Foundation for this vital initiative that fosters more innovation, more collaboration, more creativity among artists and engineers in our community. The Academy Software Foundation is core to the mission of our Academy: promoting the arts and sciences of motion pictures.

Siamo entusiasti di collaborare con la Linux Foundation per questa iniziativa vitale che promuove più innovazione, più collaborazione, più creatività tra gli artisti ed ingegneri della nostra comunità. La Academy Software Foundation è il fulcro della missione dell’Academy: promuovere le arti e le scienze legate al cinema.

Ma possiamo notare che questo entusiasmo è condiviso dall’altro lato dell’accordo, la Linix Foundation, grazie al direttore esecutuvo Jim Zemlin:

Open Source Software has enabled developers and engineers to create the amazing visual effects and animation that we see every day in the movies, on television and in video games. With the Academy Software Foundation, we are providing a home for this community of open source developers to collaborate and drive the next wave of innovation across the motion picture and broader media industries.

Il software Open Source ha consentito a sviluppatori ed ingegneri di creare gli straordinari effetti speciali ed animazioni che vediamo ogni giorno nei film, in televisione e nei videogiochi. Tramite l’Academy Software, stiamo fornendo un luogo in cui gli sviluppatori Open Source potranno collaborare e guidare questa prossima ondata di innovazione attraverso il cinema e le altre industrie del settore.

Tra i fondatori troviamo nomi di rilievo come Autodesk, Cisco, Walt Disney Studios, Epic Games, DreamWorks e Google Cloud.

ASWF non nasce dall’oggi al domani, ovviamente, ma dopo due anni di ricerche in cui è emerso che ben l’80% delle compagnie operanti ad Hollywood si affidava già a strumenti open!

Purtroppo, nonostante il largo utilizzo, molte compagnie sviluppavano per conto proprio, senza condividere o collaborare con la community. Inoltre anche la questione di come licenziare il software pare frenasse non di poco la diffusione di questi progetti.

ASWF si è posta 5 obiettivi:

  • Coordinare progetti incrociati, definire della best practices e condividere risorse;
  • Sviluppare un’infrastruttura con open continuous integration;
  • Fornire un percorso chiaro per la partecipazione ai progetti;
  • Semplificazione degli ambienti di sviluppo e runtime;
  • Fornire un migliore e più consistente supporto al licensing, tramite un template condiviso.

Un progetto molto ambizioso specialmente in un’industria come quella del cinema (e dei media in generale) in cui si tende a tenere tutto piuttosto “segreto”, nascondendosi dietro il muro della gestione dei vari digital rights.

Code. Collaboration. Creativity.

Noi ci vogliamo credere!

Ring-KDE 3.0: riscritto e rilasciato

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Ring è una piattaforma opensource per chat e telefonate (via internet) con una caratteristica principale: decentralizzazione.
Nel network di Ring ogni utente, identificato da un numero esadecimale di 40 caratteri, comunica direttamente (p2p o peer-to-peer -, se preferite) con gli altri, senza usare server centrali. Grazie a tecniche di DHT (distributed hash tables, tabelle di hash distribuite) ogni client è in grado di rintracciare il client richiesto per poter iniziare una conversazione, o riceverne una; fintanto che il client sarà online, parteciperà alla distribuzione di queste informazioni, senza bisogno di server dedicati allo scopo. Se a qualche vecchio utente di eMule è venuta in mente la rete KAD, ha fatto centro: anche Kadmelia era l’implementazione di una rete DHT.

Esistono client per Windows, Android, Linux,  e pochi giorni fa è stato annunciato il rilascio della versione 3.0 del client Ring per KDE, chiamato – con fantasia – Ring-KDE. Questa è una tappa importante, in quanto non è un semplice aggiornamento del software precedente: per poter usare le ultime tecnologie messe a disposizione dal framework QT è stato più facile riscrivere che aggiustare.

Si è colta l’occasione per poter cambiare un poco l’impostazione del software: da telefono IPmessenger universale. Il centro della confersione è la timeline, ovvero organizzare tutto per eventi nel passato; per esempio, in questa nuova ottica, la ricerca di un contatto avviene principalmente nella timeline, la storia delle chiamate, piuttosto che nella rubrica.
Il concetto di timeline coinvolge anche le chat, che fa anche da registro delle chiamate – similmente a quanto accade già da tempo con Skype, Whatsapp o Telegram.
Altri miglioramenti sono stati fatti nella gestione delle videochiamate, nonché nella condivisione del desktop.

Insomma, grandi cambiamenti, che rendono moderno questo software: ora parte la caccia ai bug e al miglioramento delle prestazioni, ma la presentazione è interessante. Sicuramente vale una prova: è FOSS (Free Open Source Software – software open-source gratuito)!

LibreOffice: rilasciata la versione 6.1

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Sono passati solo 8 mesi dalla release di LibreOffice 6.0, ma i tempi sono maturi per un piccolo aggiornamento: LibreOffice 6.1.

Come si legge dall’annuncio ufficiale, l’aggiornamento in realtà non è poi così piccolo:

  • Colibre
    un nuovo tema di icone (per Windows) basato sulle linee guida di Microsoft, che renderà più esteticamente appagante l’uso della suite per gli utenti provenienti dall’ambiente Microsoft
  • Rifatta la gestione delle immagini
    caricamenti – notevolmente – più rapidi e morbidi grazie ad un nuovo gestore grafico e ad una vita dell’immagine migliorata, con qualche vantaggi anche  nel caricamento dei documenti nei formati proprietari di Microsoft
  • Riorganizzazione dei menù per Draw
    Per migliorare l’esperienza dell’utente, i menù di Draw sono stati resi più simili a quello dei vari componenti (Calc, Write). Aggiunto anche il menù Pagina.
  • Miglioramento di Base
    l’applicazione di database locale cambia il motore: HSQLDB viene deprecato e Firebird diventa il nuovo standard. Disponibile un tool di migrazione da un motore all’altro
  • esportazione EPUB migliorata
    Migliore gestione dei link, tabelle, immagini, supporto ai font integrati, più opzioni per la personalizzazione dei metadata
  • Help Online arricchito
    L’help disponibile online è stato arricchito di esempi, e ne è stata facilitata la traduzione.

L’elenco è bello sostanzioso, ma se volete vedere subito le novità, ecco il video di presentazione direttamente della Document Foundation!

Grande successo per KDE al Google Summer of Code 2018

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Come ogni estate, oramai da anni, anche quest’anno si è tenuto il Google Summer of Code. Questa iniziativa è stata pensata dall’azienda di Mountain View per promuovere l’impegno dei nuovi sviluppatori su software di qualità e -soprattutto- open source.

Dopo essere entrati nel programma (è presente una sorta di selezione, a cui possono partecipare studenti da tutto il mondo), si viene messi in contatto con grandi nomi del panorama open source (da LibreOffice a FreeBSD, da Debian alla Free Software Foundation) che forniscono una serie di progetti tra cui scegliere e che lo studente potrà seguire nello sviluppo nei mesi di pausa estiva dalla scuola.

Tra tutti questi nomi, quest’anno si è notato un particolare interesse per il progetto KDE, che ha visto impegnati addirittura un paio di dozzine di studenti sul famoso desktop environment.
I lavori si sono chiusi qualche giorno fa, ma parecchie cose son state fatte tra cui:

  • La suite dedicata al mondo education GCompris è stata migliorata, ed è ora vicina a raggiungere la release 1.0
  • Miglioramenti effettuati al supporto di LVM e RAID di KDE Partition Manager e l’installer Calamares
  • Aggiunta la possibilità di sviluppare estensioni per il browser Falkon utilizzando JavaScript e QML, in aggiunta al supporto già disponibile per Python e C++
  • Il software di disegno Krita ha ricevuto grandi miglioramenti; il suo gestore dei tile adesso è ottimizzato per il multi-threading, e diverse ottimizzazioni sono state fatte anche nella gestione dei pennelli

Ovviamente i miglioramenti che questi giovani sviluppatori hanno contribuito a portare avanti non si fermano qui, e toccano anche strumenti più “specializzati” come LabPlot e KStars.

Con i soliti metodi tendenti alla trasparenza tipici delle community open source, KDE ha rilasciato uno Status Report ufficiale sui risultati portati dal Google Summer of Code al progetto, con la lista di tutti gli studenti coinvolti. Per la lista completa dell’intera iniziativa, invece, è presente una pagina dedicata sul sito ufficiale.

Noi non possiamo che complimentarci con questi ragazzi e con tutti gli altri, sperando che sia il “battesimo” di tante nuove mani orientate allo sviluppo di software orientati all’open source.

SegmentSmack: la rete del Kernel Linux è esposta ad attacchi DDOS

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Come spiega questo articolo di Red Hat il Kernel Linux soffre di una falla che è stata battezzata SegmentSmack e riguarda la gestione di pacchetti TCP confezionati a regola per provocare denial of service.

A scoprire il problema, come spiega ZDNet, è stata la sezione CERT/CC della Carnegie Mellon University la quale ha fornito anche la lista delle implementazioni TCP che soffrono del problema e come appare chiaro… Non si salva praticamente nessuno.

Come specifica ZDNet:

But, given the widespread use of Linux, the bug could affect every vendor from Amazon and Apple through to Ubuntu and ZyXEL.

Data la grande diffusione di Linux il bug potrebbe affliggere ogni vendor, da Amazon ad Apple fino ad Ubuntu e ZyXEL.

Il motivo per cui tutto esplode è presto detto: la CPU viene saturata da queste chiamate TCP. Se questo è il principio stesso di DOS (Denial Of Service), quello che pare peggio in questa vulnerabilità è che per produrre il risultato non è necessario avere reti coordinate o grossa banda: a chi coordina l’attacco basta servirsi di quanto viene definito come “a relatively small bandwidth of the incoming network traffic“.

Workaround e rimedi? Al momento, nessuno. Prepariamoci quindi a seguiremo l’evoluzione di questa nuova con il consueto entusiasmo!

Le applicazioni Debian arrivano sui Chromebook

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Ad inizio anno avevamo riportato la notizia riguardante Project Crostini, progetto Google volto a dare la possibilità agli utenti di avviare macchine virtuali Linux su ChromeOS.

Nei mesi successivi i produttori di Chromebook, ad esempio Samsung, hanno iniziato ad implementare questa possibilità, seppur su Chromebook di fascia alta.

Qualche settimana fa, XDA Developers ha segnalato che, controllando i commit sul codice di ChromeOS, la prossima feature sarebbe proprio stata il supporto nativo di pacchetti .deb. Ma non si tratta solamente dell’abilitazione di una feature, bensì della possibilità di installare i pacchetti tramite un paio di semplici click che si occuperanno di interagire col terminale, controllare le dipendenze, un vero e proprio installer insomma.

Gabriel Brangers di Chrome Unboxed, sito che si occupa esclusivamente di ChromeOS, ha deciso di testare questa possibilità, test conclusosi con successo.

Oltre a testare, banalmente, l’applicazione Chrome per Linux, ha pensato di provare qualcosa di più corposo, come Visual Studio Code, anche quest’ultimo perfettamente up and running in no time.

Project Crostini per ora è stato testato sul canale di sviluppo di ChromeOS ed è attivabile semplicemente tramite un’opzione nelle impostazioni del device.

Che questo possa aiutare la diffusione dei Chromebook (e delle basi di Linux) anche in Italia?

BIOS/UEFI Lenovo più facili da aggiornare grazie ad LVFS

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Ottimo notizie per gli utenti Linux che utilizzano hardware Lenovo!

L’azienda cinese, infatti, è entrata ufficialmente nel LVFS (Linux Vendor Firmware Service) per offrire ai propri utenti Linux la possibilità di aggiornare in maniera semplice il firmware delle proprie macchine, utilizzando fwupd.

fwupd è un demone che gestisce l’installazione degli upgrade del firmare su sistemi  Linux, sviluppato da Richard Hughes a partire dal 2015.

L’annuncio è stato fatto direttamente dallo stesso Hughes sul blog di GNOME che conferma che nelle prossime settimane gli utenti di hardware Lenovo, ThinkPad, ThinkStation e ThinkCenter riceveranno la possibilita di aggiornare i propri firware utilizzando il semplice comando fwupdmgr update.

Ci tiene a specificare che gli aggiornamenti saranno disponibili solo su hardware UEFI recente, dunque vecchie glorie come i Think* di IBM rimarranno come sono. Riuscire a portare Lenovo in LVFS è stato un duro lavoro, tenuto “segreto” (causa embargo) per gran parte del tempo, ma alla fine il tanto impegno è stato ripagato.

Updating the firmware is slightly odd in that it sometimes needs to reboot a few times with some scary-sounding beeps, and on some hardware the first UEFI update you do might look less than beautiful.

Aggiornare il firmware è leggermente strano in quanto dev’essere ravviato piu volte, tra beep che possono suonare spaventosi, e su alcuni hardware, il primo aggiornamento UEFI potrebbe sembrare meno “elegante”.

Hughes non risparmia un appuntino ad HP, grande assente nella lista dei vendor che supportano il fwupd:

If anyone from HP is reading this, you’re now officially late.

Se qualcuno di HP sta leggendo, sappiate che ora siete ufficialmente in ritardo.

In attesa di poter aggiornare il firmware al nostro ThinkPad, qui trovate una lista dei vendor/device presenti in LVFS. Magari avete qualcosa da aggiornare e non lo sapete!

OpenShift Origin cambia nome in OKD con la versione 3.10

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Grandi novità alle porte per la versione community della blasonata piattaforma per container di Red Hat, OpenShift. Infatti con la versione 3.10 di OpenShift Origin il progetto cambia nome, diventando OKD.

Sul blog del progetto la scelta viene così motivata:

… to better represent our project as a distribution of Kubernetes, align our terminology with the larger cloud-native community naming conventions, and clarifies how this upstream project functions within the Red Hat OpenShift product line

Per meglio rappresentare il nostro progetto come una distribuzione di Kubernetes, per allineare la nostra terminologia con le naming convention utilizzate dalla maggioranza dei progetti community cloud-nativi e chiarire come questo progetto upstream si relaziona all’interno della linea di prodotti Red Hat OpenShift.

Quindi un nuovo nome, un nuovo sito, https://okd.io/ ed un nuovo logo a partire dalla versione attualmente disponibile, la 3.10.

Gli stessi manutentori del progetto si aspettano un poco di confusione all’inizio, ma grandi benefici a tendere in quanto la motivazione principale di questa mossa è proprio garantire la chiarezza e la continuità del progetto, anche perché il codice rimarrà nel repository GitHub openshift/origin pertanto nessuna reale modifica andrà effettuata da parte di chi usualmente collabora con il progetto.

E particolare enfasi è posta in quest’ultimo aspetto nel post:

We are not forsaking our origins.

Non abbandoniamo le nostre origini.

Avanti così quindi!

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