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Il sabbatico di Torvalds? Già finito, Mr. Linux è già tornato!

Sorgente: Mia mamma usa Linux! | Autore: Raoul Scarazzini

Avete presente tutte le discussioni che abbiamo affrontato nell’ultimo mese, precisamente da quando abbiamo annunciato l’abbandono da parte di Linus Torvalds del suo ruolo di dittatore benevolo del Kernel Linux? Tutte le dissertazioni filosofiche, tutti gli scenari prospettati, tutte le previsioni catastrofiche? Bene, possiamo tirare un sospiro di sollievo (se qualcuno realmente ha mai tenuto il fiato): Linus sta per tornare, in verità è già tornato, saldamente al suo posto. Ma come? Nel corso dell’ormai atteso Maintainers’ Summit, avvenuto all’interno dell’OpenSource Summit Europe di Edimburgo, dove la circa quarantina di principali sviluppatori del Kernel Linux si è ritrovata, Linus ha fatto la sua prima apparizione pubblica dal famoso annuncio, a quanto pare pronto a riprendere le redini del proprio regno. Infatti nell’annuncio del Kernel 4.19, lo sviluppatore Greg Kroah-Hartman ha chiuso così: Linus, I’m handing the kernel tree back to you. You can have the joy of dealing with the merge window 🙂 Linus, ti restituisco il Kernel tree. Puoi avere così la gioia di gestire la finestra di merge 🙂 A quanto pare quindi, volendo presumere come entrambi fossero ad Edimburgo, è ormai pacifico per tutti come Linus ritornerà in sella. Quanto il creatore sia cambiato è tutto da stabilire, [...]

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C’è davvero qualcuno che non può fare a meno di systemd: Facebook!

Sorgente: Mia mamma usa Linux! | Autore: Raoul Scarazzini

Abbiamo sempre seguito l’indice di gradimento di systemd con grande attenzione, da chi lo ritiene talmente inutile e dannoso da rinunciarvi (gli sviluppatori Devuan) a chi tutto sommato lo usa perché ormai è lo standard de-facto da cui non ci si ...

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Raspberry, una nuova evoluzione: TV-HAT

Sorgente: Mia mamma usa Linux! | Autore: Michele Milaneschi

L’enorme successo di RaspberryPi (di cui abbiamo parlato sul portale) e la sua continua evoluzione non si fermano, infatti la Raspberry Pi Foundation ha annunciato il Raspberry Pi TV-HAT. Non stiamo parlando di un dispositivo, ma di un modulo aggiuntivo che offre la possibilità di guardare la televisione ricevendo trasmissioni radiofoniche e televisive digitali (il nostro digitale terrestre, per intenderci). Inoltre la compatibilità con il formato DVB-T2 ci permetterà di continuare a ricevere il segnale anche quando tra qualche anno (2020 con possibile proroga al 2022) verrà abbandonato l’attuale DVB-T a favore di quest’ultimo. Tale modulo può essere usato anche per creare un server per trasmettere la televisione su una rete dove sono presenti altri dispositivi, consentendo lo streaming di canali tv o radiofonici. Vediamo le specifiche: TV supportate: DVB-T2, DVB-T Frequenza di ricezione: VHF III, UHF IV, UHF V Larghezza di banda: DVB-T2: 1,7 MHz, 5 MHz, 6 MHz, 7 MHz, 8 MHz DVB-T: 5 MHz, 6 MHz, 7 MHz, 8 MHz Ricordiamo che è possibile guardare la televisione anche sui precedenti modelli di Raspberry ( Pi 2, 3 o 3B ), in quanto è necessario evidenziare che con tali dispositivi è possibile usufruire di una maggior potenza di [...]

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Saturday’s talks: il ritardo di Fedora 29, l’instabilità e la fretta che domina lo sviluppo nell’OpenSource

Sorgente: Mia mamma usa Linux! | Autore: Raoul Scarazzini

La chiacchierata del weekend che voglio proporre questa settimana nasce da una notizia circolata recentemente: il ritardo nel rilascio di Fedora 29 a causa di una serie di bug definiti blocker che pregiudicano la stabilità della release ed è quindi necessario risolvere prima di rendere pubblica la distribuzione. Il processo che determina il GO o NO-GO nel far uscire la distribuzione è gestito internamente alla community, nella lista test-announce, e per via dei succitati bug in questo caso siamo di fronte ad un NO-GO. Ora, Fedora è una distribuzione che potremmo definire rolling, per la quale ogni sei mesi esce una nuova release. In questi sei mesi le nuove funzionalità introdotte possono essere poche, molte o moltissime, ma la sostanza è che, potenzialmente, all’utente finale è richiesto un major upgrade ogni sei mesi. Scrivo richiesto poiché, ad oggi, l’ultima release supportata (in termini di aggiornamento pacchetti e sicurezza) è la 27, uscita alla fine del 2017, quindi un anno fa. Un anno. Questo è il limite oltre il quale non si può andare se si vuole rimanere aggiornati. Ma lo sanno anche i sassi, un major upgrade non è quasi mai indolore. Ed è proprio qui il punto della discussione: [...]

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Arrivano Ubuntu 18.10 e PostgreSQL 11

Sorgente: Mia mamma usa Linux! | Autore: Marco Bonfiglio

Nella giornata di ieri è stato rilasciato l’attesa – e consueta – release semestrale di Ubuntu, la 18.10. Di fatto rappresenta un aggiornamento di tutto il parco software che costituisce la distribuzione, con le ultimissime versioni. Giusto per fare qualche esempio: Kernel  4.18 (e quindi con anche le varie protezioni per Spectre et similia); GCC versione 8 Mesa 18.2 X.Org Server 1.20.1 OpenSSL 1.1.1 OpenJDK 11 Gnome 3.30 LibreOffice 6.1.2 Non è difficile immaginare che nelle prossime point release verranno ulteriormente aggiornati, ma quello che manca ancora è il salto da X.Org a Wayland: presente, ma ancora non è la selezione di default. La scelta è sicuramente dettata dal voler garantire la maggior compatibilità dei driver possibile, ed è facilmente selezionabile il tipo di server grafico da usare al login della sessione, ma per vedere questo cambiamento dovremo attendere almeno la prossima versione, la 19.04. Anche il DB PostgreSQL si aggiorna: dopo beta e RC delle settimane scorse, ieri è stato il gran giorno anche per la versione 11 del noto database open-source. Quello che può essere considerato come il più agguerrito antagonista di MySQL annuncia migliorie in tutte le prestazioni del suo prodotto, dall’affidabilità alla velocità e capacità di esecuzione delle query, [...]

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Quel momento in cui Tim Berners-Lee si mette a costruire una internet decentralizzata

Sorgente: Mia mamma usa Linux! | Autore: Raoul Scarazzini

Lo sapete tutti chi è Tim Berners-Lee vero? Beh, in ogni caso dovreste. È il signor Internet, suo papà, colui che ha coniato e creato l’universo HTTP che tutti i giorni sfruttiamo per navigare in Internet. Bene, quando una personalità del suo calibro annuncia su Medium che st costruendo insieme al MIT una Internet decentralizzata c’è di che essere interessati. Il nome del progetto è Solid e si propone come una via radicalmente diversa di gestire le applicazioni web il cui scopo è quello di garantire vera proprietà dei dati e maggiore privacy. Lo stesso professore la descrive così: Solid changes the current model where users have to hand over personal data to digital giants in exchange for perceived value. As we’ve all discovered, this hasn’t been in our best interests. Solid is how we evolve the web in order to restore balance — by giving every one of us complete control over data, personal or not, in a revolutionary way. Solid cambia il modello corrente dove gli utenti devono consegnare i propri dati personali ai giganti digitali [Google, Facebook, Twitter, etc.] in cambio di un servizio. Come abbiamo scoperto, ciò non è molto nel nostro interesse. Solid rappresenta come vogliamo evolvere il web [...]

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MongoDB rivede la sua licenza opensource

Sorgente: Mia mamma usa Linux! | Autore: Matteo Cappadonna

MongoDB risulta essere uno dei database più apprezzati degli ultimi anni. Nato come database non relazionale basato su documenti simil-json (chiamato BSON), utilizza schemi dinamici (a differenza delle tabelle dei database relazionali tradizionali, che risultano essere più statiche). La sua “elasticità” lo ha portato ad essere al 5° posto dei database più popolari al mondo, ed al 1° posto dei database NoSQL (fonte db-engines.com). Ma un punto a suo favore è sicuramente quello di essere un progetto open source. Il problema che sta affrontando la MongoDB Inc. negli ultimi tempi è che molti cloud provider, soprattutto in Asia, stanno offrendo il servizio MongoDB ai propri clienti senza sottostare alle regole dell’open source. Già, perchè MongoDB è sempre stato rilasciato con la licenza AGPLv3 che, grazie a termini più generici rispetto alla GPLv3 -su cui è basata-, ha reso possibile a queste aziende spingersi ai limiti della licenza stessa: MongoDB was previously licensed under the GNU AGPLv3, which meant companies who wanted to run MongoDB as a publicly available service had to open source their software or obtain a commercial license from MongoDB MongoDB era precedentemente licenziato sotto la GNU AGPLv3, che richiede che le aziende che vogliono eseguire MongoDB come [...]

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Microsoft: donati 60.000 brevetti all’OpenInventionNetwork

Sorgente: Mia mamma usa Linux! | Autore: Michele Milaneschi

Del tema Microsoft love Linux ne abbiamo ormai parlato più volte, seguendo ogni fase di questo cambiamento in cui abbiamo visto come l’azienda di Redmond abbia iniziato a investire sull’opensource e sul software libero, perfino rendendo pubblici i sorgenti di MS-DOS. Ora Microsoft ha decisodi rendere open-source 60.000 brevetti. Non solo: l’uso sarà gratuito. Questo significa che tutti, partendo dai singoli sviluppatori fino alle grandi aziende come Google o Facebook, potranno accedere, studiare ed usare tali brevetti senza bisogno di pagare alcuna royalty. La manovra fa parte del processo di Microsoft per unirsi alla Open Invention Network (OIN), e costituisce anche una sorta di protezione nei confronti di Linux per evitare future guerre sui brevetti, in quanto tutti i membri che aderiscono all’organizzazione concedono in licenza i loro brevetti, proprio per fare in modo che le aziende che lavorano sui progetti open source non abbiano problemi con le stesse. La Open Invention Network nasce nel 2005 per promuovere lo scambio di tecnologie, prendendo Linux come OS condiviso su cui far girare tali tecnologie. Già grandi nomi ne fanno parte, come IBM e Red Hat, oltre all’onnipresente Google, ma sono sempre disposti ad accettare nuovi sviluppatori e distributori. L’aggiunta di Microsoft è sicuramente una bella notizia, soprattutto [...]

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Bug in Google+ mette a rischio 500mila utenti, e Google lo chiude

Sorgente: Mia mamma usa Linux! | Autore: Marco Bonfiglio

A marzo è stato il turno dello scandalo di Facebook, che porta il nome di Cambridge Analytica: i dati di più di 80 milioni di persone erano a disposizione di quella società per fare profili, comparazioni e non si sa cos’altro. E sebbene iscrivendosi a Facebook si permetta l’accesso ad una certa serie di dati, nel caso specifico tale permesso non era stato dato: a tutti gli effetti i dati sono stati rubati. Lo scandalo fu molto grosso, tanto da mandare a picco la società. Quello che non si sapeva, è che in casa Google c’era un problema analogo. Già, perché per un bug nelle API di Goolge+ per gli sviluppatori, ovvero quell’insieme di chiamate disponibili per chi vuole creare programmi che interagiscano con il social network di Mountain View, permetteva di accedere a tutte le informazioni di un profilo che avesse accettato di condividerle, ma anche di tutti i profili collegati. Numero di potenziali utenti a rischio: 500 mila. Giusto per essere giusti: parliamo delle sole informazioni pubbliche, ma che comprendono nome, cognome, email, età, sesso, occupazione. Altre informazioni sensibili, dalla password dell’account ai post visti o fatti, non erano disponibili. Ma ci sembra che la lista sia già piuttosto lunga. Ad aggravare [...]

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