Archivi categoria: OpenSource

Kodi: il mediaplayer opensource colpito dai cryptominer

Sorgente: Mia mamma usa Linux! | Autore: Matteo Cappadonna

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Farsi un media center casalingo con software open source è, ad oggi, estremamente più semplice rispetto a qualche anno fa, in cui si doveva “litigare” con ricompilazioni di mplayer per aggiungere il supporto a questo o quel formato video, lavorare di ffmpeg per convertire i filmati e renderli leggibili e tenere tastiera e mouse collegati al computer in questione per lanciare sulla televisione la puntata successiva della propria serie preferita. Negli anni abbiamo visto crescere Kodi (originariamente con il nome di XBMC), un software open source completo creato per essere la soluzione ultima a questo tipo di utilizzo: lo installi, lo lanci, ed hai il media center pronto, con supporto a diversi formati, sistemi automatizzati per scaricare copertine ed informazioni a riguardo, supporto per telecomandi infrarosso, e tutto quello che si può desiderare per attaccare un sistema alla televisione e fargli fare da media center con il minimo sforzo possibile. Il tutto grazie ad un sistema di addon facilmente installabili per aumentare le funzionalità dello stesso: ti sei comprato l’ultima scheda di decodifica del digitale terrestre? Installi il plugin e ne hai il pieno supporto. Peccato che (già, c’è il risvolto) questi plugin siano forniti da repository esterni a quello [...]

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OpenSource e (ab)uso del software, perché nel cloud dovrebbe essere diverso?

Sorgente: Mia mamma usa Linux! | Autore: Raoul Scarazzini

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Leggendo questo articolo di Salil Deshpande l’accusa appare chiara: le grandi compagnie che operano nel cloud, Amazon su tutte, stanno mangiando alle spalle del software open-source. Già perché i servizi offerti, nel caso specifico di Amazon gli AWS, sono basati su software open-source costato nulla, pertanto è chiaro, siamo di fronte ad un abuso, per il quale esiste un’unica soluzione: una clausola definita commons. O almeno è questa la tesi dell’autore che a sostegno della sua tesi riporta l’adesione all’utilizzo della common clause da parte di Redis (il popolare database utilizzato in ambito cloud). Ma cosa dice questa clausola? Sintetizzando: […] the Redis Labs add-on modules will include the Commons Clause rider, which makes the source code available, without the ability to “sell” the modules, where “sell” includes offering them as a commercial service […] I moduli add-on di Redis Labs includeranno la clausola Commons, che rende il codice sorgente disponibile, ma senza la possibilità di “vendita” dei moduli, dove “vendita” include l’offerta degli stessi mediante un servizio commerciale Quindi, prosegue lo stesso autore, aziende come General Motors potranno continuare ad usare il tutto come prima, ma Amazon no, perché Amazon ci fa i soldi. Amazon, il male. Ora. Al [...]

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IBM annuncia Zowe, un framework OpenSource per collegare applicazioni al mainframe

Sorgente: Mia mamma usa Linux! | Autore: Raoul Scarazzini

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Anche se la parola mainframe si associa  con qualcosa di antico, forse vetusto, non è affatto così. Tanto che IBM, che dei mainframe è stata da sempre produttrice e pioniera, nel corso dell’Open Source Summit di Vancouver ha appena annunciato Zow...

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Tesla condividerà il codice del proprio software di sicurezza

Sorgente: Mia mamma usa Linux! | Autore: Raoul Scarazzini

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Abbiamo già parlato nel recente passato di come l’argomento dell’apertura del codice delle macchine Tesla fosse assolutamente attuale. Ebbene il CEO di Tesla, Elon Musk, ha manifestato in un recente tweet la volontà di rendere disponibile il codice relativo al proprio software di sicurezza: Great Q&A @defcon last night. Thanks for helping make Tesla & SpaceX more secure! Planning to open-source Tesla vehicle security software for free use by other car makers. Extremely important to a safe self-driving future for all. — Elon Musk (@elonmusk) August 11, 2018 L’obiettivo primario, si evince dal tweet, vuole essere quello di permettere a tutti i produttori di veicoli di accedere al codice ed incrementare così il livello di sicurezza generale dei sistemi a guida autonoma. Non ci sono date, link di riferimento o altro e nei commenti al tweet ci sono alcune battute davvero divertenti (una su tutte “Secure in every way except the funding”, sicura in tutto tranne che nei finanziamenti) che fanno riferimento alla non felicissima situazione attuale dell’azienda facente capo al visionario imprenditore sudafricano, perciò è veramente difficile stabilire se questa sia davvero una buona notizia. Ennesima boutade o necessità di recuperare forze fresche (e gratuite) dall’open-source, non è dato [...]

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OpenSource Hardware Association revoca il primo certificato

Sorgente: Mia mamma usa Linux! | Autore: Raoul Scarazzini

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Sono diversi anni che ormai seguiamo l’evoluzione dell’Open Source Hardware Association e poco meno di un mese fa raccontavamo di come l’associazione avesse creato il certification logo, atto a dimostrare che l’hardware in questione rispettasse i dogmi imposti in fatto di apertura delle specifiche. Ebbene, in questo articolo apparso sul blog della OSHWA viene raccontato come, per la prima volta nella storia del programma di certificazione Open Source Hardware, sia stata revocata una certificazione precedentemente assegnata. Il caso riguarda la stampante 3d MOTEDIS XYZ, e la motivazione è la seguente: …we have been unable to obtain a copy of the documentation to post publicly. Without the documentation, the XYZ is no longer in compliance with the program. Therefore OSWHA revoked the certification. Non siamo stati in grado di recuperare una copia della documentazione pubblicata pubblicamente. Senza la documentazione, la XYZ non è più conforme al programma. Pertanto OSWHA ha revocato la certificazione. Nessuna documentazione, nessuna certificazione. Semplicissimo. Ciò che si sta discutendo ora all’interno dell’associazione è però un altro tema, direttamente collegato a questa vicenda: chi deve mantenere le documentazioni? È giusto che se ne faccia carico OSWHA (con i benefici, ma anche i costi che ne deriverebbero) oppure sono [...]

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Il futuro dell’intelligenza artificiale spiegato, in un film, da chi la crea

Sorgente: Mia mamma usa Linux! | Autore: Raoul Scarazzini

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Red Hat ha presentato il video “Road to A.I.“, parte della serie “Open Source Stories“, nel quale viene analizzato lo stato attuale degli studi A.I. e soprattutto come questi siano guidati nella totalità da software open-source. La rassegna a cui il film è stato iscritto si chiama “Real to Reel International Film Festival” ed è così descritta: The mission of the Real to Reel International Film Festival is to offer a forum for independent film, video and multimedia artists from around the world to showcase their talents and expose the works of these artists to the region La missione del Real to Reel International Film Festival è quella di offrire un forum per i film indipendenti, i video artisti e gli artisti multimediali da tutto il mondo per presentare il proprio talento ed promuovere il proprio lavoro alla regione. All’interno del documentario è interessante notare come il primo richiamo sull’ambito di utilizzo dell’A.I. sia riferito all’automobilismo che, di fatto, è la prima cosa che viene in mente alle molte persone intervistate nel video. Proprio le interviste costituiscono un elemento molto avvincente di questo film poiché permettono di farsi un’idea di come la persona non tecnica percepisce l’ambito dell’intelligenza artificiale. La [...]

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Red Hat rende OpenSource lo scanner per eseguibili potenzialmente veicolo di Spectre

Sorgente: Mia mamma usa Linux! | Autore: Raoul Scarazzini

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Red Hat ha reso disponibile uno strumento di analisi in grado di identificare potenziali attacchi volti a sfruttare la arcinota vulnerabilità Spectre (precisamente la variante 1 di Spectre) all’interno di file binari. La modalità con cui l’eseguibile può essere invocato è semplice: x86_64-scanner vmlinux --start-address=0xffffffff81700001 ed il risultato potrà essere un rassicurante: X86 Scanner: No sequences found. O un ben più preoccupante esito positivo: X86 Scanner: Possible sequence found, based on a starting address of 0:. X86 Scanner: 000000: nop. X86 Scanner: COND: 000001: jne &0xe . X86 Scanner: 00000e: jne &0x24 . X86 Scanner: LOAD: 000010: mov 0xb0(%rdi),%rcx. X86 Scanner: 000017: mov 0xb0(%rsp),%rax. X86 Scanner: 00001f: nop. X86 Scanner: LOAD: 000020: mov 0x30(%rcx),%rbx. Inutile dire come il livello di competenze necessario per concepire anche solo lo scan del file stesso (in questo esempio è stato analizzato proprio il kernel stesso, vmlinux, l’eseguibile che diventerà pid 0 all’interno del sistema) sia decisamente elevato, ma nulla vieta di poter replicare gli esempi forniti. Più importante di tutto il resto: il tool in questione è stato rilasciato in forma open-source, perciò chiunque può analizzarne il codice e, con molta pazienza e competenza, carpire un po’ di più in merito a questa fastidiosa [...]

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Il codice di Eudora diventa OpenSource

Sorgente: Mia mamma usa Linux! | Autore: Elena Metelli

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La notizia mi ha riportata direttamente nei primissimi anni 2000 quando (ogni tanto e di nascosto) riuscivo a recuperare qualche copia di $notarivistainformatica con in allegato CD con vari software e tra le costanti c’era sempre un nome: Eudora. Eudora è stato un client di posta sviluppato da Steve Dorner presso l’Università dell’Illinois e rilasciato per la prima volta nel 1988 per Apple Mac. Nel 1991 Qualcomm acquisì Eudora assumendo Dorner per continuarne lo sviluppo. Successivamente la società decise di svilupparne una versione per MS-DOS e successivamente per Windows, per ampliare il proprio bacino di utenza. Inizialmente utilizzato all’interno dell’azienda, venne rilasciato commercialmente 2 anni dopo, nel 1993, con due versioni disponibili: una free (quella per i poveracci come me che le trovavano sui CD delle riviste, piena zeppa di pubblicità varie) e una a pagamento. Dopo 15 anni, Qualcomm decise di ritirare dal mercato Eudora rilasciando due versioni “definitive” per Windows (7.1.0.9) e per Macintosh (6.2.4) l’11 ottobre 2006. Una beta della versione 8.0 comparve verso la fine del 2007, rilasciata poi nel 2010 come Eudora OSE (Open Source Edition, nome assolutamente fuorviante). Inutile dire che fu un fallimento. Oggi, dopo cinque anni di trattative con Qualcomm, il Computer [...]

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