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Ubuntu ama sempre più SNAP, forse presente di default su 18.04

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Ci avviciniamo all’uscita della prossima versione di Ubuntu LTS, e le voci riguardo alle novità (anche mancate) continuano a rincorrersi. Ultima arrivata: SNAP sarà presente (ed usata) di default nella distribuzione. Di cosa sia SNAP ne abbiamo già parlato poco tempo fa, mentre l’integrazione di default non è una novità assoluta, dato che Ubuntu Mint 17.10 già lo integra; la notizia è vederlo in una distribuzione LTS, ovvero orientata alla stabilità e con l’impegno del produttore per un supporto a lungo termine.

Una delle limitazioni classiche e note delle distribuzioni LTS è l’invecchiamento del software: le versioni dei vari programmi sono scelte e fissate all’uscita della distribuzione e il supporto (di stabilità e sicurezza) vengono garantiti per quelle versioni, legate alle librerie ed agli altri sistemi presenti (e fissati nel tempo anche loro). Ma se questa limitazione è poco importante in un contesto server, per un uso più desktop poter disporre dell’ultima versione di una certa applicazione, con feature o compatibilà migliori, può essere davvero importante; un esempio può essere una Ubuntu 14.04 (supportata fino al 2019) esclusa dall’ultima release di LibreOffice, o con una applicazione Skype ormai dismessa e non più compatibile.
I pacchetti SNAP, essendo autosufficienti, possono essere aggiornati senza dover aggiornare le librerie di sistema, e quindi permettono l’aggiornamento del software senza minare la stabilità di sistema.

Tutto bene e bello, quindi? Sembra di no, in quanto alcuni utenti hanno esposto degli svantaggi:

  • tempi di apertura delle applicazioni più alti
  • spazio disco richiesto molto più grande
  • aspetto delle applicazioni non uniforme (insomma, sono brutte)

La sensazione è che per superare un problema se ne creino altri, e quindi che la soluzione non sia del tutto adeguata; inoltre, chi cercherà stabilità probabilmente non avrà bisogno delle applicazioni distribuite via SNAP, e chi invece avrà bisogno delle ultime versioni di certe applicazioni probabilmente potrebbe fare a meno delle LTS. O no?

SNAP avanza nel mondo Linux, Kernel incluso!

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Appena rilasciato il kernel 4.15, si apre il periodo di tempo dedicato alle modifiche proposte per il kernel 4.16. La prima novità è l’aggiunta di Bison e Flex agli strumenti necessari per la compilazione (tradizionalmente limitati a GCC e Make): la novità è dettata dal bisogno di generare alcuni file e non solo compilarli. I nuovi strumenti richiesti sono però di uso comune, e quindi non dovrebbero affatto essere un problema per chi vorrà continuare a compilarsi “in proprio” il kernel.

Un’altra novità salta subito all’occhio: se da sempre il sistema di building del kernel ha previsto la pacchettizzazione in deb ed rpm, ora viene aggiunta la possibilità di creare pacchetti SNAP.
SNAP è un sistema particolarmente apprezzato per le applicazioni, in quanto permette di creare pacchetti autosufficienti: non solo l’eseguibile, ma anche tutti i file di supporto necessari (vedi librerie), permettendo l’esecuzione in un ambiente particolarmente isolato, una sandbox, tanto che Ubuntu lo vede come sostituto dei vari apt e yum.

Sebbene il kernel non sembri indicato per questo tipo di pacchetto, un vantaggio dell’utilizzo di questa tecnologia potrebbe essere la possibilità di aggiornamento atomico, secondo una logica “o tutto o niente”: fino alla completa installazione del nuovo pacchetto, quello vecchio rimane disponibile ed usabile, senza il pericolo che un’operazione andata male comprometta un componente critico come il kernel. La patch è stata introdotta l’anno scorso da Canonical, ma dal prossimo kernel farà parte degli strumenti uffciali.

Proprio per la capacità di essere autosufficiente, lo stesso pacchetto SNAP è installabile allo stesso modo su molte (se non tutte) distribuzioni Linux. E proprio per questo alla lista di applicazioni disponibili sullo SNAP store (di Ubuntu) si stanno aggiungendo sempre più applicazioni, comprese Slack, Spotify e Skype.