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LUN ID 256 missing on VMware

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Problema
Creato una nuova LUN con ID 256 da Pure Storage e mappata all’Host Group degli Host VMware, non viene vista VMware. La versione degli host ESXi sono 6.5.

Di seguito si vede la nuova LUN Vol07 (ID 256) aggiunta all’host group.

Effettuato il rescan dell’HBA lato VMware, la LUN non appare nella lista di quelle raggiungibili/disponibili.


Ho quindi verificato nel configuration maximum di VMware se presenti dei limiti per la 6.5. Con sorpresa scopro che il limite per il LUN ID è 16383 (vedi immagine sotto – pag.13 del documento indicato in precedenza).


Soluzione
Il problema è stato risolto come anche indicato da Cody Hosterman andando ad associare alla LUN un ID inferiore al 256 (nel mio caso era disponibile il 246).

Quindi procediamo per step:

  • Rimuovere la LUN dall’Host Group.
  • Ri-Assegnare la LUN all’Host Group, questa volta sostituendo la dicitura “automatic” con il valore desiderato. Nel mio caso LUN ID 246 e confermando l’operazione premendo sul bottone “Confirm”
  • Accedere all’Host ESXi effettuare il Rescan delle LUN e verificare che la LLUN sia presente in lista (come possiamo vedere sotto)
  • Windows Server 2019: introduzione a Storage Migration Service

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    Un problema noto che ruota da tempo intorno a Windows Server è la mancanza di una metodologia efficace per la migrazione dei dati presenti sui sistemi operativi e sugli storage più vecchi. A causa del fatto che gli upgrade in-place del sistema operativo non sono fattibili e che le migrazioni manuali sono spesso lente e richiedono importanti interruzioni del servizio, la tendenza è di continuare ad utilizzare versioni obsolete di Windows Server. In questo articolo saranno presentate le caratteristiche del nuovo servizio Storage Migration Service (SMS), incluso in Windows Server 2019, e sarà esaminato come questo servizio può effettuare la migrazione dello storage presente sulle vecchie piattaforme Windows Server per agevolarne la relativa dismissione.

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    RedHat introduce Storage One by Supermicro, Software Defined Storage accessibile a tutti

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    Il problema principale nell’utilizzo del Software Defined Storage (SDS) da parte di clienti legati storicamente ad architetture classiche è il calcolo di quanto vada investito. La lista della spesa, per essere chiari. Le soluzioni storage classiche (Hitachi, Netapp e via dicendo) prevedono un pacchetto completo: hardware e software sono parte della stessa soluzione acquistata, con una spesa chiara, per quanto (tipicamente) molto alta.

    Pensare di creare all’interno della propria infrastruttura un sistema SDS completo, funzionale e di facile gestione può apparire ai più un’impresa titanica: quale è il software giusto? Quale hardware è richiesto? In particolare, questo hardware, cosa deve avere per essere considerato compatibile?

    Le stesse domande se le è poste Red Hat la quale, nel corso del summit che si sta svolgendo a San Francisco presenterà ufficialmente Red Hat Storage One by Supermicro, una soluzione dedicata ai clienti alla ricerca di un prodotto SDS completo di hardware certificato e collaudato e software enterprise.

    Obiettivo primario è quindi quello di abbattere le barriere di accesso alle soluzioni SDS, eliminando di fatto tutti gli step di preparazione necessari: calcolo delle dimensioni necessarie, misurazione delle performance, scelta dell’hardware e configurazione del software.

    In termini di specifiche tecniche la soluzione utilizza server Supermicro 2 unit con 12 bay per hard disk configurati in RAID6 (la soluzione di partenza prevede 4 macchine) con per installati Red Hat Enterprise Linux e Red Hat Gluster Storage.

    Una soluzione chiavi in mano quindi, mostrata nel video presente nella pagina nel quale l’intero deploy delle quattro macchine facenti parte dello storage viene completato in meno di 30 minuti.

    Che sia davvero questa la svolta per l’adozione globale di soluzioni SDS? Intanto è già possibile utilizzare il sizing tool messo a disposizione da Red Hat per capire quale tipo di ambiente si dovrebbe richiedere in base alle proprie esigenze.

    In aprile due eventi targati vmug.it

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    Il VMware Users Group Italia riparte finalmente con i meeting dell’anno 2018. Infatti sono in programma per il mese di Aprile due appuntamenti rispettivamente al Sud e al Nord:

    • Il 5 presso l’Università del Salento (Lecce)
    • Il 12 presso la sede de “il Resto del Carlino” a Bologna

    Una nuova sfida all’UniSalento

    L’Università del Salento di Lecce sarà la sede del prossimo meeting nel Sud Italia. Dopo gli eventi di Roma e Napoli dell’anno scorso, il vmug.it entra ambito universitario con il patrocinio dell’Ordine degli Ingegnieri.

    Un evento formativo a 360 gradi che spazierà tra i temi dello sviluppo delle applicazioni di ultima generazione, al cloud ibrido in tutte le sue sfaccettature, alle novità e opportunità di business degli ultimi tempi (blockchain).

    Per l’occasione interverranno Fabio Rapposelli (VMware), Enrico Signoretti (OpenIO e Juku.it), Max Mortillaro (TECHunplugged), Giampiero Petrosi (Rubrik), Raff Poltronieri (Cloud Italia), Rodolfo Rotondo(VMware) e Anotnio Gentile (Fortinet).

    Dettagli e registrazione qui:

    Editoria e Virtualizzazione: “il Resto del Carlino”

    Nella sede de “il Resto del Carlino” a Bologna si parlerà di virtual infrastrutture vSphere in ambito editoriale, a cura di Nicola Nuzzi.

    Non potranno comunque mancare gli interventi degli sponsor e della community con Francesco Bonetti (Veeam), Raff Poltronieri (Cloud Italia), Riccardo Baldanzi (7Layers), Ehsan Esteki e Massimiliano Moschini. Al termine degli speech si terrà la visita alle rotative di stampa.

    Un appuntamento imperdibile con la protezione, le sicurezza e l’availability dei dati in ambienti virtuali oltre che spunti e idee sullo sviluppo applicativo in ambito cloud.

    Dettagli e registrazione qui: