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SuSe Linux viene acquistata da Swedish Equity Group

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Il gruppo svedese EQT ha acquisito l’azienda SUSE (produttrice dell’omonima distribuzione) dall’attuale proprietario Micro Focus per la cifra di 2,35 miliardi di dollari. La famosa distribuzione tedesca passa quindi nuovamente di mano, dopo le precedenti gestioni di Attachmate e Novell.

Interessante è notare come ogni “passaggio di mano” abbia segnato un netto incremento del valore dell’azienda stessa. La prima vendita, da SUSE a Novell stabilì nel 2003 un prezzo di 210 milioni. Diventata parte del pacchetto Novell, SUSE venne quindi implicitamente acquisita da Attachmate nell’affare da 2,2 miliardi del 2010 e quattro anni dopo ceduta come entità a sé stante a Micro Focus, per 1,2 miliardi di dollari. Infine quest’ultimo affare ha visto l’acquisizione da parte del gruppo EQT come già detto per 2,35 miliardi di dollari.

Il valore dell’azienda Linux più importante d’Europa è quindi molto alto, ed è certamente un grosso segnale di solidità e continuità.

Cosa cambia all’interno di SUSE? Stando all’annuncio ufficiale dell’azienda, nulla. Si parla di una partnership che permetterà a SUSE di crescere ancora. A dimostrazione delle buone intenzioni il CEO attuale, Nils Brauckmann, non verrà sostituito e l’azienda continuerà a funzionare come un’organizzazione autonoma.

Today’s announcement is clearly good for SUSE and its employees

L’annuncio odierno è decisamente positivo per SUSE ed i suoi lavoratori

È stato il commento di Michael Miller, president of strategy, alliances e marketing di SUSE nell’intervista rilasciata a ITPro Today. A 25 anni dalla sua fondazione, SUSE dimostra di essere più in forma che mai!

SUSE Linux Enterprise 15 sarà un OS modulare

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La scorsa settimana è stata annunciata la nuova versione di SUSE Linux Enterprise (SLES) basata sul kernel 4.12 e che supporta un range di hardware ancora piu ampio, come as esempio i nuovi processori AMD ed Intel, SOC ARM (funziona anche su Raspberry Pi 3 Model B) e NVDIMM. Inoltre, il codice su cui è basata è uguale in tutti i flavor della distrubuzione.

L’ultima major release di SLES risale al 2014 (versione 12) e l’ultimo Service Pack (SP3) è stato rilasciato nel Settembre dello scorso anno. Questi tempi biblici (informaticamente parlando) per il rilascio di nuove versioni sono dovuti dal fatto che SLES è indirizzata quasi esclusivamente al mondo corporate dunque stabilità e supporto devono essere pressoché perfetti.

SLES non sarà disponibile prima di metà Luglio ma SUSE Manager 3.2, software che serve a gestire simultaneamente la configurazione di piu sistemi, è già disponibile ed include:

  • Spacewalk 2.8, l’ultima che verrà utilizzata per SUSE Manager. Dalle prossime la gestione verrà affidata a Uyuni;
  • Framework Formulas with Form migliorato per gestire anche parametri di configurazione più complessi, dal partizionamento, alla gestione degli utenti, ai servizi infrastrutturali;
  • Supporto alle immagini KIWI per la creazione di di immagini Linux installabili e macchine virtuali.

Rinnovate anche le partnership con Fujitsu e Lenovo per l’utilizzo di SLES per applicazioni SAP, mainfraime, high-performance computing ed altre applicazioni enterprise basate sulla piattaforma Linux.

A differenza dei colleghi di Fedora che hanno dovuto rinunciare, per questo giro almeno, alla release di una versione server modulare, SLES introduce la modularità.

Tutto è pensato per semplificare la gestione di ambienti “misti” che includono parti sviluppate con infrastruttura tradizionale e altre con infrastrutture software-defined (SDI) ovvero quelli in cui tutte le componenti sono virtualizzate e messe a disposizione delle applicazioni.

Come sempre, l’OS resta privo di costi. La cosa su cui punta SUSE è ovviamente la sottoscrizione ai canali di supporto.

Fun fact: le versioni 13 e 14 sono state volutamente saltate perché quei due numeri, rispettivamente nella cultura occidentale ed in quella cinese, portano sfortuna!

Tedeschi superstiziosi…

SUSE porta il mondo enterprise su… Raspberry!

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Ci sono pochi dubbi ormai sulla valenza del dispositivo grande come una carta di credito, leggi Raspberry Pi, in ambiti professionali. Ne è convinta l’azienda OpenSource tedesca SUSE, che ha rilasciato la propria distribuzione enterprise (SUSE Linux Enterprise Server) in una versione specifica per Raspberry Pi

Certo, era possibile anche prima installare SuSe sul dispositivo, cosa c’è quindi di diverso in questo caso? Semplice: la distribuzione è venduta e quindi ufficialmente supportata, il che in poche parole significa che questa è considerata adatta alla produzione.

Questa la principale differenza, così come viene descritta nell’annuncio ufficiale:

The biggest change is that we are offering support for this new Raspberry Pi SD-card image as part of SLES for ARM 12 SP3. The new image is based on SUSE Linux Enterprise Server (SLES) for ARM, so will include some fixes and enhancements from the latest SUSE Linux release.

Quindi le stesse migliorie e fix che SUSE predispone e supporta per la versione SUSE Linux Enterprise Server per processori ARM vengono applicate alla SD venduta per Raspberry. Gli ambiti di utilizzo sono svariati e vengono descritti nel blog post il cui link è ad inizio articolo: ad esempio un’azienda che utilizza cacciaviti robotici e ne vuole incrementare il monitoraggio, o semplici computer da officina, insomma… Tutti gli ambiti industriali.

La domanda però a questo punto nasce spontanea: quanti Raspberry ci stanno in un armadio da C.E.D.?