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VMware: nessuna assistenza su Azure

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VMware non offrirà assistenza ai clienti che migrano su Azure

Ad inizio settimana Microsoft ha annunciato l’arrivo di una nuova gamma di servizi (Azure Migrate ed un altro di cui non si conosce ancora il nome ed il partner autorizzato) pensati per pianificare e facilitare la migrazione da ambienti on premise VMware ad Azure (cloud pubblico ed ibrido).

In chiusura Corey Sanders (Director of Compute Azure) affermava indirettamente che l’esecuzione dello stack VMware nel solo cloud pubblico rappresentava un limite perchè non in grado di soddisfare determinate esigenze (basse latenze, normative da rispettare etc.) tipiche di chi si affida a soluzioni cloud ibrido:

The reality is, running your VMware virtualization stack in the cloud does not address your hybrid requirements.  For this, you need a broad set of hybrid services and solutions that provide not just connectivity and virtualization, but true consistency across your cloud and on-premises environments.

Il messaggio di Corey era chiaramente una frecciata alla partnership VMware/AWS.
I

VMware si dissocia dall’iniziativa Microsoft: assistenza non prevista.

A distanza di pochi giorni VMware ha deciso di rispondere con un post che “gela” Redmond. Ajay Patel (senior vp for product development and cloud services presso VMware) ha affermato senza troppi giri di parole che l’iniziativa Microsoft non è certificata/supportata dalla compagnia:

This offering has been developed independent of VMware, and is neither certified nor supported by VMware.

L’unica piattaforma testata/certificata ed in grado di garantire un’esecuzione ottimale dello stack VMware è quella AWS, prosegue Patel:

Our experience has shown public cloud environments require significant joint engineering to run enterprise workloads, a jointly architected, and fully tested and validated cloud service. […] This is what led us to partner with AWS to deliver VMware Cloud on AWS, a co-developed offering that is fully supported and managed by VMware engineers, to deliver a world class experience.

La soluzione Microsoft non può di conseguenza beneficiare dell’assistenza VMware. I clienti che sceglieranno Azure sono avvisati:

Hence, we cannot endorse an unsupported and non-engineered solution that isn’t optimized for the VMware stack. VMware does not recommend and will not support customers running on the Azure announced partner offering

Non poteva infine mancare una stoccata a Sanders sulla questione cloud ibrido:

Microsoft recognizing the leadership position of VMware’s offering and exploring support for VMware on Azure as a superior and necessary solution for customers over Hyper-V or native Azure Stack environments is understandable but, we do not believe this approach will offer customers a good solution to their hybrid or multi-cloud future.

Fonte: 1

 

Xen: quale futuro attende l’hypervisor

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La mascotte del progetto Xen

L’addio di AWS ha causato più di un grattacapo in casa Xen. Perdere uno storico supporter rappresenta, in qualsiasi modo la si voglia interpretare, uno spinoso problema per l’hypervisor.

Prima di procedere è il caso di soffermarsi sullo strano comportamento di AWS. A seguito di un articolo di The Register, incentrato su uno specifico paragrafo delle FAQ EC2, la compagnia  si affrettò a modificare le parti in cui si menzionava KVM. Ecco la versione originale (consultabile grazie a Google, si tratta della copia cache):

The new hypervisor for Amazon EC2, introduced with the launch of C5 instances, is a component that primarily provides CPU and memory isolation for C5 instances. VPC networking and EBS storage resources are implemented by dedicated hardware components that are part of all current generation EC2 instance families. It is built on core Linux Kernel-based Virtual Machine (KVM) technology, but does not include general purpose operating system components.

Non potendo più negare l’evidenza, AWS ha successivamente reintegrato le parti omesse (i riferimenti a KVM). Dalla November Advisory Board call del progetto Xen si sarebbero potute estrapolare più informazioni circa le reali intenzioni di AWS nei confronti di Xen ma Chris Schlaeger (Director Software Development AWS) ha chiesto di non trascrivere quanto riferito nel corso della riunione.

Dichiarazioni ufficiali

Come si intende affrontare la questione?  “Non è successo niente”, sembrano suggerire le dichiarazioni ufficiali che tendono a minimizzare il tutto. Nel caso della Fondazione Linux (che risponde per conto del progetto Xen):

AWS is an active member of the Xen Project and are an active member of the Xen Project board. We expect them to remain involved and likely becoming more engaged and visible with contributions.

Interpellato dai giornalisti, David Cottingham (XenServer director product management presso Citrix) ha invece risposto che la mossa di AWS non ha suscitato alcuna reazione/preoccupazione tra i clienti. Il provider ha optato per un altro hypervisor perchè necessita evidentemente di una soluzione adeguata a particolari workload che si affidano ad hardware custom (chip Intel e storage NVMe), continua. E ad oggi non vi è alcun benchmark che dimostri la superiorità di KVM sulla piattaforma cloud AWS, conclude.

Nuovi obiettivi per Xen

Per averte un’idea della strategia elaborata dall’Advisory Board Xen occorre dare uno sguardo ad una mailing list in cui è presente il seguente messaggio:

The Xen Project has been a staple for #cloud and #server vendors, now it is making inroads in the embedded, security and automotive space. Follow the @xen_org’s new series on how people are contributing and using #Xen. http://bit.ly/2mPf0Wf

Xen non è solo cloud e virtualizzazione (ambiti in cui rischia di divenire marginale) ma si presta anche ad altri casi di utilizzo sui quali si sta cercando naturalmente di attirare l’attenzione della community e del mercato. Ma sarà sufficiente? Secondo un analista Gartner:

Oracle is already going to KVM. While Xen had Oracle and Amazon in their court, it was viable. I think this puts the final nail in the coffin of Xen

La moltiplicazione dei device “intelligenti” e l’edge computing, osserva The Register, potrebbero essere tuttavia un’ancora di salvataggio per il progetto che eviterebbe così di scomparire prematuramente.

Fonte: 1

AWS si affida all’hypervisor KVM. Addio Xen.

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KVM: AWS ne impiegherà una versione personalizzata per le proprie istanze

AWS ha annunciato nella giornata di ieri il rilascio di una nuova tipologia di istanze EC2 (C5) disponibili nelle region EU (Ireland), US East (Northern Virginia)US West (Oregon) e pensate per workload che richiedono elevata potenza di calcolo. E quale migliore soluzione dei nuovi processori Xeon Skylake (in realtà ci sarebbero anche gli AMD Ryzen ma AWS ha preferito Intel per un preciso motivo che vedremo a breve)?

Il dettaglio che ha più interessato gli addetti ai lavori non riguarda però la dotazione hardware quando l’hypervisor al quale il provider ha deciso di affidarsi: non più Xen, del quale AWS è stata per diversi anni prezioso e prestigioso supporter, ma una versione personalizzata di KVM:

C5 instances use a new EC2 hypervisor that is based on core KVM technology. […] Going forward, we’ll use this hypervisor to power other instance types.

Secondo The Register lo sviluppo del nuovo hypervisor, del quale saranno diffusi più dettagli nel corso dell’attesa convention Re:Invent 2017, è la principale causa dietro al “ritardo hardware” accumulato da AWS rispetto agli altri competitor: si parla naturalmente dell’adozione degli Xeon Skylake giunti da diversi mesi sulle piattaforme cloud Google, IBM (entrambi estate 2017) e Microsoft (circa due settimane fa).

Ottimizzazione e performance prima di tutto

AWS ha commissionato ad Intel la produzione di una partita di processori Xeon Platinum 8000 custom (3Ghz stock, turbo boost 3.5Ghz ma su singolo core). Le due aziende hanno lavorato a stretto contatto per creare un processore “ottimizzato per EC2, […] engine AI/deep learning con l’ultima versione della libreria Intel Math Kernel” ed in grado di offrire “[elevata ottimizzazione ad MXNet ed altri framework deep learning”. Non si tratta di una pratica inedita, osserva la stampa specializzata. La stessa Oracle è ricorsa in passato a processori personalizzati.

L’abbandono è un duro colpo per la popolarità dell’hypervisor Xen che in questi anni si è indubbiamente avvantaggiato del brand AWS. In nome dell’ottimizzazione e delle performance (un rapporto prezzo/prestazioni migliore del 25-50% rispetto alle istanze EC4 afferma Jeff Barr) il provider ha tuttavia ritenuto necessario cambiare strategia e “tagliare con il passato”. KVM è utilizzato anche da Google su Compute Engine e Container Engine.

Fonti: 1, 2

Un nuovo modello per la sicurezza con AppDefense

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Rodolfo Rotondo, ‎Senior Business Solution Strategist EMEA di ‎VMware

Il modello di sicurezza sta evolvendo significativamente. Da essere una delle tante preoccupazioni per molte aziende, la sicurezza è ora parte essenziale di ogni singolo elemento all’interno dell’ambiente IT, dai dati e dalle applicazioni alla rete e alle infrastrutture.

La frequenza crescente dei problemi legati alla sicurezza punta su un limite fondamentale dei modelli di sicurezza, che si focalizzano solo sulla ricerca delle minacce. Per offrire una protezione efficace, oggi le organizzazioni hanno bisogno di riuscire a ridurre la superficie di attacco che le applicazioni moderne espongono e trovare il modo per allineare i controlli di sicurezza alle applicazioni.

Facendo leva sull’infrastruttura virtuale per monitorare le applicazioni in esecuzione, VMware offre una visione chiara dell’applicazione e del suo comportamento, tramite un modello che consente di sapere se un’applicazione o uno dei suoi componenti si comporta in modo significativamente diverso dal suo comportamento previsto. Questo è reso possibile grazie all’aumento dell’utilizzo dell’automazione nell’applicazione e nella fornitura di infrastrutture, nei framework applicativi, nel machine learning, nella virtualizzazione e nel cloud.

Il risultato è AppDefense, che sfrutta le proprietà univoche della virtualizzazione per proteggere le applicazioni in esecuzione in ambienti virtualizzati e cloud. AppDefense offre un modello di sicurezza intent-based che si concentra su quello che l’applicazione dovrebbe fare piuttosto che su cosa fa chi attacca.

Un modello di sicurezza intent-based è reso possibile attraverso:

  • Un uso sempre maggiore dell’automazione nel provisioning delle applicazioni e dell’infrastruttura
  • L’uso di framework applicativi che forniscono viste più ricche e più autorevoli dello stato previsto
  • L’applicazione del machine learning che consente di ragionare sullo stato e il comportamento su un campione ampio
  • Un utilizzo crescente di virtualizzazione e cloud che fornisce maggiore application context e isolation.

Far leva su VMware vSphere fornisce ad AppDefense molte capacità esclusive. Primo, è in una posizione unica per avere una visione completa del ricco contesto applicativo. Inoltre, può sfruttare l’hypervisor per creare una zona protetta da cui salvare lo stato previsto e monitorare il comportamento in esecuzione. Infine, può sfruttare vSphere e NSX per automatizzare e orchestrare la risposta. Il risultato è che AppDefense può ridurre significativamente la superficie di attacco, rendendo l’identificazione delle minacce e la risposta più efficaci, e creando un modello per la sicurezza DevOps-friendly più agile.

Con AppDefense, le aziende possono ora avere un approccio più proattivo alla sicurezza e credo che probabilmente AppDefense avrà lo stesso impatto sullo stack di calcolo che VMware NSX e la micro-segmentazione hanno avuto per la rete.

Nel video seguente Tom Corn, Senior Vice President, Security Products VMware, illustra il funzionamento di VMware AppDefense:

VMware annuncia il nuovo vCloud Director 9.0

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Siamo lieti di annunciare VMware vCloud Director 9.0, il secondo importante aggiornamento di vCloud Director di quest’anno, dopo la disponibilità generale di vCloud Director 8.20 avvenuta a febbraio 2017. L’investimento continuo di VMware nella strategica piattaforma di Cloud Management offre tre vantaggi immediati ai VMware Cloud Provider di tutto il mondo:

  1. Fruizione semplificata del cloud per i tenant

La nuova interfaccia utente HTML5 non riguarda semplicemente l’aspetto della soluzione: infatti, i workflow principali sono stati completamente riprogettati (come la creazione di nuove VM) per assicurare ai tenant la massima semplicità. La creazione di una nuova VM richiedeva sette schermate: ora può essere eseguita in un’unica finestra con un’ampia gamma di opzioni disponibili.

Interfaccia utente FLEX di vCloud Director

Nella versione precedente, la creazione di una VM si articolava in diverse schermate e richiedeva la selezione di numerose opzioni  

*Nuova interfaccia utente di vCloud Director 9.0

Ora la creazione delle VM è semplice e veloce: un’unica finestra e sette passaggi


  1. Migrazione al cloud semplice e sicura

vCloud Director 9.0 include l’avanzata funzionalità vCloud Director Extender: un plug-in semplice e gratuito di vCenter che consente ai clienti VMware di tutto il mondo di connettersi direttamente all’ambiente vCloud Director del proprio cloud provider per la migrazione dei carichi di lavoro e l’estensione L2 (non è richiesto NSX on-site).

Entro pochi anni, milioni di carichi di lavoro correntemente on-site saranno migrati al cloud e altri milioni richiederanno l’estensione del data center in modo semplice e sicuro. vCloud Director Extender consente di passare rapidamente al cloud.

  1. Piattaforma VMware Cloud Provider

La combinazione di classe provider, testata e convalidata, dello stack SDDC di VMware (inclusi vSphere, NSX e vSAN) con le soluzioni dei cloud provider (vCloud Director, vCloud Usage Meter, vCloud Availability) consente ai partner di tutto il mondo di utilizzare in modo efficiente la migliore tecnologia Software-Defined di VMware per accelerare il time-to-market degli esclusivi servizi a valore aggiunto offerti.

Il cloud provider Immedion ha collaborato alla realizzazione di un breve video in cui viene illustrato il valore ottenuto dall’azienda grazie all’intera piattaforma di cloud provider, con vCloud Director alla base del proprio ambiente:

“Abbiamo scelto vCloud Director per il suo isolamento multi-tenant e il portale self-service.  Siamo stati colpiti anche dalle funzionalità di rete avanzate come le unità di bilanciamento del carico, i firewall virtuali e il router DLR.  Inoltre, le migrazioni sono semplicissime con vCloud Director Extender”

Brad Alexander, Chief Technology Officer, Immedion

Ampi consensi per vCloud Director 9.0

Un numero sempre maggiore di VMware Cloud Provider sceglie vCloud Director per la scalabilità di classe provider, le funzionalità self-service e la monetizzazione più rapida dei servizi attraverso le offerte IaaS e di hosting gestito. Siamo estremamente grati ai numerosi provider e partner ISV strategici che hanno partecipato al programma beta e ci hanno fornito feedback estremamente utili. Alcuni di loro hanno condiviso le proprie opinioni su vCloud Director 9.0:

VMware vCloud Director 9.0 è più potente rispetto a qualunque precedente versione. Essenzialmente, include tutte le funzionalità richieste dalla community e molte altre ancora, affermandosi come la versione “più anticipata” di vCloud Director del 2017. Le nuove funzionalità e i miglioramenti convinceranno anche i professionisti IT più scettici. I tenant dei service provider, dal canto loro, godranno di molti vantaggi e si adatteranno senza alcuna fatica all’ambiente già noto e facile da usare. Team VMware, ottimo lavoro!”

Eugene Kashperovetskyi, Product Architect, SingleHop

La nostra offerta di hosting su cloud è basata su vCloud Director. Con il rilascio di vCloud Director 9.0, i nostri clienti utilizzeranno funzionalità fino a 5 anni fa impensabili. Questa versione consentirà di ridurre il carico di gestione in modo da poterci concentrare maggiormente sui clienti. L’introduzione di un database back-end Postgres ci ha entusiasmati dal punto di vista della riduzione dei costi. Non vediamo l’ora di presentare la versione 9.0 ai nostri clienti e partner”

Nick Kranz, Technical Consultant, Centre Technologies

Siamo entusiasti di vCloud Director 9.0 sotto molti punti di vista, poiché crediamo che avrà un notevole impatto su numerosi aspetti del nostro business. I nostri clienti potranno utilizzare la nuova interfaccia intuitiva basata su HTML5 che consente di distribuire e controllare l’infrastruttura di più sedi da un unico punto di monitoraggio. Tutto ciò, oltre a offrire un notevole risparmio di tempo, assicura una maggiore soddisfazione dei clienti”

– William L Bell II, VP of Products, phoenixNAP

vCloud Director 9.0 è indubbiamente la versione più importante nella lunga storia di vCloud Director con la nuova interfaccia utente HTML5 per i tenant che dimostra l’impegno di VMware a sostegno della piattaforma. Questa versione include anche funzionalità che i service provider possono utilizzare per migliorare le proprie offerte basate su vCloud, come il supporto di Postgres, le funzionalità di rete NSX aggiuntive, il supporto di vSAN e VVol e la connettività multi-sito. Infine, l’estensibilità dell’applicazione consente il supporto di plug-in di terze parti nell’interfaccia utente. Questa nuova straordinaria caratteristica permetterà ai vendor di utilizzare al meglio vCD per offrire ai clienti un’esperienza di livello superiore”

– Anthony Spiteri, Technical Evangelist, Veeam Software

In Green Cloud, siamo entusiasti dell’interfaccia moderna, dei flussi di lavoro semplificati e della futura architettura basata su plug-in. Attendiamo con ansia l’evoluzione continua di vCloud Director poiché rappresenta la base della nostra offerta IaaS”

– Wiley Wimberly, Senior Systems Architect, Green Cloud

I VMware Cloud Provider e i partner ISV principali sono entusiasti dell’impatto che vCloud Director 9.0 avrà sul business. Tutti noi non vediamo l’ora che i nostri partner utilizzino queste nuove funzionalità che assicurano un’ulteriore crescita. #longlivevcd

Ulteriori informazioni:

Lezioni dagli esperti del settore: best practice per l’adozione del cloud

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Chris Wolf, Chief Technology Officer di VMware per l’area Global Field and Industry, trascorrere buona parte del suo tempo a fornire consigli a clienti e partner sulle best practice per l’adozione del cloud.

Il business prima della tecnologia

“Per iniziare, le aziende devono mettere da parte la tecnologia e individuare il problema aziendale da risolvere”, afferma Wolf. “L’obiettivo è migliorare l’agilità aziendale, ridurre i costi oppure consolidare i data center? Una comprensione chiara degli obiettivi aziendali determinerà decisioni migliori sulla tecnologia”.

Secondo Wolf, è necessario considerare anche la strategia. Quando si sceglie un prodotto o un servizio rispetto a un altro, le aziende dovrebbero esaminare tutti gli aspetti di ogni caso d’uso specifico. Ad esempio, bisogna considerare se si tratta di un progetto specifico a sé stante oppure di una transizione a lungo termine, se il carico di lavoro dovrà essere spostato o se un’altra istanza dovrà essere ridistribuita in futuro. Le risposte a queste e ad altre domande correlate semplificheranno la scelta del provider, escludendo le opzioni inadeguate e mettendo in evidenza i costi reali.

Consapevolezza dei costi nascosti

“È fondamentale individuare i costi nascosti. A volte le aziende non considerano i costi di ingresso e di uscita e i costi di trasferimento dei dati che fanno aumentare notevolmente i prezzi”, afferma Wolf. “La previsione di come le tecnologie cloud saranno utilizzate immediatamente e in futuro assicurerà una maggiore comprensione dei costi totali”.

Inoltre, Wolf consiglia alle aziende di non perdere d’occhio la flessibilità e di considerare i costi richiesti dalla manutenzione continua associati a qualsiasi soluzione di gestione. È consigliabile scegliere vendor la cui strategia consiste nel fornire nuove funzionalità come aggiornamenti software piuttosto che servizi di assistenza continui.

I cambiamenti incidono sui costi

Oltre ai costi nascosti, un’azienda che adotta le tecnologie cloud deve considerare i cambiamenti a lungo termine delle policy, dei protocolli e del personale. Il passaggio al cloud garantisce un livello elevato di automazione e consente la transizione da un’infrastruttura basata sull’hardware a un ambiente Software-Defined. Questa evoluzione promuove l’efficienza operativa, ma impone anche una serie di cambiamenti, sia dei ruoli IT che dei protocolli.

“Viene garantita l’integrazione con le altre dipendenze di back-end presenti nel data center? I requisiti operativi relativi a rete, sicurezza, gestione dei costi e applicazione degli SLA vengono rispettati?”, chiede Wolf. “Queste sono solo alcune delle domande che le aziende devono porsi. Quando viene formulata una strategia cloud, gli aspetti da considerare sono numerosi”.

Guarda questo video per apprendere direttamente da Chris Wolf quali sono le best practice per l’adozione del cloud e scoprire in che modo il cloud sta promuovendo l’innovazione.

Ulteriori informazioni:

Annuncio di VMware Cloud Provider Program

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Siamo entusiasti di annunciare che dal 28 agosto 2017 è attivo un nuovo programma per i nostri partner cloud provider:  VMware Cloud Provider™ Program. Precedentemente denominato VMware vCloud Air Network, questo gruppo esclusivo di oltre 4.000 partner fornisce servizi cloud basati sulla tecnologia VMware in più di 100 paesi.

Il cambiamento del nome del programma riflette la necessità di dimostrare l’eccellenza del nostro ecosistema di partner, ovvero la sua capacità di distribuire servizi cloud di altissimo livello basati sull’infrastruttura cloud VMware. Desideriamo rendere la ricerca di servizi cloud che estendono i data center e i cloud privati il più semplice possibile per i nostri clienti, promuovendo allo stesso tempo l’adozione di nuovi servizi avanzati offerti da un gruppo sempre più vasto di partner cloud provider. Fornendo servizi cloud specializzati, questi partner consentono di soddisfare i requisiti specifici dei clienti in termini di compliance, competenze per il mercato verticale, sovranità dei dati e altro ancora. Non aspettare oltre: scegli oggi stesso il tuo cloud provider ideale.

Per i nostri partner è semplice come diventare membri di Cloud Provider Program. I nostri clienti rappresentano una parte essenziale della strategia cloud di VMware, che continua a investire per espandere e migliorare il proprio portafoglio di soluzioni e servizi cloud offerti. Allo stesso tempo, continueremo a espandere e perfezionare il nostro programma per soddisfare meglio le esigenze dei partner e consentire loro di migliorare l’offerta di servizi cloud per i nostri clienti comuni in tutto il mondo.

Il cambiamento del nome del programma è solo uno di numerosi miglioramenti che permetteranno di semplificare la collaborazione con VMware sia per i clienti che per i partner. Non vediamo l’ora di soddisfare le tue esigenze attuali e future.

Ulteriori informazioni: