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Offrire un ecosistema adatto alla trasformazione digitale

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A cura di Tom Herrman, VP Global Strategic Alliances, VMware

 

Le aziende sono consapevoli del fatto che la digital transformation non sia un progetto unico e isolato con un inizio e una fine, ma un processo continuo, che richiede l’unione di diversi aspetti di tecnologia, processi e cultura.

Da un punto di vista tecnologico, ci sono molte aree che le aziende stanno valutando per raggiungere i propri obiettivi di trasformazione, ad esempio il cloud computing, il software-defined data center (SDDC), le offerte pay-as-you-go, e il computing convergente e iper-convergente. La molteplicità di opzioni mostra che non esiste un unico percorso “giusto” da intraprendere, ma che scelte diverse sono essenziali per essere capaci di trasformarsi verso il digitale.

Questo significa essere in grado di sfruttare i dati e ridurre sia il peso della gestione IT sia il costo e la complessità associati all’offerta dei più disparati servizi e applicazioni.

VMware vuole rendere questi benefici una possibilità per i propri clienti, per far sì che essi possano realizzare appieno il potenziale della digital transformation, e continua a lavorare con i propri partner per ottenere questo risultato. Hitachi Vantara è un partner chiave per noi e possiede una integrazione nativa con l’intero stack software VMware. Insieme, le nostre soluzioni possono rendere più facile e più veloce per le aziende accelerare il time to business value.

La prima integrazione è la Unified Compute Platform (UCP) di Hitachi Vantara ottimizzata specificatamente per VMware, perché possa supportare l’intero carico di lavoro delle aziende, che siano tradizionali o cloud native. Per i componenti standardizzati e le soluzioni “pronte all’uso” le aziende possono ottenere un rapido time-to-value, e i nostri esperti possono aiutare le organizzazioni che hanno esigenze più complesse.

Inoltre, i benefici della VMware vSphere virtualization sono stati combinati con l’infrastruttura convergente UCP CI, dando vita al miglior fondamento per le app, il cloud e il business. Ulteriori integrazioni possono essere trovate nella piattaforma iper-convergente, UCP HC, che combina il potere dei software VMware vSphere, vCenter e vSAN  per offrire una soluzione iperconvergente all-in-one.

VMware Cloud Foundation, composta da vSphere, NSX, vSAN e vRealize Suite, è stata utilizzata insieme all’UCP rack-scale RS di Hitachi Vantara per fornire un SDDC integrato che le organizzazioni possano usare per adottare il cloud privato o ibrido per un time to market più rapido, ottimizzando nel contempo la sicurezza.

VMware vRealize con Hitachi Enterprise Cloud è stato progettato per automatizzare e organizzare qualunque applicazione in una piattaforma pronta all’uso. L’esperienza di Hitachi Vantara e di VMware nella gestione dei dati consente agli utenti di spostare agevolmente i dati tra le applicazioni on-premise e quelle su cloud.

In ultimo, l’integrazione si è estesa anche a VMware vCenter e Hitachi UCP Advisor, semplificando il management tramite un software di gestione e organizzazione automatizzato, e offrendo visibilità su compute, rete e storage.

Questo significa che le imprese non hanno bisogno di imparare nuovi sistemi, comprare software aggiuntivi, o intraprendere il compito rischioso e dispendioso in termini di tempo di integrare manualmente i sistemi.

VMware e Hitachi Vantara stanno offrendo il potere di un ecosistema che combina le ultime tecnologie e le migliori soluzioni con un bagaglio di esperienza e assistenza di alta qualità. Lavorando insieme, accorceremo il percorso verso la digital transformation delle imprese.

Scopri di più nel nostro point of view con Hitachi ‘Move Today Shape Tomorrow – Next Steps on the Digital Transformation Journey’

Oltre le soluzioni iperconvergenti

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Solo in un ambiente completamente automatizzato è possibile sfruttare tutte le potenzialità delle soluzioni iperconvergenti. VMware, con le sue soluzioni HCI, si sta impegnando in questa direzione, consentendo agli sviluppatori di dare libero sfogo alla creatività, senza essere ostacolati dai limiti dell’infrastruttura IT.

Iperconvergenza: un passo avanti rispetto alla concorrenza. La diffusione dei sistemi iperconvergenti è in continuo aumento, con una crescita del mercato del 70% nel 2017. Questi dati non sorprendono, considerando che si tratta di una tecnologia mai vista prima, che soddisfa le esigenze dei clienti.
Lo scorso febbraio, Gartner ha pubblicato un “Magic Quadrant” dedicato ai sistemi iperconvergenti, dimostrando il crescente interesse verso queste soluzioni. Gartner si occupa dell’analisi delle soluzioni dei fornitori tramite la segmentazione del mercato per tipo di soluzione. Tuttavia, questo dato è rilevante solo se le soluzioni vengono considerate nell’ambito di una strategia generale. Il miglioramento dell’efficienza delle apparecchiature è solo uno dei vantaggi offerti dall’infrastruttura iperconvergente e non mette a fuoco il suo vero potenziale. Da un punto di vista più ampio, queste soluzioni possono avere ripercussioni positive sulla produttività applicativa. Naturalmente, l’inserimento tra i “Leader” del Magic Quadrant di Gartner è un importante riconoscimento del settore, ma non basta per definire una strategia.

Promozione della creatività e dell’innovazione. Nel tentativo di proporre soluzioni all’avanguardia nell’economia digitale odierna, le aziende stanno concentrando la loro attenzione sulle applicazioni, cercando di eliminare le limitazioni e i problemi correlati alle infrastrutture IT. Oggi le app guidano l’economia digitale. Per rimanere competitive, le aziende devono produrre più app possibili, riducendo allo stesso tempo il time-to-market. Ciò significa implementare un processo di sviluppo a ciclo continuo per consentire in qualsiasi momento la modifica delle applicazioni e l’aggiunta di nuove funzioni, senza interrompere i servizi degli utenti. La vera natura delle app software è cambiata con l’avvento del cloud, che ha messo in evidenza la differenza sempre maggiore in termini di agilità tra le applicazioni software e l’infrastruttura IT sottostante. Non c’è da stupirsi, quindi, che sempre più aziende scelgano gli approcci DevOps per allineare due universi fondamentalmente differenti ma inevitabilmente legati: il software e l’hardware.

VMware: colmare il divario tra infrastruttura IT e applicazioni. Sin dalla sua fondazione, VMware ha cercato di semplificare e ottimizzare le interazioni tra app e infrastruttura. Abbiamo gradualmente ampliato il nostro ambito di competenze per includere il Cloud Management. Siamo riusciti a estendere la stessa agilità e flessibilità del codice software a ogni singolo componente hardware. Quindi, l’infrastruttura può essere dinamicamente integrata nel ciclo di vita delle applicazioni in un processo completamente automatizzato. Le nostre soluzioni HCI fanno parte di questa evoluzione in atto:

• Virtualizzazione. La virtualizzazione ha dato il via al processo di semplificazione delle risorse IT. Estendendo la virtualizzazione allo storage (vSAN) e alle reti (NSX), abbiamo eliminato i silos tecnologici e gettato le basi per i sistemi convergenti. Oggi, più di 500.000 clienti usano vSphere.

• Software-Defined. Le risorse hardware ora possono essere trattate come il software. La tecnologia “Software-Defined” resa possibile dalla virtualizzazione oggi sta dimostrando tutto il suo potenziale e sta trasformando l’infrastruttura agile in realtà. Le soluzioni iperconvergenti sono il risultato tangibile della strategia SDDC (Software-Defined Data Center) a lungo termine di VMware, leader nella promozione dell’automazione.

• Automazione. In pratica, agilità significa essere in grado di fornire all’occorrenza le risorse richieste dalle app per funzionare. La “scalabilità” può essere completamente implementata solo se collegata all’automazione: per questo abbiamo sviluppato la nostra piattaforma di Cloud Management (vRealize Suite). Essa completa le nostre soluzioni HCI e consente di automatizzare completamente l’allineamento dell’infrastruttura IT con i requisiti delle app in modo che i nostri clienti possano implementare iniziative DevOps e app native per il cloud.

Libertà di scelta delle piattaforme hardware. Le soluzioni iperconvergenti di VMware fanno parte del nostro pacchetto SDDC completo e possono essere totalmente automatizzate. Visto il crescente interesse nelle soluzioni iperconvergenti, è necessario che siano messe a completa disposizione. Sarebbe contraddittorio promuovere una maggiore agilità imponendo allo stesso tempo nuove limitazioni hardware. Vogliamo che i nostri clienti possano scegliere liberamente le piattaforme hardware desiderate.
• Per i data center, le soluzioni HCI VMware sono disponibili su tutte le principali piattaforme hardware (Cisco, Dell, Fujitsu, HPE, Lenovo, ecc.)
• Per le piattaforme basate su cloud pubblico, le soluzioni HCI VMware sono disponibili tramite numerosi cloud provider, tra cui AWS, IBM e OVH.

Le infrastrutture IT svolgono un ruolo fondamentale nell’economia digitale: l’obiettivo di VMware è quello di renderle il più discrete e trasparenti possibili per i provider di applicazioni. Le nostre soluzioni vanno oltre il data center e ora ci stiamo impegnando per fornire lo stesso livello di agilità per le reti WAN. Grazie all’acquisizione di VeloCloud, avvenuta alla fine del 2017, abbiamo potuto ampliare la nostra offerta per l’SDDC con la soluzione Software-Defined WAN (SDWAN).

VMware vSAN 6.7: eleva l’esperienza HCI on-premise e nel cloud

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Alimentando il più grande ecosistema ibrido di cloud di qualsiasi fornitore HCI, vSAN consente ai clienti di evolvere il proprio ambiente vSphere in locale o nel cloud con un’infrastruttura iper-convergente che riduce il TCO (Total Cost of Ownership) con operazioni efficienti e facilmente scalabile in base alle esigenze future . VMware vSAN 6.7 riduce il […]

VMware vSphere 6.7: piattaforma efficiente e sicura per il cloud ibrido

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VMware vSphere 6.7 introdurrà nuove funzionalità e miglioramenti per aiutare a fornire una piattaforma efficiente e più sicura per gli ambienti cloud ibridi. L’ultima versione sarà caratterizzata da una gestione semplice ed efficiente su vasta scala, da una sicurezza integrata completa, da un maggiore supporto per più carichi di lavoro e consentirà ulteriormente un’esperienza cloud […]

VMware vSphere 6.7 le nuove funzioni

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VMware vSphere 6.7 le nuove funzioni

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VMware, leader di settore della piattaforma di virtualizzazione e cloud, ha rilasciato la nuova vSphere 6.7 introducendo diverse nuove funzioni e migliorie che rinforzano il ruolo di leader di mercato della virtualizzazione.

La nuova versione supporta l’aggiornamento e la migrazione solo da vSphere vesrione 6.0 o 6.5. Se nel proprio ambiente è presente la versione 5.5, l’aggiornamento alla 6.7 richiede uno step aggiuntivo. E’ necessario migrare almeno alla versione 6.0, quindi alla 6.7. Se è presente un ambiente misto con vCenter Server versione 6.0 o 6.5 che gestisce host ESXi 5.5, bisogna aggiornare gli host ad almeno alla versione 6.0 prima di aggiornare il vCenter Server.

Le possibili migrazioni attualmente supportate verso la 6.7 sono le seguenti:

  • vSphere 6.0 > 6.7
  • vSphere 6.5 > 6.7
  • vSphere 5.5 > 6.7 NON supportata

 

Novità presenti in vSphere 6.7

La nuova release viene proposta con diverse nuove funzioni e migliorie, diamo uno sguardo alle novità più significative introdotte con la nuova versione.

 

vSphere Client (HTML-5)

Anche in questa release il client HTML 5 non è pienamente operativo ma copre ora il 95% delle funzioni. Le prestazioni del client sono state migliorate presentando un look più intuitivo e funzionale. Il Web Client ha ora la parte della Platform Services Controller integrata per una gestione più semplice.

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Le nuove funzionalità aggiunte nella versione 6.7:

  • vSphere Update Manager
  • Content Library
  • vSAN
  • Storage Policies
  • Host Profiles
  • vDS Topology Diagram
  • Licensing

 

Migliorata la vSphere Appliance Management Interface (VAMI)

L’interfaccia VAMI è stata migliorata con nuove funzioni e sezioni principalmente indirizzate sul monitoraggio e troubleshooting:

  • Nella sezione Monitoring è ora possibile vedere tutte le partizioni dei dischi della vCSA, spazio disponibile e il suo utilizzo. E’ presente una migliore visibilità sull’utilizzo di CPU, memoria, rete e database.

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  • Sono ora visibili nella VAMI lo stato dei servizi, la tipologia di startup e lo stato di funzionalità. I servizi possono essere avviati, fermati e riavviati direttamente dalla VAMI se necessario.
  • I reindirizzamenti dei Syslog supportati sono ora tre. In precedenza solo un reindirizzamento era possibile.
  • La sezione Update è stata migliorata introducendo una maggiore flessibilità nella selezione di patch e aggiornamenti presentando l’opzione per effettuare operazioni di stage o stage e installazione di patch o aggiornamenti dalla VAMI. Sono ora disponibili più informazioni per cosa è incluso in ciascuna patch o aggiornamento nonchè la tipologia, criticità e se è richiesto il riavvio.

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Miglioramenti nella gestione de backup del vCenter

Il backup file-based è stato introdotto nella versione 6.5 e ora è stato migliorato con nuove funzioni come la schedulazione nativa inclusa nella UI con disponibile inoltre l’opzione di retention. I backup jobs completati o falliti sono ora loggati con informazioni dettagliate.

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La procedura di restore file-based viene ora fornita con un browser che visualizza tutti i backup effettuati semplificando il processo di restore. Non è ora più richiesto conoscere tutto il path per recuperare il file di backup.

 

Migliorie nella vCenter Server Appliance (vCSA)

Con le nuove API introdotte in vSphere 6.7, è ora possibile effettuare il deployment di vCenter multipli basati su un template rendendo la gestione della vCenter Server Appliance più semplice. Ora anche la topologia che incorpora la Platform Services Controller nel vCenter supporta l’enhanced linked mode, abilitando gli amministratori a collegare vCenter multipli mantenendo la stessa visibilità in tutto l’ambiente senza la necessità di una PSC esterna o l’utilizzo di load balancer.

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Le prestazioni nella vCSA 6.7 sono state migliorate notevolmente:

  • 2X più veloce nelle operazioni per secondo nel vCenter
  • 3X la riduzione dell’utilizzo della memoria
  • 3X più veloci le operazioni relative a DRS

 

Platform Services Controller UI

Il vSphere Client ha ora incorporate tutte le funzionalità della PSC collocate sotto il menu Administration. E’ presente una sezione dedicata per la gestione dei certificati mentre tutte le altre gestioni della PSC sono presenti nella sezione Configuration.

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ESXi singolo reboot

In vSphere 6.7 il processo di aggiornamento degli host ESXi è stato migliorato eliminando uno dei due reboot normalmente richiesti per l’aggiornamento alle versioni maggiori riducendo il tempo richiesto per la manutenzione. Nell’aggiornamento dalla versione 6.5 alla 6.7 è già possibile beneficiare di questa nuova funzione.

 

ESXi quick boot

Per l’hardware che supporta questa nuova funzione, l’hypervisor può essere riavviato senza passare dal processo di reboot dell’hardware fisico. Attualmente solo un numero limitato di server sono supportati ma il numero sarà incrementato successivamente. Questa funzione è operativa non solo per la fase di reboot ma anche durante gli aggiornamenti. Il sistema crea una seconda immagine della memoria dell’ESXi e quando l’host viene riavviato non procede con un full reboot ma effettua invece uno switch sulla nuova versione.

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Altre funzioni

Altre interessanti funzioni sono incluse in vSphere 6.7, come un migliorato piazzamento DRS iniziale, la vSphere Persistent Memory e così via. E’ possibile trovare una panoramica più dettagliata e informazioni aggiuntive sulla versione vSphere 6.7 presso il sito web VMware.

VMware ha reso disponibile la pagina web VMware Configuration Maximums dove è possibile in maniera molto semplice verificare le configurazioni massime supportate per vSphere 6.0, 6.5, 6.5U1 e 6.7.

VMware vSphere 6.7 è già disponibile per il download presso il sito web VMware.

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VMware Cooking Tech Talk

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Nata 20 anni fa nella Silicon Valley con la virtualizzazione server, VMware ha saputo crescere nel tempo adattando la propria strategia, vision e roadmap alle esigenze del mercato integrando persone con seniority, skill e provenienze diverse. Oggi oltre 500.000 clienti in tutto il mondo hanno scelto le soluzioni VMware, ma quali sono gli ingredienti del suo successo?

Come per un piatto di carbonara, la ricetta di VMware si basa su pochi ingredienti semplici: innovazione continua, personalità spiccante, spirito di squadra, atteggiamento da start-up e originalità della comunicazione. È la combinazione di questi elementi, l’armonia tra persone e tecnologia, come tra uova e guanciale, a renderla un’azienda amata e conosciuta in tutto il mondo.

Dalla volontà costante di VMware di rompere gli schemi e di promuovere le eccellenze e le passioni italiane nasce il nuovo format “VMware Cooking Tech Talk”. Direttamente dalla cucina di Sonia Peronaci, VMware si racconta attraverso una serie di video mescolando tecnologia e cucina, ambiti apparentemente lontani, ma legati da un’abilità: unire le persone innovando.

Se ti è piaciuto, continua a seguirci per scoprire le prossime puntate del VMware Cooking Tech Talk.

 

La complessità delle app in un mondo multi-cloud

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Quando discutiamo dell’impatto della tecnologia sulle aziende, di solito parliamo in termini di piattaforme e infrastruttura: on-premise, off-premise, cloud, data center, network, Edge. E, per misurare il valore e l’efficacia, parliamo di ottimizzazione dei costi, agilità, velocità di commercializzazione, sicurezza, conformità, controllo e scelta. Quello che viene ignorato è ciò che guida veramente le decisioni […]

Prospettive per la sicurezza: come i nostri partner considerano l’approccio alla sicurezza in un mondo che cambia radicalmente

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Il modo in cui facciamo business sta cambiando, ma questo che impatto ha sulla sicurezza IT? Alcuni Partner VMware come IBM, Computacenter, Softcat e OVH raccontano il proprio punto di vista su un settore che ha bisogno di un ripensamento

 

Con più cloud, più dispositivi e più applicazioni che cambiano continuamente il nostro modo di lavorare, possiamo affermare con sicurezza che il business sta cambiando radicalmente. I rischi per la sicurezza derivanti da questo cambiamento sono elevati per le aziende di ogni settore, quindi la protezione delle applicazioni e dei dati sta diventando sempre più importante. Ciò solleva la questione se i tradizionali approcci di sicurezza che implicano il tentativo di proteggere il perimetro della rete e il monitoraggio di malware noti siano ancora adatti.

La crescente frequenza e il costo degli incidenti di sicurezza – nonostante l’aumento di budget IT generalmente spesi per la sicurezza – indicano un difetto fondamentale nei modelli di sicurezza esistenti che si concentrano esclusivamente sulla gestione delle minacce note.

I team IT necessitano di nuove tecnologie e soluzioni che consentano loro di proteggere le interazioni tra utenti, applicazioni e dati in un ambiente molto più dinamico, complesso ed esteso. Per realizzare questo cambiamento, i partner di Canale – di tutte le forme e dimensioni – devono dare il proprio contributo. Ma quali sono le loro prospettive sui modelli di sicurezza passati e presenti? Volevamo sentirlo direttamente dalle persone che hanno a che fare con i clienti giorno dopo giorno. Per questo, VMware ha posto alcune domande ad Adam Louca, Chief Technologist – Security, Softcat; Helen Kelisky, VP, Cloud, IBM UK & Ireland, Francois Loiseau, Private Cloud Technical Director, OVH e Colin Williams, Chief Technologist – Networking, Security & Unified Communications, Computacenter per avere un’idea del loro approccio alla sicurezza IT e cosa secondo loro deve cambiare per garantire una protezione veramente efficace da violazioni e attacchi in atto.

1. Dalla micro-segmentazione per limitare la capacità di un hacker di muoversi all’interno della rete, alla crittografia a livello di dati e alla sicurezza focalizzata strettamente sulle applicazioni stesse, per far rispettare il “bene conosciuto” piuttosto che tentare inutilmente di rilevare il “male sconosciuto” la sicurezza viene radicalmente ridefinita. Qual è la tua risposta a questa fotografia dello stato attuale della sicurezza IT?

Softcat: Abbiamo bisogno di più fornitori che ritengano la costruzione di un’infrastruttura sicura come una necessità e non una possibilità . I principi di sicurezza di privilegi minimi, segmentazione della rete e whitelist esistono da tempo come best practice accademiche, ma sono sempre stati troppo difficili da implementare per la maggior parte delle organizzazioni. Il problema per i clienti è operativo e il “carico” di sicurezza può essere ridotto integrando la sicurezza nelle piattaforme che già utilizzano. Ciò significa che i clienti non devono scegliere tra le migliori pratiche di sicurezza o l’efficienza operativa; possono avere entrambi.

IBM: Abbiamo bisogno di evolvere il modo in cui affrontiamo la sicurezza tradizionalmente per un futuro basato sul cloud, cercando di ottenere gli stessi risultati per diversi ambienti. Poiché i dati riguardano ogni aspetto del business, è necessario un approccio omogeneo per garantire la sicurezza in tutte le aree. La sicurezza del cloud non è solo realizzabile, ma è ora un’opportunità per guidare il business, migliorare le difese e ridurre i rischi. Trasformando le pratiche di sicurezza che sono manuali, statiche e reattive in un approccio più standardizzato, automatizzato ed elastico, si può stare al passo con le minacce in un ambiente cloud.

Computacenter: Attualmente esiste uno stato di confusione nello spazio di sicurezza IT aziendale e il tradizionale approccio “perimetro fisico” è certamente in discussione. Ma qualsiasi soluzione completa deve risolvere tutti gli aspetti legati alla salvaguardia di un ambiente – prevenzione, rilevamento, riparazione e risposta post-violazione – con le diverse tecnologie per gestire queste cose tutte strettamente integrate.

OVH: La sicurezza è il nostro primo pensiero in ogni nuova soluzione sviluppata. La nostra progettazione delle infrastrutture inizia con la sicurezza e poi continuiamo a guardare come possiamo rendere l’intero patrimonio sempre più sicuro ogni giorno. In effetti, le normative di settore come ISO, SOC e PCIDSS erano fondamentali per garantire che tutte le aziende rispettassero gli standard di sicurezza globali. Ma, mentre costruivamo le soluzioni per soddisfarle, abbiamo imparato molto sulla creazione di soluzioni innovative il più possibile sicure mentre i clienti costruiscono i loro cloud on-premise. Alcuni anni fa, i vantaggi del cloud, (OpEx, time to market, scalabilità) sono stati fondamentali per le aziende che si sono allontanate dal proprio set-up legacy. Oggi vendiamo effettivamente soluzioni cloud ai clienti in base al livello di sicurezza che porteranno alla loro organizzazione.

2. Le conversazioni che si stanno avendo con i clienti sulla loro sicurezza IT stanno cambiando? Se si, come?

Softcat: Negli ultimi dodici mesi abbiamo visto clienti dividersi in due categorie differenti; il primo gruppo si sta davvero rendendo conto che è necessario fare un serio investimento nei loro programmi di sicurezza informatica per raggiungere un livello base di resilienza – e abbiamo riscontrato un maggiore interesse da parte dei team dirigenziali all’interno di queste organizzazioni; Questa è una fantastica notizia. Il secondo gruppo è leggermente diverso. Hanno effettuato investimenti significativi in una vasta gamma di strumenti, ma stanno ancora vivendo incidenti di sicurezza. Il risultato è un livello di malessere all’interno di queste organizzazioni, che percepiscono la sicurezza informatica come un investimento infruttuoso. Questi sono i team su cui siamo particolarmente concentrati, assicurandoci che semplifichino il proprio approccio, gettando le basi corrette e costruendo la complessità solo quando richiesto.

IBM: I nostri clienti vogliono approfittare dei vantaggi aziendali derivanti dalla transizione al cloud, ma sono ben consapevoli di dover fare i conti con l’impatto sulla loro sicurezza. Gli approcci si stanno spostando dal mero obiettivo perimetrale, per esaminare i prodotti che possono sostituire gli aspetti della sicurezza forniti da router, firewall e altri dispositivi di confine a favore di servizi basati sul cloud come Cloud Access Security Brokers e Cloud Identity Services.

Computacenter: Le conversazioni sulla sicurezza stanno cambiando. Stiamo assistendo a un passaggio da una discussione storica sull’implementazione dei “prodotti point” per risolvere problemi discreti e ci stiamo spostando verso business allineati, impegni di consulenza architettonica. Le organizzazioni si stanno rendendo conto che hanno bisogno di una maggiore visibilità delle potenziali minacce o delle violazioni effettive, ma che ciò comporterà una semplificazione e un’integrazione più stretta delle soluzioni, se vogliono raggiungere questo obiettivo.

OVH: Considerando che un paio di anni fa avremmo venduto una soluzione di backup come opzione, il disaster recovery è oggi considerato intrinseco in qualsiasi soluzione. Anche l’ecosistema della sicurezza sta cambiando. In questo nuovo mondo, in cui tutto è proposto come servizio o qualsiasi cosa può essere installata con un click, i clienti non vogliono passare settimane o mesi per domare un firewall complesso o configurare un Load Balancer. Vogliono creare trigger o intelligenza nei sistemi che mantengano lo stesso livello di sicurezza su un’infrastruttura dinamica.

3. Sei d’accordo sul fatto che la sicurezza IT debba subire un ripensamento radicale?

Softcat: Credo che si tratti di un ritorno alle radici della sicurezza IT. Quello che penso stia cambiando è che stiamo vedendo gli strumenti rimettersi al passo con i modelli di sicurezza che sono esistiti sin dai primi anni ’90.

IBM: La sicurezza deve essere considerata insieme allo sviluppo e alle operations ed essere parte dei processi di Agile DevOps che stanno diventando sempre più popolari. Trattare la sicurezza allo stesso modo e definire la sicurezza come codice, riunisce i team, porta la sicurezza in primo piano per garantire che sia fondamentale quanto il Development e le Operation.

Computacenter: Il ripensamento radicale è già in corso, ma non è ancora abbastanza. L’incessante rilascio di nuovi prodotti da parte di vendor emergenti continua a indicare nuovi approcci alla sicurezza. Tuttavia, comprendere le basi correttamente e influenzare i giusti controlli di sicurezza prima di intraprendere un’altra ondata di acquisti deve essere una priorità per le organizzazioni.

OVH: L’esternalizzazione del carico di lavoro, la progettazione ibrida e il Cloud in generale hanno cambiato le regole del gioco. Parliamo spesso dell’implementazione “Cloud Native” e la sicurezza deve passare dall’essere, diciamo così, un mattone aggiuntivo all’ambiente per diventare “Cloud Native”. Ma, per essere Cloud Native, la sicurezza deve essere adattiva, conforme, evolutiva, semplice e (molto presto) senza soluzione di continuità quando implementata sotto un approccio multi-cloud.

4. In che modo portare la sicurezza IT nella rete o a livello di applicazione aiuta i tuoi clienti a raggiungere i propri obiettivi digitali?

Softcat: La digital transformation può avvenire solo in un ambiente sicuro. La trasformazione richiede investimenti dall’organizzazione e questo avverrà solo se saremo in grado di gestire il rischio. Una grande parte di questo è il rischio di breach. Integrare la sicurezza nella piattaforma di un’organizzazione aiuta a personalizzare i requisiti di sicurezza di ciascuna applicazione e servizio, in base al rischio e all’impatto della violazione. Ciò consente un deployment più rapido e più sicuro in quanto la sicurezza è integrata nel processo, piuttosto che inserita in un secondo momento.

IBM: È importante considerare il contesto e il valore dei controlli di sicurezza che sono in atto. Le organizzazioni trarranno vantaggio da un maggiore controllo, una granularità dell’accesso alla rete e una sicurezza integrata come la crittografia.

Computacenter: La rete nell’era digitale “vede tutto” e, legandosi strettamente con il layer applicativo, può essere raggiunto un grado di comprensione contestuale. La sicurezza IT a livello di rete da sola non risolve tutto, deve esistere in modo guidato dalle policy / integrato per tutto lo stack architettonico.

OVH: Il time-to-market è intrinsecamente legato all’IT aziendale. Ciò significa che spetta ai reparti IT creare una struttura che acceleri il time to market dell’organizzazione, anziché agire da collo di bottiglia. A tal fine, abbiamo visto molti clienti scegliere di divenire software-defined, con NSX a livello di rete, creando un approccio sicuro e automatizzato che consente ai dipartimenti IT di risparmiare tempo nei loro diversi lanci di piattaforme.

5. Puoi fare un esempio di un cliente che ha trasformato la propria sicurezza IT? Cosa ha fatto diversamente?

Softcat: Abbiamo lavorato con una grande organizzazione per aiutarla a trasformare il suo ambiente di sicurezza IT da un modello legacy di sicurezza aggiuntiva a un approccio zero-trust. L’azienda è passata da un’organizzazione che in passato avrebbe inseguito le minacce a una che comprendesse il rischio, l’esposizione e le mitigazioni della propria organizzazione. Li abbiamo aiutati a creare una strategia di architettura che fornisse protezioni stratificate a prescindere dal tipo di minaccia. Il tutto senza investire nella complessità degli strumenti. È incredibile quello che puoi fare quando ti fermi e torni alle origini.

IBM:  La maggior parte dei clienti che trasformano con successo la propria sicurezza IT lo fa trasformando la cultura della propria attività. È necessario che entri nella mentalità che la sicurezza è lì per abilitare il business. Se l’azienda prende sul serio la sicurezza nel suo complesso, questa diventa molto più facile da preparare, implementare e gestire.

 

Riflessioni finali

Queste osservazioni puntano tutte verso una convinzione: la necessità di stabilire una fonte comune di verità tra le soluzioni di sicurezza odierne e l’ambiente aziendale in evoluzione che deve essere protetto. I modelli di business continueranno a trasformarsi e le persone e i dispositivi continueranno a diventare più connessi, poiché le organizzazioni si trovano a cavallo tra il mondo fisico e quello digitale. Ora stiamo vedendo le aziende superare davvero i limiti verso le nuove tecnologie, dall’IoT all’apprendimento automatico fino all’intelligenza artificiale vera e propria, per rimanere competitivi.

Questo presenta interessanti opportunità, ma anche un ambiente più complesso ed esteso che mai, con più potenziali vulnerabilità, che necessitano di protezione. Tuttavia, stabilendo una “verità” maggiore – attraverso nuovi livelli di visibilità e una maggiore comprensione del contesto – le aziende saranno maggiormente in grado di dare un senso al loro sempre più frammentato e complesso footprint IT per offrire protezione alla velocità richiesta – per garantire, abilitare, innovare e, in ultima analisi, guidare le prestazioni aziendali.