Cluster Shared Volumes (CSV) : parte 3

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In questa terza parte dell’articolo su CSV, analizzerò più nel dettaglio il dimensionamento e il posizionamento dei LUN, dei volumi e dei files vhd in un ambiente di Cluster CSV.

Ecco i link alle precedenti parti dell’articolo :

Posizionamento e dimensionamento di LUN, volumi e VHD

Se ci trovassimo di fronte ad un semplice server fisico, su cui dovessimo disporre i dischi nella maniera migliore per garantire massime performance di accesso al sistema operativo e ai dati, la configurazione migliore sarebbe la seguente :

  • I file di sistema (compreso il file di paging) su un disco fisico
  • I dati su un altro disco fisico

Ulteriori migliorie della configurazione prevederebbero :

  • La creazione di un volume RAID 1 (su due dischi fisici) per i files di sistema
  • La creazione di un volume RAID 5 o RAID 1+0 o RAID 6 (su una moltitudine di dischi fisici) per i dati
  • L’eventuale separazione del file di paging dai files di sistema, ponendolo su un volume RAID 0 creato su una moltitudine di dischi fisici

Per un server virtuale clusterizzato, la disposizione dei dischi dovrebbe ricalcare il precedente modello, e cioè :

  • I files di sistema (incluso il file di paging) in un VHD posto su un volume assoggettato a CSV
  • I dati in un altro VHD posto su un altro volume assoggettato a CSV

L’aggiunta di successive macchine virtuali, dovrebbe sempre ricalcare lo stesso modello.  Dato che è possibile posizionare diverse macchine virtuali sullo stesso LUN (vedi “Architettura e principi di funzionamento” nella parte 1 dell’articolo), dovremmo sempre piazzare i VHD dei files di sistema sul volume a loro dedicato, e i VHD dei dati sull’altro volume a loro dedicato.  La seguente figura illustra la topologia appena discussa :

csv1.jpg

In generale, bisogna sempre cercare di riprodurre con i VHD la configurazione dei dischi che si utilizzerebbe se i server fossero fisici piuttosto che virtuali.   E’ importante valutare anche il carico di lavoro che le applicazioni all’interno delle macchine virtuali esercitano sui dischi (per es. Sql Server o Exchange Server generano tipicamente un elevato numero di operazioni I/O sui dischi).

Più è elevato il numero di operazioni di I/O, più bisogna orientarsi verso configurazioni RAID (sui dischi fisici dove sono creati i LUN assoggettati a CSV) che garantiscano massime performance oltre che ridondanza (RAID 1+0 e RAID 5 su un buon numero di dischi sono tipicamente le migliori configurazioni RAID.  Consultare anche le Best Practices del vendor del sistema di storage, a questo proposito).

Per le applicazioni basate su database, è molto frequente adottare la best practice di separare su LUN diversi i database e i files delle transazioni;  questo per un discorso di performance, ma anche di miglior recuperabilità in caso di disastro.   La stessa best practice andrebbe utilizzata se l’applicazione risiedesse in una macchina virtuale.   Quindi potremmo avere una disposizione dei VHD come segue :

  • Un VHD contenente file di sistema e file di paging, posto su un LUN assoggettato a CSV, creato a sua volta in modalità RAID 1 su due dischi fisici
  • Un VHD contenente il database applicativo, posto su un LUN separato assoggettato a CSV, creato a sua volta in modalità RAID 1+0 o RAID 5 su un certo numero di dischi fisici (più sono, più otteniamo performance)
  • Un VHD contenente i files di transazione dell’applicazione, posto su un LUN separato assoggettato a CSV, creato a sua volta in modalità RAID 1 su due dischi fisici

Se disponiamo di multiple macchine virtuali con requisiti simili, potremmo dedicare un LUN ad ospitare tutti i VHD dei file di sistema, un LUN ad ospitare tutti i VHD dei database, un LUN ad ospitare tutti i VHD dei files di transazione delle varie macchine virtuali.

Quanti LUN si devono creare per ospitare i VHD delle macchine virtuali?    Dipende ovviamente dal carico di lavoro sui dischi che esercitano le applicazioni all’interno delle macchine virtuali.   Se queste generano poco I/O, si possono piazzare anche più VHD di più macchine virtuali su uno stesso LUN assoggettato a CSV, altrimenti separare opportunamente i VHD su più LUN, e utilizzare soluzioni RAID sui dischi fisici che garantiscano il massimo delle performance.

Configurazione ottimale dei VHD

In Hyper-V è possibile utilizzare dischi VHD di tre tipi :

  1. Fixed
  2. Dynamically Expanding
  3. Differencing

E’ importante scegliere opportunamente il tipo di VHD, per non andare incontro a problemi di performance.   Tutti e tre questi tipi di VHD sono comunque supportati dalla tecnica CSV.

Fixed Disk

In fase di creazione viene richiesta una dimensione massima (127 GB di default, massino 2TB).  Il file VHD viene immediatamente creato con una dimensione pari a quella impostata.  Il contenuto viene poi man mano scritto nel VHD, ma questo non comporta l’espansione del file VHD, che rimane sempre della stessa grandezza.

Vantaggi : conosco in anticipo l’occupazione di spazio sui LUN fisici, non corro il rischio di avere in futuro un over-commit sui dischi, la frammentazione è ridotta, le performance sono ottimali e paragonabili a quelle dei dischi fisici.

Svantaggi : difficilmente trasportabile, soprattutto se molto grande

Dynamically Expanding Disk

In fase di creazione viene richiesta una dimensione massima (127 GB di default, massino 2TB).  Il file VHD viene però creato molto piccolo (pochi KB), e viene espanso man mano che si procede ad inserire dati.  L’espansione massima sarà pari alla dimensione massima indicata in fase di creazione.

Vantaggi : facilmente trasportabile, in quanto inizialmente la sua dimensione può essere molto contenuta

Svantaggi : frammentazione più accentuata, performance minori a causa dell’overhead di attività necessaria ad espandere continuamente il VHD e a causa della frammentazione stessa, minor controllo dell’occupazione di spazio su disco (devo continuamente controllare l’espansione per evitare l’esaurimento di spazio sul LUN fisico), alcune applicazioni possono non supportare i VHD di questo tipo (per esempio Microsoft non supporta Exchange 2007 o 2010 virtualizzati su VHD di tipo Dynamically Expanding)

I VHD di questo tipo sono consigliati in ambiente di test e sviluppo.  Con Hyper-V R2 SP1, le performance dei Dynamically Expanding Disk sono molto migliorate, e in alcuni casi sono simili a quelle dei Fixed Disk, ma per macchine virtuali con grossa attività di I/O sui dischi sono comunque consigliati i Fixed Disk.

Differencing Disk

Un Differencing Disk è un disco virtuale associato ad un altro disco virtuale in relazione Parent-Child.  Il Differencing Disk è il “Child”, mentre il disco virtuale associato è il “Parent”.  Il Parent Disk può essere qualunque tipo di VHD.  Il differencing disk memorizza un record di tutti i cambiamenti fatti al parent disk,  e dà la possibilità di salvare questi cambiamenti senza modificare il parent disk.   In ogni momento, è possibile “unire” il differencing disk con il parent disk, se necessario.

Il parent disk può essere reso di sola lettura, ed è agganciabile a diversi differencing disk, per poterlo utilizzare quindi da diverse macchine virtuali.  Questo è ottimo in ambiente di test e sviluppo.

Il differencing disk è sempre di tipo Dynamically Expanding, e non posso dichiararne una dimensione massima.  Inoltre non può essere compattato direttamente, ma solo dopo un’eventuale unione con il parent disk.

Essendo di tipo Dynamically Expanding, hanno i loro stessi vantaggi/svantaggi.  Sono consigliati in ambiente di test, ma non in produzione.

Utilizzo dei Pass-Through Disk con CSV

Oltre ai VHD, è possibile dedicare alle macchine virtuali un intero disco fisico/LUN, detto “Pass-Through Disk”.   Le macchine virtuali scriveranno i dati direttamente nei volumi fisici, senza eseguire l’incapsulamento nei VHD.   E’ possibile utilizzare come Pass-Through Disk i dischi fisici interni di un server, oppure dei LUN ottenuti su una SAN raggiungibile in fibra ottica o iSCSI.

Ecco alcune caratteristiche dei Pass-Through Disk :

  • Le richieste di lettura/scrittura sono spedite direttamente al volume fisico
  • Non sono soggetti al limite di 2 TB, che è invece la grandezza massima per i files VHD
  • Non supportano la creazione degli snapshot
  • Sono associabili ad una macchina virtuale solo se presenti in stato “Offline” sul server Hyper-V
  • Le performance sono ottime, spesso superiori a quelle dei VHD di tipo Fixed
  • La loro portabilità è problematica

Considerando vantaggi e svantaggi dei Pass-Through Disk, è da considerare il loro utilizzo se necessitiamo di massime performance e se vogliamo sfruttare volumi con grandezza superiore ai 2 Tb.

Ma in ambiente CSV, sono supportati i Pass-Through Disk?

Noto su alcuni forum una secca risposta “NO” a questo tipo di domanda.  In realtà non è propriamente così.   Ci sono alcune cose supportate e altre no, ma già da ora posso dire che una Live Migration di una macchina virtuale dotata di dischi Pass-Through in un ambiente di cluster CSV, è perfettamente possibile.  Bisogna solo adottare alcuni accorgimenti in fase di configurazione del cluster.

Ciò che veramente non è supportato, è aggiungere un disco Pass-Through nello spazio CSV del cluster : un Pass-Through è un LUN dedicato all’uso esclusivo di una macchina virtuale, mentre CSV significa condividere un volume NTFS a multiple macchine virtuali.  Sono quindi due concetti antagonisti, e il tentativo di aggiungere (nella console del cluster) un disco Pass-Through allo spazio CSV, genera veramente un errore.

Il trucco sta nel dichiarare il disco Pass-Through come semplice “dipendenza” della macchina virtuale clusterizzata, che avrà invece il VHD da cui esegue il boot caricato su un volume CSV.

In un prossimo articolo della serie, questo scenario verrà implementato e spiegato step-by-step.

In conclusione, è possibile utilizzare in un cluster CSV macchine virtuali dotate di dischi Pass-Through, a patto che la macchina virtuale esegua un boot da un VHD inserito nel volume CSV, mentre il disco Pass-Through verrà dichiarato come dipendenza della macchina virtuale, e conterrà tipicamente solo la parte Dati.   Di questa macchina virtuale così configurata, sarà possibile eseguire senza problemi una Live Migration o una Quick Migration.

Nella quarta parte di questo articolo, analizzerò la configurazione di rete necessaria per la migliore implementazione della tecnica CSV.

 

Microsoft compra Skype per 8.5 miliardi di dollari

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Le voci che insistentemente ponevano Skype in vendita non sono nuove così come non è uno scoop l’interesse di Facebook e Google per la società fondata da Niklas Zennstrom e Janus Friis. E’ stata effettivamente una sorpresa invece l’accordo raggiunto da Microsoft per l’esorbitante cifra di 8.5 miliardi di dollari, accordo che il WSJ sostiene aver seguito direttamente Steve Ballmer in persona con l’assistenza diretta di Charles Songhurst.

 

microsoft-comrpa-skype

 

Facciamo un po’ di storia solo per chiarirci le idee: Skype è acquisita nel 2005 da Ebay per 2.6 miliardi di dollari (pagati in cash e stock). Nel 2009 Ebay vende il 70% di Skype a un gruppo di invesitori composto da Silver Lake Partners, Andreessen Horowitz e Canada Pension Plan Investment Board (CPPIB) per una cifra equivalente a quanto aveva pagato la stessa società nel 2005. La situazione finanziaria di Skype non era certo florida con un debito di circa 686 milioni di dollari e sembra essere questa la ragione che ha portato i principali azionisti a spingere affinché la società fosse ceduta a un grande player del mercato.

E in questa fase che si sono presentate sia Facebook che Google molto interessate entrambe ad acquisire la base di utenti registrata d Skype (663 milioni) e integrarla nei propri servizi online. La contrattazione andava avanti da qualche settimana quando l’offerta di Microsoft, più che doppia rispetto al valore di mercato della società, ha probabilmente dissipato qualsiasi dubbio degli azionisti (che si sono messi in tasca 4.76 miliardi di dollari per quanto riguarda CPPIB e “compagnia” e 2.55 miliardi di dollari per Ebay) e nei due fondatori (che rispettivamente hanno incassato 1.19 miliardi di dollari per il loro 14%).

Per Microsoft questa operazione rappresenta l’acquisizione più impegnativa al punto di vista economico in tutta la storia della società di Redmond.

 

Come verranno integrati i servizi di Skype con quelli di Microsoft?

 

L’integrazione avverrà certamente su più livelli (dai servizi Live a quelli enterprise) ma anche trasversalmente su differenti linee di prodotto, a partire da Xbox e Kinect per arrivare alla piattaforma Windows Phone.

Attualmente Skype ha una base di 663 milioni di utenti registrati (dato registrato alla fine del 2010) che però scendono drasticamente a 145 milioni di utenti attivi al mese di cui solo 8.8 paganti. Questi utenti potranno essere integrati inizialmente in Live e incrementati quanto la tecnologia di Skype verrà implementata per le videochiamate su Xbox e Kinect.

 

utenti-skype

 

Certamente la piattaforma Windows Phone vedrà una rapida integrazione di Skype nei servizi di videochiamata e voce così come la piattaforma enterprise Lync godrà in futuro di un significativo restyling tecnologico proprio in virtù delle nuove tecnologie acquisite da Microsoft.

 

In ultima analisi le ultime mosse del gigante di Redmond sono orientate a ridurre le enormi perdite dei servizi online Microsoft (circa 2 miliardi l’anno) e a riguadagnare terreno in ambito mobile. Yahoo e Skype aiuteranno enormemente nel primo ambito (anche se pagate a caro prezzo) e Nokia certamente nel secondo.

Staremo a vedere se le mosse in mano a BigM si sono esaurite o se c’è ancora qualcosa in serbo per il futuro.

Cluster Shared Volumes (CSV) : parte 2

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Nella Parte 1 di questo articolo ho trattato dell’architettura generale di CSV e dei suoi principi di funzionamento.   Vediamo ora gli scopi precisi di utilizzo ed i requisiti necessari per l’implementazione della tecnica.

Scopi di utilizzo e benefici della tecnica CSV

Ripartiamo dalla constatazione che NON è strettamente obbligatorio configurare CSV quando si vuole implementare l’alta disponibilità delle macchine virtuali in Hyper-V, ma grazie ai suoi benefici, è altamente raccomandato utilizzarla.

Quali sono i vantaggi?

  1. Ridotto numero di LUN da creare.  Si può utilizzare CSV per ridurre il numero di LUN richiesti dalle macchine virtuali.  Quando si attiva e configura CSV, si possono memorizzare multiple macchine virtuali su un singolo LUN, e multipli “host server” possono accedere allo stesso LUN simultaneamente.
  2. Cluster Validation più veloce.  Utilizzando un minor numero di  LUN, il wizard che controlla la validità dello storage (”Cluster Validation Wizard” nella console del “Failover Cluster) viene eseguito più speditamente
  3. Miglior utilizzo di spazio su disco.  Invece di piazzare ogni singolo vhd su un disco separato con dello spazio libero in modo che il vhd possa espandersi, posso più facilmente occupare lo spazio libero su un LUN memorizzando su di lui multipli vhd (e se questi sono di tipo “Fixed”, posso già dall’inizio calcolare l’occupazione di spazio sul LUN).
  4. Nessun particolare requisito hardware necessario.  Si può implementare CSV su qualunque configurazione di dischi supportata, e su SAN a fibra ottica, iSCSI o SAS.
  5. Miglior recuperabilità.   CSV aumenta la recuperabilità in quanto il cluster può rispondere correttamente anche se la connettività tra un nodo e la SAN è interrotta, oppure una parte della rete è caduta.  Il cluster re-instrada il traffico CSV attraverso una parte intatta della SAN e/o della rete.   Le caratteristiche di ridondanza di CSV saranno oggetto di un futuro articolo di questa serie.
  6. La configurazione delle macchine virtuali in Cluster è molto più semplice di prima

Quindi l’utilizzo di CSV è altamente consigliato negli scenari in cui sono vere tutte le seguenti condizioni, o la maggior parte di esse :

  • presenza di numerose macchine virtuali, alla maggior parte delle quali bisogna garantire un’alta ridondanza
  • in caso di disastri, le macchine virtuali devono essere recuperate col minor downtime possibile
  • il trasferimento di macchine virtuali da un host all’altro (per es. per necessità di manutenzione di uno degli host) deve essere eseguito senza downtime delle macchine virtuali
  • l’ottimizzazione dei costi dello storage è importante

Requisiti per l’implementazione di CSV

I nodi del cluster devono avere i seguenti prerequisiti :

  • Tutti i nodi devono eseguire Windows Server 2008 R2 Enterprise o Datacenter Edition (Full o Server Core Installation), oppure Hyper-V Server 2008 R2.   E’ possibile combinare nello stesso cluster nodi che eseguono Hyper-V Server 2008 R2 con nodi che eseguono Windows Server 2008 R2 Enterprise o Datacenter Server Core Installation
  • La partizione di sistema su tutti i nodi deve avere la stessa lettera di drive (per es. C:)
  • I Ruoli Hyper-V e Failover Cluster devono essere installati su ogni nodo che esegue una supportata edizione di Windows Server 2008 R2
  • I processori di tutti i nodi devono supportare le tecniche Intel VT o AMD-V (attivabili nel BIOS)
  • Non utilizzare nei nodi processori di differente fornitori (es. Intel e AMD)
  • L’Hardware dei nodi dovrebbe essere il più simile possibile
  • Assicurarsi di dotare ogni nodo di adeguata RAM, in modo da supportare il failover delle macchine virtuali da altri nodi

Lo Storage deve avere i seguenti prerequisiti :

  • Lo storage su SAN deve essere compatibile con il Windows Server 2008 R2 Failover Cluster
  • I LUN creati sulla SAN devono essere raggiungibili da tutti i nodi, via Fibre Channel, SAS o iSCSI
  • Per assoggettare un LUN a CSV, questo deve essere visibile nella console del Cluster come “Physical Disk Resource” disponibile
  • Se una macchina virtuale è dotata di un “Pass-Through Disk”, questo non può essere assoggettato a CSV, ma ciò non significa che una Live Migration della macchina virtuale non possa essere eseguita.  Questo scenario verrà illustrato in un successivo articolo della serie
  • I dischi in CSV sono identificati con un nome di percorso.  Questi percorsi appaiono nella partizione di sistema dei nodi, nella cartella \ClusterStorage.  I percorsi non sono altro che dei “Junction Point” verso i LUN
  • I LUN possono essere creati col software di gestione del vendor della SAN, utilizzando configurazioni RAID di qualunque tipo : RAID 0, RAID 1, RAID 1+0, RAID 5, RAID 6.  Consiglio la soluzione RAID 1+0 per le migliori performance nonchè ridondanza, anche se è accettabile anche un RAID 5 su un buon numero di dischi fisici

I prerequisiti di rete devono essere i seguenti :

  • Installare un numero sufficiente di Schede di Rete in ogni nodo, in modo che una rete sia disponibile per CSV e altre reti siano disponibili per altri scopi (es. operazioni di gestione, traffico pubblico, traffico privato del cluster, connessioni via iSCSI allo storage)
  • Per tutte le Schede di rete che trasportano comunicazioni del cluster, assicurarsi di attivare “Client for Microsoft Networks” e “File and Print Sharing for Microsoft Networks”, allo scopo di supportare SMB 2.0 (Server Message Block), che è richiesto da CSV.   Solo una scheda di rete sarà la “preferred network” per le comunicazioni CSV, ma abilitare SMB 2.0 su tutte le schede di rete, permette al cluster di rispondere meglio alle rotture
  • Tutti i nodi di un cluster con CSV attiva, devono risiedere sulla stessa sottorete logica.  Questo significa che, in caso di Cluster Multisito che usano CSV, bisogna utilizzare una VLAN
  • Ulteriori considerazioni sull’ambiente di rete CSV saranno illustrate nella parte 4 di questo articolo

Nella terza parte di questo articolo analizzerò più nel dettaglio il dimensionamento e il posizionamento dei LUN, dei volumi e dei files vhd in un ambiente di Cluster CSV.

Cluster Shared Volumes (CSV) : parte 1

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Questa è la prima parte di un lungo articolo, in cui tratterò in maniera esaustiva la tecnica CSV (Cluster Shared Volumes), implementata nella feature “Failover Clustering” in Windows Server 2008 R2.

Architettura e principi di funzionamento

Si tratta di una sorta di “file system ad accesso distribuito”, studiato appositamente per funzionare con Hyper-V, quando si vuole rendere altamente disponibili le macchine virtuali.   CSV è un componente fondamentale (anche se non obbligatorio) per la riuscita di una ”Live Migration” con il minor downtime possibile.   Lo scopo principale di CSV è quello di supportare macchine virtuali attive su diversi nodi di un cluster, dove i files VHD risiedano però su uno storage comunemente accessibile (anche su un unico LUN).

Per farvi comprendere come funziona CSV, faccio un salto all’indietro per osservare come erano gestite le risorse disco in Windows Server 2008 e precedenti.

In ambiente di cluster, uno dei componenti fondamentali su cui si appoggiano le applicazioni altamente disponibili sono le Risorse Disco (”Physical Disk Resources”).   Queste non sono altro che dei volumi (LUN) ricavati in uno storage condiviso (per esempio una SAN fibra ottica, iSCSI o SAS), opportunamente presentati ai nodi del cluster.  In Windows Server 2008 e precedenti, tipicamente solo un nodo alla volta poteva accedere alla risorsa disco sullo storage condiviso : se multipli nodi in contemporanea avessero avuto accesso in scrittura alla risorsa disco, ciò avrebbe causato una corruzione dei dati.

La proprietà di una risorsa disco da parte di un nodo è garantita (in Windows 2008) dal protocollo SCSI-3 PR (SCSI 3 Persistent Reservation) : sul disco viene inserita una “reservation” da parte del nodo proprietario, che da quel momento viene identificato come unico nodo autorizzato a leggere e scrivere sul disco.  Qualunque altro nodo desideri la proprietà della risorsa disco, deve richiederla al nodo proprietario, che può concederla o negarla.  Se viene concessa, la risorsa disco esegue un “failover” verso il nuovo nodo, che inizierà l’accesso al LUN.

Dato che solo un nodo alla volta poteva accedere ad un LUN, questo significava che il LUN era la più piccola unità di failover.  Se un’applicazione in esecuzione sul LUN (per es. una macchina virtuale) necessitava di spostarsi su un altro nodo, costringeva a spostarsi anche altre applicazioni (per es. altre macchine virtuali) presenti sullo stesso LUN.

Le aziende erano così costrette ad eseguire su un LUN solo singole applicazioni, in modo che fosse proprio la singola applicazione a rappresentare la più piccola unità di failover.   Ma questo comportava anche l’implementazione di un numero spesso spropositato di LUNs, soprattutto se le applicazioni erano rappresentate da immagini virtuali.

CSV in Windows Server 2008 R2 risolve proprio questo problema.    CSV permette a tutti i nodi del cluster di condividere l’accesso alle risorse disco.  E’ implementato tramite dei banali “junction point” del file system NTFS : in pratica il LUN viene presentato in contemporanea a tutti i nodi del cluster tramite un punto di montaggio, visibile nella partizione di sistema (C:) di tutti i nodi, e rappresentato dalla cartella protetta “C:\ClusterStorage”.   La partizione di sistema DEVE essere la stessa su tutti i nodi.   Grazie a CSV, è possibile memorizzare su un unico LUN i VHD appartenenti a diverse macchine virtuali, e riuscire ad eseguire il failover delle singole macchine virtuali, piuttosto che il failover dell’intera risorsa disco (cioè dell’intero LUN, con tutto il suo carico di macchine virtuali).

Come risolvere il problema della corruzione dei dati, nel caso di accesso multiplo alla risorsa disco, come avviene in CSV?   La risposta è : il “Coordinator Node”.

Il “Coordinator Node” è il nodo che realmente detiene la proprietà della risorsa disco, e gestisce l’accesso alla stessa da parte degli altri nodi.  Se in un cluster abbiamo più LUN assoggettati a CSV, esiste un Coordinator Node per ogni LUN.

Il Coordinator Node di un certo LUN può essere qualunque nodo del cluster, così come le macchine virtuali che lavorano su quel LUN possono essere attive su qualunque nodo del cluster.  Possiamo dare le due seguenti definizioni :

  • Coordinator Node : il nodo che detiene la proprietà di una certa risorsa disco (LUN)
  • Active Node : il nodo che detiene la proprietà di una macchina virtuale

Per fare un esempio, in un cluster a 3 nodi, con 8 LUN assoggettati a CSV, e 21 macchine virtuali equamente distribuite sui nodi (7 per ogni nodo), ho una situazione di questo tipo :

  • 8 Coordinator Nodes (uno per ogni LUN), con la possibilità che un nodo sia Coordinator Node anche per più di un LUN
  • 3 Active Nodes, dato che tutti e 3 i nodi detengono la proprietà di almeno una macchina virtuale (7, nel nostro caso. Ognuno dei 3 nodi rappresenta l’Active Node per 7 macchine virtuali).

Il Coordinator Node è responsabile della gestione dei metadati dello storage (es. struttura del File System, attributi dello storage ecc.), mentre gli altri nodi avranno accesso solo al contenuto dei files vhd appartenenti alle immagini virtuali.    Tenendo presente questo, non appena una macchina virtuale vuole scrivere sul LUN, essa deve inoltrare una richiesta di autorizzazione al Coordinator Node di quel LUN.   Il Coordinator Node deve valutare se la richiesta di accesso comporterà un cambiamento della struttura del File System oppure un’operazione di lettura/scrittura all’interno del vhd : tipicamente la richiesta di accesso di una macchina virtuale è del secondo tipo, ed il Coordinator Node garantirà alla macchina virtuale un accesso diretto (e quindi performante) al vhd, restituendo all’Active Node gli indirizzi dei blocchi di File System ove scrivere direttamente i dati.

Se la richiesta di accesso richiede un cambiamento della struttura del File System (per es. creazione, cancellazione, ridimensionamento, spostamento, modifica degli attributi del file vhd), allora dovrà essere il Coordinator Node stesso ad eseguire queste operazioni.   Quindi viene stabilita una sessione SMB tra l’Active Node e il Coordinator Node (se sono macchine diverse), le operazioni di I/O sono passate via SMB dall’Active Node al Coordinator Node, e da qui passate ancora allo storage condiviso attraverso le connessioni SCSI, iSCSI o FC.

Da quest’ultimo paragrafo, si deduce già come sia preferibile eseguire la copia di un vhd verso un disco CSV utilizzando direttamente il Coordinator Node (visibile nella console del Failover Cluster), altrimenti i tempi di copia si allungherebbero drammaticamente!

Nella seconda parte di questo articolo, analizzerò i benefici di utilizzo di CSV e i prerequisiti per l’implementazione.

Come installare Ubuntu Server 10.10 su una macchina virtuale Hyper-V R2

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Per poter installare e configurare correttamente Ubuntu Server come sistema operativo guest all’interno di una macchina virtuale su Hyper-V, è necessario effettuare manualmente modifiche ad alcuni file di sistema, in quanto alcune delle periferiche virtuali non vengono riconosciute in modo automatico.

Durante la fase di installazione di Ubuntu Server 10.10 verrà visualizzato un messaggio che ci avvisa che non è presente nessuna scheda di rete :

ignorare tale messaggio e portare a termine l’installazione secondo le nostre necessita.

Una volta terminata l’installazione, al primo avvio della VM è necessario eseguire questa sequenza di operazioni per effettuare il corretto riconoscimento di tutte le periferiche ed avere quindi tutte le funzionalità attive :

  1. Editare il file /etc/initramfs-tools/modules , aggiungendo queste linee alla fine del file :
    hv_vmbus
    hv_storvsc
    hv_blkvsc
    hv_netvsc
     
  2. Terminata  la modifica lanciare il comando “update-initramfs –u” e riavviare la VM; in questo modo verranno caricati i driver compatibili con Hyper-V per lo storage e la rete.
    Per verificare il corretto caricamento dei driver dopo il riavvio utilizzare il comando “lsmod”.

  3. Il passo successivo consiste nel configurare i parametri per la scheda di rete, in quanto durante l’installazione questa fase è stata saltata.
    Tramite il comando “ifconfig –a” possiamo recuperare il nome assegnato alla scheda di rete (nell’esempio seguente eth0) ed editare il file /etc/network/interfaces :

    Per utilizzare un server DHCP già presente sulla rete :
    Auto eth0 
    iface eth0 inet dhcp

    Per impostare un indirizzo IP statico:
    Auto eth0 
    iface eth0 inet static
    address [indirizzo IP ] 
    netmask [netmask] 
    Gateway [indirizzo IP del gateway]

    Riavviare quindi il servizio di rete col comando /etc/init.d/networking restart e controllare che le impostazioni siano corette lanciando il comando ifconfig.

A questo punto la nostra macchina virtuale è pronta.

Autostart delle macchine virtuali su Hyper-V

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Al contrario di VMWare, dove i parametri di autostart delle macchine virtuali sono nelle impostazioni di configurazione dell’host di virtualizzazione, in Hyper-V le opzioni di Avvio ed Arresto Automatico si trovano nella configurazione delle singole VM.

Aprire la Console di Gestione d Hyper-V, selezione la macchina virtuale interessare e cliccare sulla voce Impostazioni; nella finestra di configurazione della nostra macchina virtuale, nella barra di sinistra all’interno del gruppo Gestione sono presenti le due voci Azione avvio automatico e Azione arresto automatico :

 

Le opzioni per l’Avvio Automatico sono le seguenti :

  • Nessuna operazione
  • Avvia automaticamente questa macchina virtuala se era in esecuzione quando il servizio è stato arrestato
  • Avvia sempre automaticamente questa macchina virtuale
  • Ritardo avvio automatico : questo parametro permette di ritardare l’avvio della VM per evitare il rallentamento dell’host in fase di avvvo

 

Le opzioni per l’Arresto Automatico sono invece le seguenti :

  • Salva lo stato della macchina virtuale
  • Spegni la macchina virtuale
  • Arresta il sistema operativo guest

Piccolo Manuale di Comunicazione Online

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Francamente, ogni volta che devo seguire qualche iniziativa sul web, a partire da certe ammirevoli iniziative del Popolo Viola, della Valigia Blu e di altri Movimenti, mi viene un “groppo” allo stomaco.

Molte di queste iniziative sono gestite in modo semplicemente primordiale su Internet: non si riescono a trovare le informazioni di base (chi fa cosa e dove), non si riesce a comunicare con gli organizzatori, non si riesce a trovare un minimo di materiale per pubblicizzare l’iniziativa, ci sono venti diversi siti web che dichiarano di essere la stessa cosa e che fanno cose diverse. Insomma, è veramente dura.

Qui di seguito riporto qualche consiglio utile per chiunque voglia organizzare una iniziativa sociale o politica su Internet. Speriamo che qualcuno lo legga…

NOTA: in realtà NON esiste nessuna reale differenza tra vendere saponette e vendere idee per cui questo manualetto va benissimo anche se dovete pubblicizzare il vostro primo libro o vendere marmellate fatte in casa. Può sembrare cinico e sgradevole, ma è così: non confondete l’attività (la promozione/vendita) con il prodotto (idee, saponette, etc.).

La teoria

Ve la evito. Sappiate comunque che là fuori esistono tonnellate di testi che parlano di comunicazioni di massa, tecniche di persuasione e marketing. Fareste bene a leggerne qualcuno.

C’è molta roba anche sul web ma… molti di quelli che se occupano lo fanno di mestiere e non ve la raccontano tutta. Comprate qualche buon libro e studiate. Male non può farvi.

Il nome, il logo e lo slogan

Prima ancora di avvicinarvi alla tastiera di un computer dovete decidere qual’è la vostra identità. In altri termini dovete decidere quale sarà il vostro nome, il vostro slogan (“pay-off”) ed il vostro logo.

Per esempio, osservate queste famose coppie nome/pay-off:

Nike: No games, just sport

Adidas: Impossibile is nothing

Nikon D: Nikon is different

[I loghi grafici di queste aziende, come ben sapete, sono sviluppati da aziende specializzate. Non li riporto qui di seguito perché tanto li conoscete benissimo.]

In modo simile, voi potete pensare a qualcosa come:

Articolo21: A difesa della libertà di parola

AltraItalia: l’Italia delle persone di buona volontà

GreenBit: Per la salvaguardia dell’ecosistema digitale

Potrei continuare ma credo che abbiate capito. Trovatevi un nome, un logo ed uno slogan. Tenete presente che non potrete cambiare nessuno di questi elementi “in corsa” per cui cercate di far un buon lavoro subito. Se non vi sentite all’altezza, cercate aiuto tra i vostri sostenitori o rivolgetevi ad un’azienda specializzata.

Il registrar

Una volta trovato il nome, dovete registrare il relativo nome di dominio presso il registrar. Il nome di dominio è la URL che digitate per arrivare ad un sito web tolta la “www” iniziale, cioè qualcosa come:

articolo21.it

greenbit.org

altraitalia.it

Il nome di dominio si registra presso il registrar ( http://we.register.it/ ), che è l’ente che si occupa di queste cose. Il nome di dominio costa 35+7 € l’anno e lo potete avere con diverse “desinenze”: .it, .org, .com, .net, etc.

Ve ne basta uno. Non registratene dozzine che poi sono un casino da gestire.

Se il nome che vi interessa è già occupato (càpita…), registratene uno con desinenza diversa (.com invece di .it, ad esempio) o con uno “spelling” leggermente diverso (“art21.it” invece di “articolo21.it”, per esempio).

Fate solo attenzione a non indurre il sospetto che vogliate sfruttare la somiglianza con qualche nome famoso perché, in questo caso, rischiate una causa per violazione del trademark.

In generale, è considerata “buona educazione” stare alla larga dai nomi di dominio altrui, per cui “libertadistampa.it” è meglio di “art21.it” se esiste già un nome registrato come “articolo21.it”. Insomma: mettetevi nei panni degli altri e riflettete su cosa vi potrebbe far incazzare.

Un punto di riferimento (e SPOF)

Ora che avete tutto il necessario per crearvi un punto di riferimento ben preciso sul Web è tempo di fare il vostro sito.

Dovete avere un singolo sito web che raccoglie tutte le informazioni di base e che permette alle persone interessate di contattarvi. Questo sito deve contenere tutte le informazioni che vi riguardano ed i link a tutti gli altri strumenti di comunicazione che utilizzate (mailing list, twitter, tumblr, messenger, etc.). Ovviamente, tutto questo su più pagine. Non tentate assolutamente di “stipare” tutto sulla home page.

Noleggiate un server virtuale (“virtual server”) presso un “host” come Dreamhost o qualcosa del genere. Va benissimo il “pacchetto base” da 9 – 12 US$ al mese. Personalmente, mi tengo accuratamente alla larga dagli host italiani (ed i particolare da Aruba) ma questa è una questione di gusti. Ovviamente, con gli host italiani potete parlare in italiano (qualche volta persino al telefono) e questo è un vantaggio.

Sul vostro serverino, installate (o fatevi installare) WordPress (http://wordpress.org/).

A questo punto siete pronti per partire. Giocate un po’ con i temi e con i settings di WordPress per vedere cosa potete fare. Quando il vostro sito web vi piace, cominciate a riempirlo di “contenuti” (testi, foto, etc.).

Tenete presente che il vostro “punto di riferimento unico” (il vostro sito web) è anche un “punto unico di caduta del sistema” (SPOF: Single Point of Failure). Se il server si pianta, per un motivo o per l’altro, o se qualcuno ve lo censura, voi sparite dalla rete.

Se vi è possibile, cercate di creare anche uno o più “mirror” (cioè “copie”) del vostro sito. Se non sapete come fare, chiedete aiuto ai vostri sostenitori.

Prendete spunto da Wikileaks.org per queste cose.

NOTA: NON usate servizi di blogging gratuiti, come wordpress.com, per queste cose. Rischiate che, nel bel mezzo della vostra campagna, il vostro sito venga spazzato via dal web senza tanti complimenti su iniziativa di un burocrate quattordicenne assunto a co.co.dè dall’azienda che vi ospita. Pagate per il servizio ed aggrappatevi alle clausole contrattuali in caso di incidenti.

Ghost Site e Darknet

Se proprio siete paranoici, createvi un “mirror” del vostro sito su qualche sistema non censurabile, come Freenet o NoBlogs:

http://freenetproject.org/

http://it.wikipedia.org/wiki/Freenet

http://noblogs.org/

Se non riuscite a creare un mirror completo, almeno create un sito di appoggio con le informazioni di base ed i vostri contatti.

Accesso in Lettura/Accesso in Scrittura

Tutte le persone di questo pianeta devono poter leggere i vostri documenti, devono poter vedere i vostri filmati e le vostre foto e devono poter ascoltare le vostre registrazioni audio.

Viceversa, solo voi, o le persone che voi autorizzate, devono poter pubblicare qualcosa sul vostro sito o attraverso qualunque altro sistema di comunicazione che sia riconducibile a voi.

In altri termini: tutti devono avere accesso in lettura ma solo voi e le persone da voi autorizzate devono poter aver accesso in scrittura. Diversamente, chiunque potrebbe usare i vostri stessi mezzi di comunicazione a vostro danno.

Questo vale per qualunque cosa: articoli sul sito web, commenti degli utenti, messaggi nelle mailing list e via dicendo.

Di conseguenza, fate in modo che sia necessario identificarsi e registrarsi prima di poter scrivere anche una sola riga attraverso uno qualunque dei vostri sistemi di comunicazione.

Questo non vuol dire censurare nessuno.

Potete lasciar dire ad ogni persona tutto ciò che vuole. Tuttavia, nel caso che questa persona utilizzi intenzionalmente i vostri mezzi a vostro danno (ad esempio per farvi dire cose che non avete detto), potrete scaricare su di questa persona le sue responsabilità e potrete bandirlo dal vostro mondo.

In un mondo selvaggio e litigioso come il nostro, questa è una misura di sicurezza necessaria.

Account separati

NON usate MAI i vostri account WordPress, Twitter, Flickr, Youtube, etc. PERSONALI per fare cose legate alla vostra iniziativa pubblica e viceversa. Usate account separati per la vostra vita privata e per le vostre attività pubbliche. Un account diverso per ogni attività.

Usate password diverse. Password lunghe e complicate. Se fate fatica a ricordarvele, installate qualcosa come Keepass (http://keepass.info/) o usate un servizio online come:

http://www.clipperz.com/

https://www.passpack.com/

Se non capite il motivo di questa raccomandazione, tenetevi accuratamente alla larga da qualunque computer e dedicatevi ad altro.

I commenti degli utenti

Tutti i sistemi di blogging, come WordPress, permettono di gestire e di moderare i commenti degli utenti secondo diverse “politiche”. Studiate ciò che offre il vostro strumento e decidete che tipo di gestione e/o di moderazione volete imporre.

In generale, è sufficiente imporre l’autorizzazione di un moderatore (cioè voi) solo per il primo commento che ogni utente scrive e lasciare che i successivi vengano pubblicati automaticamente e che ve ne venga inviata una copia per e-mail.

In ogni caso lasciate che i vostri lettori possano commentare i vostri articoli. È una prima, importantissima forma di contatto che spinge i lettori occasionali a diventare frequentatori assidui.

Cancellate (“moderate”, nell’orrendo gergo del web) solo i commenti veramente volgari, offensivi ed inutili. La censura non piace a nessuno.

Forum e Mailing List

A fianco del sito, cercate di avere un web forum su cui gli utenti possano discutere tra loro. Potete crearne facilmente uno con i programmi forniti dal vostro host (vedi “One-Click Installer” nel pannello di controllo di Dreamhost, per esempio).

Non tutti usano il web per discutere. Altri, come me, preferiscono le mailing list. Se potete, createne una. Se avete un tecnico che vi supporta, potete anche creare un “ponte” (“gateway”) tra il web forum e la mailing list in modo che i messaggi dell’uno appaiano anche nell’altra e viceversa.

Date un’occhiata a programmi come:

Majordomo (http://www.greatcircle.com/majordomo/)

Mailman (http://www.gnu.org/software/mailman/index.html)

ed a servizi di “gateway” tra mailing list e web come:

http://gmane.org/

http://www.nabble.com/

http://markmail.org/

NOTA: su Nabble e su altri servizi simili potete creare dei forum e delle mailing list (anche collegati tra loro) gratuitamente.

Ovviamente, potete anche usare Google Groups a questo scopo: http://groups.google.com/ .

Posta elettronica, chat ed IM

Dovete avere almeno un indirizzo di posta presso il quale le persone interessate vi possano contattare. Di solito gli indirizzi sono almeno tre o quattro:

info@lavostraorganizzazione.it : per chiedere informazioni

press@lavostraorganizzazione.it : per la stampa

staff@lavostraorganizzazione.it: per contattare lo staff

segnalazioni@lavostraorganizzazione.it : per segnalare eventi e materiali interessanti

legale@lavostraorganizzazione.it : per eventuali “rogne” legali

Ovviamente, dietro ognuno di questi indirizzi ci deve essere una persona che legga i messaggi e risponda.

NON usate MAI indirizzi come:

gianni@lavostraorganizzazione.it

La persona che ci occupa di quella specifica funzione potrebbe cambiare e quindi vi trovereste con Lorenzo che deve rispondere ai messaggi di Gianni e Gianni che non può più usare il suo indirizzo preferito.

Usate il nome della funzione (legale, staff, stampa, etc.), NON quello della persona che se ne occupa (Gianni).

Se la vostra organizzazione ha molti utenti e molti sostenitori, create una chat presso la quale si possano incontrare e discutere, soprattutto in occasione di grandi eventi.

Noi programmatori di solito usiamo un nostro server IRC o Jabber installato su Linux (e ChatZilla o Pidgin come client) ma voi non siete obbligati a fare altrettanto. Potete usare i servizi di chat forniti dai vari operatori di rete:

http://it.messenger.yahoo.com/

http://www.google.it/talk/intl/it/

Se qualcuno di voi ha il vizio di passare intere giornate davanti al PC, allora è opportuno che rimanga sempre collegato alla chat e che ogni tanto le dia un’occhiata. Questo è spesso il modo più immediato di dare assistenza ai propri utenti.

Un modo più “personale” ma altrettanto immediato sono i sistemi di Instant Messagging user-to-user forniti da Jabber, Messenger, Talk, etc.

I documenti di base

Sul vostro sito web di riferimento ci devono essere almeno questi documenti:

  1. Una home page accattivante che dia una prima idea di ciò che siete e di ciò di cui vi occupate. È importante che questa pagina riporti anche le notizie che possono interessare i vostri utenti abituali.
  2. Una pagina “about” che spiega chi siete e di cosa vi occupate.
  3. Una pagina “contatti” che spiega come entrare in contatto con voi, attraverso i vari canali disponibili.
  4. Una pagina FAQ che risponde alle domande più frequenti.
  5. Una pagina “legale” che pubblica i documenti che hanno rilevanza legale (i “disclaimer” e le dichiarazioni obbligatorie, quando previste).

Inoltre, dovreste pubblicare almeno altre quattro o cinque pagine che spieghino almeno i punti principali della vostra iniziativa.

Meglio se ci sono fotografie e grafici.

Ancora meglio se c’è qualche filmato.

Flash ed altri bizantinismi

Per favore, usate SOLO ciò che TUTTI i browser possono leggere SENZA installare NESSUN plug-in. Niente Flash, niente Silverlight e nessun’altra cazzata del genere.

Queste cose usatele SOLO se è veramente necessario e SOLO nelle pagine più interne del vostro sito, MAI nella home page.

Questo perché questi sono aggeggi che come minimo rallentano la visione della pagina ed a volte fanno addirittura schiantare il browser. In entrambi i casi perdete un lettore.

Per ragioni simili, per favore NON mettete musiche di sottofondo ed animazioni.

La lingua

La lingua è tanto più utile quanto più è comprensibile.

Se il vostro pubblico è interazionale, scrivete in inglese.

Se potete farlo, aggiungete le traduzioni che potete permettervi. Partite dalle lingue più diffuse: inglese, spagnolo, cinese, russo, tedesco, francese e via dicendo. Lasciate perdere l’italiano che rappresenta meno dell’1% del pubblico mondiale, cioè meno della lingua Zulu.

Se il vostro pubblico è italiano, scrivete in italiano.

In italiano. NON in dialetto (che vi connota subito come leghisti e vi rende antipatici al resto del paese) e NON in qualche strana proto-lingua di settore.

Fatevi capire.

Il materiale per la Stampa

I giornalisti che entrano in contatto con voi hanno bisogno di vari tipi di materiale per svolgere la loro attività, ad esempio:

  1. Fotografie dei fondatori e dello staff
  2. Brevi filmati dei fondatori e delle principali manifestazioni
  3. I testi fondativi della vostra organizzazione
  4. Il logo
  5. Qualche vecchia intervista
  6. Una rassegna stampa di ciò che si è già detto di voi

Vi conviene raccogliere questo materiale in un’apposita sezione, in modo che la stampa faccia meno fatica possibile a parlare (bene) di voi.

Il materiale per i sostenitori

I vostri sostenitori hanno altre esigenze:

  1. Volantini
  2. Altri “artwork” grafici
  3. Bandiere
  4. Stickers (“adesivi”)
  5. Il logo (in vari formati e varie risoluzioni)
  6. Dei “banner” per i loro siti web
  7. Magari delle citazioni (“quote”) dei fondatori da mettere in calce ai loro messaggi di posta

Create una sezione “sostenitori” e riempitela di questi materiali.

NOTA: Solo le scimmie amano essere considerate “sostenitori” di qualcuno (cioè “portatori d’acqua” senza alcuna importanza, “utili idioti” e cose simili). Trattate i vostri seguaci da persone. Persone consapevoli di ciò che fanno, combattive ed autorevoli. Date loro spade (metaforiche) per combattere ma non azzardatevi a dare loro ordini. Non sono al vostro servizio e faranno comunque solo ciò che ritengono opportuno fare.

Merchandising

Perdete SUBITO il vizio di vergognarvi per il fatto di chiedere soldi e di cercare modi per farvene dare. State facendo una cosa utile e non obbligate nessuno a supportarvi.

Detto questo, cercatevi un sito che stampi magliette, cappellini ed altri articoli di merchandising e createvi la vostra linea di prodotti con il vostro slogan ed il vostro logo.

Di solito questi servizi online si occupano anche della vendita. Vedi:

http://www.cafepress.com/

http://www.merchandisingplaza.com/app/default.aspx

http://www.shirtcity.com/

http://www.articolipubblicitari.it/

http://www.yourdesign.co.uk/

Questi oggetti sono necessari per due motivi:

  1. Tirar su un po’ di pilla… ehmm, volevo dire: soldi.
  2. Fornire ai vostri sostenitori dei “simboli” che permettano loro di identificarsi con la vostra iniziativa in occasione degli eventi pubblici (manifestazioni, incontri, etc.).

Tenete i prezzi a dei livelli ragionevoli. Nessun ama farsi prendere per il… naso.

Google Calendar e la Roadmap

La vostra attività sarà probabilmente basata su “eventi” di vario tipo: manifestazioni, convegni, incontri e cose simili. Createvi un calendario pubblico di eventi e pubblicizzatelo meglio che potete, ad esempio includendolo nella home page del vostro sito.

Per il calendario potete usare servizi online gratuiti come questi:

http://calendar.google.com/

http://icalshare.com/

Questi calendari possono essere “sottoscritti” nello stesso modo in cui si sottoscrive un abbonamento gratuito ad una newsletter e si ricevono automaticamente gli aggiornamenti.

Se possibile, datevi una roadmap e pubblicatela. Serve a capire se il vostro progetto è ancora in vita ed a che punto si trova della sua evoluzione.

Ovviamente, sarà meglio che sia ancora in vita e che si veda una evoluzione…

Twitter e gli aggiornamenti

Usate Twitter (o qualcosa di simile) per mantenere aggiornati i vostri utenti sulla evoluzione della vostra iniziativa e sull’evoluzione dei temi che vi sono cari. Twitter lo trovate qui:

http://twitter.com/

Non spedite mai più di 5 o 6 messaggi al giorno.

Cercate di essere molto chiari nei vostri messaggi e di inserire in essi un link ad una pagina di approfondimento.

Fate un buon uso delle hashtag usate per identificare gli argomenti su Twitter.

Se non avete capito una parola di tutto questo, leggetevi l’help di Twitter.

Inserite un feed RSS o Atom dei vostri tweet nella home page del vostro sito: serve a rendere note le novità anche a chi non usa Twitter. Ci sono degli appositi “widget” di WordPress per incapsulare un tweet nella home page.

SMS ed MMS

Se avete soldi da spendere, affiancate a Twitter un sistema di “news” basato su SMS. Usate un “gateway” SMS come questi:

http://www.smsit.it/home/

http://www.mobyt.it/

http://www.smshosting.it/

http://www.clickatell.com/

http://www.skebby.it/

http://www.gatewaysms.it/

http://www.smshosting.it/

http://www.smsitaly.com/

Se avete qualcuno che può realizzare dei video o delle animazioni, pensate anche a delle campagne di MMS. Ne può venir fuori una diffusione “virale” molto potente.

Occhio: l’invio di MMS è piuttosto costoso.

Articoli brevi: Tumblr

Non tutti gli articoli che potete pubblicare meritano una lunga pagina WordPress. Per le cose più brevi, potete usare Tumblr:

http://www.tumblr.com/

Usate i soliti “widget” di wordpress per incapsulare i vostri articoli Tumblr nella vostra home page.

Articoli lunghi WordPress

Usate WordPress per pubblicare articoli lunghi (almeno 2000 caratteri), possibilmente con qualche foto ed un po’ di impaginazione (liste puntate e numerate, stili, etc.).

Foto: Flickr

Createvi un account Flickr (o qualcosa di simile) ed usatelo per pubblicare le foto che volete rendere disponibili ai vostri utenti ed alla stampa:

www.flickr.com

Questo è molto più semplice, comodo ed efficace di tenere una directory di foto sul PC ed inviarle agli interessati su richiesta.

Filmati: Youtube

Createvi un account su Youtube ed usatelo per pubblicare video delle vostre manifestazioni, brevi interviste ai vostri portavoce e cose simili.

www.youtube.com

NON tenetevi i video su un CD in un cassetto. Là non servono a nessuno.

Contributi esterni via RSS/Atom

Wodpress dispone di appositi “widget” che permettono di inserire i titoli degli articoli di altri siti, o gli articoli interi, sul vostro sito. Lo stesso meccanismo serve anche per ripubblicare sul vostro sito i materiali che pubblicate voi stessi su Tumblr e su Twitter. Usatelo ogni volta che trovate una fonte di notizie che meriti di essere inclusa nelle vostre pagine.

Questo meccanismo si basa sui “feed” RSS o Atom. Se non sapete cosa sono, studiateveli qui:

http://it.wikipedia.org/wiki/Really_Simple_Syndication

http://iu.di.unipi.it/infouma/media/siti/rss-atom/index.html

WordPress rende anche disponibili i vostri RSS agli altri siti. Lasciate che li usino ed anzi pubblicizzate questa possibilità

Interattività: poll e survey

Date modo ai vostri utenti di esprimere la loro opinione e di renderla visibile al mondo intero. Date loro modo di verificare quanto è condivisa dagli altri del vostro “giro”.

A questo servono i sistemi di “poll” e di “survey” come quelli messi a disposizione da Booroo:

http://booroo.com/

Sul web ci cono decine di questi servizi. Cercate “poll”, “survey” e “quiz” con Google.

Se vi è possibile, cercate di intrattenere i vostri utenti con dei quiz che permettano loro di conoscere meglio se stessi o alcuni aspetti del mondo che li circonda. I quiz sono un formidabile strumento di attrazione e di fidelizzazione, specialmente se realizzati con una buona dose di ironia.

I motori di ricerca ed il SEO

NON preoccupatevi del posizionamento sui motori di ricerca e di altre questioni legate al cosiddetto SEO (Search Engine Optimization): se solo scrivete quello che dovete dire e se solo pubblicate del materiale interessante, il posizionamento sarà buono od ottimo in ogni caso.

Dedicate la vostra attenzione ai contenuti piuttosto.

Due parole su Facebook

Personalmente mi tengo alla larga da Facebook e posso solo consigliarvi di fare altrettanto. Usate piuttosto qualche servizio “serio” (anche se commerciale) come Ning:

http://www.ning.com/

Qui trovate delle altre alternative a Facebook:

http://www.elle.com/Life-Love/Society-Career-Power/10-Alternatives-to-Facebook

http://socialmediatoday.com/SMC/199443

http://www.huffingtonpost.com/2010/05/20/facebook-alternatives-lis_n_580486.html#s90312&title=undefined

http://web.appstorm.net/roundups/communication-roundups/6-alternatives-to-facebook/

Insomma: datevi da fare e trovate qualcosa di adatto alle vostre esigenze.

Fuori dal web

Internet raramente è sufficiente a garantire il successo di una iniziativa. Se avete già una “comunità” che vi segue, utilizzatela per pubblicizzare la vostra iniziativa.

A parte questo, sappiate che gli unici due modi (quasi) gratuiti di pubblicizzare la vostra iniziativa fuori dal web sono i volantini e gli stickers

I volantini non hanno bisogno di presentazioni. Cercate solo di trovare della grafica e degli slogan efficaci e poi datevi da fare per distribuirli (occhio alle autorizzazioni di Polizia se li distribuite in strada). Purtroppo, sono quasi inadoperabili quando la “audience” da raggiungere è dispersa su scala geografica. Vanno bene più che altro per iniziative locali.

Gli stickers sono quegli adesivi che vedete appiccicati ai lampioni della luce, ai semafori, ai caselli dell’autostrada ed in ogni altro posto molto frequentato. Costano poco, funzionano abbastanza ma non fanno miracoli. Vanno bene solo per iniziative di nicchia e/o su scala locale. NON attaccateli sui segnali stradali (c’è una multa pesantissima per questo).

Tra i mezzi NON gratuiti una delle migliori forme di pubblicità sono le radio, anche quelle sul web. Costano abbastanza ma sono molto efficaci.

I giornali e le TV sarebbero efficacissimi ma.. . Ce li avete i soldi?

Conclusioni

Se vi trovate in difficoltà con queste cose, contattatemi.

In ogni caso, tenete presente che né io né nessuno dei miei colleghi sarà disposto a lavorare al vostro posto. Noi possiamo fornirvi gli strumenti e la formazione necessari ma i concetti chiave li dovete fornire voi e li dovete mettere nero su bianco con le vostre mani.

Il lavoro vero lo deve fare la vostra testa. Il resto sono solo strumenti, come la carta e la penna.

Alessandro Bottoni

L’immagine di copertina viene dal Bundesarchive attraverso Wikimedia Commons ed è di pubblico dominio.

 

Come aprire file VHD (Virtual Hard Disk) su Windows 7 e Windows Server 2008

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E’ possibile aprire i dischi virtuali in formato VHD (acronimo di Virtual Hard Disk) creati con Hyper-V o Virtual PC su macchine dotate di Windows 7 o Windows Server 2008 senza l’ausilio di software aggiuntivo.

E’ necessario “montare” il disco virtuale per vederlo tra le unità del sistema e renderlo quindi accessibile in lettura e scrittura.

Dopo aver aperto Gestione Computer dal Pannello di Controllo, espandere la voce Archiviazione e selezionare Gestione Disco.
Selezionare dal menù Azione la voce Collega file VHD e selezionare nella finestra successiva il file VHD tramite il pulsante Sfoglia…; è inoltre possibile selezionare se aprile il disco virtuale in Sola lettura

Una volta che il disco è collegato, lo troveremo tra le unità a disco. Una volta terminato l’uso del disco virtuale, basta cliccarci sopra col tasto destro nella parte inferiore di Gestione Disco e selezionare Scollega file VHD.

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